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Angelo Domenghini, il bomber bergamasco più vincente

Cinque giorni fa Angelo Domenghini, storico bomber bergamasco del calcio italiano, ha compiuto 75 anni, festeggiati nella sua Lallio, che ha dato i Natali anche al nipote don Angelo, che ha amministrato la nostra Parrocchia dal 2001 al 2010. Domenghini di sicuro ha vinto più di ogni bergamasco nel calcio: scudetti, Coppa Intercontinentale, Coppa Italia, senza contare il titolo europeo nel 1968 col la Nazionale ed il secondo posto ai mondiali messicani del 1970. Beppe Signori da Alzano si fermò a tre titoli marcatori, ma senza mai vincere un titolo italiano, mentre attendiamo che i bomber bergamaschi Andrea Belotti e Manolo Gabbiadini arrivino ad un certo livello come successi.

Domenghini è stato il bomber dell’Atalanta con la quale ha esordito in serie A e con la quale ha conquistato la storica Coppa Italia nel 1963, segnando una doppietta al Torino (unico, insieme a Giuseppe Giannini, ad aver segnato una doppietta in finale di Coppa Italia), dal 1960 al 1964, poi è passato all’Inter, e nella sua prima stagione con i nerazzurri vinse lo scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, giocando in campionato 26 partite condite da nove gol. Nell’anno seguente portò le sue marcature a 12, vincendo il secondo scudetto personale e un’altra Intercontinentale. Per tutto il periodo interista, Domenghini non ha quasi mai potuto giocare nel suo ruolo naturale di ala destra, in quanto il numero 7 nerazzurro era Jair.

Nel 1969 passò al Cagliari nell’ambito dell’operazione che portò Roberto Boninsegna nel club milanese. Alla sua prima stagione in Sardegna vinse il terzo scudetto della carriera, contribuendovi in maniera decisiva con otto reti in 30 partite, e formando con Gigi Riva e Sergio Gori un temibile tridente d’attacco.

Lasciò i sardi nel 1973 per continuare a giocare prima con la Roma fino al 1974, poi con il Verona, dal 1974 al 1976, il Foggia nel 1976-1977 e infine nelle categorie inferiori con l’Olbia, nel 1977-1978, e il Trento, con il quale chiuse la carriera agonistica nel 1979.

In totale giocò in Serie A 349 partite in cui realizzò 93 reti.

Con la nazionale scese in campo 33 volte realizzando 7 reti. Divenne campione europeo nel 1968. Fu proprio lui a pochi minuti dalla fine a segnare il gol del pareggio nella prima finale con la Jugoslavia. Gol e pareggio che permisero alla squadra di disputare il secondo incontro e battere gli avversari 2-0. Nel 1970 fu inoltre vicecampione del mondo nel mondiale messicano. E fu sempre grazie a un suo gol (una “ciabattata”, secondo il giornalista e storico del calcio Gianni Brera) che l’Italia, battendo 1-0 la Svezia, si qualificò per i quarti di finale del torneo.

Tra le altre squadre, allenò a più riprese il Derthona[3] e, all’inizio della stagione 1983-1984, la Torres[4].

Presenze e reti nei club

StagioneClubCampionato
CompPresReti
1960-61AtalantaA10
1961-62A30
1962-63A338
1963-64A329
1964-65InterA269
1965-66A3112
1966-67A299
1967-68A2611
1968-69A229
1969-70CagliariA308
1970-71A298
1971-72A232
1972-73A170
1973-74RomaA304
1974-75VeronaB283
1975-76A00
1976-77FoggiaA174
1977-78OlbiaC2110
1978-79TrentoC1193
Totale Serie A34993

Cronologia presenze e reti in nazionale

Cronologia completa delle presenze e delle reti in Nazionale – Italia Italia
DataCittàIn casaRisultatoOspitiCompetizioneRetiNote
10/11/1963RomaItalia Italia1 – 1URSS URSSQual. Euro 1964
19/03/1966ParigiFrancia Francia0 – 0Italia ItaliaAmichevoleEsce al 45′
18/06/1966MilanoItalia Italia1 – 0Austria AustriaAmichevoleEntra al 46′
01/11/1966MilanoItalia Italia1 – 0URSS URSSAmichevole
26/11/1966NapoliItalia Italia3 – 1Romania RomaniaQual. Euro 1968
22/03/1967NicosiaCipro Cipro0 – 2Italia ItaliaQual. Euro 19681
27/03/1967RomaItalia Italia1 – 1Portogallo PortogalloAmichevoleEntra al 46′
01/11/1967CosenzaItalia Italia5 – 0Cipro CiproQual. Euro 1968
18/11/1967BernaSvizzera Svizzera2 – 2Italia ItaliaQual. Euro 1968
23/12/1967CagliariItalia Italia4 – 0Svizzera SvizzeraQual. Euro 19682
06/04/1968SofiaBulgaria Bulgaria3 – 2Italia ItaliaQual. Euro 1968
20/04/1968NapoliItalia Italia2 – 0Bulgaria BulgariaQual. Euro 19681
05/06/1968NapoliItalia Italia0 – 0 dtsURSS URSSEuro 1968 – Semif.
08/06/1968RomaItalia Italia1 – 1 dtsJugoslavia JugoslaviaEuro 1968 – Finale1
10/06/1968RomaItalia Italia2 – 0Jugoslavia JugoslaviaEuro 1968 – Finale1º Titolo Europeo
23/10/1968CardiffGalles Galles0 – 1Italia ItaliaQual. Mondiali 1970
01/01/1969Città del MessicoMessico Messico2 – 3Italia ItaliaAmichevole
24/05/1969TorinoItalia Italia0 – 0Bulgaria BulgariaAmichevole
04/11/1969RomaItalia Italia4 – 1Galles GallesQual. Mondiali 1970
22/11/1969NapoliItalia Italia3 – 0Germania Est Germania EstQual. Mondiali 19701
21/02/1970MadridSpagna Spagna2 – 2Italia ItaliaAmichevole
10/05/1970LisbonaPortogallo Portogallo1 – 2Italia ItaliaAmichevole
03/06/1970TolucaItalia Italia1 – 0Svezia SveziaMondiali 1970 – 1º Turno1
06/06/1970PueblaItalia Italia0 – 0Uruguay UruguayMondiali 1970 – 1º TurnoEsce al 45′
11/06/1970TolucaItalia Italia0 – 0Israele IsraeleMondiali 1970 – 1º TurnoEsce al 45′
14/06/1970TolucaItalia Italia4 – 1Messico MessicoMondiali 1970 – QuartiEsce al 84′
17/06/1970Città del MessicoItalia Italia4 – 3 dtsGermania Ovest Germania OvestMondiali 1970 – Semif.
21/06/1970Città del MessicoBrasile Brasile4 – 1Italia ItaliaMondiali 1970 – Finale2º Posto
17/10/1970BernaSvizzera Svizzera1 – 1Italia ItaliaAmichevole
31/10/1970ViennaAustria Austria1 – 2Italia ItaliaQual. Euro 1972
08/12/1970FirenzeItalia Italia3 – 0Irlanda IrlandaQual. Euro 1972
09/06/1971StoccolmaSvezia Svezia0 – 0Italia ItaliaQual. Euro 1972
29/04/1972MilanoItalia Italia0 – 0Belgio BelgioQual. Euro 1972Esce al 45′
TotalePresenze (73º posto)33Reti (49º posto)7

Palmarès

Giocatore

Club

Competizioni nazionali

Domenghini all’Atalanta al termine della vittoriosa Coppa Italia 1962-1963, in cui fu capocannoniere dell’edizione, accanto al capitano bergamasco Gardoni intento a sollevare il trofeo.

  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 1
Atalanta: 1962-1963
  • Scudetto.svg Campionato italiano: 3
Inter: 1964-1965, 1965-1966
Cagliari: 1969-1970
Competizioni internazionali
  • Coppa Intercontinentale: 2
Inter: 1964, 1965
  • Coppacampioni.png Coppa dei Campioni: 1
Inter: 1964-1965

Nazionale

  • UEFA European Cup.svg Campionato d’Europa: 1
Italia 1968

Individuale

  • Capocannoniere della Coppa Italia: 1
Coppa Italia 1962-1963 (5 gol)
«All’Atalanta prendevo un milione. All’Inter Moratti scrisse
sull’assegno 15». «Ero un’ala che puntava l’uomo per saltarlo
e poi facevo anche parecchi gol»
Bellissimo articolo di storiedicalcio.it
«Non avevo niente, ho vinto tutto. Mio padre aveva
un’osteria, con il pergolato e il campo da bocce. Eravamo in nove fratelli, sei femmine e tre
maschi. Maria, Lisetta, Marcello, Matilde, Costantina, io, Silvia, Graziella e Claudio. Il più
grande, Marcello, era l’unico ad avere la bicicletta. Era una Coppi. Era bellissima, ma io non
potevo toccarla. Un giorno l’ha ceduta in cambio di un pianoforte. Lui non aveva la passione
della musica, non l’ho mai sentito un giorno suonare quel piano…».
Angelo Domenghini è seduto sul divano bianco del salotto. Ha le scarpe bianche da tennis, i
pantaloni di velluto verde e una polo crema. Ha gli occhiali neri e non sorride. Parla a voce bassa, un
po’ roca, aggredita dalle sigarette. Vive nel centro di Lallio, quattro chilometri da Bergamo, due da
Dalmine, in una palazzina rossa, vicino alla chiesa.
«Non conosco quasi nessuno» dice.
Si alza, va alla finestra, sposta la tendina.
«Lì, sotto, quasi attaccata alla chiesa c’era l’osteria. Sopra c’erano le nostre camere. Due.
Dormivamo in nove in due camere. Eravamo molto poveri».
Torna a sedersi e racconta: «C’era una miseria nera. Le mie sei sorelle dormivano in una camera,
quattro in un letto matrimoniale, due su lettini. Mio fratello Marcello stava in una camera del
palazzo Pesenti, che era uno dei padroni del paese. L’altro dai nonni. L’osteria non bastava, le
mie sorelle davano una mano al papà. Ma si faticava ad andare avanti e il Comune ci dava il
contributo, ci veniva incontro con dei buoni. Mi pare si chiamasse Eca, Ente comunale
assistenza».
«Io facevo diventare matti tutti. A tredici, quattordici anni ero uno senza legge. Ne facevo di
tutti i colori, dormivo nelle stalle, fumavo le pagine dei giornali vecchi, andavo a raccogliere le
uova nei nidi delle rondini sui cornicioni della chiesa. Rubavo la frutta ai contadini e quelli mi
inseguivano fino a casa, all’osteria. “Tuo figlio è un delinquente, un farabutto“. E allora i miei
mi picchiavano. Mi picchiava mia madre, mi picchiavano le mie sorelle. Giù botte. Andando a
letto, io dormivo con mio padre e mia madre. Prendevo subito sonno, ero stanchissimo. Mio
padre saliva tardi, io mi svegliavo e lui mi guardava: “Delinquente, tu nella vita non farai
niente“. E, già che c’era, giù un paio di sberle».
Vive a Lallio in un appartamento luminoso. «Vivo solo, da molti anni, sono separato dal 1980. Sei,
sette mesi qui, il resto in Sardegna. I miei figli sono grandi e stanno con la madre. Vuole un
caffè?». Un bicchiere d’ acqua. Tenta un sorriso stracco: «Io sono un lupo solitario ma sto bene
così». Parla del suo passato: «Vicino alla chiesa c’era il campo dell’ oratorio: giocavo lì. Poi
arrivavano i più grandi, quelli che lavoravano e ci mandavano via. Poi una sera sono andato a
fare un torneo a sette a Verdello e un prete, don Antonio, mi disse: “Tu vieni a giocare con noi
in prima divisione».
Adesso Domenghini sorride: «L’allenatore era il dottor Brolis, lavorava alla Dalmine. Così sono
diventato giocatore. Senza fare settore giovanile, senza imparare nulla. Ero centravanti, poi
mezzala sinistra, poi destra. Mio padre non capiva di calcio, però io sapevo che veniva a
vedermi di nascosto».
ANGELO DOMENGHINI
COME VOLAVA, IL DOMINGO
LA SCHEDA:
Angelo Domenghini (Lallio, 25 agosto 1941)
Giovanissimo, diede i primi calci al pallone nell’oratorio del suo paese: qui il parroco scoprì il suo
talento e lo vendette per ventitremila lire al club dilettantistico della città di Verdello. Nel 1961 passò
poi all’Atalanta, con cui esordì precocemente in serie A. Con essa vinse la Coppa Italia nel 1963,
nella cui finale segnò la tripletta decisiva al Torino.
Promettente ala, nell’estate del 1964 venne acquistato dall’Inter e nella sua prima stagione con i
neroazzurri vinse lo Scudetto, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale, giocando in
campionato 26 partite condite da nove goal. Nell’anno seguente portò le sue marcature a 12,
decisive per la conquista del secondo scudetto personale e di un’altra Coppa Intercontinentale. In
questo periodo venne anche convocato spesso in Nazionale, con la quale vinse gli Europei del
1968.
Nell’estate del 1969 passò al Cagliari nell’ambito dell’operazione che portò Roberto Boninsegna
nel club milanese. Alla sua prima stagione in Sardegna vinse lo scudetto, contribuendo in maniera
decisiva con otto reti in 30 partite e formando con Gigi Riva una coppia d’attacco temibile. Nel 1970
fu inoltre vicecampione del mondo con la Nazionale ai mondiali messicani.
Lasciò i sardi nel 1973 per poi continuare a giocare prima con la Roma (fino al 1974), poi con il
Verona (1974-1976), il Foggia (1976-1977) ed infine nelle categorie inferiori con Olbia (1977-1978) e
Trento, con il quale chiuse la carriera agonistica nel 1979.
In totale ha giocato in Serie A 349 partite in cui ha realizzato 93 reti. Con la nazionale italiana 33
presenze per 7 reti.
Sorseggia l’acqua naturale e parla di quel tempo. «Pensa quanto vino bevevano nella nostra
osteria… A fiumi. I clienti avevano la loro caraffa, con il numero. Era vino rosso, pesante.
Ricordo l’etichetta: Vino Manduria. Bevevano e poi si ubriacavano e facevano a botte. Bastava
poco e scoppiavano baruffe tremende. Per la politica, i missini, i comunisti, i democristiani.
Bevevano, si offendevano e poi finiva in rissa. Altri anni…».
Racconta i primi viaggi, la rappresentativa dilettanti a Sorrento. «Io non ero neanche andato a
Bergamo. E’ stata un’emozione, c’era anche Giacinto Facchetti, giocava nella Trevigliese. Poi il
dottor Brolis mi ha venduto all’Atalanta. Per duecentomila lire, a me non davano niente. Solo le
spese della corriera, Lallio Bergamo andata e ritorno. Al mattino lavoravo in fabbrica, alla
Magrini. Al pomeriggio mi allenavo con l’Atalanta. Metà e metà. Volevo diventare giocatore
professionista e non capivo. Pensavo: se mi fanno lavorare vuol dire che non sono un vero
calciatore. Avevo diciannove anni e facevo l’apprendista operaio. Anzi, no, solo apprendista.
Operaio era già una qualifica alta. Poi un giorno il direttore della Magrini chiama il signor
Tentorio, dirigente dell’Atalanta: “Cosa facciamo con questo ragazzo? O lavora tutta la giornata
o ve lo tenete a giocare“. Mi hanno tenuto. Pesavo cinquantadue chili, ma mi hanno tenuto».
Diventa calciatore, Angelo Domenghini. Una eccellente ala destra: vola. Ferruccio Valcareggi lo fa
esordire in A. Anni buoni, una coppa Italia con l’Atalanta. «Una cosa grossa: battiamo il Torino tre a
uno e io faccio tutti i tre gol».
Si distende e parla dei suoi grandi anni. «Sono andato all’Inter di Helenio Herrera. All’Atalanta
prendevo un milione all’anno, firmai un contratto in bianco e Angelo Moratti scrisse: quindici.
Ero arrivato a Milano con la Seicento, mi sono subito comprato l’Alfa, il Duetto decappottabile.
Ai miei ho sempre dato qualcosa, ho anche comprato un televisore per l’osteria e per miei
nonni. Il papà non lo voleva, il televisore. Non voleva la lavatrice, non voleva gli
elettrodomestici. A lui del boom economico non fregava niente. Andava bene con la sua
osteria, il suo campo da bocce, l’orto con i cavoli cappucci. Il televisore non l’ha voluto. A me,
disse, Mike Bongiorno non interessa».
Lupo Solitario ricorda e quasi ride. Quasi, non esageriamo.
Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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