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1°agosto 1926 – 90 anni di calcio a Napoli:nasce la SSC Napoli

Compie oggi 90 anni il Napoli, la più gloriosa squadra del Sud Italia, unica meridionale ad aver vinto in Europa ed autrice di un ciclo vincente nel quadriennio 1987-1990 grazie alla presenza di Diego Maradona. Stasera scenderà in campo col Nizza per celebrare la ricorrenza, in un’estate scossa dalle tensioni per il passaggio del loro bomber Higuain alla Juventus.

La Società Sportiva Calcio Napoli, nota semplicemente come Napoli, è una società calcistica italiana con sede nella città di Napoli. Milita in Serie A, la massima serie del campionato italiano.

Fondata il 1º agosto 1926 su iniziativa dell’industriale napoletano Giorgio Ascarelli[3] con il nome di Associazione Calcio Napoli, assunse poi la denominazione di SSC Napoli nel 1964. In seguito al fallimento della società nel 2004, il presidente Aurelio De Laurentiis fonda la Napoli Soccer che ne rileva il titolo sportivo e viene iscritta alla Serie C1, per poi ritornare alla denominazione precedente con la promozione in Serie B nel 2006.

Il colore sociale è l’azzurro, mentre la mascotte è il Ciuccio[4]. Gioca le partite interne allo stadio San Paolo, inaugurato nel 1959.

Con un palmarès che comprende due scudetti (1986-87, 1989-90), cinque Coppe Italia (1961-62, 1975-76, 1986-87, 2011-12 e 2013-14), due Supercoppe italiane (1990 e 2014) e una Coppa UEFA (1988-89), oltre ad una Coppa delle Alpi (1966) e una Coppa di Lega Italo-Inglese (1976),[5] il Napoli è la squadra del Meridione più titolata a livello nazionale ed internazionale, nonché, con 75 partecipazioni,[6] quella più presente nei campionati di massima serie.

Secondo quanto emerso da un sondaggio della società Demos & Pi condotto nel settembre 2015, è la quarta squadra italiana per numero di tifosi dietro a Juventus, Inter e Milan e in assoluto la più seguita nel Sud Italia.[7] Nel 2015 il rapporto annuale della Deloitte sul mondo del calcio colloca il club al 3º posto in Italia per fatturato e al 16º posto a livello europeo.[8]

Il Napoli è anche uno dei membri associati dell’ECA (Associazione dei Club Europei), organizzazione nata in sostituzione del soppresso G-14 e costituita dai principali club calcistici del continente, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.[9]

Storia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Società Sportiva Calcio Napoli.

Dalle origini al secondo dopoguerra

Una formazione del Napoli nel campionato 1926-1927

Giorgio Ascarelli, giovane imprenditore partenopeo di origine ebraica e presidente del Foot-Ball Club Internazionale-Naples, fondò il 1º agosto 1926 l’Associazione Calcio Napoli, della quale assunse la presidenza.[3] L’Internaples era sorto a sua volta come frutto della fusione di altre due compagini, il Naples Foot-Ball Club e l’Unione Sportiva Internazionale Napoli[10][11] grazie all’intermediazione di Emilio Reale.[11] Il 3 agosto venne istituito il Direttorio Divisioni Superiori, l’antesignano dell’odierna Lega Calcio, al quale il Napoli ottenne l’affiliazione, unico club del Centro-Sud insieme ai sodalizi capitolini Alba Audace e Fortitudo Pro Roma, in virtù del piazzamento conseguito dall’Internaples nella Prima Divisione 1925-1926.[3]

La neonata società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Le prime due stagioni si chiusero con la retrocessione in Seconda Divisione, ma la FIGC in entrambe le occasioni accordò il ripescaggio per premiare gli sforzi del club partenopeo di recuperare il pesante gap con le società settentrionali.[12] Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930ottenendo la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan.[13] La società scelse come allenatore il mister[14] William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa,[15] e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa.[16][17][18] Nel 1936 entrò in società ilcomandante Achille Lauro,[19][20] armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.[21]

Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il Girone Misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie.[22]Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo.[23] La panchina venne affidata ad Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo.[24] Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958.[25] Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.[26]

L’era Ferlaino

Tornato in Serie B nel 1961,[27] il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto tale trofeo non militando in massima divisione. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse la denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli, diventando contestualmente una società per azioni.[28] Achille Lauro ottenne una quota rilevante delle azioni in virtù dei crediti vantati e garantì al figlio Gioacchino l’ingresso tra i soci, mentre Roberto Fiore venne eletto presidente.[29][30] Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sívori e José Altafini;[31] il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968.[32]

Il Napoli campione d’Italia 1986-1987

Nel frattempo il potere della famiglia Lauro sul club andava scemando: il 18 gennaio 1969 la società, sull’orlo del dissesto finanziario, passò nelle mani del giovane ingegnere Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea.[33] Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício.[34][35][36] Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona.[37] Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con il decimo posto del 1979-1980.[38]

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti,[39] la svolta si ebbe nell’estate del 1984: il presidente Ferlaino, deciso a portare la società verso grandi traguardi, il 30 giugno 1984 definì l’acquisto del campione argentinoDiego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.[40]

Sotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano,Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica,[41] nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto,[42][43] primo club del Meridione a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia.[44]

Diego Armando Maradona con la Coppa UEFA 1988-1989

Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto (1987-1988, con il titolo nazionale perso sul filo di lana e con roventi strascichi polemici, e 1988-1989, alle spalle dell’Inter di Giovanni Trapattoni). Nel 1989 ottenne anche il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA, superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.[45][46] Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.[47] Si chiuse così il primo importante ciclo della storia azzurra, in coincidenza con le vicissitudini personali che nel 1991 costrinsero Maradona a lasciare Napoli e l’Italia.[48]

Declino e rinascita

Negli anni immediatamente seguenti il Napoli ottenne discreti risultati, come il quarto posto del 1991-1992 con Claudio Ranieri in panchina[49] e il sesto posto del 1993-1994, allenatore Marcello Lippi.[50] La crisi finanziaria, tuttavia, costrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro.[50] Nei due anni successivi, con Vujadin Boškov in panchina, il Napoli ottenne un settimo e un decimo posto.[51] Raggiunse la finale di Coppa Italia 1996-1997, venendo sconfitto per mano del Vicenza.[52] Fu il canto del cigno: la crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie.[53] Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000,[54] per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno.[55] I cambiamenti societari, con l’entrata in società di Giorgio Corbelli prima[56] e di Salvatore Naldi poi,[57] non portarono benefici al club, con la squadra che ristagnò a metà classifica nella seconda serie italiana.

Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club con conseguente perdita del titolo sportivo.[58]Nelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato di terza serie.[59][60] Soltanto sfiorata nel primo anno, la promozione arrivò nel torneo successivo sotto la guida di Edoardo Reja.[61] Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie,[62] nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza.[63] In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni[64] e, quindi, Walter Mazzarri:[65] il tecnico toscano nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione,[66] quindi il 20 maggio 2012 vinse la quarta Coppa Italia della storia azzurra, 25 anni dopo l’ultima affermazione e in assoluto quasi 22 anni dopo l’ultimo trofeo, battendo in finale la Juventus per 2 a 0 allo Stadio Olimpico di Roma.[67]

Per la stagione 2013-14 venne ingaggiato come allenatore lo spagnolo Rafael Benítez,[68] con cui il 3 maggio 2014 il club azzurro ha conseguito la quinta affermazione in Coppa Italia, grazie alla vittoria per 3-1 in finale contro la Fiorentina.[69] Nella stagione successiva, il 22 dicembre 2014, il Napoli ha vinto la seconda Supercoppa italiana della sua storia, battendo la Juventus col complessivo risultato di 8-7 dopo i calci di rigore (2-2 al termine dei supplementari) nella partita disputata a Doha, in Qatar. Dopo il quinto posto al termine della stagione 2014-15 con Benitez, nella stagione successiva il Napoli con Maurizio Sarri in panchina sogna a lungo lo scudetto guidando la classifica da fine dicembre 2015 a metà febbraio 2016, ma poi subisce il sorpasso in vetta da parte della Juventus e chiude secondo, con la consolazione dei 36 gol in 35 gare del capocannoniere Higuain

Cronistoria

Cronistoria della Società Sportiva Calcio Napoli[71]
  • 1º agosto 1926 – Fondazione dell’Associazione Calcio Napoli che assorbe l’Internaples.
  • 1926-1927 – 10º nel girone A di Divisione Nazionale. Ripescato.
Fase a gironi di Coppa CONI.
  • 1927-1928 – 9º nel girone A di Divisione Nazionale. Ripescato.
Fase a gironi di Coppa CONI.
  • 1928-1929 – 8º nel girone B di Divisione Nazionale. Esentato dagli spareggi.
  • 1929-1930 – 5º in Serie A.

  • 1930-1931 – 6º in Serie A.
  • 1931-1932 – 9º in Serie A.
  • 1932-1933 – 3º in Serie A.
  • 1933-1934 – 3º in Serie A.
Ottavi di finale di Mitropa Cup.
  • 1934-1935 – 7º in Serie A.
  • 1935-1936 – 8º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1936-1937 – 13º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1937-1938 – 10º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1938-1939 – 5º in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1939-1940 – 13º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

  • 1940-1941 – 7º in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1941-1942 – 15º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1942-1943 – 3º in Serie B.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1943-1945 – Attività sospesa per causa bellica.
  • 1945 – 3º nel Campionato Campano di guerra.
  • 1945-1946 – 1º nel Campionato Misto A-B Bassa Italia. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A. 5º nel girone finale della Divisione Nazionale.
  • 1946-1947 – 8º in Serie A.
  • 1947-1948 – 21º in Serie A su sentenza dellaCAF per illecito sportivo. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
  • 1948-1949 – 5º in Serie B.
  • 1949-1950 – 1º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso inSerie A.

  • 1950-1951 – 6º in Serie A.
  • 1951-1952 – 6º in Serie A.
  • 1952-1953 – 4º in Serie A.
  • 1953-1954 – 5º in Serie A.
  • 1954-1955 – 6º in Serie A.
  • 1955-1956 – 14º in Serie A.
  • 1956-1957 – 11º in Serie A.
  • 1957-1958 – 4º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1958-1959 – 7º in Serie A.
Quarto turno di Coppa Italia.
  • 1959-1960 – 13º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Contribuisce alla vittoria della Coppa delle Alpi con la rappresentativa della LNP.

  • 1960-1961 – 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
Prima fase del Torneo Italia.
  • 1961-1962 – 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso inSerie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
  • 1962-1963 – 16º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
  • 1963-1964 – 8º in Serie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 25 giugno 1964 – Il club cambia denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli e diviene una società per azioni.
  • 1964-1965 – 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso inSerie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1965-1966 – 3º in Serie A.
Secondo turno di Coppa Italia.
Coppa delle Alpi.JPG Vince la Coppa delle Alpi (1º titolo).
Primo turno di Mitropa Cup.
  • 1966-1967 – 4º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa delle Fiere.
  • 1967-1968 – 2º in Serie A.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa delle Fiere.
  • 1968-1969 – 7º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Fiere.
Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
  • 1969-1970 – 6º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa delle Fiere.
Finalista della Coppa Anglo-Italiana.

  • 1970-1971 – 3º in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1971-1972 – 8º in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1972-1973 – 9º in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1973-1974 – 3º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1974-1975 – 2º in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
  • 1975-1976 – 5º in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1976-1977 – 7º in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Semifinalista della Coppa delle Coppe.
Coppa di Lega Italo-Inglese.png Vince la Coppa di Lega Italo-Inglese(1º titolo).
  • 1977-1978 – 6º in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
  • 1978-1979 – 6º in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1979-1980 – 10º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.

  • 1980-1981 – 3º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1981-1982 – 4º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1982-1983 – 10º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1983-1984 – 12º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1984-1985 – 8º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1985-1986 – 3º in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1986-1987 – Scudetto.svg Campione d’Italia (1º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1987-1988 – 2º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
  • 1988-1989 – 2º in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
Coppauefa.png Vince la Coppa UEFA (1º titolo).
  • 1989-1990 – Scudetto.svg Campione d’Italia (2º titolo).
Semifinalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.

  • 1990-1991 – 8º in Serie A.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa Italiana (1º titolo).
Semifinalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
  • 1991-1992 – 4º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1992-1993 – 11º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1993-1994 – 6º in Serie A.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1994-1995 – 7º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
  • 1995-1996 – 12º in Serie A.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1996-1997 – 13º in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
  • 1997-1998 – 18º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1998-1999 – 9º in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1999-2000 – 4º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso inSerie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

  • 2000-2001 – 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso inSerie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 2001-2002 – 5º in Serie B.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 2002-2003 – 16º in Serie B.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 2003-2004 – 14º in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 30 luglio 2004 – La VII sezione del Tribunale di Napoli dichiara il fallimento della Società Sportiva Calcio Napoli.
  • 6 settembre 2004 – Nasce il Napoli Soccerche ne rileva il titolo sportivo e viene iscritto alla Serie C1.
  • 2004-2005 – 3º nel girone B della Serie C1. Finalista play-off.
  • 2005-2006 – 1º nel girone B della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.
Finalista di Supercoppa di Serie C1.
  • 24 maggio 2006 – Il club torna alla denominazione Società Sportiva Calcio Napoli.
  • 2006-2007 – 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso inSerie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2007-2008 – 8º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2008-2009 – 12º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa UEFA.
Vittoria nel Terzo turno di Coppa Intertoto UEFA.
  • 2009-2010 – 6º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

  • 2010-2011 – 3º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
  • 2011-2012 – 5º in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Ottavi di finale di Champions League.
  • 2012-2013 – 2º in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
Finalista in Supercoppa Italiana.
  • 2013-2014 – 3º in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (5º titolo).
Fase a gironi di Champions League.
Ottavi di finale di Europa League.
  • 2014-2015 – 5º in Serie A.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa Italiana (2º titolo).
Semifinalista di Coppa Italia.
Play-off di Champions League.
Semifinalista di Europa League.
  • 2015-2016 – 2º in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
  • 2016-2017 – Partecipa alla Serie A.
Partecipa alla Coppa Italia.
Partecipa alla Champions League.

Colori e simboli

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli della Società Sportiva Calcio Napoli.

Colori

Al momento della fondazione fu adottata una maglia di colore azzurro, con colletto celeste e pantaloncini bianchi.

Da allora l’azzurro è rimasto nella maglia, mentre è aumentata la presenza del bianco.

Nel 1964-1965 il presidente azzurro Roberto Fiore, per scaramanzia, decise di cambiare i colori della maglia: in quella stagione il Napoli giocò con una divisa bianca con sbarra azzurra;[72] la stagione successiva si tornò alla maglia tradizionale.[73] Dal 1981 comparve sulle maglie il nome dello sponsor principale.[72]

La stagione 2002-2003, disputata in Serie B, fu la seconda, ed ultima stagione, nella quale i partenopei non utilizzarono la divisa azzurra. In quell’occasione lo sponsor tecnico Diadora vestì gli azzurri con una maglia a strisce verticali bianco-azzurre, in stile Argentina.[74]

 

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Stagione d’esordio(1926-1927)
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Bianca con sbarra azzurra (1964-1965)
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Campione d’Italia (1986-1987; 1989-1990)
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
StileArgentina (2002-2003)
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
StileArgentina (2005-2006)
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Divisarecente(2015-2016)

 

Simboli ufficiali

Stemma

Evoluzione dello stemma

(1/6)

Dal 1º agosto 1926al 1927

Il primo stemma storico del Napoli, nel 1926, era costituito da un ovale con al centro un cavallo rampante poggiato su un pallone da calcio e contornato dalle iniziali della denominazione di allora della società partenopea: “A.C.N.” (Associazione Calcio Napoli), il tutto con lo sfondo del colore sociale.[72] Fu lo stemma della società partenopea per un solo anno: infatti, complice probabilmente la pochezza espressa dalla squadra nella stagione d’esordio, il club adottò uno stemma di forma circolare con una N color oro su sfondo azzurro e corona esterna color oro.[72]

Lo stemma variò di nuovo nel 1964, in concomitanza con il cambio di denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli: la N venne rimpicciolita per far posto alla sigla SSC Napoli ai suoi piedi. Nel 1980 la corona divenne bianca e lungo essa venne disposta, in senso circolare, la denominazione della società scritta per esteso. Sensibili i cambiamenti (perlopiù cromatici) apportati nel 2002: la corona divenne blu scuro, con la scritta societaria e la N centrale colorate di bianco.

In seguito al fallimento, la scritta societaria venne eliminata dalla corona – ora di colore blu notte – e rimpiazzata con una didascalia riportante la nuova denominazione societaria (Napoli Soccer). Riacquisita la vecchia denominazione nel 2006, la didascalia venne rimossa e la corona riacquistò il colore blu, mentre lo stemma nel suo insieme venne impreziosito da sfumature ed effetti di luce.

Strutture

Stadio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Stadio Militare dell’Arenaccia, Stadio Partenopeo, Stadio Arturo Collana e Stadio San Paolo.

Lo stadio Partenopeo fu la “casa” azzurra dal 1930 al 1942.

Le società calcistiche cittadine che precedettero la fondazione del Napoli utilizzarono diversi campi da gioco. Il Naples giocò dal 1904 al 1912 in via Campegna, a Fuorigrotta, quindi si trasferì ad Agnano,[75] mentre l’Internapoli giocava a Bagnoli.[76] La sede di Agnano fu confermata nel 1922, quando le due società si fusero per dare vita all’Internaples.[77]

Il primo campo da gioco utilizzato dal Napoli fu lo Stadio Militare dell’Arenaccia: voluto da Alberico Albricci, fu inaugurato nel 1923 e assegnato nel 1926 al neonato club partenopeo.[12] Nel 1929 il presidente Giorgio Ascarelli commissionò la costruzione di un nuovo stadio situato nel “Rione Luzzatti”, nei pressi della Stazione Centrale. Progettato da Amedeo D’Albora, l’impianto, inizialmente denominato Stadio Vesuvio, poteva contenere 20 000 spettatori e venne inaugurato il 23 febbraio 1930 con la partita tra azzurri e Juventus, terminata 2-2.[18]Poco tempo dopo Ascarelli venne a mancare e lo stadio gli fu intitolato a furor di popolo, ma in seguito le leggi razziali[78] imposero un ulteriore cambio di nome in Stadio Partenopeo.[79] Rinnovato e ampliato in occasione dei Mondiali 1934, l’impianto fu completamente raso al suolo dai bombardamenti alleati nel corso della seconda guerra mondiale.

Lo stadio San Paolo ospita le partite interne del Napoli dal 1959.

Il club si trasferì quindi allo stadio Arturo Collana del Vomero, già provvisoriamente utilizzato ai tempi dei lavori di ristrutturazione del precedente impianto.[80] Rinominato per breve tempo Stadio della Liberazione nel dopoguerra, era tuttavia inadeguato alle esigenze del club: emblematica la situazione nella quale venne giocata Napoli-Juventus (4-3 il risultato finale) del 20 aprile 1958, con il pubblico schierato sul limitare delle linee di gioco.[81]

Venne così progettato un nuovo impianto nel quartiere di Fuorigrotta. Inizialmente battezzato Stadio del Sole, venne denominato stadio San Paolo per celebrare la tradizione secondo la quale San Paolo, in viaggio verso Roma, avrebbe attraccato in quest’area di Napoli.[82] Venne inaugurato il 6 dicembre 1959, curiosamente in una partita contro la Juventus(2-1 per i partenopei) come in occasione dell’inaugurazione del Vesuvio 29 anni prima.[80] Il progetto iniziale prevedeva un solo anello ma in seguito ne venne aggiunto un secondo, situato sotto il livello stradale. Parzialmente riammodernato in vista degli Europei 1980, in occasione dei Mondiali 1990 venne dotato della copertura e del terzo anello che portò il numero di posti a 76 824. In seguito, problemi logistici hanno imposto la chiusura del terzo anello con la riduzione della capienza a 60 240 posti, che ne fanno il terzo stadio d’Italia per capienza dopo lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano e lo Stadio Olimpico di Roma.[83] Con una pista di atletica leggera a 8 corsie e palestre di pugilato, fitness, lotta libera e arti marzialiorientali, il San Paolo rappresenta anche il principale impianto polisportivo della città.[84]

Società

Il Napoli è una società per azioni dal 25 giugno 1964, allorquando il proprietario dell’allora Associazione Calcio Napoli, Achille Lauro, coadiuvato da altri soci come Antonio Corcione, Luigi Scuotto e Roberto Fiore, costituì la Società Sportiva Calcio Napoli S.p.A. con capitale sociale di 120 milioni di lire.[85]

Il 99,8% delle azioni della società partenopea è controllato dalla società di produzione cinematografica Filmauro S.r.l., mentre il restante 0,2% appartiene ad Aurelio De Laurentiis, presidente del CdA.[86] Il capitale della controllante Filmauro, a sua volta, è intestato per il 90% alla fiduciaria Romafides del gruppo UniCredit (il cui compito istituzionale è quello di coprire il reale possessore, Aurelio De Laurentiis, e di offrire una serie di servizi di gestione per suo conto)[87] e per il restante 10% alla cittadina svizzeraJacqueline Baudit, consorte dello stesso De Laurentiis.[86]

Il Napoli è il quarto club più ricco d’Italia, mentre a livello europeo si colloca al quindicesimo posto.[8] Il bilancio d’esercizio al 30 giugno 2012 si è chiuso con un utile netto di 14,7 milioni di euro,[88] in aumento rispetto all’utile registrato l’anno precedente (4,2 milioni).[89] Il valore della produzione si è attestato a 155,9 milioni di euro con la quota maggiore di ricavi (85,8 milioni) proveniente dalla cessione dei diritti televisivi, oltre a 26,7 milioni di ricavi da sponsor e 25,1 milioni di ricavi da stadio.[88]

Sedi

Si riporta di seguito l’elenco delle sedi ufficiali utilizzate dalla Società Sportiva Calcio Napoli nel corso della sua storia.[90]

  • 1945 – Piazza Quattro Giornate (Stadio Arturo Collana)
  • 1966 – Via Massimo Stanzione, 14
  • 1967 – Via Chiatamone, 57
  • 1970 – Via Petrarca, 141
  • 1972 – Via Caravaggio, 112
  • 1973 – Via Crispi, 4 (palazzo ex Sacro Cuore)
  • 1977 – Via Vicinale Paradiso, 70 (Centro Paradiso di Soccavo)
  • 1985 – Piazza dei Martiri, 30
  • 1991 – Via Vicinale Paradiso, 70 (Centro Paradiso di Soccavo)
  • 2004 – Via Jacopo De Gennaro (Stadio San Paolo)
  • 2004 – Via Alcide De Gasperi, 33
  • 2006 – Strada Statale Domitiana Km 35,300 – Castel Volturno (CE) (Centro Tecnico)

Organigramma societario

Dal sito web ufficiale del club.[91]

Staff dell’area amministrativa
  • Aurelio De Laurentiis – Presidente
  • Jacqueline Marie Baudit – Vicepresidente
  • Edoardo De Laurentiis – Vicepresidente
  • Andrea Chiavelli – Consigliere delegato
  • Alessandro Formisano – Head of operations, sales & marketing
  • Laura Belli – Direttore amministrativo
  • Cristiano Giuntoli – Direttore sportivo
  • Nicola Lombardo – Direttore area comunicazione
  • Antonio Saracino – Direttore processi amministrativi e compliance
  • Alberto Vallefuoco – Segretario sportivo
  • Giovanni Paolo De Matteis – Team manager
  • Guido Baldari – Addetto stampa
  • – Responsabile settore scouting
  • – Coordinatore settore scouting
  • – Osservatore

Elenco degli sponsor tecnici e ufficiali della Società Sportiva Calcio Napoli[92]

Cronologia degli sponsor tecnici
  • Germania Puma (1978-1980)
  • Italia NR (Ennerre) (1980-1984)
  • Italia Linea Time (1984-1985)
  • Italia NR (Ennerre) (1985-1991)
  • Inghilterra Umbro (1991-1994)
  • Italia Lotto (1994-1997)
  • Stati Uniti Nike (1997-2000)
  • Italia Diadora (2000-2003)
  • Italia Legea (2003-2004)
  • Italia Kappa (2004-2006)
  • Italia Diadora (2006-2009)
  • Italia Macron (2009-2015)[93]
  • Italia Kappa (2015-2020)[94]
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • Italia Snaidero (1981-1982)
  • Italia Cirio (1982-1983)
  • Italia Latte Berna (1983-1984)
  • Italia Cirio (1984-1985)
  • Italia Buitoni (1985-1988)
  • Regno Unito Mars (1988-1991)
  • Italia Voiello (1991-1994)
  • Italia Record Cucine (1994-1996)
  • Italia Centrale latte di Napoli (1996-1997)
  • Italia Polenghi (1997-1999)
  • Italia Peroni (1999-2003)
  • Italia Russo di Cicciano (2003-2004)
  • Italia Sky Captain – Christmas in Love – Manuale d’amore – Mandi (2004-2005)[95]
  • Italia Lete (2005-2011)
  • Italia Lete – Svizzera MSC Crociere (2011-2014)[96]
  • Italia Lete – Pasta Garofalo (2014-2016)
  • Italia Lete – Pasta Garofalo – Kimbo (2016-)

Impegno nel sociale

Il Napoli è una società attiva nel campo sociale, distintasi per il sostegno fornito a monteplici iniziative benefiche.

Attraverso la partecipazione diretta dei propri tesserati, il club azzurro ha patrocinato iniziative a sostegno delle strutture ospedaliere cittadine,[97][98] oltre a iniziative di sensibilizzazione contro la violenza nello sport[99] e la povertà infantile.[100] Con l’appoggio all’associazione cittadina Scugnizzi, che opera nel penitenziario minorile di Nisida, il Napoli sostiene svariati progetti volti al reinserimento sociale dei giovani detenuti una volta scontata la loro pena.[101]

Tramite raccolte di fondi sostenute direttamente e indirettamente dai propri tesserati, il Napoli ha fornito il proprio appoggio a istituzioni come la Robert F. Kennedy Foundation,[102][103][104][105] Telethon,[106] la Fondazione San Raffaele,[107] la Fondazione Stefano Borgonovo[108] e la Fondazione Massimo Leone Onlus.[109]

Il club partenopeo si è inoltre impegnato con diverse iniziative a sostegno delle vittime del terremoto dell’Aquila del 2009, dalla devoluzione degli incassi delle partite[110] alla raccolta fondi per la costruzione di un centro polisportivo antisismico nel capoluogo abruzzese.[111]

Settore giovanile

Il Settore giovanile si occupa di gestire tutte le squadre iscritte dalla SSC Napoli ai campionati giovanili della FIGC e ai vari tornei nazionali e internazionali. L’obiettivo di questo settore è quello di formare e valorizzare i giovani tesserati della SSC Napoli affinché possano essere lanciati nel mondo del calcio professionistico, costituendo anche un serbatoio di talenti dal quale la prima squadra possa attingere.[112]

Le origini del settore giovanile del Napoli risalgono all’inizio degli anni venti, quando il Naples e l’Internazionale Napoli non si erano ancora fuse.[77] Fu il presidente dell’Internazionale, Emilio Reale, ad avere l’idea di organizzare un settore giovanile, nel quale giocò le sue prime partite in azzurro il futuro campione del Napoli Attila Sallustro, allora undicenne.[77]

Attila Sallustro crebbe nelle giovanili dell’Internaples.

Il campo delle giovanili si trovava nella villa comunale a via Caracciolo.[77] Nella stagione 1962-1963 la federazione decise di creare un campionato nazionale giovanile (il “Campionato Primavera”)[113] a cui il Napoli partecipò fin dalla prima edizione con alterne fortune. Nei primi anni sessanta militava nelle giovanili il mediano Antonio Juliano, il quale avrebbe ben presto esordito in prima squadra diventando in seguito il secondo giocatore con più presenze in maglia azzurra tra campionato e coppe (505).[114]

Negli anni settanta/ottanta, il settore giovanile riuscì ad affermare singoli giocatori creando formazioni in grado di raggiungere ottimi piazzamenti nelle competizioni di categoria. Vinse il Torneo di Viareggio nel 1975[115] e il Campionato Primavera nel 1978-1979.[113] La rosa campione d’Italia Primavera, allenata da Mario Corso, comprendeva giocatori che avrebbero poi debuttato in prima squadra come Raffaele Di Fusco, Luigi Caffarelli, Gaetano Musella,Costanzo Celestini e Giuseppe Volpecina; alcuni di questi avrebbero vinto poi il primo scudetto del Napoli nella stagione 1986-1987.[116]

Fabio Cannavaro,campione del mondo ePallone d’oro 2006, prodotto del vivaio partenopeo.

Nell’epoca post-Maradona il Napoli visse un momento di profonda crisi ed anche il settore giovanile venne trascurato; nonostante ciò, negli anni novanta, le giovanili del Napoli portarono al debutto in Serie A giocatori di talento, tra i quali spiccavano Fabio Cannavaro, futuro campione del mondo e Pallone d’oro 2006 (il periodo di crisi porterà alla sua cessione per motivi economici), il fratello minore Paolo Cannavaro (che tornerà sette anni dopo e resterà per sette stagioni e mezza indossando anche la fascia da capitano), Ferdinando Coppola e Guglielmo Stendardo.

Nonostante il trend negativo del sodalizio azzurro, il settore giovanile si impose nella Coppa Italia Primavera del 1997[117] e conquistò lo Scudetto Allievi. In questi anni fu anche costruito, nel quartiere di Marianella, un centro sportivo che, nei piani dei dirigenti, avrebbe dovuto essere all’avanguardia a livello di formazione giovanile.[118] La struttura – però – sarà consegnata al totale degrado fino alla sua chiusura.[118]

Col fallimento della SSC Napoli nel 2004, il settore giovanile fu totalmente smembrato. Quando la società venne rilevata da De Laurentiis, si decise di investire sui giovani per poter contare sull’apporto dei talenti locali; i risultati furono subito ottimi, con un titolo Berretti di Serie C vinto al primo anno.[119] Il lavoro del direttore Santoro e del suo staff diede ulteriori frutti portando al ritorno di alcuni azzurrini nel giro delle nazionali giovanili.[120]Nel 2010 gli azzurrini parteciparono al Torneo di Viareggio dopo 7 anni di assenza.[121]

Il settore giovanile in origine condivise il Centro Paradiso di Soccavo con la prima squadra, in attesa del pianificato trasferimento all’interno di una struttura specifica situata a Marianella. Complice anche la crisi economica della società, questo centro sportivo non fu mai completato e cadde presto in disuso.[118] Dopo il fallimento, per gli incontri delle formazioni giovanili sono stati utilizzati vari impianti situati nel circondario di Napoli, in particolar modo a Marano e a Cercola.

L’organico delle giovanili azzurre comprende sette formazioni: Primavera, Allievi Nazionali, Giovanissimi Nazionali, Berretti, le selezioni regionali di Allievi e Giovanissimi e il teamEsordienti.[122] La squadra Primavera, per i propri allenamenti, condivide il Centro Tecnico di Castel Volturno con la prima squadra,[122] in attesa della realizzazione di una “cittadella dello sport” in grado di accogliere l’intero settore giovanile.[122]

Il Napoli nella cultura di massa

Essendo uno dei club più seguiti del paese, il Napoli si è spesso distinto non solo in ambito calcistico ma anche nella cultura partenopea e italiana. La partita di spareggio Napoli-Lazio del 23 giugno 1929, valida per l’ammissione al primo campionato di Serie A a girone unico, fu il primo incontro di campionato a essere trasmesso in una rudimentale “radiocronaca” (non si può parlare di radiocronaca vera e propria, in quanto quest’ultima venne introdotta in Italia solo qualche anno dopo);[123] infatti il Mezzogiorno sportivo, quotidiano di Napoli, aveva inviato allo stadio di Milano (dove si disputò lo spareggio) un giornalista, che durante la partita telefonava alla redazione descrivendo le varie azioni di gioco; il contenuto della telefonata veniva poi trascritto dal giornalista Michele Buonanno che inviava i dispacci a un altro giornalista, Felice Scandone, che ne leggeva il contenuto da un balcone, informando così la folla in trepidante attesa dell’andamento dello spareggio.[123] La partita, per la cronaca, terminò 2-2 ed entrambe le squadre vennero ammesse al primo torneo di massima serie a girone unico.[124]

Il Napoli è entrato a far parte anche della musica popolare. Sono state dedicate alla squadra partenopea numerose canzoni come I ragazzi della curva B di Nino D’Angelo, La favola più bella, Forza Napoli (Gigi D’Alessio e Benito Carbone). Compare inoltre a livello internazionale nel video All Now Remix del gruppo rap The Movement, dove uno dei cantanti indossa la maglia numero 94 di Nathaniel Chalobah.[125]

Riferimenti al Napoli si trovano in vari film, come ad esempio in Quel ragazzo della curva B (film commedia del 1987),[126] in cui appaiono, nel ruolo di se stessi, anche alcuni giocatori del Napoli come Andrea Carnevale, Giuseppe Bruscolotti, Bruno Giordano.[126] Un altro film che ha preso spunto dai sostenitori del Ciuccio è Tifosi, dove Nino D’Angelo recita la parte del tifoso partenopeo e ladruncolo Gennaro,[127] con la presenza nel ruolo di sé stesso di Diego Armando Maradona;[128] altri riferimenti cinematografici si trovano in Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento[129]. Il Napoli appare anche nel film biografico su Diego Armando Maradona, Maradona – La mano de Dios e in Colpi di fortuna prodotto da Aurelio De Laurentiis.

Presidenti e allenatori

Si riporta di seguito l’elenco dei presidenti, degli allenatori e dei direttori tecnici del Napoli dalla fondazione del club.[130][131][132]

Presidenti
  • 1926–1927 Italia Giorgio Ascarelli
  • 1927 Carica vacante,[133] poi Italia Nicola Sansanelli[134]
  • 1927–1928 Italia Gustavo Zinzaro
  • 1928–1929 Italia Giovanni Maresca Donnorso di Serracapriola
  • 1929–1930 Italia Giorgio Ascarelli
  • 1930–1931 Italia Giovanni Maresca Donnorso di Serracapriola
  • 1931–1932 Italia Eugenio Coppola
  • 1932–1936 Italia Vincenzo Savarese
  • 1936–1940 Italia Achille Lauro, poi Italia Gaetano Del Pezzo
  • 1940–1941 Italia Tommaso Leonetti
  • 1941–1943 Italia Luigi Piscitelli
  • 1943–1945 Italia Annibale Fienga
  • 1945–1946 Italia Vincenzo Savarese
  • 1946–1948 Italia Pasquale Russo
  • 1948 Italia Giuseppe Muscariello (commissario straordinario)[135]
  • 1948–1951 Italia Egidio Musollino
  • 1951–1952 Italia Alfonso Cuomo
  • 1952–1954 Italia Achille Lauro
  • 1954–1963 Italia Alfonso Cuomo Coccarda Coppa Italia.svg
  • 1963–1964 Italia Luigi Scuotto
  • 1964–1967 Italia Roberto Fiore Coppa delle Alpi.JPG
  • 1967–1968 Italia Gioacchino Lauro
  • 1968–1969 Italia Antonio Corcione
  • 1969–1971 Italia Corrado Ferlaino
  • 1971–1972 Italia Ettore Sacchi
  • 1972–1983 Italia Corrado Ferlaino Coppa di Lega Italo-Inglese.png Coccarda Coppa Italia.svg
  • 1983 Italia Marino Brancaccio
  • 1983–1993 Italia Corrado Ferlaino Scudetto.svg Scudetto.svg Coccarda Coppa Italia.svg Supercoppaitaliana.png Coppauefa.png
  • 1993–1995 Italia Ellenio Gallo
  • 1995–1996 Italia Vincenzo Schiano di Colella (onorario)[136]
  • 1997–1998 Italia Gian Marco Innocenti (amministratore unico)[136]
  • 1998–2000 Italia Federico Scalingi (amministratore unico)[136]
  • 2000–2002 Italia Giorgio Corbelli
  • 2002–2004 Italia Salvatore Naldi
  • 2004 Italia Paolo Bellamio (amministratore unico)
  • 2004 Italia Nicola Rascio (curatore fallimentare)
  • 2004– Italia Aurelio De Laurentiis Coccarda Coppa Italia.svg Coccarda Coppa Italia.svg Supercoppaitaliana.png
Allenatori e DT
  • 1926–1927 Austria Anton Kreutzer
  • 1927 Austria Bino Skasa
  • 1927–1928 Commissione tecnica: Italia Giovanni Terrile, Ungheria Ferenc Molnár e Austria Rolf Steiger
  • 1928 Austria Otto Fischer
  • 1928–1929 Italia Giovanni Terrile
  • 1929–1935 Inghilterra William Garbutt
  • 1935–1936 Ungheria Károly Csapkay
  • 1936–1938 Italia Angelo Mattea
  • 1938–1939 Ungheria Eugen Payer
  • 1939 Commissione tecnica: Amedeo D’Albora, Paolo Jodice, Luigi Castello, Achille Piccini e Nereo Rocco[137][138]
  • 1939–1940 Italia Adolfo Baloncieri
  • 1940–1943 Italia Antonio Vojak
  • 1943 Brasile Italia Paulo Innocenti
  • 1945–1947 Uruguay Italia Raffaele Sansone
  • 1947–1948 Italia Giovanni Vecchina
  • 1948 Italia Arnaldo Sentimenti
  • 1948–1949 Italia Felice Borel
  • 1949 Italia Luigi De Manes (interim)
  • 1949 Italia Vittorio Mosele
  • 1949–1956 Italia Eraldo Monzeglio
  • 1956–1959 Italia Amedeo Amadei
  • 1959 Italia Annibale Frossi
  • 1959–1961 Italia Amedeo Amadei
  • 1961 Paraguay Italia Attila Sallustro
  • 1961–1962 Italia Fioravante Baldi
  • 1962 Argentina Italia Bruno Pesaola Coccarda Coppa Italia.svg
  • 1962–1963 Argentina Italia Bruno Pesaola con Italia Eraldo Monzeglio (D.T.)
  • 1963–1964 Italia Roberto Lerici
  • 1964 Italia Giovanni Molino
  • 1964–1968 Argentina Italia Bruno Pesaola Coppa delle Alpi.JPG
  • 1968–1969 Italia Giuseppe Chiappella con Carlo Parola[139]
  • 1969 Italia Egidio Di Costanzo
  • 1969–1973 Italia Giuseppe Chiappella
  • 1973–1976 Brasile Luís Vinício
  • 1976 Italia Alberto Delfrati e Italia Rosario Rivellino Coccarda Coppa Italia.svg
  • 1976–1977 Argentina Italia Bruno Pesaola Coppa di Lega Italo-Inglese.png
  • 1977–1978 Italia Gianni Di Marzio
  • 1978–1980 Brasile Luís Vinício
  • 1980 Brasile Italia Angelo Sormani
  • 1980–1982 Italia Rino Marchesi
  • 1982 Italia Massimo Giacomini
  • 1982–1983 Italia Gennaro Rambone con Argentina Italia Bruno Pesaola (D.T.)
  • 1983–1984 Italia Pietro Santin
  • 1984–1985 Italia Rino Marchesi
  • 1985–1989 Italia Ottavio Bianchi Scudetto.svg Coccarda Coppa Italia.svg Coppauefa.png
  • 1989–1991 Italia Alberto Bigon Scudetto.svg Supercoppaitaliana.png
  • 1991–1992 Italia Claudio Ranieri
  • 1992–1993 Italia Ottavio Bianchi
  • 1993–1994 Italia Marcello Lippi
  • 1994 Italia Vincenzo Guerini
  • 1994–1996 Jugoslavia Vujadin Boškov (D.T.)
  • 1996–1997 Italia Luigi Simoni
  • 1997 Italia Vincenzo Montefusco
  • 1997 Italia Bortolo Mutti
  • 1997 Italia Carlo Mazzone
  • 1997–1998 Italia Giovanni Galeone
  • 1998 Italia Vincenzo Montefusco
  • 1998–1999 Italia Renzo Ulivieri
  • 1999 Italia Vincenzo Montefusco
  • 1999–2000 Italia Walter Novellino
  • 2000 Rep. Ceca Zdeněk Zeman
  • 2000–2001 Italia Emiliano Mondonico
  • 2001–2002 Italia Luigi De Canio
  • 2002 Italia Franco Colomba
  • 2002 Italia Sergio Buso (interim)
  • 2002–2003 Italia Franco Scoglio
  • 2003 Italia Franco Colomba
  • 2003 Italia Andrea Agostinelli
  • 2003–2004 Italia Luigi Simoni
  • 2004–2005 Italia Giampiero Ventura
  • 2005–2009 Italia Edoardo Reja
  • 2009 Italia Roberto Donadoni
  • 2009–2013 Italia Walter Mazzarri Coccarda Coppa Italia.svg
  • 2013–2015 Spagna Rafael Benítez Coccarda Coppa Italia.svg Supercoppaitaliana.png
  • 2015– Italia Maurizio Sarri

Calciatori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Calciatori della Società Sportiva Calcio Napoli.

Antonio Vojak, massimo cannoniere partenopeo in Serie A.

La prima stella del Napoli fu Attila Sallustro,[140] attaccante nato ad Asunción ma italiano d’adozione.[141] Cresciuto nelle giovanili dell’Internaples, fece parte della rosa azzurra a partire dalla stagione d’esordio in Divisione Nazionale, rimanendovi fino al 1937.[140] Disputò 268 partite arricchite da 111 gol[142] (di cui 108 in campionato, record per la società partenopea[143]) e insieme a Marcello Mihalich fu il primo calciatore del Napoli a giocare in Nazionale, esordendo con gol nell’amichevole contro il Portogallo del 1º dicembre 1929.[143] Il notevole rendimento agonistico gli valse anche un premio da parte della società, una Fiat 508 Balilla da 9 000 lire, poiché il calciatore, per volontà paterna, non percepiva alcun compenso per le prestazioni sportive.[141][144] Distratto dalla dolce vita al di fuori del campo di gioco,[141][144] il suo rendimento andò via via peggiorando, finché il club azzurro decise di venderlo alla Salernitana.[141] I propositi di intitolargli lo stadio San Paolo, come Milano fece con Giuseppe Meazza, non hanno avuto seguito.[140][141]

In coppia con Sallustro, altro protagonista azzurro negli anni trenta fu Antonio Vojak,[140] prelevato dalla Juventus nel 1929 in vista del primo torneo di Serie A a girone unico. Nato a Pola, fu costretto a mutare il cognome in Vogliani in virtù dell’italianizzazione forzata e delle leggi antislave imposte dal regime fascista.[145] I 102 gol realizzati nei sei campionati disputati in maglia azzurra (oltre ad una marcatura nella Coppa dell’Europa Centrale) ne fanno tuttora il massimo cannoniere partenopeo in Serie A.[143] Terzo pilastro del Napoli di William Garbutt fu il laterale Enrico Colombari,[140] acquistato nel 1930 dal Torino per l’allora ragguardevole cifra di 250 000 lire e per questo motivo ribattezzato quarto di milione o ‘o Banco ‘e Napule.[140] Illuminò il gioco azzurro per sette stagioni e 216 partite.[146]

Amedeo Amadei,recordman di reti in Nazionale da calciatore del Napoli.

Primo fuoriclasse partenopeo nel dopoguerra,[140] Amedeo Amadei venne acquistato dal Napoli di Egidio Musolino appena ritornato in A, nel 1950. Giàcentravanti della Roma, dell’Inter e della Nazionale, il fornaretto militò per sei stagioni in azzurro, realizzando 47 reti in 171 partite,[140] quindi assunse la guida tecnica del club partenopeo.[147] Con 4 reti realizzate in Nazionale all’epoca della militanza in riva al Golfo, è tuttora il calciatore del Napoli più prolifico con la maglia della selezione azzurra.[148]

Hasse Jeppson: il suo trasferimento al Napoli destò enorme scalpore.

A quest’epoca risale anche il secondo colpo di mercato azzurro, vent’anni dopo l’acquisto di Colombari: Hasse Jeppson, poderoso attaccante svedese dell’Atalanta, viene acquistato da Achille Lauro nel 1952 per l’enorme cifra di 105 milioni di lire[140] vincendo la concorrenza dell’Inter,[149] cosicché il calciatore nordico ereditò proprio da Colombari il soprannome di ‘o Banco ‘e Napule.[140] Amante della musica,[140] intelligente e freddo,[140] disputò quattro stagioni in maglia azzurra, firmando 52 reti in 112 partite.[140] Gli alterchi con l’allenatore Eraldo Monzeglio e gli infortuni a catena ne limitarono il rendimento,[140] finché la società non gli concesse la lista gratuita e si trasferì al Torino.[140] Lo sostituì il possente centravanti brasiliano Luís Vinício, proveniente dal Botafogo.[140] Soprannominato il leone per le sue qualità fisiche e la sua determinazione,[140] fu portato a Napoli nel 1955 con l’intento di schierarlo in coppia con Jeppson, ma il tandem durò una sola stagione.[140] Vinício disputò cinque stagioni in maglia azzurra, realizzando 70 reti in 155 partite,[150] dopodiché, ritenuto ormai al tramonto,[140] sulla soglia dei trent’anni venne ceduto al Bologna:[151] qualche anno dopo, con la maglia del Vicenza, vinse la classifica cannonieri con 25 reti.[140][151]

Altro calciatore particolarmente rappresentativo in quest’epoca fu Bruno Pesaola,[140] argentino di Buenos Aires, portato in Italia dalla Roma,[152] transitato al Novara e trasferitosi nel 1952 al Napoli per 30 milioni di lire[140] dopo essere giunto nel capoluogo campano in viaggio di nozze con la moglie Ornella, Miss Novara.[140][152] Piccolo di statura e rapido in progressione,[140] il petisso[152] si destreggiava soprattutto nel ruolo di ala sinistra.[140] In maglia azzurra disputò 253 partite impreziosite da 27 gol[153][154] e durante la militanza napoletana debuttò nella Nazionale italiana come oriundo.[140][154] Lasciò il club partenopeo nel 1960, per poi ritornarvi come allenatore. Nel 2009 la città di Napoli gli conferì la cittadinanza onoraria.[155]

José Altafini

Esempio raro di calciatore nato, cresciuto e impostosi nel Napoli,[140] Antonio Juliano esordì in maglia azzurra nel 1962 dopo aver completato la trafila delle giovanili.[156] Nel ruolo di regista-cursore fu uno dei pilastri della squadra partenopea,[140] che in quegli anni arrivò al secondo posto (miglior risultato di sempre fino a quel momento) e per tre volte al terzo posto, vincendo anche una Coppa Italia.[156] Positiva anche la sua carriera inNazionale, con cui collezionò 18 presenze vincendo il Campionato Europeo 1968 e ottenendo un secondo posto al Mondiale 1970.[140] Lasciò il Napoli nel 1978, dopo sedici stagioni (di cui dodici trascorse da capitano[156]) e 505 partite tra campionato e coppe (secondo azzurro di sempre[143]),[140] per trasferirsi al Bologna, salvo poi tornare nel club partenopeo in veste di dirigente.[156]

Omar Sívori, El Cabezón

Il talento emergente di Juliano fu accompagnato dall’acquisizione, nel 1965, di due tra i calciatori più importanti e rappresentativi dell’epoca:[140] gli oriundi José Altafini e Omar Sívori.[140][157][158] Sívori, costretto a lasciare la Juventus(dove aveva realizzato 170 reti in 257 partite[157]) a causa degli screzi con Heriberto Herrera,[140][157] stava per trasferirsi al Varese, quando l’intercessione diretta di Achille Lauro presso gli Agnelli aprì al calciatore le porte del club azzurro.[140]Indisciplinato e dal carattere turbolento,[140] disputò quattro stagioni in chiaroscuro caratterizzate da 16 reti in 76 partite.[140][159] L’espulsione ricevuta nel dicembre 1968 in una partita proprio contro la Juventus, cui seguì una squalifica di sei turni, lo convinse a mettere fine alla sua carriera.[140][157]

Altafini, dal canto suo, fu prelevato dal Milan, con la cui maglia aveva vinto due scudetti e una Coppa dei Campioni,[158] per 300 milioni di lire[140] e insieme a Sívori e Juliano costituì la colonna del Napoli più competitivo mai visto fino a quei tempi.[140][158] Rimase in maglia azzurra sette stagioni, caratterizzate da 97 gol (quarto cannoniere azzurro di sempre[143]) in 234 partite,[160] quindi si trasferì alla Juventus, dove vinse altri due scudetti.[158]Il club torinese fu anche la destinazione di Dino Zoff, che rinnovò la tradizione degli importanti portieri azzurri come Giuseppe Cavanna e Ottavio Bugatti. Acquistato nel 1967 dal Mantova sotto la presidenza di Gioacchino Lauro,[140] militò in azzurro per cinque stagioni, collezionando 190 presenze[161] e diventando punto di riferimento di una difesa tra le meno battute d’Italia.[140] Approdò alla Juventus quando si era ormai affermato anche in Nazionale.[140]

Giuseppe Savoldi, classico centravanti di peso,[140] fu il primo acquisto rilevante della presidenza di Corrado Ferlaino,[140] che lo prelevò nel 1975 dal Bologna per la cifra record di 2 miliardi di lire, che suscitò notevole scalpore quando non indignazione nell’opinione pubblica.[140] Pur male assistito da una squadra di non elevato valore,[140] l’attaccante bergamasco realizzò 77 reti (settimo cannoniere azzurro di sempre e primo cannoniere italiano del dopoguerra[143]) in 165 partite,[162] quindi fece ritorno al Bologna, nel 1979. L’anno seguente giunse a Napoli uno dei calciatori più apprezzati della storia azzurra: il libero olandese Ruud Krol. Già protagonista nell’Ajax del calcio totale, con la cui maglia vinse sei titoli nazionali e tre Coppe dei Campioni, venne prelevato dai partenopei all’età di 31 anni da una squadra canadese, dove era approdato da pochi mesi. Militò in maglia azzurra per quattro stagioni, particolarmente apprezzato per lo stile di gioco elegante e per il lancio preciso.[163]

Diego Maradona, decisivo nei principali successi partenopei.

Il 1984 vide la partenza di Krol e contestualmente l’arrivo del calciatore più importante della storia partenopea, Diego Armando Maradona. Eletto miglior calciatore argentino di sempre[164] e universalmente riconosciuto come uno dei più talentuosi calciatori di tutti i tempi,[165][166][167] venne prelevato nell’estate di quell’anno dagli spagnoli del Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.[40]

Recitò un ruolo decisivo nelle vittorie del club azzurro,[140] il cui palmarès è in buona parte riconducibile al suo periodo di militanza in maglia partenopea: divenne capitano della squadra e nel giro di sette stagioni condusse il club alla vittoria di due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa UEFA e una Supercoppa Italiana. Nel Napoli giocò complessivamente 259 partite impreziosite da 115 reti (81 in A, 29 in Coppa Italia e 5 nelle competizioni europee[143]) che fanno di lui il massimo cannoniere della storia partenopea[143] e una sorta di icona popolare per la città di Napoli, da lui lasciata nel 1991 a seguito di gravi vicissitudini personali.[48] È insieme a Edinson Cavani e a Gonzalo Higuaín l’unico calciatore del Napoli ad aver vinto la classifica cannonieri in Serie A (1987-1988, 15 reti).[143] Nel 2000 il club partenopeo ritirò in suo onore la maglia numero 10.[168]

Careca, protagonista nell’epoca d’oro del Napoli.

Maradona venne coadiuvato, nel corso dell’esperienza partenopea, da una serie di calciatori di notevole livello. Tra questiCiro Ferrara, cresciuto nel settore giovanile partenopeo e importante elemento del reparto arretrato partenopeo.[140] Militò per 10 stagioni in maglia azzurra, collezionando 322 presenze (quarto azzurro di sempre[143]) prima di essere ceduto allaJuventus, nel 1994.[140] Nel reparto avanzato si alternarono al fianco di Maradona, tra gli altri, Bruno Giordano e il brasilianoCareca, che insieme al trequartista argentino costituirono il celebre trio d’attacco Ma.Gi.Ca.. Giordano venne prelevato dallaLazio nel 1985 e rimase in maglia azzurra per tre stagioni prima di essere ceduto all’Ascoli. Careca, centravanti agile e di grande potenza,[140] salito alla ribalta durante il Mondiale 1986 in Messico, venne acquistato nel 1987 dal São Paulo per 2 milioni di dollari[140] e divenne rapidamente un elemento fondamentale della formazione azzurra.[140] Militò in riva al Golfo per sei stagioni, caratterizzate da 96 gol (sesto cannoniere azzurro della storia[143]), quindi nel 1993 si trasferì in Giappone.[140]

Nel 2010 arriva dal Palermo per 17 mln di euro[169] Edinson Cavani, uno dei migliori marcatori della storia della società. In tre stagioni realizza 104 gol in 138 partite[170] (terzo cannoniere azzurro della storia). Nella stagione 2012-13 chiude il campionato con 29 reti in 34 partite diventando il secondo giocatore del Napoli, dopo Diego Armando Maradona, a vincere la classifica cannonieri del campionato di Serie A. A fine stagione passerà al Paris Saint-Germain, per 64 milioni di euro[171] risultando la cessione più remunerativa della storia del club partenopeo.[172] Cavani viene sostituito da Gonzalo Higuaín, acquistato dal Real Madrid, che nella stagione 2015-16 divenne il terzo giocatore del Napoli a vincere il titolo di capocannoniere della Serie A, battendo inoltre, con 36 gol, il record di reti segnate in un campionato a venti squadre, fino a quel momento appartenuto a Nordahl (35 reti nel 1949-50 con il Milan).[173]

Maglie ritirate

  • Argentina Diego Armando Maradona, 10

Il Napoli nell’estate del 2000 ritirò la maglia n. 10 appartenuta a Diego Armando Maradona dal 1984 al 1991, come tributo alla sua classe e al notevole contributo offerto in sette stagioni con la casacca partenopea.[168] Nell’ordine, gli ultimi ad indossare la 10 azzurra con l’avvento della numerazione fissa furono Fausto Pizzi (nel 1995-1996), Beto (nel 1996-1997), Igor Protti (nel 1997-1998, ultimo calciatore a giocare e siglare un gol con la 10 in Serie A) e Claudio Bellucci (1998-1999 e 1999-2000, in Serie B).

Tuttavia, per motivi regolamentari, il numero venne ristampato sulle maglie azzurre dal 2004 al 2006 in Serie C1, torneo dove vige la vecchia numerazione dall’1 all’11. L’ultimo calciatore ad indossare e siglare un gol con questa maglia in una gara ufficiale fu Mariano Bogliacino nella gara casalinga del 18 maggio 2006 contro lo Spezia, valevole per la finale di ritorno della Supercoppa di C1; primato che gli appartiene anche per l’ultima apparizione in campionato, il 12 maggio 2006 nella gara in casa del Lanciano. Per quel che concerne esclusivamente il campionato, invece, va al calciatore argentino Roberto Carlos Sosa il primato di essere stato l’ultimo ad indossare la 10 al San Paolo e contemporaneamente a segnare, nella gara contro il Frosinone del 30 aprile 2006.[174]

Capitani

Al 2016, 25 calciatori hanno ricoperto tale ruolo ufficialmente. Oltre al già citato Innocenti, la fascia è stata indossata da altri due oriundi, Attila Sallustro e Bruno Pesaola. A parte i due argentini Diego Armando Maradona e Roberto Ayala e lo slovacco Marek Hamšík, i restanti capitani sono tutti di nazionalità italiana.

Il periodo più lungo con la fascia di capitano della squadra azzurra è stato quello di Antonio Juliano, con dodici stagioni tra 1966 e 1978.

Vincitori di titoli

Campioni del mondo
  • Italia Giuseppe Cavanna (Italia 1934)
  • Argentina Diego Armando Maradona (Messico 1986)

Contributo alle Nazionali[

Il Napoli e la Nazionale italiana

Marcello Mihalich fu, insieme ad Attila Sallustro, il primo calciatore del Napoli a giocare in Nazionale.

Al 24 marzo 2016 sono 46 i calciatori del Napoli ad aver ricevuto la convocazione nella Nazionale maggiore italiana, 33 dei quali hanno effettivamente collezionato almeno una presenza.[148] Il recordman di presenze è Fernando De Napoli (49), mentre il primato delle reti va ad Amedeo Amadei (4).[148][175]

I primi calciatori azzurri a militare in Nazionale furono Marcello Mihalich ed il Veltro Attila Sallustro, che debuttarono il 1º dicembre 1929 contro ilPortogallo.[143] La partita terminò 6-1 e tre gol furono realizzati dai due azzurri (due da Mihalic, che divenne anche il primo a segnare in Nazionale, ed uno da Sallustro).[143] Nessuno dei due, tuttavia, fu convocato per il Mondiale 1934, al contrario di Giuseppe Cavanna, portiere azzurro che si laureò campione del mondo come secondo di Gianpiero Combi.[176]

Nando De Napoli, recordman di presenze con la maglia del Napoli in Nazionale

Il rapporto tra Napoli e Nazionale si rinnovò nella seconda metà degli anni sessanta con l’approdo in azzurro di due importanti calciatori partenopei: Antonio Juliano e Dino Zoff, che portarono l’Italia alla vittoria del suo primo titolo europeo nel 1968 e al secondo posto nel Mondiale 1970.[177] Lo stesso Juliano partecipò anche al Mondiale 1966 e al Mondiale 1974,[178][179] mentreMauro Bellugi prese parte all’Europeo del 1980.[180]

Il declino del club interruppe il rapporto tra partenopei e Nazionale; per 15 anni nessun calciatore del Napoli fu convocato in azzurro.[181] Spezzò il digiuno delle convocazioni Paolo Cannavaro il 13 ottobre 2007, convocato per l’amichevole contro ilSudafrica, senza tuttavia fare ingresso in campo.[175] Fu l’esterno destro Christian Maggio, convocato per l’amichevole contro la Grecia del 19 novembre 2008, a far terminare il lungo periodo di 16 anni in cui nessun calciatore del Napoli era sceso in campo la maglia della Nazionale, subentrando nel corso del match a Mauro Germán Camoranesi:[182] l’ultimo calciatore del Napoli a disputare una gara con la maglia della selezione nazionale italiana era stato Fernando De Napoli il 25 marzo 1992 nell’amichevole contro la Germania.[183] Per quanto concerne le presenze in gare valevoli per competizioni ufficiali, il digiuno terminò il 5 settembre 2009 con la presenza in campo di Fabio Quagliarella nella partita contro la Georgia, valida per le qualificazioni al Mondiale 2010.[184]

Lo stesso Quagliarella, insieme a Christian Maggio e Morgan De Sanctis, venne poi convocato per il Mondiale 2010, 20 anni dopo l’ultima volta che il club partenopeo aveva avuto suoi rappresentanti tra le file azzurre nella fase finale della massima competizione internazionale;[185] nel corso della manifestazione sudafricana, inoltre, l’attaccante stabiese divenne il primo calciatore nella storia del Napoli ad andare a segno con la maglia della Nazionale in Coppa del Mondo, realizzando ai danni della Slovacchia il gol che fissò il risultato sul definitivo 3-2 per la nazionale mitteleuropea.[186]

Palmarès

Competizioni nazionali

Competizioni principali

  • Scudetto.svg Campionato italiano: 2
1986-87, 1989-90
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 5
1961-62, 1975-76, 1986-87, 2011-12, 2013-14
  • Super coppa italiana.svg Supercoppa italiana: 2
1990, 2014

Altre competizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Campionato italiano di Serie B: 1
1949-50
  • Campionato italiano Serie C1: 1
2005-06

Competizioni internazionali

Competizioni UEFA

  • Coppauefa.png Coppa UEFA: 1
1988-89

Altre competizioni

  • Coppa delle Alpi: 1
1966
  • Coppa di Lega Italo-Inglese.png Coppa di Lega Italo-Inglese: 1
1976

Competizioni giovanili

Primavera
  • Scudetto.svg Campionato Primavera: 1
1978-79
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia Primavera: 1
1996-97
  • Torneo di Viareggio: 1
1975
Berretti
  • Scudetto.svg Campionato Nazionale “Berretti” (LNP-A): 1
2010-11
  • Scudetto.svg Campionato Nazionale “Berretti” (C1-C2): 1
2004-05
Allievi
  • Scudetto.svg Campionati Allievi Nazionali: 4
1983-84, 1987-88, 1989-90, 1996-97
  • Torneo Internazionale Maggioni-Righi: 2
1985, 1988
  • Torneo Città di Arco: 2
1992, 1997
  • Torneo Internazionale Nereo Rocco: 1
1993
  • Coppa Gaetano Scirea: 2
2001, 2006
Giovanissimi
  • Coppa Giovanissimi Professionisti: 1
2004-05
  • Memorial Pietro Martinelli: 2
1986. 1991
  • Viareggio Junior Cup: 1
2011

Onorificenze

  • MeritoSportivo1.png Stella d’oro al merito sportivo CONI: 1974[187]

Statistiche e record

Partecipazioni ai campionati

LivelloCategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Divisione Nazionale41926-19271945-194674
Serie A701929-19302015-2016
Serie B121942-19432006-200712
Serie C122004-20052005-20062

In 88 stagioni sportive a partire dalla fondazione della società nel 1926, compresi 4 tornei di Divisione Nazionale (A).

Serie A

Il Napoli ha partecipato a 74 campionati di massima serie, 70 dei quali di Serie A a girone unico. In tali stagioni è salito 17 volte sul podio:[71]

  • 2 primi posti (1986-1987 e 1989-1990)
  • 6 secondi posti (1967-1968, 1974-1975, 1987-1988, 1988-1989, 2012-2013, 2015-2016)
  • 9 terzi posti (1932-1933,[188] 1933-1934, 1965-1966, 1970-1971, 1973-1974, 1980-1981, 1985-1986, 2010-2011, 2013-2014)
Serie B

Il Napoli ha partecipato a 12 campionati di Serie B ottenendo 5 promozioni:[71]

  • 1 per vittoria del campionato (1949-1950)
  • 4 per piazzamento utile (1961-1962, 1964-1965, 1999-2000, 2006-2007)
Serie C

Il Napoli (come “Napoli Soccer”) ha partecipato a 2 campionati di Serie C1 ottenendo 1 promozione:

  • 1 per vittoria del girone B (2005-2006)
Coppa Italia

Il Napoli ha partecipato a 66 edizioni della Coppa Italia. È arrivato in finale in 9 occasioni:

  • 5 finali vinte (1961-1962, 1975-1976, 1986-1987, 2011-2012, 2013-2014 )
  • 4 finali perse (1971-1972, 1977-1978, 1988-1989, 1996-1997)
Supercoppa Italiana

Il Napoli ha partecipato a 3 edizioni della Supercoppa Italiana:

  • 2 finali vinte (1990 e 2014)
  • 1 finale persa (2012)

Nota: aggiornamento alla stagione 2015-2016.

Statistiche di squadra

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record della Società Sportiva Calcio Napoli e Società Sportiva Calcio Napoli nelle competizioni internazionali.

Il Napoli esordì in massima serie (allora denominata Divisione Nazionale) il 3 ottobre 1926.[3] Quella appena trascorsa (2015-2016) è stata dunque la sua 88ª stagione sportiva; ha partecipato a 72 campionati di massima serie (4 di Divisione Nazionale e 68 di Serie A propriamente detta), 12 di Serie B e 2 di Serie C1. Nel corso delle 72 stagioni in massima serie il Napoli ha vinto 2 volte il campionato, giungendo al secondo posto in 6 occasioni e per 9 volte al terzo. In 88 stagioni sportive, la società si è dunque piazzata sul podio nel 19,3% dei casi.

La vittoria in campionato con il maggior scarto fu un 8-1 contro la Pro Patria, nella Serie A 1955-1956.[71] La sconfitta con il maggior scarto fu invece uno 0-11 subìto dal Torinonel campionato federale 1927-1928.[71]

Il Napoli e il Vado sono le uniche squadre che hanno vinto la Coppa Italia non militando in massima serie (1961-1962). Sempre per quanto riguarda la Coppa Italia, il Napoli detiene il record di vittorie consecutive (20), e insieme alla Fiorentina, è l’unica squadra ad aver vinto la Coppa Italia vincendo tutte le partite (13 su 13; accadde nella stagione 1986-1987). Il Napoli inoltre condivide con Torino (1942-1943), Juventus (1959-1960, 1994-1995, 2014-2015 e 2015-2016), Lazio (1999-2000) e Inter (2009-2010) il primato di aver vinto sul campo nella stessa stagione Scudetto e Coppa Italia (1986-1987).[44][189][190]

Il Napoli vanta inoltre, in coabitazione con Bologna (1931-1932) e Juventus (1932-1933), il record dei punti (33 su 34) ottenuti nelle gare interne in un campionato a 18 squadre con 2 punti per vittoria (16 vittorie ed 1 pareggio in 17 partite), realizzato nel torneo 1989-1990.[191] L’unica squadra che riuscì a ottenere punti al S. Paolo in quella stagione fu la Sampdoria, che pareggiò 1-1.[192]

Nella stagione 2015-16 ha invece stabilito il proprio record di vittorie consecutive nei campionati nazionali, con una striscia di 8 successi in serie A.[193][194]

Statistiche individuali

Il giocatore che detiene il record di presenze in campionato è Antonio Juliano, con 394 presenze (355 in Serie A).[195] Il primato per quanto concerne la sola Serie A va invece aGiuseppe Bruscolotti, con 387 presenze; quest’ultimo detiene anche il record di presenze complessive tra campionato e coppe (511).[143]

Il massimo cannoniere della storia del Napoli è Diego Armando Maradona, con 115 reti realizzate tra il 1984 e il 1991, di cui 81 in Serie A.[143] Il record di gol in campionato (comprendendo anche i tornei di Divisione Nazionale) appartiene ad Attila Sallustro, con 106 reti,[143] mentre il massimo cannoniere in Serie A è Antonio Vojak, con 102 reti.[143] Il record di gol in un singolo torneo di massima serie appartiene a Gonzalo Higuaín, con 36 reti realizzate nella stagione 2015-2016 (record per la Serie A).[196]

Il record di gol in una singola partita di campionato appartartiene a Attila Sallustro che siglò cinque reti il 12 maggio 1929 nella gara in casa contro la Reggiana, valevole per il campionato di Divisione Nazionale 1928-1929,[197] per quanto riguarda la serie A invece il record è di quattro reti diviso tra Hasse Jeppson in Napoli-Atalanta 6-3 il 27 settembre 1953 nella Serie A 1953-1954,[198] Luís Vinício in Palermo-Napoli 1-4 il 9 giugno 1957 nella Serie A 1956-1957[199] e Giuseppe Savoldi in Napoli-Foggia 5-0 il 18 dicembre 1977 nella Serie A 1977-1978.[200]

Per quanto concerne le competizioni europee (comprendendo anche i tornei non organizzati dall’UEFA), il record di presenze appartiene a Marek Hamšík con 56 apparizioni,[201]mentre il primato di reti compete ad Edinson Cavani con 19 gol.[202] Il record di gol in una singola partita ufficiale per le gare europee appartiene a Daniel Fonseca, che siglò cinque reti il 16 settembre 1992 nella gara in trasferta contro gli spagnoli del Valencia, valevole per l’andata dei trentaduesimi di finale di Coppa UEFA, unico caso di cinquinaesterna realizzata nelle coppe europee da un calciatore di una squadra italiana.[203]

Nelle coppe nazionali, infine, il giocatore più presente è Giuseppe Bruscolotti con 96 partite giocate, mentre Diego Armando Maradona siglò il maggior numero di reti, 29.[204] Il record di gol in una singola partita nelle coppe nazionali appartiene a Giuseppe Savoldi, con una quaterna in un Napoli-Juventus 5-0 nella Coppa Italia del 1977-1978.[205]

Tifoseria

Tifosi azzurri allo Stadio San Paolo.

 

Il Napoli è al 2015 la quarta squadra italiana per numero di tifosi.[7] Notevole è il seguito che da sempre la squadra ha in paesi esteri e principalmente in quelli dove è più forte il tasso di immigrati dall’Italia: i Napoli Club fuori dai confini nazionali si contano a centinaia anche nelle località più remote. A livello internazionale si stima un seguito complessivo di circa sei milioni di tifosi.[206][207]

Il tifoso medio del Napoli non appartiene a una classe specifica: secondo il giornalista sportivo Mimmo Carratelli, il tifo azzurro «confonde e compatta genti diversissime, i napoletani dei quartieri-bene e quelli dei rioni popolari. Il Napoli è «la squadra di tutti» […].».[208]

Quello che accomuna tutti è comunque la passione per la squadra, le cui partite sono seguite con grande partecipazione. Il tifo raggiunge picchi tali, che in alcune occasioni l’urlo dei tifosi al goal è stato registrato come terremoto dai sismografi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.[209]

Storia

Le origini del tifo organizzato a Napoli risalgono agli anni sessanta.[210] Nel 1972 nacque il gruppo degli Ultras della Curva B (poi CUCB, Commando Ultras Curva B), fondato da Gennaro Montuori;[211] questi ultimi furono i primi a realizzare imponenti scenografie all’interno dello stadio San Paolo.[211] Successivamente diedero alle stampe un proprio giornale e produssero una trasmissione televisiva dedicata al Napoli che viene tuttora trasmessa sulle emittenti locali partenopee;[211] nel corso degli anni, inoltre, diedero vita a diverse iniziative contro la violenza negli stadi, tra le quali l’esposizione dello striscione «La violenza ci divide, il tifo ci affratella».[211] Nel 1986 gli ultras della Curva B fondarono un gruppo di tifose, le Ultrà Girls.[211] Negli anni ottantanacque anche un altro gruppo di tifose, denominato Ladies Napoli, formato per lo più da docenti.[210] A partire dagli anni ’90, il tifo in curva B è profondamente cambiato: Gennaro Montuori (detto Palummella), forse a causa della morte del fratello,[212] lasciò il mondo del tifo causando lo scioglimento del suo gruppo (il CUCB) e dei gruppi minori ad esso collegati.[212] I maggiori gruppi della curva B sono i Fedayn E.A.M. 1979 e gli Ultras Napoli.[212] I Fedayn, fondati nel 1979, condividono la mentalità dei tifosi della curva A: proprio per questa comunanza di ideali ci sono stati dei tentativi da parte dei gruppi della curva A di convincere i Fedayn a traslocare nella loro curva.[212] Il loro slogan è E.A.M. (EstraneiAlla Massa).[212] Gli Ultras Napoli sono invece formati per lo più da tifosi che non facevano parte del CUCB in quanto non ne condividevano l’ideologia filosocietaria.[212] Oltre a questi, sono presenti i Tifosi del nostro ideale (ex Masseria Cardone) e gli Area Nord (prima entrambi nella A).

La Curva A è invece occupata da numerosi gruppi: Mastiffs, Vecchi Lions, Teste Matte (formata per lo più da tifosi provenienti dai Quartieri Spagnoli[212]), Sud, Bronx, Brigata Carolina, Rione Sanità, Fossato Flegreo.[213] La curva A è quella maggiormente violenta e contestatrice; per questo non è in buoni rapporti con la curva B, più pacifica e folkloristica.[212] Tentativi di riconciliazione tra le due curve sono falliti.[212]

Gemellaggi

La festa per la contemporanea promozione in Serie A di Napoli e Genoa, nel 2007.

 

Il gemellaggio tra i supporters del Napoli e quelli del Genoa è uno dei più antichi che il calcio italiano possa vantare: ebbe inizio il 16 maggio 1982[214] in seguito al pareggio per 2-2 a Napoli tra le due squadre nell’ultima giornata dellaSerie A 1981-1982, risultato che consentì al Genoa di salvarsi e condannò contestualmente il Milan all’unica retrocessione in Serie B sul campo della sua storia.[214] Il rapporto venne poi ulteriormente consolidato all’ultima giornata di campionato della Serie B 2006-2007 quando, con il pareggio per 0-0 a Genova, entrambe le squadre ottennero la promozione in Serie A.[63] Lo storico gemellaggio tra le due tifoserie è stato anche omaggiato e sostenuto da iniziative commerciali.[215]

Altro gemellaggio storico, che dura dagli anni ’80, è quello col Palermo, principalmente sentito dalla Curva B.[216]

Esistono, inoltre, buoni rapporti con i supporter del Catania.[212][217] Una simpatia è nata anche con alcuni gruppi della tifoseria rumena dell’Universitatea Craiova, rinsaldata in seguito all’eliminazione dei rivali dello Steaua Bucarestdall’Europa League proprio per mano del Napoli,[218] oltre che con i tifosi del Celtic Glasgow: durante una gara di Europa League tra gli scozzesi e l’Inter, i supporter scozzesi hanno intonato cori di sostegno al Napoli in seguito ai cori di discriminazione territoriale da parte di alcuni tifosi nerazzurri.[219] Inoltre vi è un legame di lunga data con la tifoseria bulgara della Lokomotiv Plovdiv, tanto che uno dei gruppi della tifoseria bulgara è chiamato proprio “Napoletani Ultras Plovdiv”.[220]

Rivalità

I tifosi azzurri hanno cattivi rapporti soprattutto con le squadre del Nord,[221] in particolare col Verona, l’Atalanta[222] e con la Sampdoria a causa del gemellaggio con l’altra squadra cittadina del Genoa.[223]

Storica è la rivalità con la Juventus, la squadra che contende al Napoli il primato delle simpatie dei sostenitori del calcio nel Sud Italia, dovuta anche a motivi storici correlati con la città.[224][225] .Molto sentite sono anche le rivalità con l’Inter ed il Milan.

L’ostilità degli ultras con i tifosi della Lazio è nata dal gemellaggio che c’era negli anni ottanta con l’altra squadra di Roma (l’A.S. Roma), che successivamente diventerà una rivalità anche più forte di quella verso i “cugini” biancocelesti.[226] Esiste inoltre una rivalità con il Cagliari per un episodio analogo che ha come protagonista Daniel Fonseca che quando indossava la maglia azzurra fece il gesto dell’ombrello verso i suoi ex tifosi rosso-blu.[227][228]

I derby

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Derby del Sole e Derby calcistici in Campania.

A differenza di quanto si verifica in altre metropoli italiane come Genova, Milano, Roma e Torino, il Napoli è l’unica espressione calcistica di alto livello del capoluogo campano e pertanto non disputa sfide stracittadine. Ciononostante, i partenopei sono co-protagonisti di due particolari derby in Italia:

  • Derby della Campania, termine che fa riferimento alle sfide degli azzurri con le altre squadre campane, in particolare con Avellino[229] e Salernitana.[230]
  • Derby del Sole (chiamato anche Derby del Sud), all’apice della popolarità negli anni settanta e ottanta, che vede protagonisti i partenopei e la Roma,[231] ossia i primi due sodalizi dell’Italia centro-meridionale ad essere stati ammessi alla Lega Calcio, all’epoca denominata Direttorio Divisioni Superiori, nella stagione 1926-1927.[232]
Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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