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4 settembre 2006 – Muore Giacinto Facchetti, leggenda bergamasca del calcio

A 10 anni dalla sua scomparsa, riviviamo le gesta del calciatore trevigliese  Giacinto Facchetti, leggendario difensore dell’Inter e della nazionale italiana, le uniche due maglie che ha vestito in carriera (oltre a quella degli esordi della Trevigliese). Dell’Inter fu poi presidente fino alla sua morte.

Giacinto Facchetti (Treviglio, 18 luglio 1942 – Milano, 4 settembre 2006) è stato un calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo difensore, impiegato principalmente come terzino e occasionalmente come libero.

Soprannominato Cipe,[2][3] legò il suo nome a quello dell’Inter, della quale fu giocatore dal 1960 al 1978 – collezionando in totale 634 presenze e 75 reti – e presidente dal gennaio 2004 al settembre 2006. Con la maglia nerazzurra ha conquistato nove trofei, vincendo sia a livello nazionale con quattro campionati e una Coppa Italia che internazionale con due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Sotto la sua presidenza, l’Inter ha vinto un campionato, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.

Capitano della Nazionale italiana dal 1966 al 1977, ha partecipato alla vittoriosa edizione del campionato europeo del 1968, che rappresenta il primo e tuttora unico successo dell’Italia nella competizione. Con la maglia azzurra ha preso parte anche a tre edizioni del campionato mondiale (1966, 1970, 1974) laureandosi vicecampione nel 1970.

Considerato un innovatore del ruolo per via della sua costante partecipazione al gioco d’attacco,[4][5][6] è ritenuto uno dei migliori giocatori nella storia del calcio italiano.[7] Occupa la 90ª posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori delXX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi redatta da Pelé e dalla Federazione Internazionale del Calcio (FIFA) in occasione del centenario dalla sua fondazione, mentre nel 2006 è stato insignito dalla stessa Federazione del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente.[8]

Carriera

Giocatore

Club

Facchetti in allenamento con l’Inter a cavallo tra anni sessanta e settanta.

Iniziò la carriera nella squadra di calcio del suo paese natale, la Zanconti (1956) e dal 1957 laTrevigliese, nel ruolo di attaccante. Venne scoperto da Helenio Herrera che lo portò all’Inter per il finale di stagione 1960-1961, trasformandolo in un terzino d’attacco, primo nel suo genere insieme a Vittorio Calvani, anche se quest’ultimo non era un realizzatore di reti. Proprio a Calvani è legato il suo destino: il 14 giugno 1961 l’Inter giocò un’amichevole contro il Fluminense, e Facchetti, che ben impressionò, venne schierato al posto di Calvani poiché quest’ultimo era alle prese con un fastidioso callo.[13]

L’esordio in Serie A avvenne il 21 maggio del 1961, in un Roma-Inter conclusosi con la vittoria dei nerazzurri per 2-0.[14] Facchetti rappresentò l’Inter fino al 1978 vincendo la Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 e il campionato italiano nel 1963, 1965, 1966 e 1971. Con la squadra nerazzurra vinse anche due Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia. Con l’Inter in 634 partite realizzò 75 gol: fu nel 1965-1966 il primo difensore a segnare 10 reti nel campionato italiano. Si rivelò fondamentalmente corretto in campo, venendo espulso solo una volta nell’arco di tutta la sua carriera, per un applauso al direttore di gara Vannucchi in Inter-Fiorentina (1-0) del 13 aprile 1975.[15] Nel 1965 sfiorò il Pallone d’oro classificandosi secondo, ad 8 punti dal vincitore Eusébio.

Nazionale

Scambio di gagliardetti tra Facchetti e Bobby Moore prima di Italia-Inghilterra 2-0 del 14 giugno 1973.

In Nazionale Facchetti esordì, insieme a Lido Vieri, il 27 marzo 1963 nell’incontro valido per la qualificazione all’Europeo del 1964 disputato ad Istanbul contro la Turchia in cui l’Italia vinse per 1-0.[16]Da allora disputò 94 partite, mettendo a segno tre reti. Vinse da capitano il Campionato d’Europa di calcio del 1968 e arrivò secondo dopo la storica vittoria per 4-3 sulla Germania Ovest alla Coppa del Mondo di calcio del 1970.

Con Tarcisio Burgnich, Facchetti ha formato il duo difensivo più longevo nella storia della Nazionale di calcio: undici anni, dal 1963 al 1974, disputando insieme 58 partite di cui 45 come coppia di terzini, superando in questa particolare classifica binomi storici quali Rosetta-Caligaris, Foni-Rava e Ballarin-Maroso. Poco prima della Coppa del Mondo di calcio del 1978 in Argentina, era stato convocato dall’allora commissario tecnico della Nazionale Enzo Bearzot che lo aveva incluso nella lista dei 22, ma declinò l’invito annunciando contestualmente il ritiro dal calcio giocato.

Dirigente

Javier Zanetti e Sebastián Rambert presentati da Facchetti al loro arrivo all’Inter nel 1995.

Lo stesso anno in cui diede addio al calcio ebbe l’opportunità di fare il dirigente accompagnatore dell’Italia durante il campionato mondiale di calcio 1978 in Argentina.

Dopo esser divenuto rappresentante all’estero per l’Inter, divenne vice presidente dell’Atalanta nel 1980, per poi tornare dai nerazzurri di Milano durante la presidenza di Massimo Moratti col il ruolo di direttore generale prima e di direttore sportivo poi. Proprio in qualità di direttore sportivo, nel 1997, fu deferito alla Commissione Disciplinare per aver “espresso giudizi lesivi sulla reputazione dell’arbitro Pierluigi Collina, accusandolo di parzialita”[17]. Nel febbraio 2003, venne inibito dal giudice sportivo per essere entrato nello spogliatoio dell’arbitro Racalbuto e dei suoi assistenti rivolgendosi agli stessi in modi “non rispettosi”, come recitò il referto.[18] Divenne vicepresidente dopo la morte di Giuseppe Prisco e, infine, presidente il 19 gennaio 2004, dopo le dimissioni di Massimo Moratti. Da presidente dell’Inter ha vinto uno scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe italiane.

Controversie

Nel luglio 2011, dopo la pubblicazione delle intercettazioni inedite correlate al processo noto come Calciopoli, il procuratore federale Stefano Palazzi presenta un dossier in cui vengono coinvolti alcuni dirigenti calcistici non indagati nel processo sportivo celebrato nel 2006, tra cui Facchetti, accussato da Palazzi per la violazione dell’articolo 6 dell’allora Codice di Giustizia Sportiva (riguardante ai casi d’illecito sportivo).[19]Contestualmente, per via della prescrizione degli eventuali reati, lo stesso procuratore segnala l’impossibilità a procedere e dunque a verificare le accuse attestate nel suo dossier in ambito sportivo.[20]

La scomparsa

Da alcuni mesi malato di tumore al pancreas, si è spento a Milano il 4 settembre 2006 ed è sepolto nel cimitero di Treviglio. Il suo nome è stato iscritto al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano tra i cittadini benemeriti e illustri. Le esequie, celebrate nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano dal vescovo di Lodi Giuseppe Merisi, conterraneo di Facchetti, hanno visto la presenza di molte autorità sportive e politiche e di gente comune.

Nella cultura di massa

A Facchetti è ispirato il personaggio di Giacinto in Azzurro tenebra (1977), romanzo di Giovanni Arpino dedicato all’avventura della Nazionale italiana al campionato mondiale di calcio 1974. Altro importante riferimento letterario si trova nel Il prete lungo (1971), racconto di Luciano Bianciardi nel quale il giocatore nerazzurro viene citato come esempio di rettitudine morale.

Al Festival del Cinema di Venezia del 2007 è stato proiettato Il Capitano, un documentario realizzato da Alberto D’Onofrio per La Storia siamo Noi, che doveva essere trasmesso il 4 settembre, nel primo anniversario della morte di Facchetti, in seconda serata su Rai 2; per motivi di palinsesto il documentario è andato in onda, lo stesso giorno, su Raitre, e verrà ritrasmesso nello spazio Tv7, su Raiuno.

Il 26 agosto 2011 è stato pubblicato dal gruppo degli Stadio il singolo Gaetano e Giacinto, dedicato a due grandi figure del calcio italiano, come Gaetano Scirea e appunto Giacinto Facchetti.

Riconoscimenti postumi

In onore di Giacinto Facchetti, l’Inter ha deciso di ritirare la maglia numero 3.

Qualche settimana dopo la sua scomparsa, Facchetti è stato insignito dalla Federazione Internazionale del Calcio (FIFA) del Presidential Award postumo per il contributo offerto al mondo del calcio sia da giocatore che da dirigente.[8]

In sua memoria, in particolare in memoria dei grandi valori etici e sportivi che ha espresso per tutta la sua vita, la Lega Nazionale Professionisti ha istituito il Campionato Nazionale Primavera – Trofeo Giacinto Facchetti, mentre la Gazzetta dello Sport ha istituito il premio Premio Internazionale Giacinto Facchetti, per promuovere e premiare i comportamenti all’insegna della correttezza e dei valori. La prima edizione è stata vinta da Julio González, ex giocatore del Vicenza.

Tra le numerose vie intitolategli in tutto il Paese, la prima ad essere inaugurata è stata quella del Comune di Monte San Vito (AN), alla presenza della moglie Giovanna e del figlioGianfelice, di Bedy Moratti in rappresentanza della famiglia, dei genitori di Roberto Mancini e delle più alte autorità locali.[21].

Una piazza gli è stata dedicata a Cesano Maderno mentre a Lettomanoppello gli è stato intestato il Belvedere Facchetti. Altre vie e numerosi impianti sportivi in tutta Italia portano il suo nome; tra essi, oltre al Palazzetto dello Sport “PalaFacchetti”, nella sua città natale Treviglio anche a Matera, Cassano d’Adda, Trezzano sul Naviglio, Rosolini, Solaro.

Palmarès

Giocatore

Club

Competizioni nazionali
  • Scudetto.svg Campionato italiano: 4
Inter: 1962-1963, 1964-1965, 1965-1966, 1970-1971
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 1
Inter: 1977-1978
Competizioni internazionali
  • Coppacampioni.png Coppa dei Campioni: 2
Inter: 1963-1964, 1964-1965
  • Coppa Intercontinentale: 2
Inter: 1964, 1965

Nazionale

  • UEFA European Cup.svg Campionato d’Europa: 1
1968

Facchetti solleva la Coppa Henri Delaunay dopo la conquista del primo campionato europeo di calcio vinto dagli Azzurri.

Individuale

  • Inserito nella FIFA 100 (2004)
  • FIFA Presidential Award (2006)
  • Inserito tra le Leggende del calcio del Golden Foot (2006)
  • Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano, Riconoscimento alla memoria(2015)

Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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