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3 settembre 1989 – Sulle strade di Polonia si spezza la vita di Gaetano Scirea

Ventisette anni fa ci lasciò un campione del calcio italiano ed internazionale come Gaetano Scirea, la cui vita fu spezzata in un terribile incidente stradale in Polonia. Era diventato da una stagione vice dell’allenatore Zoff sulla panchina bianconera. Giocò diversi anni col club torinese, anche se gli esordi furono a Bergamo con la maglia dell’Atalanta, con cui debuttò in serie A

 

Biografia

Nato in Lombardia da una famiglia di origini siciliane,[8] proveniva da una famiglia modesta, con il padre Stefano operaio alla Pirelli.[9] È stato sposato con Mariella Cavanna, in seguito parlamentare italiana di Forza Italia; dal matrimonio è nato Riccardo, unico figlio della coppia.[10]

Il 3 settembre 1989,[11] da allenatore in seconda della Juventus, Scirea venne incaricato di visionare un incontro del prossimo rivale dei piemontesi in Coppa UEFA, il Górnik Zabrze, recandosi in Polonia; data la modesta caratura degli avversari, sia lui sia il tecnico Dino Zoff ritenevano superfluo tanto scrupolo,[12] ma entrambi si attennero alle disposizioni della dirigenza bianconera.[13] Durante il viaggio di ritorno verso Varsavia dove avrebbe dovuto prendere il volo per Torino, accompagnato da un autista locale, da un interprete e da un dirigente del Górnik, la vettura su cui era a bordo fu tamponata da un furgone nei pressi di Babsk, prendendo fuoco anche a causa di quattro taniche di benzina che erano stata stipate nel bagagliaio in caso di necessità. Dei quattro occupanti si salvò solo il dirigente della squadra polacca che, seduto sul sedile anteriore, ed essendosi aperto lo sportello alla sua destra durante il tamponamento, poté uscire dal veicolo. Per Scirea, l’autista e l’interprete il rogo fu fatale, visto che, in base agli esiti dell’autopsia, non avevano riportato lesioni nell’impatto. Scirea fu soccorso e trasportato presso un ospedale vicino ma, a causa delle gravi ustioni riportate, i medici non poterono fare altro che constatarne il decesso.

L’incidente avvenne la domenica pomeriggio, e la notizia della morte di Scirea fu comunicata in Italia la sera stessa da Sandro Ciotti alla Domenica Sportiva, suscitando lo sgomento degli ospiti in studio, soprattutto del suo ex compagno di squadra Marco Tardelli presente in studio. Sepolto nel cimitero di Morsasco, Scirea lasciò la moglie Mariella Cavanna, originaria proprio del posto, e il figlio Riccardo.[14]

« Un fuoriclasse raro, inarrivabile. Per la raffinata eleganza con cui stava in campo e per l’educazione e l’onestà con cui affrontava la vita. Gaetano Scirea è stato un campione straordinario e un uomo squisito. Come giocatore della Juventus ha vinto tutto […] Come uomo è stato un modello di dolcezza e integrità, una persona leale e gentile. »
(Juventus Football Club, 25 maggio 2014[1])

Gaetano Scirea (Cernusco sul Naviglio, 25 maggio 1953 – Babsk, 3 settembre 1989) è stato un allenatore di calcio ecalciatore italiano, di ruolo difensore.

Giocava come libero, ruolo di cui è riconosciuto dalla stampa specializzata quale uno dei massimi interpreti nella storia del calcio, nonché icona di correttezza e signorilità.[2][3][4][5]

Divenuto uno degli uomini-simbolo della Juventus allenata da Giovanni Trapattoni a cavallo degli anni 1970 e 1980, nonché suo capitano dal 1984 al 1988, Scirea formò – assieme al portiere Dino Zoff, allo stopper Claudio Gentile e al terzino Antonio Cabrini, tutti e tre compagni di squadra e Nazionale – una delle migliori linee difensive nella storia della disciplina.[6]Coi bianconeri ha vinto sette titoli di campione d’Italia, diventando al contempo – assieme al già citato Cabrini – il primo giocatore ad aver vinto tutte le maggiori competizioni UEFA per club; ha inoltre detenuto per lungo tempo il record di presenze nella storia del club torinese, con 552 apparizioni.[7] Con la maglia della Nazionale italiana, s’è laureato campione del mondo nel 1982.

Carriera

Giocatore

Club

Atalanta

Un giovane Scirea agli esordi, nei primi anni 1970, con la maglia dell’Atalanta.

I primi calci al pallone li tira nel gruppo sportivo “Serenissima” di Cinisello Balsamo, dove nella locale squadra di calcio a sette gioca come punta dal 1963 al 1967[18]. L’allora dirigente della Serenissima San Pio X, Giovanni Crimella, nel 1967 lo porta alle giovanili dell’Atalanta[18], dove viene schierato inizialmente come ala destra, ruolo in cui grazie all’ottimo tocco di palla e l’eleganza nella corsa[19] riusciva a segnare una grande quantità di gol[20]; tuttavia la sua grande visione di gioco spesso lo portava ad accentrarsi, e per questo motivo col passare del tempo venne fatto giocare come centrocampista[20].

Quando ebbe l’età per giocare nella Primavera (mentre alternava il calcio con il lavoro da tornitore nell’officina dello zio a Cernusco sul Naviglio, occupazione che mantenne anche dopo l’esordio in Serie A[21]), l’allenatore Ilario Castagner lo schierò regolarmente come libero di fianco allo stopper Antonio Percassi, futuro presidente dell’Atalanta. Scirea tuttavia non interpretò il nuovo ruolo nel modo tradizionale, ma divenne il vero e proprio organizzatore di gioco della Primavera neroazzurra, con frequenti inserimenti in mezzo al campo, fino alle soglie dell’area avversaria[20].

Scirea in allenamento con la formazione orobica

Gaetano Scirea esordì in Serie A il 24 settembre 1972 con il club orobico in Cagliari-Atalanta 0-0, partita in cui sostituì nella posizione di libero l’infortunato Savoia[22], impressionando molto per la sicurezza con cui giocò nel ruolo che solo da poco aveva iniziato a ricoprire[22]. Nel corso del campionato nacquero varie discussioni in seno sia alla società bergamasca che sulla stampa sull’opportunità di impiegare Scirea come difensore nonostante le sue doti in mezzo al campo[22], anche per il fatto che lo stesso giocatore quando interpellato esprimeva la sua preferenza per il ruolo di mezzala[22]. Dopo un’ulteriore partita da titolare (lo 0-0 casalingo contro il Napoli) Scirea perde il ruolo di libero, sostituito dal rientrante Savoia[23]; dopo una sola partita (la sconfitta per 9-3 sul campo del Milan) riprese comunque a giocare da titolare, come libero o come mezzala a seconda delle necessità[24].

Dopo aver disputato complessivamente 20 partite nella massima serie e 2 partite in Coppa Italia, restò a Bergamo anche la stagione successiva, che gli orobici disputarono in Serie B dopo la retrocessione per differenza reti dell’anno precedente[25]. Nella prima giornata di campionato giocò la sua ultima partita da mediano con l’Atalanta, in una sconfitta per 1-0 sul campo del Como[26], ma già dalla seconda giornata per decisione del neoallenatore neroazzurro Heriberto Herrera venne schierato stabilmente come libero[27], disputando tutte e 38 le partite di campionato (con anche un gol segnato, il 12 maggio 1974 in una partita persa per 2-1 sul campo del Brindisi[28]) e 10 partite in Coppa Italia, manifestazione in cui mise anche a segno una rete il 27 marzo 1974 in una partita vinta per 1-0 contro l’Inter nel girone di semifinale.

Juventus

Scirea in azione con la maglia della Juventus a metà degli anni 1980

Grazie al canale privilegiato allora esistente tra Atalanta e Juventus, la società torinese, che già lo teneva sotto osservazione dall’esordio nella massima serie, lo acquistò dal presidente Bortolotti nell’estate del 1974 per 700 milioni di lire più i cartellini di Giorgio Mastropasqua,Gian Pietro Marchetti e la comproprietà di Giuliano Musiello[29].

La formazione piemontese cercava un sostituto all’altezza del libero Sandro Salvadore, prossimo al ritiro, e il giovane Scirea sembrò subito adatto: inserito in una difesa di sicuro affidamento composta da Cuccureddu, Gentile, Spinosi e Francesco Morini, il ventunenne si ambientò subito e giocò 28 delle 30 partite della stagione 1974-75, divenendo titolare a pieno titolo e vincendo il suo primo campionato, nonché il sedicesimo per i bianconeri.

Scirea, con indosso la divisa dei rivali del Liverpool, solleva da capitano bianconero la targa della Supercoppa UEFA 1984.

Fu tra i protagonisti nell’annata 1976-77 dell’accoppiata scudetto-Coppa UEFA, il primo vinto alla quota di 51 punti – all’epoca, un record per un torneo a 16 squadre con 2 punti a vittoria – dopo un testa a testa durato per tutto il torneo contro i rivali del Torino che finirono a un solo punto di distanza, la seconda conquistata nella doppia, durissima finale contro gli spagnoli dell’Athletic Bilbao; si trattò della prima competizione confederale vinta dalla Juventus.

Nel 1981-82 Scirea contribuì alla vittoria del ventesimo scudetto nella storia dei torinesi, quello che diede loro il diritto di fregiarsi dellaseconda stella sulle maglie. La Coppa Italia messa in bacheca nel 1982-83 aprì alla Juventus le porte della successiva Coppa delle Coppe, in cui bianconeri trionfarono contro il Porto per 2-1 nella finale di Basilea del 16 maggio 1984. Fu quella la seconda accoppiata per il club italiano e per Scirea, che vinse anche il campionato 1983-84, il sesto per lui e il ventunesimo per la società. Con il ritiro di Furino, Scirea divenne da quella stagione capitano della squadra bianconera. Il 1985 fu l’anno della Coppa dei Campioni, che i bianconeri conquistarono nella tragica finale di Bruxelles allo Stadio Heysel contro gli inglesi del Liverpool, già battuti nel gennaio precedente nellaSupercoppa UEFA. A fine anno la Juventus avrebbe vinto a Tokyo, contro i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, anche laCoppa Intercontinentale, che fu proprio Scirea a sollevare come capitano.

Scirea, assieme a Michel Platini, mostra la Coppa Intercontinentale 1985conquistata a Tokyo contro l’Argentinos Juniors.

Si ritirò dal calcio giocato all’età di trentacinque anni, alla fine della stagione 1987-88, dopo 377 partite di campionato e 552 totali con la maglia bianconera e, soprattutto, senza aver mai avuto una sola espulsione in tutta la sua carriera. Con la società piemontese vinse in totale 7 campionati nazionali, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale, entrando così – insieme a Cabrini, Brio e Tacconi – nella ristretta cerchia dei calciatori italiani vincitori di tutte le competizioni calcistiche ufficiali per club[30] e contribuendo, allo stesso tempo, a rendere la Juventus la prima squadra a poter esibire in bacheca tutti i maggiori trofei dell’UEFA.

Nazionale

Scirea bacia la Coppa del Mondo conquistata con l’Italia al Mondiale ’82.

In Nazionale Scirea entrò molto presto, scelto da Bernardini per trovare un degno successore a Facchetti, anch’egli nato difensore di fascia e trasformatosi in libero.

L’esordio avvenne il 30 dicembre 1975, all’età di ventidue anni, nella partita amichevole Italia-Grecia (3-2); mise a segno il suo primo gol in azzurro il 19 aprile 1980, in una partita amichevole pareggiata per 2-2 contro la Polonia. Scirea divenne titolare fisso della Nazionale guidata da Enzo Bearzot e prese parte al campionato del mondo 1978 in Argentina, dove l’Italia si classificò quarta; al campionato d’Europa 1980 organizzato in Italia, dove gli Azzurri arrivarono ancora quarti; al campionato del mondo 1982 in Spagna,[31] vinto in finale contro la Germania Ovest per 3-1; e infine da capitano della squadra al campionato del mondo 1986 in Messico, che a trentatré anni segnò anche la fine della sua carriera azzurra, coincidente con l’eliminazione agli ottavi di finale contro la Francia (2-0) il 17 giugno 1986.

In Nazionale Scirea totalizzò complessivamente 78 presenze e 2 gol.

Allenatore

Scirea in veste di vice allenatore del club bianconero all’inizio del torneo 1989-1990

Dopo il ritiro, Scirea aveva deciso d’intraprendere la carriera di allenatore. Appena conseguito il patentino a Coverciano, nell’estate del 1988 Giampiero Boniperti gli offrì il ruolo di tecnico in seconda della sua Juventus, come collaboratore di Dino Zoff. L’ex libero bianconero accettò, mostrandosi disponibile al ruolo di osservatore per conto dell’allenatore friulano, suo amico ed ex compagno sia a Torino sia in Nazionale; pima che firmasse, tuttavia, la Reggina di Lillo Foti provò a convincerlo con un ingaggio come tecnico a tutti gli effetti, in Serie B, destando in Scirea un forte interesse.[32] Ricoprì l’incarico di vice del club bianconero per poco più di un anno, sino alla prematura scomparsa. Alla fine della stagione 1989-1990, Zoff e la squadra dedicheranno alla memoria di Scirea la Coppa Italia vinta in finale contro il Milan.[33]

Nella cultura di massa

Gianluca Iovine ha scritto un romanzo su Gaetano Scirea, intitolato Cercando Scirea, presentato nel 2010 al Salone Internazionale del Libro di Torino.[34] L’anno successivo il gruppo musicale degli Stadio ha scritto la canzone, Gaetano e Giacinto, dedicata allo stesso Scirea e a Giacinto Facchetti.

Riconoscimenti

« Con Gaetano Scirea se n’è andata una delle facce più pulite del nostro calcio. »
(Gianni Mura, 1989[17])

Negli anni successivi alla sua morte, vari tornei giovanili e premi fair play vengono intitolati a Scirea, in ricordo del suo stile e della sua correttezza in campo e fuori. Tra gli altri, la Coppa Gaetano Scirea, un torneo internazionale di calcio riservato alla categoria Allievi, che ogni anno si tiene nella città di Matera e in alcuni comuni limitrofi; il Premio Nazionale Carriera Esemplare “Gaetano Scirea”, assegnato dal 1993 in collaborazione con il comune di Cinisello Balsamo, attribuito da una giuria di giornalisti al calciatore più meritevole dal punto di vista della lealtà e della sportività;[35] e il trofeo fair play del Consiglio della Lega Serie A, attribuito alla tifoseria più corretta d’Italia.[36] Nel 2005 l’ex commissario tecnico della Nazionale, Enzo Bearzot, ha proposto il ritiro della maglia numero 6 in omaggio alla sua carriera.[37]

Il 12 maggio 2008 la municipalità torinese aveva inoltre intitolato una via a Scirea nel quartiere Mirafiori Sud.[38] Prima gli era stata dedicata una strada a Laureana di Borrello e aCinisello Balsamo, seguiti nel 2009 da Lamezia Terme, che ha deciso di intitolare a lui la via del principale palazzetto dello sport della città. A Gaetano Scirea sono inoltre intitolati il complesso sportivo di Arena Metato (sede d’una scuola calcio del Pisa), gli stadi di Andora (località turistica dove era solito passare le vacanze), Cernusco sul Naviglio (suo paese natale), Sicignano degli Alburni e Buccinasco (entrambi per i meriti sportivi), nonché dal 1991 una società sportiva di pallacanestro, la Gaetano Scirea Basket di Forlì.[39]

Per quanto concerne la squadra di cui fu capitano e bandiera, la Juventus, negli anni novanta i tifosi bianconeri battezzarono in suo onore il settore Sud dello Stadio delle Alpi diTorino. Nel 2011, il club torinese gli ha dedicato una delle cinquanta stelle commemorative presenti nella Walk of Fame dello Juventus Stadium. Il 21 novembre 2012, su richiesta della stessa società juventina, il capoluogo piemontese ha inoltre ribattezzato “Corso Gaetano Scirea” (già Corso Grande Torino) il viale che scorre di fronte all’ingresso principale del citato scenario sportivo.[40]

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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