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San Rocco – Chi era il santo del 16 agosto?

San Rocco dipinto da Giambattista Pittoni

Ieri, 16 agosto,  a Cadelfoglia si è venerato San Rocco, uno tra i santi patroni protettori della chiesa della nostra frazione, insieme a San Sebastiano. Ma magari pochii sapranno che San Rocco era di origini francesi, più precisamente di Montellier, e morì a Voghera. Ecco lo speciale dedicato da wikipedia per saperne di più.

 

Rocco di Montpellier, universalmente noto come san Rocco (Montpellier, 1346/1350 – Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto1376/1379), è stato un pellegrino e taumaturgo francese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è patrono di numerose città e paesi.

È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. Il suo patronato si è progressivamente esteso al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è un grande esempio di solidarietà umana e di carità cristiana, nel segno del volontariato. Con il passare dei secoli è divenuto uno dei santi più conosciuti nel continente europeo e oltreoceano, ma è rimasto anche uno dei più misteriosi.[1]

La vita

L’adolescenza

Tutte le antiche fonti scritte concordano sul fatto che Rocco sia nato da una famiglia agiata di Montpellier, in Francia, anche se per la verità mancano adeguati riscontri documentari; resta il fatto, comunque, che questo dato, ormai tradizionale, non è mai stato messo in discussione, né sono state avanzate proposte o ‘rivendicazioni’ alternative. Anche della sua famiglia si conosce ben poco, ed i tentativi di individuarla non hanno dato alcun frutto. Per alcuni studiosi, peraltro, Roch non sarebbe il nome, bensì il cognome[2]; ma nonostante alcune ingegnose genealogie, l’ipotesi è risultata ben poco fondata. Tuttavia, la tesi più fortunata – ancor oggi – è quella che chiama in causa la famiglia Delacroix, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova certa; anzi, Pierre Bolle ha fatto opportunamente notare, come importante documento a contrario, una contestazione addirittura di epoca seicentesca[3]. Il problema, dunque, rimane insoluto.

Comunque sia, secondo la tradizione, Rocco nacque, festeggiatissimo, come un dono miracoloso che veniva al mondo quando i genitori Jean e Libère, molto avanti negli anni, avevano perso la speranza di avere un erede per l’antico casato[4]. Ricevette un’educazione molto religiosa da parte della pia madre, che lo indirizzò verso una profonda devozione alla vergine Maria – a cui è associato in tutta l’iconografia che lo riguarda – e che lo spinse sin dalla nascita a diventare un “servo di Cristo”, ossia a seguire Cristo nelle sofferenze terrene prima di accedere alla gloria celeste, come si può notare dalla croce rossa marchiata sul suo petto come simbolo di vocazione eterna. Il suo sentimento religioso, i suoi comportamenti abituali (consolare il pianto dell’orfano, prestare assistenza all’infermo, dare da mangiare all’affamato), il suo carattere amabile nonostante le sue ricche origini, ricordavano a distanza di un secolo Francesco d’Assisi a cui Rocco era devoto[5]. A siffatte qualità d’animo con armonia si univano mirabili doti della mente grazie alla formazione sino all’età di vent’anni presso l’università di Montpellier, a cui affluivano giovani da ogni angolo della Francia. Perduti i genitori in giovane età, distribuì i suoi averi ai poveri e s’incamminò in pellegrinaggio verso Roma.

Il pellegrinaggio in Italia

Statua di San Rocco venerata in Ospedaletto d’Alpinolo (Avellino)

Arrivato in Italia, durante le epidemie di peste andava a soccorrerne i contagiati anziché fuggire i luoghi ammorbati. Verosimilmente l’epidemia più rilevante di cui si tratta era la peste che investì l’Italia nel 1367-1368, anche se Rocco certamente aveva già conosciuto il drammatico evento durante la sua giovinezza, a Montpellier. La peste mieteva a migliaia le sue vittime, i colpiti non si contavano più e aumentavano i cadaveri insepolti; le città e le campagne erano abbandonate, preda di saccheggiatori e depravati; i medici non erano in grado di curare gli infermi, i sacerdoti erano insufficienti nel prestar conforto con la fede. In questa immane tragedia si faceva strada Rocco, allora ventenne, che nonostante la sua persona debolissima (piccolo di statura, pelle bianca, mani sottili ed eleganti, capelli biondi e arricciati, occhi dolci e pensosi e una testa piccola e regolare) si sentiva ugualmente idoneo ad affrontare il grave pericolo di un lungo viaggio e dedicarsi alla sua vera vocazione: la carità, senza alcun limite di tempo e spazio. Nel suo pellegrinaggio mai si confuse nella folla intenta a visitare ed ammirare le chiese e i monumenti delle città.[6]

Acquapendente è una delle poche città ricordate unanimemente da tutte le antiche agiografie, non solo come tappa fondamentale e irrinunciabile per qualunque pellegrino medievale diretto a Roma, ma soprattutto in quanto suggestivo luogo del primo, importante episodio della vita di san Rocco in terra italiana. L’incontro con Vincenzo, presumibilmente nel locale Hospitale di San Gregorio – incontro magistralmente narrato da Francesco Diedo nella sua Vita Sancti Rochi (1479) – è infatti diventato l’unico che possa essere paragonato, in termini di popolarità, con i celebri eventi della zona di Piacenza.[7] Un fatto straordinario accompagnò la missione del giovane pellegrino ad Acquapendente: su invito di un angelo, egli benediceva gli appestati con il segno della croce e all’istante li guariva toccandoli con la mano taumaturgica. Così, in breve tempo, l’epidemia si estinse.[8]

Analogamente si comportò Rocco in diverse altre località, dove intervenne per contrastare la peste, occupandosi di malati che, a volte, venivano abbandonati persino dai familiari. Molti di essi guarirono in modo miracoloso, il che contribuì a far emergere il carisma del santo presso una popolazione terrorizzata: basti dire che la peste nera del 1348 uccise un terzo, forse la metà, dell’intera Europa!

Per la verità, sono molte le città che sono state associate, nel corso dei secoli, al pellegrinaggio italiano di san Rocco. Ovviamente non è possibile certificare alcunché, ma quantomeno alcune località sono state tramandate dalle antiche agiografie quattrocentesche: oltre ad Acquapendente, Cesena, Rimini (e laRomagna in genere), Roma, la zona di Treviso, Novara e Piacenza[9]. Voghera, invece, è comparsa nel manoscritto di Bartolomeo dal Bovo (si veda sopra).

Giunto a Roma, secondo la nuova cronologia, tra il 1367 ed il 1368, vi rimase tre anni e qui curò, fino ad ottenerne la guarigione, un cardinale non meglio individuato, che comunque, secondo alcuni storici, andrebbe identificato con Anglico Grimoard, francese, originario di Grisac, fratello di papa Urbano V[10]; personaggio insigne per virtù religiose, uomo pratico di governo, fu nominato cardinale nel 1366 con il titolo di san Pietro in Vincoli. Fu lui a presentare Rocco al papa, per un’udienza che ha assunto una notevole importanza anche per le ricostruzioni cronologiche degli storici[11].

Malattia, isolamento e guarigione

Antonio Gandino, Polittico di San Rocco, 1590 circa, collegiata dei Santi Nazaro e Celso, Brescia

Anche il ritorno da Roma a Montpellier fu interrotto da un’epidemia di peste, in corso a Piacenza. Rocco vi si fermò ma mentre assisteva gli ammalati, probabilmente nell’ospedale di Santa Maria di Betlemme, venne contagiato; per non mettere a rischio altre persone, si trascinò fino ad una grotta (tuttora esistente, trasformata in luogo di culto) lungo il fiume Trebbia, secondo la tradizione in una zona che all’epoca era alla periferia di Sarmato, sempre sulla via Francigena. Le antiche agiografie, a questo punto, narrano che un cane (che tanti artisti dipingeranno o scolpiranno al fianco del santo), durante la degenza di Rocco appestato, provvide quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone e signore del luogo; se si trattasse del castello di Sarmato, il nobile potrebbe essere identificato in Gottardo Pallastrelli, che, seguito il cane per i tortuosi sentieri della selva, giunse nella capanna di Rocco[12].

Soccorso e curato dal nobile signore, Rocco riprese il suo cammino. Gottardo voleva seguirlo nella vita di penitenza ma Rocco glielo sconsigliò. Nonostante ciò, talmente commosso alla vista di quel mendico e affascinato dalle sue parole, cedette anch’egli ai poveri il suo patrimonio e si ritirò da pellegrino in quella capanna[13]. Gottardo, secondo alcuni[14], divenne il primo biografo del santo pellegrino e (secondo la tradizione) ne dipinse il primo ritratto, tuttora visibile, affrescato nella chiesa di Sant’Anna di Piacenza: la datazione non coincide, ma si tratta comunque della più antica raffigurazione del santo, assieme ad una statua ora conservata a Grenoble[15].

La peste intanto riapparve di nuovo violenta a Piacenza e quindi Rocco ritornò in città sul campo d’azione; debellato definitivamente il morbo nella città e nei villaggi circostanti, il santo si ritirò nella selva, per occuparsi degli animali colpiti dalla peste, non più isolato bensì accompagnato da parecchi piacentini che professandosi suoi discepoli, mostrarono l’interesse di coadiuvarlo e trasmettere il suo coraggio e le sue parole. Esaurito il suo compito, decise di ritornare in patria.

Nel corso dei secoli, san Rocco è pure venerato quale Terziario francescano, al pari del beato Corrado Confalonieri da Piacenza[16], che fino al 1340 circa, proprio non molto lontano da Sarmato, si era ritirato nell’ hospitio di Calendasco, presso il passo del Po lungo la via Francigena, per poi partire pellegrino e morire nel 1351 a Noto in Sicilia.

I privilegi papali concessi al Terz’ordine regolare nel 1475 e poi nel 1547 per l'”Ufficiatura Liturgica propria di San Rocco”, fanno menzione di altri più antichi documenti papali, quali quelli di papa Onorio III e papa Gregorio IX.[17]

Il viaggio di ritorno

Quello che sarebbe dovuto essere il ritorno a Montpellier, si interruppe in terra italiana (probabilmente, come si vedrà, a Voghera). In quelle regioni funestate dalla guerra giunse Rocco, anelante di ritornare in patria senz’altro chiedere che tranquilla ospitalità. Dalla barba lunga e incolta, avvolto in poveri e polverosi abiti, con il viso trasfigurato dalla sofferenza della peste, giunse al confine della cittadina, non sfuggendo né alla curiosità della gente né alla vigilanza delle sentinelle. Nessuno lo riconobbe, pur essendo i suoi parenti per parte di madre di origine lombarda: sospettato per la sua riluttanza a rivelare le sue generalità e scambiato per una spia, fu legato e condotto dinanzi al governatore, suo zio paterno, che non lo riconobbe (e nulla fece Rocco per farsi riconoscere). Non si ribellò quando senza ulteriori indagini e senza processo finì in carcere restandovi per un lungo periodo (dai tre ai cinque anni, a seconda delle biografie) dimenticato da tutti[18].

La prigionia e la morte

La prigionia fu vissuta dal santo in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine, non riconosciuto, a vivere quei pochi giorni che gli restavano. Non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente. Se gli si domandava: «È mai vero che siete un esploratore dei nostri nemici?» lui rispondeva: «Io sono peggiore di una spia»[19]. Nonostante gli innumerevoli sforzi di un sacerdote, insospettitosi dello strano atteggiamento di Rocco durante le sue visite in carcere, di perorare la causa del prigioniero, il governatore non prestò ascolto. Intanto nella cittadina correva la notizia che in carcere un innocente si lasciava morire; e Rocco morì, trentaduenne, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto, per gli antichi scrittori nel 1377, in realtà in un anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379.

L’annuncio della sua morte lasciò un intenso dolore, che invase l’intera popolazione unito allo sgomento per aver fatto morire un innocente in carcere. Tale commozione esplose quando a fianco della sua salma venne ritrovata una tavoletta, sulla quale erano incisi il nome di Rocco e le seguenti parole: «Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello»; ma soprattutto, suscitò scalpore il riconoscimento del corpo da parte di una dama – la nonna di Rocco, madre del governatore -, che grazie alla croce rossa impressa nelle carni di Rocco, identificò in lui suo nipote. Il compianto di un’intera cittadinanza fu il premio di tanta virtù, ed in sua memoria la salma, sulla quale si scolpirono le parole rinvenute sulla tavoletta, venne deposta in una grande chiesa[20].

Il ruolo di Voghera

Fin qui i dati della tradizione, che a volte indicano in Angera o Montpellier il luogo della morte: in realtà, più che mai in questo caso, le antiche agiografie sono del tutto inaffidabili. Le scoperte documentarie di François Pitangue, gli studi più recenti di Pierre Bolle e le ricapitolazioni di Paolo Ascagni sono ben chiare nel respingere le vecchie ipotesi; e per quanto riguarda il caso di Angera, gli errori e le alterazioni di dizione, nel senso di una confusione con Voghera, sono state ben dimostrate dal Niero[21].

Momento della processione durante la festa di san Rocco a Satriano di Lucania.

L’ipotesi oggi ritenuta più probabile, dunque, è che san Rocco sia morto nel carcere di Voghera, dove già nel 1391 – e forse ancor prima, nel 1382 – era attestata la prima festa in suo onore, in un documento di straordinario rilievo storico[22]. Tenuto conto di altri importanti documenti, si può concludere, ad oggi, che Voghera sia stata il luogo del primo deposito del corpo del santo (fino al 1483), e soprattutto il fulcro della prima espansione del culto, insieme alle limitrofe zone piacentine[23].

Agiografia e dati cronologici

Secondo l’agiografia comparata alle più recenti indagini biografiche, confrontando ed incrociando le date della vita del santo e gli eventi storici dell’epoca, è nella seconda metà del Trecento che si può attestare che nelle carceri di Voghera moriva un pellegrino di origine francese arrestato circa cinque anni prima con l’accusa di spionaggio, aggravata dalla reticenza nel dare le proprie generalità[24]. Alcune tra le più antiche fonti quattrocentesche sono concordi nel ricordare che la morte di san Rocco di Montpellier avvenne martedì16 agosto 1327, ma in realtà quell’anno a tale data corrispondeva la domenica; dalla verifica degli anni in cui il 16 agosto cadeva di martedì spicca, significativamente, il 1379[25].

Attorno a quest’uomo aleggiava già una certa fama di santità, accompagnata dai fatti di Piacenza e Sarmato, fama di santità che avrebbe portato alla presunta acclamazione della stessa durante il Concilio di Costanza, nell’anno 1414; ma si tratta di una notizia che non regge ad un’accurata verifica delle fonti, come dimostrato soprattutto dal belga Pierre Bolle, tra i massimi esperti mondiali della figura di san Rocco[26].

Su Rocco di Montpellier si inseriranno e si confonderanno, è vero, elementi di Racho di Autun (è la tesi del Bolle) ma basteranno pochi decenni perché le fonti restituiscano sufficienti elementi di valutazione, fondamentali ai fini del culto, per avvalorare il quale la ricerca storica rimuove gli elementi spuri. Tra quelli da tenere sempre presenti vanno considerati:

  • l’antichità provata e documentata del culto,
  • la presenza delle reliquie,
  • la diffusione e la persistenza del culto stesso, non certo per ragioni emotive (in sostanza sono gli elementi su cui Pierre Bolle lavora, come del resto su dati simili, prima di lui, già i Bollandisti avevano basato la loro severa opera di disamina).

Per quanto riguarda la cronologia della vita di san Rocco, per diversi secoli è stata accettata quella tradizionale di Francesco Diedo, l’autore della più celebre opera dedicata al santo (Vita Sancti Rochi, prima edizione 1479). Secondo l’autore veneziano, Rocco sarebbe nato nel 1295 e morto nel 1327, ma tali date sono state respinte dagli studiosi, soprattutto a seguito delle importanti ricerche di alcuni storici del Novecento, in particolare Antonio Maurino e Augustin Fliche. La loro ricostruzione è nota come la nuova cronologia, e circoscrive la vita di san Rocco al periodo 1346/50 – 1376/79. Tale datazione si basa sull’incrocio di attestazioni documentarie specifiche, elementi storici di ordine generale e congetture ovviamente non sempre del tutto probanti; in ogni caso, essa è di fatto l’unica che possa essere accettata dagli studiosi convinti della storicità della figura del santo.

La canonizzazione

San Rocco – Simulacro in argento, Noicattaro (BA)

La scarsa storiografia su san Rocco si estende anche alla sua canonizzazione. Non solo non si conosce con esattezza la data ma addirittura c’è ancora oggi chi nega che ci sia stata per il santo una vera e propria elevazione alla gloria degli altari. L’ipotesi più celebre, propagata dall’antica Vita sancti Rochi del Diedo, è che sia avvenuta per opera del concilio di Costanza nel 1414, durante il quale, secondo la tradizione, la cittadina fu colpita dalla pestilenza e mentre i padri conciliari stavano discutendo se convenisse lasciare la città, un giovane cardinale propose in assemblea come unica soluzione il ricorso ad un uomo di Dio, san Rocco. La proposta fu accolta e dopo aver portato in processione per la città l’immagine del santo, la città fu in breve tempo liberata dal morbo. Fu quella, quindi, una canonizzazione avvenuta per acclamazione di popolo e ufficialmente riconosciuta dal concilio[44]; ma come già detto, si tratta di un evento storicamente indimostrabile.

La prima ufficializzazione del culto di san Rocco è comunque avvenuta in un periodo tribolato per la Chiesa, il cosiddetto scisma d’Oriente, con più papi eletti contemporaneamente al soglio pontificio, il primo fra i quali, papa Gregorio XIII ne fissò la sua festa al 16 agosto. Infine, Urbano VIIIapprovò solennemente il suo culto nel 1629 e la Congregazione dei riti concesse un ufficio e una messa proprie alle chiese costruite in onore del santo. Nel 1694, papa Innocenzo XII prescrisse ai francescani di celebrarlo con il rito doppio maggiore. Così la gerarchia ecclesiastica seguì l’entusiasmo espresso dai fedeli nei confronti di Rocco diventato santo grazie ai suoi miracoli piuttosto che al favore del clero.[45]

Tra le numerose feste patronali di San Rocco, citiamo solo quelle festeggiamo nella nostra regione. Per il quadro completo, vi rimandiamo quì.

Lombardia Lombardia

  • Albaredo per San Marco (SO)
  • Blevio, nella frazione di Capovico (CO)
  • Borghetto Lodigiano (LO)
  • Concesio (BS)
  • Fornovo San Giovanni (BG)
  • Isorella (BS)
  • Lacchiarella (MI)
  • Locate Varesino (CO)
  • Olginate (LC)
  • Parre (BG)
  • Porlezza (CO)

In questo rimando, ecco tutte le feste e sagre dedicate  San Rocco. https://it.wikipedia.org/wiki/Tradizioni_religiose_popolari_italiane_legate_a_san_Rocco

 

Informazioni su diego80 (2352 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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