ULTIM'ORA

4 agosto 1875 – Muore Hans Christian Andersen, re delle fiabe

Hans Christian Andersen (pronuncia danese [ˈhans ˈkʰʁæsd̥jan ˈɑnɐsn̩]; Odense, 2 aprile 1805 – Copenaghen, 4 agosto 1875) è stato uno scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. Tra le sue opere più note vi sono La principessa sul pisello (1835),Mignolina (1835), La sirenetta (1837), La regina delle nevi (1844), Il soldatino di stagno, Il brutto anatroccolo e La piccola fiammiferaia(1845).

Biografia

fotografia di Andre Riemann del Teatro delle marionette di H.C. Andersen da bambino.

Infanzia

Hans Christian Andersen nasce il 2 aprile del 1805 nei quartieri poveri della città di Odense, in Danimarca, nell’isola di Fionia, figlio di un calzolaio che fabbricava scarpe, Hans Andersen[1] e di Anne Marie Andersdatter, più anziana del marito di quasi quindici anni. L’intera famiglia, di cui fa parte anche una sorellastra, Karen Marie, avuta nel 1799 dalla madre[2], vive in una singola stanza in condizioni di estrema miseria, nella casa dove già abitava la nonna materna che accoglie i due genitori circa nove mesi dopo la nascita di Hans Christian perché possano coabitare. Ad ogni buon conto, cosa non insolita per l’epoca nelle classi povere urbane, la famiglia, oltre che indigente, è segnata da altri disagi sociali e relazionali interni: i genitori di Hans hanno una bisnonna in comune; la nonna materna, Anna Sørensdatter, ha avuto tre figli fuori dal matrimonio, tra cui la madre di Hans Christian; il nonno paterno, A. H. Traes, è conclamatamente disturbato psichicamente e lo scrittore temerà a lungo di aver ereditato tale tara, mentre la zia materna gestisce un bordello. Ciononostante, come annotano Paul Kruger e Giuseppe Gabetti, fin dalla prima infanzia, la realtà in cui è costretto a vivere deve apparire al futuro scrittore come un mondo di fiaba:[3] non a caso intitolerà la sua seconda autobiografia La fiaba della mia vita (Mit Livs Eventyr, 1855).[4]

La vita a Odense, città di provincia, è ancora del tutto regolata da una sorta di “naturalità” tipica del mondo agricolo, imbevuta di vecchie tradizioni, superstizioni, governata da comportamenti secolari immutati e, a suo modo, scevra dalle convenzioni borghesi e delle classi agiate emergenti, con le quali Andersen si confronta successivamente nella capitale. Un paragone che, ovviamente, pesa nel momento in cui egli formulerà più tardi il giudizio sulla propria infanzia. Un vecchio mondo, quindi, paragonato a una società che cambia e anche rapidamente nella Copenaghen dell’epoca. Oltre a ciò, è fuor di dubbio che su tale impressione influisca anche il rapporto del tutto particolare con il padre e la madre. Il primo, che aveva ventidue anni al momento della nascita di Hans, è così povero da dover adattare a letto nuziale i resti di un catafalco acquistato a un’asta pubblica (altri dicono donatogli da un nobile). Tuttavia è uomo generoso, stravagante, ama la musica (sarà con lui che Hans Christian si recherà per la prima volta a vedere uno spettacolo al Regio Teatro di Odense), nutre aspirazioni e gusti superiori alla sua condizione e si ritiene nato per qualcosa di più alto che l’attività di ciabattino[5], passando le proprie giornate a leggere o a girovagare per i boschi anziché esercitare il mestiere. Sostiene apertamente di essere imparentato con la famiglia reale danese; sebbene successive indagini abbiano dimostrato l’infondatezza di tale asserzione, tale notizia continua a circolare.[6]

Anche grazie al padre, i primi anni di Hans Christian sono ricchi di frequentazioni letterarie e sollecitazioni fantastiche. Egli gli legge sovente brani di commedie di Johan Ludvig Heiberg e racconti tratti da Le mille e una notte. Di conseguenza, il bambino passa gran parte del tempo a mettere in scena spettacoli in un suo teatrino delle marionette; spesso si tratta di opere teatrali dello stesso Holberg, Shakespeare e altri autori, imparate a memoria oppure completamente create da lui: spinto dalla passione per la lirica cantata inlingua tedesca, idioma che il giovane Andersen non conosceva, allestiva spettacoli in una personale lingua inventata. La madre, dal canto suo, asseconda questo tipo di rapporto e, pur essendo analfabeta, intrattiene spessissimo il figlio con racconti popolari e narrazioni di leggende tradizionali. Forse ancor più del padre, crede nelle possibilità del figlio, ritenendolo segnato dal destino: probabilmente, soprattutto in ragione della profezia di una vecchia strega del paese che le ha predetto: “Un giorno Odense si illuminerà a festa per ricevere tuo figlio”. Andersen è a conoscenza di questa fausta predizione.[7] In questi anni (1810-1811), Andersen frequenta scuole materne private (pogeskoler), destinate soprattutto ai piccoli di famiglie ebree, una condotta da Maria Raasehon e l’altra da Fedder Casstrens.

La casa di Andersen da bambino

In cerca di fortuna e con l’aspirazione a diventare tenente, il padre abbandona tuttavia la famiglia per arruolarsi nell’esercito e prendere parte alle campagne militari di Napoleone, di cui all’epoca i danesi sono alleati. Ne torna gravemente ammalato e nel 1816 muore. A soli undici anni Andersen rimane pertanto orfano, mentre la madre vedova (si risposerà in breve) comincia il mestiere di lavandaia, diventando ben presto alcolista. Hans cresce dunque lasciato pienamente a se stesso, imparando stentatamente a leggere e a scrivere durante le scarse e brevi esperienze scolastiche, soprattutto nelle scuole di carità della città natale. Spinto da un’indole schiva e pervaso di una sensibilità accesa e morbosa, raramente frequenta i propri coetanei, preferendo restare sdraiato in solitudine all’ombra dell'”unico cespuglio di uvaspina” nel cortile di casa o seguendo i ruscelli, aggirandosi per la campagna (vedi la fiaba de Il brutto anatroccolo), fantasticando in assoluta libertà. Spesso si ferma ad ascoltare le storie popolari, le fiabe, le leggende che le vecchie dell’Ospizio di Odense amano raccontarsi tra loro e a Hans, da cui quest’ultimo rimane colpito e incantato.

Una volta cresimato[8] nel 1819, all’età di 14 anni, il ragazzo decide di lasciare Odense e di trasferirsi a Copenaghen in cerca di migliori opportunità di vita e, come ricorda Bruno Berni[9], con la determinazione a diventare un “grand’uomo”: in particolare, con la segreta ambizione di intraprendere la carriera di attore.[10]

Studi

Autoritratto di Andersen (1830 circa)

Il primo direttore di teatro che lo esamina giudica Andersen troppo magro per calcare le scene. Nei primi tempi trascorsi nella capitale, per guadagnarsi da vivere Hans si adatta quindi a fare il garzone di bottega e l’operaio in una fabbrica di sigarette. Fin da allora deve subire le angherie dei compagni di lavoro, che lo perseguitano per il suo aspetto fisico, il carattere introverso e i modi effeminati. Contemporaneamente, non rinuncia, comunque, a cercare di entrare nell’ambiente teatrale come cantante, ballerino o attore. È il tenoreitaliano Giuseppe Siboni, cantante del Teatro Reale di Copenaghen e futuro fondatore e direttore del Conservatorio, che, trovandoselo davanti in condizioni pietose e con soli 13 talleri in tasca, accetta di fargli un’audizione. Insieme ad altri personaggi influenti, presenti alla prova canora, si adopera per far ottenere a Hans l’ammissione alla Reale scuola di canto e ballo del Teatro Reale Danese come soprano; ruolo che il ragazzo dovrà ben presto lasciare quando il timbro della sua voce cambia.

Il futuro scrittore viene ospitato in casa di Jonas Collin, consigliere e influente uomo pubblico della capitale, nonché direttore del Teatro Reale stesso, che provvede a fargli impartire anche qualche lezione privata di danese, tedesco e latino. Presso di lui, il giovane, che ha modo di entrare in contatto con l’alta borghesia della capitale[11] conosce fortuitamente il re di Danimarca Federico VI, che lo prende in simpatia e lo iscrive a proprie spese alla scuola di grammatica e latino di Slagelse, assegnandogli allo scopo un appannaggio annuale. Hans può dunque cominciare un regolare corso di studi (1822/1828).

Anche nell’ambiente scolastico non si trova, però, a suo agio, soprattutto dopo che la direzione della scuola di Slagelse passa sotto la direzione di Simon Meisling, nel 1825. Quest’ultimo, a titolo d'”incoraggiamento”, ha l’abitudine di ripetergli: “sei un ragazzo stupido, non combinerai niente di buono.” Si sostiene che fosse affetto da dislessia, in ragione dei numerosi errori ortografici che commetteva, ma molto più probabilmente essi erano dovuti alla frammentarietà della formazione scolastica ricevuta nell’infanzia[12]. In ogni caso, non sono pochi i problemi che deve affrontare nel periodo di formazione. Quasi tutti lo giudicano svogliato e introverso, divenendo oggetto di scherno da parte degli altri allievi.

In particolare, sul forte disagio del ragazzo influisce, però, la rigida disciplina vigente nei diversi collegi, così in contrasto con la piena libertà senza costrizioni a cui fino ad allora era stato abituato, oltre ai metodi di insegnamento e, ancor più, l’umiliazione di essere circondato da fanciulli molto più giovani di lui. Tutto ciò gli faranno successivamente ricordare tale periodo come “un solo, lungo supplizio”. Quando nel 1826 Meisling diviene direttore della scuola di teatro di Elsinore, Hans Christian si trasferisce con lui presso questo istituto. Le numerose insistenze presso il suo mecenate Collin fanno alla fine decidere quest’ultimo a riportare il ragazzo a Copenaghen nel 1827, facendogli proseguire gli studi presso istitutori privati. Nel 1828, anche grazie all’interessamento dell’influente personaggio che lo ha “adottato”, ottiene l’ammissione all’Università della capitale, presso la facoltà di filosofia.

Gli esordi

Targa sulla casa del soggiorno romano di Andersen:

IN QUESTA CASA
VISSE NEGLI ANNI 1833-1834
LO SCRITTORE DANESE
HANS CHRISTIAN ANDERSEN
IL SOGGIORNO ROMANO
GLI ISPIRÒ IL ROMANZO
“L’IMPROVVISATORE„
+ S.P.Q.R.
MCMLXXIII

Ritratto di Andersen eseguito da Constantin Hansen, 1836

L’attività letteraria di Andersen, piuttosto vasta (le opere complete in lingua danese, pubblicate a Copenaghen tra il 1854 e il 1879, comprendono ben trentatré volumi) comincia, di fatto, alla fine degli anni venti del XIX secolo[13] e coincide sostanzialmente con il termine del periodo di studi. Un collega di teatro di Hans aveva parlato di lui come di un “poeta”: spinto dalla sua vocazione artistica, il giovane prende la cosa molto sul serio, indirizzando le proprie energie creative verso la scrittura, divenendo il maggior esponente della cultura letteraria del periodo nel suo Paese.

Bosco di betulle sull’isola di Almager

Gli esordi sono incerti; spesso non chiare nelle motivazioni anche le produzioni immediatamente successive, segnate da una costante ricerca alla scoperta delle vere, personali attitudini, seguendo svariati generi. Tuttavia, la pubblicazione nel 1827 de Il bimbo morente (Det døende Barn) sulla rivista Kjøbenhavnpost, è già accolta favorevolmente da parte della critica, in particolare da Johan Ludvig Heiberg, stella di prima grandezza del mondo letterario di allora. Dopo la pubblicazione di alcune altre singole poesie (nel complesso della sua vita arriverà a scriverne ben 1.024), nel 1829 dà alle stampe il racconto Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orientale di Amager(Fodrejse fra Holmens Kanal til Østpynten af Amager i Aarene 1828-1829), nello stile di E.T.A. Hoffmann, esito di un viaggio in Danimarca, sollecitato dal re stesso. Opera acerba, ma accolta con discreto favore sia dal pubblico sia dalla critica. Nel 1830 vedono la luce alcunivaudevilles, tra cui Amore nella torre di San Nicolao (Kaerlighed paa Nikolaja Taarn, eller Hvad siget Parterret, composto nel 1829), seguiti nell’anno successivo da un volume di poesie Digte (Poesie), che fra i diversi componimenti contiene anche Lo spettro o il fantasma(Dødningen), una sorta di balletto (già apparso nel 1830), secondo approccio con il genere fiabesco dopo La campana sommersa(Dykker-Klokken) risalente al 1827.

Sempre del 1831 è la raccolta Fantasie e schizzi (Phantasier og Skitser). In virtù dell’interessamento di Jonas Collin, lo stesso anno intraprende il suo primo viaggio al di fuori della Danimarca. Al ritorno descrive questa esperienza nelle Silhouettes di un viaggio nello Harz e nella Svizzera tedesca (Skyggebilleder af en Rejse til Harzen og det sachsiske Schweiz), pubblicato nel 1832, affresco vivace e di grande lirismo, spesso di sapore fiabesco, dei luoghi e degli artisti che incontrò in Germania. Escono contemporaneamente due melodrammi La sposa di Lammermoor (Bruden fra Lammermoor) (il romanzo gotico di Sir Walter Scott con lo stesso titolo è del 1819, mentre il libretto d’opera diSalvadore Cammarano per Gaetano Donizetti è soltanto del 1835) e Il corvo (Ravnen eller Broderprøven) (quest’ultimo porta piuttosto curiosamente lo stesso titolo del più famoso componimento di Edgar Allan Poe edito nel 1845). A questi, è da aggiungere la pubblicazione dei versi descrittivi in Vignette per poeti danesi (Vignetter til danske Digtere)[14] Il 18 dicembre 1832, vede la luce la composizione poetico-drammatica I dodici mesi dell’anno. Disegnato da inchiostro e penna (Aarets tolv Maaneder.Tegnede med Blæck og Pen), diffuso editorialmente nel 1833[15], strutturata in dodici parti, una per ogni mese dell’anno di cui porta il nome; più simile a una raccolta lirica che al testo di un dramma, nonostante presenti anche dialoghi, essa contiene i versi di Barn Jesus i en Krybbe Laae (mese di dicembre), una canzone che sarà più tardi musicata per pianoforte da Robert Schumann, divenendo un pezzo celebre, molto noto in Danimarca, ma anche nel nord Europa. L’opera è dedicata al sovrano danese Federico VI e viene consegnata personalmente a quest’ultimo dall’autore, che l’occasione per perorare la sovvenzione di un suo già ripetutamente richiesto viaggio nel sud del continente.[16]

Solo nella primavera del 1833, tuttavia, riesce a ottenere una borsa si studio, per affrontare quel Grand Tour tanto desiderato, vero viaggio iniziatico, che lo porterà, dal mese di aprile e fino all’agosto del 1834 in Francia e in Italia. A Le Locle, 1833, scrive il dramma Agnete e il Tritone (Agnete og Havmandense), conosciuto anche come Agnese e l’uomo del mare, che viene dato alle stampe l’anno stesso, mentre a Roma, nel 1834, comincia il romanzo di grande successoL’improvvisatore (Improvisatoren)1835), completato al rientro in patria, in cui narra dei suoi viaggi in Italia, che gli valse notorietà in tutta Europa. Come scrive Paul Krüger, nel saggio già citato, si tratta di un’opera “un po’ convenzionale nella trama e nella concezione, ma ricco di colore e romantica suggestività”, dove domina la “freschezza genuina, festosa e confidenziale, quasi di bimbo” e del viaggiatore costantemente pronto a nuove avventure e contento di nuove scoperte, stupito della bellezza del mondo. Analogo afflato si ritrova nell’Album senza figure (Billedbog uden Billeder) del 1840, dove con estrema levità la luna descrive a un pittore le proprie visioni nel suo errare sopra la terra, in particolare durante i pleniluni, quando realtà e sogno sembrano fondersi.

Andersen scrittore di fiabe

Tommelise (Mignolina) illustrazione di Vilhelm Pedersen

Già dal 1835 appare la prima pubblicazione di Fiabe (Eventyr), che costituiranno la sua produzione più importante, sebbene non subito riconosciuta come tale.[17] Con cadenza quasi annuale, le pubblicazioni si succedono fino al 1872 (non di rado la prima edizione è in inglese, anziché in danese[18]). L’insieme di queste danno origine a diverse raccolte, le prime due proprio del 1835 dal titolo Eventyr, fortalte for Børn. Første Samling. Første Hefte (Fiabe, raccontate ai bambini. Prima raccolta. Primo tomo, 8 maggio 1835) e Eventyr, fortalte for Børn. Første Samling. Andet Hefte (Fiabe, raccontate ai bambini. Prima raccolta. Secondo tomo, 16 dicembre 1835[19]), che comprendono composizioni uscite nei periodi antecedenti, per un totale di 156 fiabe (numero fissato da Birger Frank Nielsen nella sua celebre biografia dello scrittore Dirgterens danske Værken 1822/1875, 1942); altri cataloghi, più recenti, ne computano 168, includendoviLikke-Peer/Lucky Peer, o addirittura 212, uniformando alle fiabe in senso stretto, anche composizioni che richiamano soltanto il genere.

Parlando della fiabe vere e proprie, o tali considerate, le ispirazioni sono diverse: folklore popolare, racconti per l’infanzia, fiabe, novelle tradizionali, dove la materia esistente è a volte lasciata senza modifiche sostanziali (Principessa sopra un pisello, I vestiti nuovi dell’Imperatore), oppure viene trattata come semplice spunto (la stragrande maggioranza dei casi) e rielaborata sulla base di invenzioni personali (ad esempio La Regina delle nevi, Compagno di viaggio) dando vita, per la prima volta, alla fiaba d’autore, propriamente intesa, o per meglio dire contemporanea. “La cosa che egli crea e che non esisteva prima di lui (…) è la fiaba nata dall’incontro diretto tra uno scrittore e il suo pubblico, nel quale la fiaba tradizionale non agisce da modello (sono scomparsi i maghi, le fate, le streghe), ma solo da pretesto che si allontana.[20] Tralasciando Charles Perrault, e la novellistica di corte del Sei-Settecento, oltre alla fiaba d’arte romantica (Ludwig Tieck, Novalis, Clemens Brentano, Achim von Arnim, Bettina Brentano e altri) gli autori di fiabe che, a quest’ultimo proposito, vengono più spesso accostati sono i due fratelli tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm e Andersen.

Tuttavia, la novità di quest’ultimo, e volendo il “limite”, rispetto ai primi, come scrive Gianni Rodari[21] risiede nel fatto che “le fiabe dei Grimm scendono, o salgono, dalla più lontana preistoria, diciamo all’ingrosso indoeuropea: quelle di Andersen nascono nella storia e nella letteratura direttamente, quasi tutte senza aver prima attraversato millenni e frontiere per incarnarsi nella lingua danese (…)

Ritratto dei fratelli Grimm (Wilhelm a sinistra e Jacob a destra), eseguito da Elisabeth Maria Anna Jerichau-Baumann nel 1855

I Grimm raccolsero le loro fiabe dalla bocca del popolo tedesco, in un particolare momento del Romanticismo (…) Andersen raccontò qualcuna delle fiabe ascoltate da bambino, nella libera traduzione della sua memoria: il “corpus magnum” delle sue fiabe se lo è tirato fuori, pagina per pagina, dalla sua fantasia e dalla sua vita. Il racconto è suo, quello che importa è il ricordo personale: anche l’elemento, lo spunto tradizionale si piega alla sua esperienza. Molti dei racconti, infatti, traggono origine da episodi di vita vissuta: la danzatrice de Il tenace soldatino di stagno è probabilmente la trasfigurazione di quella che derise da giovane Andersen per i suoi modi sgraziati e le sue continue lettere di raccomandazione. Cinque in un baccello trae spunto dalla memoria di un vaso di legno in cui erano piantati un aglio e un’unica pianta di pisello davanti alla casa dello scrittore bambino, così come da un litigio con l’amica Henriette Wulff si ispira il satirico La principessa sul pisello o, alla deformità della stessa bimba, il bonario racconto di Mignolina.[22] K.A.Mayer in un suo articolo, ritagliato e citato dallo stesso scrittore danese nella sua autobiografia, sostiene che “al suo culmine la fiaba di Andersen colma la lacuna tra la fiaba dell’arte romantica e il racconto popolare quale è stato raccolto dai fratelli Grimm (…) e si tratta di una “fiaba (…) portatrice di pensiero”.[23]La forza innovativa del genere, da parte di Andersen è sottolineata anche da Knud Ferlov[24] che rileva la capacità di far convivere sperimentazione e tradizione nei racconti, con riferimento particolare alla lingua. Fortemente sconveniente venne giudicata dall’ambiente accademico, ma anche dagli ammiratori, l’introduzione, ad esempio, della lingua parlata in ambito letterario, spesso non curandosi dei legami sintattici, o addirittura sostituendo alle parole, suoni e voci sconclusionati.

Al contempo, in questo apparente caos linguistico (e grazie proprio anche a esso), traspare il profondo spirito popolare danese, definito lune, un insieme di bonomia, modestia, di allegria e monelleria, di fierezza ingenua, caratteristico della terra natìa di Andersen, in cui dominano le sfumature. Stupefacente e innovativo rimane, in ogni caso, l’approccio, da uomo disincantato, ma al contempo fiducioso, pervaso di un candore infantile nell’abbandono alle proprie sensazioni ed emozioni. Andersen crede in ciò che magicamente si anima nelle trame che viene creando, sorridendone, ma ugualmente convinto della loro “possibile” esistenza in un mondo governato, in fondo, da una benigna volontà provvidenziale.

Illustrazione di Lorenz Frølich per Madre Sambuco

“Andersen scopre nuove sorgenti del meraviglioso (…), non si deve equivocare con prodotti artigianali e surrogati quali la novelletta edificante, il raccontino didascalico o moralistico, insomma quella che viene chiamata (…) letteratura pedagogica.[25] Il poeta danese ci dona un tipo di fiaba utile alla formazione della mente, di una mente aperta in tutte le direzioni: una leva fondamentale per l’educazione di un uomo, che non sia solo un esecutore ordinato e limitato, un consumatore facilmente plasmabile e pedissequamente subalterno.

“Al di là del contenuto immediato e dell’ideologia di cui possano essere di volta in volta portatrici”[26] ci aiutano a conformare criticamente la mente e ad affrontare la realtà con occhio spregiudicato: “di inventare dei punti di vista per osservarla, di vedere l’invisibile, come lo scienziato vede le onde elettromagnetiche dove nessuno aveva mai visto nulla; insomma, proprio come Andersen vede un’intera storia sulla punta di un ago da rammendo”.[26]

L’ascesa e il raggiungimento della notorietà

Da principio trovano maggior riscontro romanzi come O. T. (il titolo richiama le iniziali del protagonista, Otto Thostrup, ma anche la sigla con cui era noto il carcere minorile di Odense – Thungtus Odense/Riformatorio di Odense) del 1836 o Soltanto violinista (Kun en Spillemand) dell’anno successivo.[27] Il primo incentrato sulle amarezze e la profonda solitudine del protagonista, diviene anche occasione per raccontare, su uno sfondo comunque rilevante, le trasformazioni della società danese e i travagli dei movimenti liberali e democratici in Europa.[28] Nel secondo, si racconta la storia di due ragazzini che, innamorati fin dall’infanzia, ma costretti a separarsi, continueranno a cercarsi per tutta la loro vita. Il protagonista è un grande sognatore, sopraffatto dalle spietate regole del mondo degli adulti. Entrambe le opere, verranno tradotte in breve tempo in numerose lingue europee. Nello stesso anno, il 1837, appare sulla “Revue de Paris” una sorta di biografia dello scrittore danese, curata da Xavier Marmier, intitolata Une vie de poète che, ripresa in vari Paesi, contribuisce non poco alla diffusione della notorietà di Andersen in Europa. Intensa è l’attività per il teatro di questi anni. Nel 1838, lo scrittore riesce finalmente a vedersi riconosciuto un vitalizio come letterato, che gli consente di non scrivere più per necessità economiche. Del 1840, le opere teatrali, destinate però all’insuccesso, Il mulatto (Mulatten), Maurerpigen e Una commedia in verde (En Comedie i det Grønne).

Il Teatro Reale a Copenaghen

Con il desiderio di recarsi nuovamente all’estero, mai sopito fin dal suo ritorno dal precedente viaggio, grazie a un sussidio reale, nel 1840 riesce a partire nuovamente per la Germania, l’Italia, Malta, la Grecia, Costantinopoli, facendo ritorno, durante le rivolte balcaniche, lungo il corso del Danubio, praticamente dal delta fino alla capitale austroungarica. Da Vienna attraverso la Germania raggiunge di nuovo la Danimarca. Le impressioni, di grande interesse culturale, politico e etnografico, raccolte durante questo soggiorno in paesi stranieri costituiranno il materiale letterario per Il bazar di un poeta (En digters bazar), che uscirà in volume nel 1842.[29]
A metà degli anni 1840 Andersen è già noto in gran parte d’Europa, sebbene abbia ancora difficoltà sociali nella sua Danimarca. In questo periodo torna, all’amore di sempre: il teatro. Del 1844 è l’opera teatrale Il re sognatore (Konger Drømmer)e dell’anno successivo la commedia di ispirazione fiabesca Il fiore della felicità (Lykkens Blomst). Il 1846 vede l’uscita del libretto d’opera La piccola K. (Liden Kirsten), musicato da Johann Peter Emilius Hartmann, di cui Andersen scriverà una biografia. L’editore londinese della “Literary Gazette”,William Jerdan invia allo scrittore danese una lettera con cui lo invita a visitare l’Inghilterra. Andersen gli risponde con calore, entusiasta di poter recarsi in un Paese “la cui letteratura ha così indelebilmente arricchito la mia immaginazione e colmato il mio cuore”.[30]

La visita in Inghilterra e l’incontro con Charles Dickens

Nel giugno del 1847, Andersen visita l’Inghilterra dove ottiene un’accoglienza trionfale. Questo viaggio segna una vera e propria svolta nello sviluppo letterario dello scrittore. Alcuni romanzi e fiabe erano già stati tradotti tra il 1845 e il 1847 in lingua inglese e numerose riviste letterarie britanniche avevano favorevolmente recensito tali opere[31]. Jerdan gli procura numerosi incontri con esponenti del mondo letterario anglosassone, tra cui quello con Charles Dickens che, la prima volta, non riesce ad avere luogo. Quest’ultimo, si premura comunque di far recapitare al danese una copia delle proprie opere con dedica personale. Andersen rimane colpito profondamente e favorevolmente da Londra, paragonandola, per fascino, solo a Roma (“Londra con le sue giornate frenetiche, Roma con le sue notti di silenzio”), sebbene nel suo diario non manchino annotazioni circa le condizioni miserabili in cui le classi meno abbienti sono costrette a vivere. L’incontro con l’autore de Il circolo Pickwick è tuttavia, solo rimandato. Esso avviene nel mese di agosto a Ramsgate, presenti i familiari dello scrittore inglese. Da questo scaturisce una profonda amicizia tra i due uomini che darà vita a un intenso, seppur irregolare, scambio epistolare per oltre un decennio, oltre che a un ulteriore incontro a Londra nel 1857.

Ritratto di Charles Dickens (dallaPortrait Gallery of Eminent Men and Women in Europe and America – Galleria di ritratti degli uomini e delle donne famose in Europa e America – diE.A. Duyckinck.

Il poeta danese scrive, parlando del momento in cui i due si lasciarono: (Dickens) “era partito da Broadstarirs per salutarmi, e indossava un abito verde sdrucito e un kilt scozzese colorato in modo allegro, di un inglese elegantissimo. È stato l’ultima persona a stringermi la mano in Inghilterra e ha promesso di scrivermi. Mentre la nave si allontanava dal porto, riuscivo ancora a vederlo: credevo se ne sarebbe andato via molto prima! Agitava il cappello e alla fine ha anche alzato una mano verso il cielo. Mi chiedo se volesse dirmi: ‘ci rivedremo lassù!’[32]. Il soggiorno britannico, grazie ai buoni uffici di Richard Bentley, già editore delle opere del danese in Inghilterra, che gli permette di stringere importanti accordi editoriali, apre definitivamente ad Andersen le porte del mercato anglosassone, che rappresenterà, da quel momento in avanti, uno dei punti di riferimento all’estero per la sua produzione, insieme con quello statunitense. Un rapporto, quello con il mondo letterario e editoriale inglese, che sarà comunque segnato da non poche difficoltà e incomprensioni[33]. Nella raccolta di fiabe uscita quell’anno (Nuove fiabe. Secondo volume. Prima raccoltaNye Eventyr. Andet Bind.Første Samling) Andersen inserisce una dedica speciale per lo scrittore inglese: ” Sento un desiderio, una bramosia di radicare in Inghilterra la prima fioritura del mio giardino poetico quale augurio natalizio: ed è grazie a te, mio caro, nobile Dickens che coi tuoi libri mi sei stato amico prima di conoscerti”[34]. Nello stesso anno esce la stesura definitiva del dramma Ahasversus (Ahasversus).

La maturità

Nel 1849, esce il romanzo Le due baronesse (De to Baronesser/The two Baronesses).

Monumento ad Andersen di August Saabyes (1877) nel Parco Reale, Rosemberg, Copenaghen

Riguardo a questa opera riceverà una lettera appassionata da Dickens, che aveva avuto una copia dedicata del libro in inglese: “Mia moglie e i ragazzi insistono perché ti saluti tanto, e siamo tutti ansiosi di sapere quando ci allieterai con un nuovo libro. Siamo gelosi di Stoccolma e siamo gelosi della Finlandia, e ci ripetiamo che tu dovresti stare a casa, a casa e in nessun altro posto! (Eccetto l’Inghilterra, naturalmente, in cui ti accoglieremmo con tutto il cuore). A casa con una penna in mano e un bel plico di fogli bianchi davanti a te”[35]. Altri vaudevilles, di motivo fiabesco, come Meer end Perler og Guld, Ole Chiudigliochi (Ole Lukøje) o Madre Sambuco (Hyldemoer) caratterizzano la produzione della fine degli anni ‘quaranta e degli inizi degli anni cinquanta. A quel periodo risalgono le due commedie (1850) La nuova camera della puerpera(Den nye Barseltue e Una notte a Roeskilde (En Nat i Roeskilde). Da ricordare ancora il romanzo filosofico Essere e non essere (At være eller ikke være)[36] del 1857. Tra gli episodi di maggior rilievo vi è il secondo soggiorno in Inghilterra di Andersen su invito di Dickens nel luglio 1857, a seguito del quale l’amicizia tra i due si raffredderà non poco, almeno da parte dell’inglese (ricordato in Una visita a casa di Charles Dickens d’estate. 1857Et Besøg hos Charles Dickens I Sommeren. 1857-, edito nel 1860). Pare che l’invito fosse per un breve periodo, ma Andersen si fermò presso l’abitazione dello scrittore, Gad’s Hill, per oltre sei settimane, fino al mese di agosto. Questo fatto influì negativamente sul giudizio complessivo che l’ospite britannico si era fatto del danese, ridimensionando la sua stima incondizionata. “L’ipersensibilità di Andersen e la sua necessità di attenzione, come ospite e straniero, provocarono infatti non pochi disagi alla famiglia Dickens. E soprattutto non poche incomprensioni. Dickens aveva garantito che durante quell’estate sarebbe stato libero e a completa disposizione per il suo ospite, ma fu invece indaffaratissimo fra la stesura de La piccola Dorritt (La piccola Dorritt) e numerose altre attività. Il temperamento di Andersen, d’altra parte, era effettivamente delicatissimo. E alcune recensioni a articoli sprezzanti su di lui, che gli pervennero in quelle giornate[37] complicarono di più il suo stato d’animo”[34]. Al termine di quel soggiorno, Dickens, che si era dato da fare per presentare Andersen nei circoli letterari e teatrali londinesi più esclusivi, superando non poche difficoltà anche linguistiche, scrisse: “(Andersen) ci fa passare pessimi momenti. Sono persino arrivato alla convinzione che non parli come si deve neppure il danese. Almeno è ciò che sostiene la sua traduttrice, e sarebbe in grado di giurarlo di fronte a un giudice”[38]. Si sostiene addirittura che lo scrittore inglese si sia ispirato ad Andersen per creare la spregevole figura di Uriah Heep, nel celeberrimo romanzo David Copperfield, edito tra il 1849 e il 1850. Tuttavia, il disincanto dell’inglese per Andersen risale a molti anni dopo la pubblicazione del romanzo (momento in cui le affinità tra i due raggiungono invece vertici quasi idilliaci) e tale connessione non sembra probabile. Il danese, viceversa, dopo aver lasciato l’ospite britannico gli scrive: “Dimentica, amico, il lato oscuro di me che la troppa vicinanza potrebbe averti illuminato.Vorrei tanto vivere nel ricordo di una persona che ho amato come un amico e un fratello”[39].

Casa di Andersen a Odense (notturno)

Per parte sua, Andersen rimarrà affettivamente, sebbene univocamente, legato a Dickens fino alla morte di quest’ultimo (1870), tanto da annotare nel proprio diario il giorno della scomparsa dello scrittore: “La sera del 9 giugno – ho letto – Charles Dickens è mancato. Non ci rivedremo mai più su questa terra. Non avrò mai una spiegazione sul perché non abbia risposto alle mie lettere”[40] Tra il 1853 e il 1863, scriverà inoltre ben sette opere teatrali[41]. In riferimento allo stesso periodo, non sono poi da trascurare i numerosi resoconti di viaggi: in tutto lo scrittore ne affrontò probabilmente una quarantina, anche fuori dall’Europa, (almeno 29 sono documentati) tra cui In Svezia (I Sverrige) del 1851, In Spagna (I Spanien) del 1863 e Una visita in Portogallo (Et Besøg i Portugal) del 1866. Si tratta di racconti atipici, che coniugano brani di tipo documentaristico a “excursus” (digressioni, divagazioni erudite) di natura filosofica. In In Svezia sono inserite anche alcune fiabe.

Gli ultimi anni

Conquistato il successo, Andersen continua a scrivere moltissimo, anche per il teatro, sebbene un numero notevole di opere usciranno dopo la sua morte. Inoltre, non recede dal viaggiare, producendo diversi resoconti. La sua già citata autobiografia La fiaba della mia vita (Mit Livs Eventyr, uscita in due volumi nel 1855 in lingua danese, che riprende anche La mia fiaba personale senza composizione redatta nel 1847)[42], vede un seguito La storia della mia vita The story of my life, edita in inglese, nel 1871. A essa si aggiunge una continuazione Fortsœttelse che riguarda il periodo 1855-1867, pubblicata postuma a cura di Jonas Collin, nel 1877. L’ultima Ricordi (Levnedsbog), incompiuta, esce anch’essa dopo la morte dello scrittore, nel 1926. Nel 1866 viene nominato consigliere di Stato e nel 1867 diviene cittadino onorario di Odense. Riconosciuto dalla critica, in particolare da Georg Brandes, come vero rinnovatore del genere fiabesco, si reca per ben due volte all’Esposizione Universale di Parigi (visita riecheggiata poi nella fiaba La Driade). In questo periodo alcune fiabe e raccolte di fiabe approdano sul mercato librario e sulle riviste letterarie statunitensi, grazie all’interessamento dello scrittore per l’infanzia ed editore newyorkese Horace Eliash Scudder. Quest’ultimo gli riconosce il più alto compenso mai ricevuto dall’estero per la pubblicazione delle sue opere, una cifra equivalente a circa 450 sterline, oltre a tributargli il titolo di “grande maestro”, pur essendo egli stesso un noto scrittore di libri per l’infanzia[34].

Oltre alle autobiografie, Andersen tiene un diario, redatto quotidianamente nel corso di gran parte della sua vita, e composto da ben 12 volumi. Notevole l’epistolario.

Tomba di H.C. Andersen nel giardino della chiesa dell’Assistenza, Copenaghen

Nel 1870, scrive il suo ultimo romanzo Peer fortunato (Lykke-Peer), ritornando a uno dei temi a lui cari ossia il giovane povero e geniale destinato al successo, ma piegando il finale a una momento eroico: il protagonista è stroncato da uninfarto, mentre canta in un’opera da lui composta. Come sottolinea Bruno Berni, una morte “nella gioia della vittoria, comeSofocle ai giochi olimpici, come Thorvaldsen a teatro, ascoltando una sinfonia di Beethoven”. Nonostante il prestigio e il successo delle sue opere, Andersen versa in condizioni di semi indigenza economica. Numerosi i sostegni in denaro che gli arrivano dalla Danimarca e dagli Stati Uniti e da altri Paesi europei. Pur commosso dalla solidarietà dei lettori, dichiarò: “Non posso accettare alcun dono che provenga da altri individui. Diversamente, anziché sentimenti di orgoglio e gratitudine, proverei umiliazione”[43]

Nella primavera del 1872, Andersen cade dal letto facendosi molto male. Non si riprende mai del tutto. A testimonianza del perdurare anche in vecchiaia di una sensibilità instabile e contraddittoria nello scrittore, in una lettera del 1873, indirizzata a Edward Collin, Andersen annoterà: “È meraviglioso avere degli amici a questo mondo, amici come quelli che ho io”, alla fine dello stesso anno, in un altro scritto, si esprimerà così: “Non vedo progresso, non vedo futuro. Se la vecchiaia è questo, è terribile”[43]. Nel 1874 posa per una scultura che gli fu eretta, fra molte polemiche, ancora in vita[44] Per il suo settantesimo compleanno gli vengono tributati onori da tutto il mondo da parte dei suoi lettori. Poco prima di morire, pare che chieda bizzarramente alla signora Melchior, presso cui alloggia, di tagliargli un’arteria dopo morto e di far incidere sulla sua lapide l’epigrafe: “Non sono morto davvero”. Andersen spira il 4 agosto 1875, in pace, in una casa chiamata Rolighed (letteralmente: quiete), di proprietà della famiglia Melchior appunto, agiati commercianti suoi amici, nei dintorni diCopenaghen. Il suo corpo viene deposto nel cimitero retrostante la chiesa dell’Assitenza nell’area della capitale danese nota come Nørrebro.

Opere

Ritratto a inchiostro di Hans Christian Andersen, da “Young Folk’s Cyclopedia of Person and Places,1881

Romanzi

  • Improvisatoren (L’improvvisatore) (1835)
  • O.T. (O.T.) (1836)
  • Kun en Spillemand (Soltanto violinista) (1837)
  • De to Baronesser, (Le due baronesse) (1848)
  • At være eller ikke være (Essere e non essere) (1857
  • Lykke-Peer (Peer fortunato) (1870)

Altri scritti in prosa

  • Gjenfærdt ved Palnatokes Grav (Apparizione sulla tomba di Palnatokes) (1822) in Ungdoms-Forsø. Af Villiam Christian WaltherAntologia[75]
  • Fodreise fra Holmens Canal til Østpynten af Amager i Aarene 1828-1829 (Viaggio a piedi dal canale di Holmen alla punta orientale di Amager) (1829)
  • Den skjønne Grammatica, eller Badens latinske Grammatik (La bella grammatica, o grammatica latina di Baden) (1831)
  • Sorøe Gang * (1935, post.)
  • Fragmenter af en ufuldført historisk Roman (Frammenti di un abbozzo di romanzo storico) (1935, post.)
  • Christian den Andens Dverg * (1935, post.)

Raccolte di poesie

  • Digte (Poesie) (1830)
  • Phantasier og Skizzer (Fantasie e schizzi) (1831)
  • Vignetter til danske Digtere (Scenari per poeti danesi) (1831)
  • Aarets tolv Maanader, Tegnede med Blæk og Pen (I dodici mesi dell’anno, disegnato a inchiostro e penna) (1832)
  • Samlede Digte (Raccolta di poesie) (1833)
  • Digte, gamle og nye (Poesie, vecchie e nuove) (1846)
  • Fædrelandske Vers og Sange under Knigen (Versi patriottici e canzoni familiari) (1851)
  • Kjendte og glemte Digte (Poesie conosciute e dimenticate) (1861)

Cicli di poesie

  • Smaadigte, skrevne til de 4 gamble Abelliner * (1830)
  • Hjertets Melodier (Melodia del cuore) (1831)
  • Studier efter Naturer (Studi sulla natura) (1831)
  • Italien (Italia) (1846)
  • Thorvaldsen (Thorvaldsen) (1847)
  • Billeder fra Jylland (Immagini dallo Jutland) (1854)

Opere teatrali

  • Alfsol (Alfsol) (1822)
  • Røverne i Vissenbjerg i Fyen (Ladri a Vissenbjerg in Fionia) (1822)
  • Kaerlighed paa Nicolaja Taarn, eller Hvad siger Parterret (Amore nella torre di San Nicolao) (1829)
  • Skibet (La nave) (1831)
  • Fornufgiftermaalet nr.2. En Dramatisk Drom paa Skagens * (1831)
  • Bruden fra Lammeromoor (La sposa di Lammermoor) (1832)
  • Ravnen eller Broderprøven (Il corvo o il fratello modello) (1832)
  • Paa Droningen 16 Aar (Regina a 16 anni) (1833)
  • Agnete og Havmanden (Agnete – Agnese- e il Tritone) (1833)
  • Sangene i Festen paa Kenilworth (Le canzoni nelle feste di Kenilworth)(1836)
  • Skilles og mødes (Divorzio e unione) (1836)
  • En Rigtig Soldat (Un soldato corretto) (1838)
  • Den Usynlige paa Sprogø(L’invisibile su Sprogø) (1839)
  • Mulatten (Il mulatto) (1840)
  • Mikkels Kjærligheds Historier i Paris (Storie d’amore di Mikkel a Parigi) (1840)
  • En Komedie i det Grønne (Una commedia in verde) (1840)
  • Maurerpigen * (1840)
  • Vandrig gjennem Opera – Galleriet (Passeggiando per la Galleria dell’Opera) (1841)
  • Kongen Drømmer (Il re sognatore) (1844)
  • Fragmenter af H.C. Andersen. “Ahasversus” (Frammenti di H.C. Andersen. Ahasversus) (1844)
  • Lykkens blomst (Il fiore della felicità) (1845)
  • Liden Kristen (La piccola K.) (1846)
  • Ahasversus (Ahasversus) (1847)
  • Kunstens Dannevirke * (1848)
  • Brylluppet ved Como-Soen (Nozze sul lago di Como) (1849)
  • Fine Meer Perler og Gould * (1849)
  • En Nat i Roeskilde (Una notte a Roeskilde) (1850)
  • Ole Lukøie (Ole Chiudigliocchi) (1850)
  • Den nye Barselstue (La nuova camera della puerpera) (1850)

    Fotografia di Andersen (Franz Hanfstængl), 1860

  • Hyldemoer (Madre Sambuco) (1851)
  • Nokken * (1853)
  • Indledning til Carnevalet (I preparativi al Carnevale) (1854)
  • Fuglen i Pæretræet (L’uccello del pero) (1854)
  • En Landsbyhistorie (Una storia di villaggio) (1855)
  • Paa Langebro (In Langebro) (1864)
  • Han er ikke født (Non è nato) (1864)
  • Da Spanierne var her (Quando gli spagnoli sono stati qui) (1865)
  • Kong Saul, Opera af H.C Andersen. 2Den og 3 dit legge (Re Saul, Opera di H.C. Andersen) (1867)
  • I Vetturinens Vogn (Nella carrozza del vetturino) (1868)
  • Kong Saul. Opera i fem Acter(Re Saul. Opera in cinque atti) (1876, post)
  • Festen paa Kenilworth (Feste a Kenilworth) (1876, post.)
  • Intermediet til Holbergs: Kilderejsen (Holbergs: origine di un viaggio) (1883, post.)
  • Hr. Rasmussen (Signor Rasmussen) (1913, post.)
  • Danmark (Danimarca) (1937, post.)
  • Truth (La verità) (1940, post.)
  • Sangerinden (Cantante) (1987, post.)
  • Skovcapellet (La cappella nel bosco) (2000, post.)
  • Souffleurens Benefice * (2001, post.)
  • Langebro (Langebro) (2001, post.)
  • I Manneskin * (2001, post.)
  • En Ødeland (Un luogo solitario) (2003, post.)

Biografie

  • En Episode af Ole Bulls Liv (Un episodio della vita di Ole Bulls) (1839)
  • Berthel Thorvaldsen. En biographisk skizze (B. Thorvaldsen. Un abbozzo di biografia) (1844)
  • Henriette Hanck (Henriette Hanck) (1845)
  • Jens Adolph Jerichau og Elisabeth Jerichau, tødt Baumann (J.A. Jerichau e E. Jerichau, nata Baumann) (1853)
  • Johan Peter Hartmann (J.P. Hartmann) (1860)
  • Digteren Bernhard Severin Ingemann (Il poeta B.S. Ingemann) (1862)

Autobiografie

  • Mit Eget Eventyr unden Digtning (La mia fiaba personale senza composizione) (tedesco) (1847)
  • Mit Livs Eventyr (La fiaba della mia vita) (1855)

    Monumento di sabbia dedicato a H. C. Andersen, a Lakolk/Romø

  • The story of my life (La storia della mia vita) (inglese) (1871)
  • Levnedsbog (Autobiografia) (1926, post.)

Scritti satirici e umoristici

  • Et Kjøbenhavnsk Eventyr Nytaarsnat (Fiaba della notte di Capodanno a Copenaghen) (1829)
  • Tanker over et Nul. – (Brudstykke efter det Tydske) (Pensieri di uno zero. – Frammento dopo il tedesco) (1829)
  • Tanker over nogle gamle forslidte Skoe (Pensieri su alcune vecchie scarpe usate) (1830)
  • Aphorismer efter Lichtemberg, Jean Paul og L. Börne (Aforismi su Lichtemberg, Jean Paul e L. Börne) (1830)
  • En Samling Digterblomster og Aphorismer af forskellige Forfattere (Raccolta di antologie poetiche e aforismi per diversi scrittori) (1830)
  • En geographisk Beskrivelse af det menneskelige Hoved (Descrizione geografica della testa umana) (1832)
  • Akrostichon-Gaade. To danske Digteres Navne (Acrostico-Enigma. Nome di due poeti danesi) (1875)

Articoli, lettere e altri scritti

  • Til Kjøbenhavns-Posten’s Læsere, i Anledning af Herr XXX’s Kritik over: “Kjærlighed paa Nicolai Taarn” (Ai lettori del Copenaghen-Posten, a proposito della critica del Signor XXX su “Amore sulla torre di San Nicolao) (22 maggio 1829)
  • Et Stykke Kage til den lille XXX, for hans Ricochets mod Hr. Andersen af “En Beundrer af XXX * (8 giugno 1829)
  • Subskriptionsplan. Digte (1830) (Piano di sottoscrizione. Poesie (1830)) (1º dicembre 1829)
  • Subkriptionsplan til “Phantasier og Skizzer (Piano di sottoscrizione per “Fantasie e schizzi) (1º ottobre 1830)
  • Uddrag af et Privatbrev fra Paris, dateret 11te Juni 1833 (Estratto di una lettera privata da Parigi, datata 11 giugno 1833) (22 giugno 1833)
  • Fortale til “Agnete og Havmanden” (Prefazione a “Agnete e il tritone) (14 novembre 1833)
  • Fortale til Subskriptionsindbydelse paa “Improvisatoren” *(27 novembre 1834)
  • Erklæring I Anledning af Kritik i A. P. Berggreens i “Musikalks Tidende”, Nr.7 af “Poetisk Jydepotte” fremsagt ved Hr. Sahlertz (Dichiarazione in merito alla critica a A.P. Berggreens in “Giornale Musicale”, Nr.7 di “Poetisk Jydepotte”, avanzata dal signor Sahlerz) (9 marzo 1836)
  • Anmeldelse af H.C. Ørsteds Foredrag (Note di H.C. Andersen alla lettura di Ørsted)(20 aprile 1839)
  • Fortale af H.C. Andersen, til “Konstnerfamilien” (Prefazione di H.C. Andersen a “La famiglia dell’artista) (dicembre 1841)
  • De Svenske i Fyen i Sommeren 1848 (La svedese in Fionia d’estate) 24 novembre 1848)
  • “Midsommar-Resan”. En Val-Fart af Förf. til Teckningar ur hvardagslifvet * (2 marzo 1849)
  • Et Par Ord om “Hyldemoer” ( un paio di parole su “Madre Sambuco”) (4 dicembre 1851)
  • Berigtigelse af en Fejl i “Mit Livs Eventyr” (Correzione di un errore in “La fiaba della mia vita”) (5 febbraio 1856)
  • Af et Brev fra London. July 1857 (Lettera da Londra. luglio 1857) (23 luglio 1857)
  • Protest til Redacteur Ploug mod Clemens Petersens Anmeldelse i “Fædrelandet” af Carit Etlars Folkekomedie “Hr. Lauge med den” (Protesta al Redattore Ploug contro la recensione di Clemens Petersen a “Paese dei padri” commedia popolare di C. Etlars. “Signor Lauge con l’…”) (30 gennaio 1861)
  • Brev fra Prof. H.C. Andersen, dateret Florents den 3 Juni (Lettera del prof. H.C. Andersen, datata Firenze, 3 giugno) (22 giugno 1861)
  • Brudstykke af et Brev fra Spanien (Frammento di una lettera dalla Spagna) (20 settembre 1862)
  • Brudstykke af et Brev, dateret Valencia, den 18de September (Frammento di una lettera, datata Valencia, 18 settembre)(26 settembre 1862)
  • Brudstykke af et Brev, dateret Granada den 12. Oktober (Frammento di una lettera, datata Granada, 12 ottobre) (23 ottobre 1862)
  • Brudstykke af et Brev, dateret Tanger den 3. November (Frammento di una lettera, datata Tangeri, 3 novembre) (20 novembre 1862)
  • Brudstykke et et Brev, dateret Madrid den 18. December (Frammento di una lettera, datata Madrid, 18 dicembre) (27 dicembre 1862)
  • Bemærkninger (Osservazioni) (30 marzo 1863)
  • Uddrag af et Brev, dateret Leyden, den 17. Marts (Estratto di una lettera, datata Leyda, 17 marzo) (28 marzo 1866)
  • Af et Brev fra H.C. Andersen, dateret Lissabon, den 16. Mai (Lettera da H.C. Andersen, datata Lisbona, 16 maggio)(3 giugno 1866)
  • Uddrag af et Brev, omhandlende Rejsen til Portugal (Estratto di una lettera, che tratta del viaggio in Portogallo) (22 giugno 1866)
  • Fra H.C. Andersen Reise. Brev dateret Setubal den 19de Juni 1866 (H.C. Andersen in viaggio. Lettera datata Setubal, 19 giugno 1866) (1º luglio 1866)
  • Brudstykke af et Brev dateret Cintra den 31. Juli (Frammento di una lettera datata Cintra, 31 luglio) (11 agosto 1866)
  • Svarskrivelse til Odense Kommunalbestyrelse paa Indbydelsen til at komme til Odense den 6/12 for at modtage Diplomet som Æresbor (Risposta al Consiglio Comunale di Odense all’invito di venire a Odense il 6 dicembre per ritirare il Diploma di cittadino onorario) (30 novembre 1867)
  • Takketale ved Overrækkelsen af Diplomet (Discorso di accettazione durante la cerimonia di conferimento del Diploma)(6 dicembre 1867)
  • Takskrivelse til Studenterforeningen (Lettera all’Associazione degli Studenti) (10 dicembre 1867)
  • Bemærkninger (Osservazioni) (19 novembre 1868)
  • Brev, dateret Kjøbenhavn d. 2 den Januar 1867. (poetico for: 1868) (Lettera, datata Copenaghen, 2 gennaio 1867. -poetico per 1868-) (novembre 1867)
  • Et Brev fra Etatsraad H.C. Andersen til Udgiveren (Una lettera dal Consigliere H.C. Andersen agli editori) (novembre 1869)
  • Brev dateret Rom, den 5te December 1833(Lettera, datata Roma 5 dicembre 1833) (giugno 1870)
  • Brev dateret Kjøbenhavn, den 15de September 1836 (Lettera, datata Copenaghen 15 settembre 1836) (giugno 1870)
  • Uddrag af et Brev til Edmund W. Gosse (Estratto di una lettera a E.W. Gosse) (7 marzo 1874)
  • H.C. Andersen og de amerikanske Børn (H.C. Andersen e i bimbi americani) (10 ottobre 1874)
  • Bemærkninger til “Eventyr og Historier” (Osservazioni su “Fiabe e racconti”) (20 dicembre 1874)
  • Til mine Landsmænd (Ai miei connazionali) (2 aprile 1875)
  • Brev, dateret Kjøbenhavn, den 5te April 1875, til Redaktøren af “Søndags-Posten” (Lettera, datata Copenaghen, 5 aprile 1875, alla redazione del ” Søndag-Posten” – Post della domenica-) (11 aprile 1875)
  • Et Curiosum fra 1822 (Un curioso dal 1822) (ottobre 1875, post.)

Raccolte e lavori vari

  • In Ugdoms-Forsøg. Af Villiam Christian Walther (in Antologia: Tentativi giovanili di V.C. Walther) (1822)
  • Tre Digtninger (Tre composizioni) (1838)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Første Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Primo volume) (1853)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Andet Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Secondo volume) (1853)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tredie Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Terzo volume) (1853)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Fjerde Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Quarto volume) (1853)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Femte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Quinto volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Sjette Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Sesto volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Syvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Settimo volume)(1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Ottende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ottavo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Niende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Nono volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tiende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Decimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Ellevte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Undicesimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tolvte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Dodicesimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Trettende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Tredicesimo volume)(1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Fjortende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Quattordicesimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Femtende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Quindicesimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Sextende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Sedicesimo volume) (1854)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Syettende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Diciassettesimo volume) (1855)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Attende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Diciottesimo volume) (1855)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Nittende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Diciannovesimo volume) (1855)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventesimo volume) (1855)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Eet og Tyvende og To og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventunesimo e ventiduesimo volume) (1855)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tre og Tyvdene Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventitreesimo volume) (1857)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Fire og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventiquattresimo volume) (1863)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Fem og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Venticinquesimo volume) (1868)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Sex og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventiseiesimo volume) (1868)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Syv og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventisettesimo volume) (1868)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Otte og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Venottesimo volume) (1868)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Ni og Tyvende Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Ventinovesimo volume) (1876, post.)

    Illustrazione di Vilhelm Pedersen per Ole Chiudigliochi (Ole Lukøje)

  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tredivte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Trentesimo volume) (1876, post.)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. En og Tredivte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Trentunesimo volume) (1876, post.)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. To og Tredivte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Trentaduesimo volume)(1876, post.)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Supplement til ‘Mit Liv Eventyr’ (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Supplemento a ‘La fiaba della mia vita’ ) (1877, post.)
  • Samlede Skrifter af H.C. Andersen. Tre og Tredivte Bind (Raccolta di lavori di H.C. Andersen. Trentatreesimo volume) (1879, post.)
  • H.C. Andersen. Samlede Skrifter. Anden Udgave (H.C. Andersen,. Raccolta di lavori. Seconda edizione) (1880, post.)

Opere singole (pubblicate una sola volta, non ristampate o ricomprese in raccolte)

  • Skjærmbræts – Billeder* – raccolta di poesie- (1829)
  • Prøve af “Phantasier og Skizzer” (Abbozzo di “Fantasie e schizzi”) (1830)
  • Tvende Smaadigte (Venti poesiole) (1830)
  • Tre Smaae-Digte (Tre poesiole) (1830)
  • Deviser med Presenterne paa et Juletræe * (1831)
  • Poetiske Penneprøve (Modello di poetica a penna) (1831)
  • Poetiske Bagateller (Bagatelle di poetica) (1832)
  • Smaae-Digte (Poesiole) (1833)
  • Digte af H.C. Andersen I (Poesie di H.C. Andersen I) (1834)
  • Blade af min Dagbog (Foglio del mio diario) (1835)
  • Digte af H.C. Andersen II (Poesie di H.C. Andersen II’) (1835)
  • Smaa-Digte af H.C. Andersen (Poesiole di H.C. Andersen) (1835)
  • Psalmer ved første Gudstjeneste i Holmens Kirke (Salmi per il primo servizio divino nella chiesa di Holmens) (1836)
  • Smaahistorier.(Efter det Tydske) (Storielle. -Dopo il tedesco-) (1836)
  • Digte af H.C. Andersen III (Poesie di H.C. Andersen III) (1836)
  • Sange ved det Søsterlige Velgjørenheds Selskab høitidelige Forsamling i Anlednig af Hendes Majestæt Dronning Maria Sophia Frederikas høie Fødselsdag den 28de October 1838 * (1838)
  • Tre nye Billeder af H.C. Andersen (Tre nuove immagini di H.C. Andersen) (1840)
  • Smaavers af H.C. Andersen I (Piccoli versi di H.C. Andersen) (1840)
  • Billedbog under Billeder af H.C. Andersen. Nye Samling. Helliget mine svenske Venner (Album senza immagini. Nuova raccolta. Dedicato ai miei amici svedesi) (1840)
  • Sange af Vaudevillen: “Fuglen i Pæretræet” (Canzoni di “vaudeville”: l’uccello sul pero) (1844)
  • Digte af H.C. Andersen IV (Poesie di H.C. Andersen IV) (1844)
  • Smaa-vers af H.C. Andersen II (Piccoli versi di H.C. Andersen II) (1844)
  • Digte af H.C. Andersen V (Poesie di H.C. Andersen V) (1844)
  • To billeder fra Kjøbenhavn (Due immagini da Copenaghen) (1846)
  • Fortællinger og Digte af H.C. Andersen (Prose e poesie di H.C. Andersen) (1847)
  • 6 indledende Smaavers (Sei piccoli versi introduttivi) (1849)
  • 6 indledende Smaavers II (Sei piccoli versi introduttivi II) (1850)
  • Indledende Smaavers (Piccoli versi introduttivi) (1855)
  • Digte af H.C. Andersen VI (Poesie di H.C Andersen VI) (1862)
  • Digte fra Spanien (Poesie dalla Spagna) (1863)
  • 6 Smaarim (Sei piccole rime) (1866)
  • Smaavers af H.C. Andersen III (Piccoli versi di H.C. Andersen III) (1867)
  • Smaavers af H.C. Andersen IV (Piccoli versi di H.C. Andersen IV) (1872)
  • To Digte af H.C. Andersen (Due poesie di H.C. Andersen) (1875, post.)
  • Tre utrykte Digte af H.C. Andersen (Tre poesie stampate di H.C. Andersen) (1878, post.)
  • To ukendte Eventyr af H.C. Andersen (Due poesie stampate di H.C. Andersen) (1926, post.)
  • Tre ufuldførte historiske Digtninge (Tre poesie storiche incompiute) (1935, post.)

Fiabe

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tutte le fiabe di Hans Christian Andersen.

Di seguito un elenco dei racconti più celebri dell’intera produzione di Andersen[76]. Le date in corsivo si riferiscono alla prima edizione assoluta (anche non in lingua danese)

  • L’acciarino magico o L’acciarino (Fyrtǿiet), 1835

    Illustrazione di Vilhelm Pedersen per L’acciarino

  • La principessa sul pisello (Prindessen paa Ærten), 1835
  • Pollicina o Mignolina (Tommelise), 1835 – 1836
  • Il ragazzaccio o Il bambino cattivo (Den uartige Dreng), 1835-1836
  • La sirenetta (Den lille Havfrue), 1837
  • I vestiti nuovi dell’imperatore (Keiserens nye Klæder), 1837 – 1838
  • Le galosce della felicità (Lykkens Kalosker), 1838
  • L’intrepido soldatino di stagno (Den standhaftige Tinsoldat), 1838

    Illustrazione di Vilhelm Pedersen probabilmente perIl tenace soldatino di stagno

  • I cigni selvatici (De vilde Svaner), 1838
  • L’elfo della rosa (Rosen-Alfen), 1839
  • Ole Chiudigliocchi (Ole Lukøie), 1841 – 1842
  • Il guardiano di porci (Svindrengen), 1841 – 1842

    Riproduzione di una pagina de Il guardiano di porci(1885)

  • Il grano saraceno (Boghveden), 1841 – 1842
  • Una rosa dalla tomba di Omero (En Rose fra Homers Grav), 1842
  • Il brutto anatroccolo (Den Grimme Ælling), 1843 – 1845
  • La regina delle nevi (La regina delle nevi) (Sneedronnigen), 1844 – 1846
  • Le scarpette rosse (De røde Skoe), 1845 – 1846
  • La pastorella e lo spazzacamino (Hyrdinden og Skorsteensfeieren), 1845 – 1846
  • La piccola fiammiferaia (fiaba) (La piccina dei fiammiferi) (Den lille Pige med Svovlstikkerne), 1845 – 1847
  • La rosa più meravigliosa del mondo (Verdens deiligste Rose), 1851-1852
  • Cinque in un baccello (Fem fra en Ærtebælg), 1852 – 1853
  • La fanciulla che calpestò il pane (Pigen, som traadte paa Brødet), 1859
  • La farfalla (Sommerfuglen), 1860
  • L’uomo di neve (Sneemanden), 1861
  • La vergine dei ghiacci (Lisjomfruen), 1861
  • La monetina d’argento (Sølvskillingen), 1861-1862
  • La diligenza da dodici posti (Dodici in diligenza) (Tolv med Posten), 1861
  • Peiter, Peter e Peer (Pietro, Piero e Pierino) (Peiter, Peter og Peer), 1868
  • Quello che il cardo visse (Hvad Tidselen oplevede/What Happened to the Thistle), 1869-1870 (prima edizione in inglese)

    Illustrazione di Lorentz Frølig per Quel che il cardo visse

  • La cosa più incredibile (Det Utroligste/The Most Incredible Thing ), 1870-1871 (prima edizione in inglese)

Traduzioni italiane delle opere di H.C. Andersen

  • Novelle, ed. Gnocchi, 1867
  • L’improvvisatore, ed. Treves, Milano 1879
  • Violinista, ed. Treves, Milano 1879
  • Quaranta novelle ed. Hoepli, 1903, traduzione di Maria Pezzè-Pascolato (l’11ª edizione del 1941, contiene una lettera di G. Carducci alla traduttrice)
  • Fiabe, ed. Einaudi, Torino 1956, antologia, traduzioni di Anna Manghi Castagnoli e Marcella Rinaldi, a cura di Knud Ferlov
  • Fiabe, ed. einaudi, Torino 1970, antologia, stessa traduzione della precedente edizione, a cura di Gianni Rodari
  • Libro illustrato senza illustrazioni, ed. Abramo, Catanzaro 1997, a cura di Bruno Berni, ISBN 88-8324-025-1
  • Fiabe e storie, ed. Donzelli, Roma 2001, traduzione e cura di Bruno Berni, introduzione di Vincenzo Cerami ISBN 88-7989-948-1
  • Il bazar di un poeta, ed. Giunti, Firenze 2005, a cura di Bruno Berni, ISBN 88-09-04171-2
  • Peer Fortunato, ed. Iperborea, Milano 2005, traduzione di José Maria Ferrer, postfazione di Bruno Berni, ISBN 88-7091-131-4
  • Il violinista, ed. Fazi, Roma 2005, a cura di Lucio Angelini, ISBN 88-8112-621-4
  • O.T. Un romanzo danese, ed. Fazi, Roma 2006, a cura di Lucio Angelini, ISBN 88-8112-709-1
  • Diari romani, ed. Libreria dello Stato, Roma 2008, a cura di Bruno Berni, ISBN 978-88-240-1421-2
  • I cigni selvatici, Topipittori, Milano, 2012, traduz. Maria Giacobbe, illustrato da Joanna Concejo
  • “L’improvvisatore”, Elliot Edizioni, 2013

Traduzioni friulane

  • “La sirenute e altris contis”, traduzion di Lucian Zili, Clape cultural Aquilee, Gurize Pordenon Udin 1989

Biografie su Hans Christian Andersen

  • La biografia più celebre e autorevole su Andersen è Hans Christian Andersen del 1975 di Elias Bredsdorff.
  • Il fantasma di Andersen, di Lucio Angelini, www.carmillaonline.com,a puntate dal dicembre 2005 al luglio 2006.

Osservazioni sulla scrittura del nome

“Hans Christian” è un nome tradizionale danese e si deve intendere come unico, spesso scritto “H.C.”: non è corretto, dunque, usare la forma “Hans Andersen”.

Opere teatrali su Hans Christian Andersen

  • Hans Christian Andersen – la doppia vita di uno strano poeta, prodotta dalla Markus Zohner Theater Compagnie di Lugano, in uno spettacolo musicale racconta la vita di HCA, riferendosi anche alle sue opere più famose. Creazione e regia: Patrizia Barbuiani, con Stefania Mariani, Rob Wyn Jones, Daniel Meininghaus, Gabriele Marangoni (musica), Annette Fischer (soprano).
  • The Most Incredible Thing, balletto prodotto dai Pet Shop Boys che debuttò nei teatri il 17 marzo 2011. Il balletto, coreografato da Javier De Frutos, è ispirato alla omonima novella.

Filmografia su Andersen

Film che trattano della figura di Andersen:

  • Mr. H.C. Andersen. Gran Bretagna 1950 (Regia: Ronald Haines)
  • Il favoloso Andersen (tit. orig.: “Hans Christian Andersen”), U.S.A, 1952, fiabesco, di Charles Vidor, interpretato da Danny Kaye, Farley Granger, Zizi Jeanmarie, Roland Petit, 3 Candidature agli oscar
  • Hans Christian Andersen – La vita come una favola (tit. orig.: “Hans Christian Andersen: My Life as a Fairy Tale”). U.S.A. 2003 (Regia: Philip Saville)
  • H.C. Andersen – historien om en digter. Germania/Danimarca 2005 (Regia: Piv Bernth)
  • Andersen – Una vita senza amore (tit. orig.: “Andersen. Zhizn bez lyubvi”), Russia-Italia-Germania, 2006, avventura, Regia di Eldar Ryazanov, interpretato da Sergei Migizko,Liya Akhedzhakova, Yelena Babenko, Valeri Garkalin

Filmografia ispirata alle opere di Andersen

  • The Little Match Seller, regia di James Williamson (Gran Bretagna, 1902)
  • La petite marchande d’allumettes, regia di Jean Renoir e Jean Tédesco (Francia, 1928)
  • Le petit soldat, regia di Paul Grimault (Francia, 1947)
  • Scarpette rosse (The Red Shoes), regia di Michael Powell e Emeric Pressburger con Anton Walbrook e Moira Shearer (Gran Bretagna, 1948)
  • Cisaruv slavík, regia di Jiří Trnka e Milos Makovec (Cecoslovacchia, 1949)
  • La bergère et le ramoneur, regia di Paul Grimault (Francia, 1952)
  • La regina delle nevi (Снежная королева), regia di Lew Atamanow (URSS, 1957)
  • Das Feuerzeug, regia di Siegfried Hartmann) (Germania, 1959)
  • Dikie lebedi (russ. Дикие лебеди), regia di Vera Tsekhanovskaya e Mikhail Tsekhanovsky (URSS, 1963)
  • Snezhnaya koroleva (russ. Снежная королева), regia di Gennadi Kazansky (URSS, 1966)
  • La piccola ninfa di mare (Malá morská víla), regia di Karel Kachyna (Cecoslovacchia, 1976)
  • La sirenetta (Русалочка), regia di Vladimir Bychkov (URSS/Bulgaria, 1976)
  • La principessa sul pisello (Принцесса на горошине), regia di Boris Rytsarev (URSS, 1976)
  • Le Roi et l’oiseau, regia di Paul Grimault (Francia, 1980)
  • Lumikuningatar, regia di Päivi Hartzell (Finlandia, 1986)
  • Le galosce della felicità (Galose stastia), regia di Juraj Herz (Cecoslovacchia/Austria/Germania, 1986)
  • Snehová královna, regia di Ladislav Čapek (Cecoslovacchia, 1987)
  • Metsluiged, regia di Helle Karis (Estonia/URSS, 1987)
  • Mikola a Mikolko, regia di Dusan Trancik (Cecoslovacchia, 1988)
  • La sirenetta (The Little Mermaid), regia di John Musker e Ron Clements (USA, 1989)
  • Vandronik, regia di Ludvík Ráza (Italia/Austria/Francia/Germania/Cecoslovacchia, 1990)
  • I vestiti nuovi dell’imperatore (Císarovy nové saty), regia di Juraj Herz (Repubblica Ceca/Germania, 1994)
  • Thumbelina – Pollicina (Thumbelina), regia di Don Bluth e Gary Goldman (USA, 1994)
  • Stín, regia di Ludvík Ráza (Repubblica Ceca, 1998)
  • The Red Shoes (Bunhongsin), regia di Yong-gyun Kim (Corea del Sud, 2005)
  • De vilde Svaner, regia di Peter Flinth e Ghita Nørby (Danimarca, 2009)
  • La principessa sul pisello (Die Prinzessin auf der Erbse), regia di Bodo Fürneisen (Germania, 2010)
  • I vestiti nuovi dell’imperatore (Des Kaisers neue Kleider), regia di Hannu Salonen (Germania, 2010)
  • Frozen – Il regno di ghiaccio, regia di Chris Buck e Jennifer Lee (USA, 2013)

E-book

Andersen e Corteggi – Pollicina – Collana Beccogiallo Editore Mursia per iTunes

Onorificenze

Medaglia dell'Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti (Regno di Baviera) - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia dell’Ordine di Massimiliano per le Scienze e le Arti (Regno di Baviera)
— 1859
Informazioni su diego80 (1978 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: