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5 settembre 1997 – Muore Madre Teresa di Calcutta, santificata ieri.

Proprio all’indomani della santificazione di Madre Teresa di alcutta, avvenuta domenica 4 settembre, ricorre il 19mo anniversario della sua scomparsa: la suora macedone, che operò in India , resta uno dei personaggi terrestri, al pari di Pio da Pietralcina, ad essere venerato come un’entità divina.

 

Madre Teresa di Calcutta, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu (/aˈɲɛzə ˈɡɔndʒɛ bɔjaˈdʒiu/; Skopje, 26 agosto 1910 – Calcutta, 5 settembre 1997), è stata una religiosa albanese alla nascita, poi naturalizzata indiana, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della carità.

Firma di Madre Teresa

Il suo lavoro instancabile tra le vittime della povertà di Calcutta l’ha resa una delle persone più famose al mondo e le valse numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Nobel per la Pace nel 1979. È stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II 19 ottobre 2003 esanta da papa Francesco il 4 settembre 2016.

Biografia

Skopje, casa-memoriale di Madre Teresa.

La giovinezza e l’arrivo in India[

Nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi originari del Kosovo: la madre, Drane, era nata a Gjakova e il padre, Kolë era originario di Prizren[1]. All’età di otto anni rimase orfana per la morte del padre e la sua famiglia si trovò in gravi difficoltà economiche. A partire dall’età di dieci anni, partecipò per quattordici anni alle attività della parrocchia del Sacro Cuore di Skopje, in particolare quelle del coro, del teatro e dell’aiuto alle persone povere. In quel periodo cominciò a conoscere l’India tramite le lettere di missionari gesuiti attivi nel Bengala.

Nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore di Loreto, un ramo dell’Istituto della Beata Vergine Maria che svolgeva attività missionarie in India. Dopo un primo colloquio a Parigi, venne inizialmente inviata a Dublino, in Irlanda, dove si fermò sei settimane per imparare le prime nozioni di inglese e ricevere il velo di postulante.

Nel gennaio 1929 raggiunse l’India dove, dopo una breve sosta a Calcutta, venne inviata nel Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya, per completare la sua preparazione. Qui si fermò due anni, studiando le lingue inglese e bengali e insegnando nella scuola annessa al convento. Svolse anche un’attività come aiuto-infermiera che la mise in contatto con la realtà dei malati. Il 24 maggio 1931, prese i voti temporanei, assumendo il nome di Maria Teresa, ispirandosi a santa Teresa di Lisieux[2] .

Gli anni di insegnamento a Entally

Veduta di Calcutta nel 1945.

Dopo aver preso i voti, Teresa lasciò Darjeeling e raggiunse Calcutta, dove per i successivi 17 anni visse e lavorò presso il collegio cattolico di Saint Mary’s High School del sobborgo di Entally, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni britannici. Insegnava storia e geografia e poté studiare la lingua hindi. La regola delle Suore di Loreto non le consentiva di allontanarsi dal convento[3] ma, grazie alle attività di volontariato svolto da alcune sue alunne ebbe modo di prendere sempre maggiore consapevolezza delle terribili condizioni di vita negli slum di Calcutta, e in particolare in quello di Motijhil, confinante con la scuola.

Nel 1937 si recò a Darjeeling per pronunziare i voti perpetui. Divenne così Madre Teresa, nome che mantenne per il resto della vita.

Tornata a Calcutta, assunse progressivamente diverse responsabilità organizzative, fino a essere nominata, nel 1944, direttrice della scuola. Gli anni della guerra ebbero profonde ripercussioni sulle attività svolte dalle suore, che si dedicarono sempre più all’accoglienza di orfani e bambini abbandonati. Lo stesso convento di Entally venne requisito e, fino al 1945, trasformato in un ospedale militare britannico.

La “chiamata nella chiamata”

Madre Teresa, targa decorativa a Olomouc.

Nell’agosto del 1946 Calcutta fu teatro di scontri sanguinosi tra diverse fazioni indipendentiste, note come Great Calcutta Killing[4]. La città fu paralizzata per diversi giorni e Madre Teresa, uscita dal collegio per trovare del cibo, rimase impressionata dalla devastazione che ebbe modo di vedere. In lei cominciò quindi a maturare una profonda riflessione interiore che l’avrebbe condotta presto alla svolta decisiva della sua vita.

La sera del 10 settembre partì in treno per recarsi a Darjeeling, dove doveva svolgere dieci giorni di esercizi spirituali. Come lei stessa ricostruirà più tardi, fu proprio in quella notte di viaggio, a contatto con condizioni di povertà estrema, che lei ebbe una “chiamata nella chiamata”[5]:

« Quella notte aprii gli occhi sulla sofferenza e capii a fondo l’essenza della mia vocazione […] Sentivo che il Signore mi chiedeva di rinunciare alla vita tranquilla all’interno della mia congregazione religiosa per uscire nelle strade a servire i poveri. Era un ordine. Non era un suggerimento, un invito o una proposta […] »
(Cit. in Renzo Allegri, Madre Teresa mi ha detto, Ancora Editrice, Milano, 2010)

Madre Teresa decise quindi di uscire dal convento e mettersi al servizio dei “più poveri tra i poveri”, come si sentiva ora chiamata a fare. Dovette comunque aspettare due anni per convincere le consorelle e l’arcivescovo di Calcutta, e ottenere le approvazioni necessarie. Le resistenze furono infatti numerose, tanto che la giovane suora venne anche trasferita, per un breve periodo, nella città di Asansol.

Nel 1948 Madre Teresa ebbe infine l’autorizzazione dal Vaticano ad andare a vivere da sola nella periferia della metropoli, a condizione che continuasse la vita religiosa. Decise quindi di abbandonare il velo nero delle Suore di Loreto il giorno della festa dell’Assunzione (15 agosto 1948), a vent’anni esatti dalla prima chiamata che aveva ricevuto diciottenne al santuario della Madonna nera di Letnice.

Lo stesso anno Madre Teresa prese inoltre la cittadinanza della neo-indipendente Repubblica indiana, sancendo così la profondità del suo legame con le persone che voleva servire[6].

Le suore di Patna e lo slum di Motijhil

Lasciato il convento, si recò per un breve periodo presso le suore di Patna, nel medio Gange, per acquisire nozioni sanitarie. Si fermò lì quattro mesi, nei quali si convinse del ruolo che l’igiene e una migliore alimentazione potevano avere nel migliorare la vita di coloro che abitavano negli slum.

Tornata a Calcutta, alla fine del 1948 cominciò la sua missione al servizio dei poveri recandosi con cinque rupie[7] nello slum di Motijhil: qui inizialmente ebbe come base una capanna, dove cominciò a insegnare e ad assistere i bambini poveri della zona. Presto attorno a lei si formò una piccola rete di volontari che l’aiutavano nell’insegnamento, nella distribuzione di cibo e nella diffusione di elementari pratiche igieniche. Grazie all’aiuto di uno di questi collaboratori, Michael Gomes, nel febbraio 1949 Madre Teresa poté trasferirsi in una casa. Dopo aver assistito una donna che moriva in strada, decise di riservare una stanza di quella casa a malati e moribondi.

Missionarie della carità nel 2005.

Nel marzo 1949 una sua ex-allieva, Shubashini Das, si unì a lei, creando le basi per la costruzione di una piccola comunità[8].

Le Missionarie della carità

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Missionarie della carità e Missionari della carità.

Nel 1950, Madre Teresa fondò la congregazione delle Missionarie della carità, la cui missione era quella di prendersi cura dei “più poveri dei poveri” e di tutte quelle persone che si sentono non volute, non amate, non curate dalla società, tutte quelle persone che sono diventate un peso per la società e che sono fuggite da tutti. Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla Saint Mary. Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, pare fu scelto da Madre Teresa perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio ma soprattutto perché aveva i colori della casta degli intoccabili, la più povera dell’India.

Il numero di persone che desideravano seguire l’esempio di Madre Teresa crebbe rapidamente, tanto che le stanze messe inizialmente a disposizione da Gomes si rivelarono presto inadeguate. Nel febbraio 1953 le suore poterono quindi spostarsi in una nuova sede a 54A Lower Circular Road, messa a loro disposizione dall’arcidiocesi di Calcutta, che ospita tuttora la casa madre delle Missionarie della carità. Lo stile di vita voluto da Madre Teresa, ispirato in parte a san Francesco, prevedeva un’austerità rigorosa, in linea con la condizione di vita dei poveri e con la necessità di preservare gli ideali del nuovo ordine[9].

La Casa Kalighat per i morenti

Il fiume davanti al Kalighat nel 1947.

Nel frattempo, il 22 agosto 1952 era stata inaugurata la Casa Kalighat per i morenti (poi chiamata casa dei puri di cuore: Nirmal Hriday), nata per offrire cure e assistenza ai numerosi malati rifiutati dagli ospedali cittadini. A quel tempo l’abbandono dei malati era un fenomeno frequente, legato alle condizioni di estrema povertà in cui versava buona parte della popolazione cittadina. Lo stesso Comune di Calcutta, consapevole della gravità del problema, aveva quindi messo a disposizione di Madre Teresa un ostello abbandonato nei pressi del tempio di Kali (Kalighat) e aveva fornito una somma mensile di denaro. Le persone portate all’ospizio venivano assistite e avevano, nel caso, la possibilità di morire con dignità secondo i riti della propria fede: ai musulmani si leggeva il Corano, agli indù si dava acqua del Gange, e i cattolici ricevevano l’estrema unzione[10]. Gli inizi furono comunque difficili. Non mancarono le resistenze e i sospetti di proselitismo, soprattutto da parte dei sacerdoti induisti del vicino tempio. Madre Teresa è stata ad esempio accusata di battezzare i malati in punto di morte, senza chiedere il loro parere. Tali critiche hanno preso spunto da una dichiarazione nella quale Madre Teresa dichiarava di offrire ai malati “uno speciale biglietto per san Pietro”.[11] Superate le iniziali diffidenze, la struttura venne comunque poi sostenuta e appoggiata, sia tramite il contributo di volontari che attraverso donazioni, da persone di diversi credi religiosi.

Negli anni le attività delle Missionarie della carità si ampliarono, e compresero il reinserimento lavorativo delle persone guarite e l’assistenza ai bambini abbandonati o rimasti orfani: quest’ultima attività, in particolare, poté essere avviata grazie al sostegno di una signora indù di Calcutta.

I lebbrosi di Shanti Nagar

Ritratto di Madre Teresa.

Madre Teresa decise di dedicarsi anche alla piaga della lebbra, a quel tempo ancora largamente diffusa. Nel 1957, con l’aiuto di un medico, cominciò ad accogliere e assistere alcuni lebbrosi. Poco dopo realizzò delle cliniche mobili per contenere i focolai di infezione, seguendo un modello precedentemente messo a punto da un medico belga a Madras per curare i malati a domicilio.

Nel 1958 Madre Teresa aprì un centro per i malati di lebbra a Tigarah, in una zona degradata nella periferia di Calcutta. Ricordando l’impegno diGandhi per i lebbrosi, la suora volle dedicare alla sua memoria la struttura, che venne quindi chiamata Gandhiji’s Prem Niwas (“Dono d’amore di Gandhi”).

Pochi anni dopo, nel 1961, il Governatore del Bengala decise di affidare alle Missionarie della Carità un terreno a circa 300 chilometri da Calcutta, presso il confine con il Bihar: qui Madre Teresa realizzò il villaggio di Shanti Nagar (“Città della pace”), dove i malati di lebbra potevano vivere e lavorare, coltivando i campi, allevando animali e svolgendo attività di artigianato. La presenza di volontari sani favoriva il recupero sociale dei malati, evitando forme di emarginazione.

Sul suo impegno verso i lebbrosi, Madre Teresa spesso ripeteva: “Non ci sono lebbrosi, solo la lebbra, e si può curare”[12].

La fama mondiale e l’espansione internazionale dell’Ordine

L’incontro tra Sandro Pertini e Madre Teresa.

Per dieci anni Madre Teresa operò solo nel territorio di Calcutta: nel 1959 aprì infine una nuova struttura a Ranchi, nello stato indiano dello Jharkhand[13].

Nel febbraio 1965, papa Paolo VI concesse alle Missionarie della carità il titolo di “congregazione di diritto pontificio” e la possibilità di espandersi anche fuori dall’India. Il 26 luglio 1965 a Cocorote, in Venezuela, venne quindi aperta la prima casa della congregazione fuori dall’India. Seguì, l’8 dicembre 1967, l’avvio di un centro a Colombo (Sri Lanka). Fu poi la volta di sedi in Africa, America, Asia ed Europanel corso degli anni settanta, ottanta e novanta.

Nel frattempo, la fama di Madre Teresa cresceva anche grazie alla crescente attenzione che la sua attività riceveva da parte dei media[14].

L’Ordine si ampliò con la nascita di un ramo contemplativo e di due organizzazioni laicali, aperte cioè anche ai laici. Per i Collaboratori di Madre Teresa, la fondatrice volle mettere in luce la natura non confessionale dell’iniziativa, aperta a persone “di tutte le religioni e tutte le denominazioni”. Nel 1981 fu fondato il movimento Corpus Christi aperto ai sacerdoti secolari.

Nel corso degli anni ottanta nacque l’amicizia fra papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa, i quali si scambiarono visite reciproche. Grazie all’appoggio di papa Wojtyła, Madre Teresa riuscì ad aprire ben tre case a Roma, fra cui una mensa nella Città del Vaticano dedicata a Santa Marta, padrona dell’ospitalità. Negli anni novanta, le Missionarie della Carità superarono le quattromila unità con cinquanta case sparse in tutti i continenti.

Il Premio Nobel per la pace

Nel 1979 ottenne il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni, venne indicato il suo impegno per i più poveri tra i poveri e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona[15].

Madre Teresa rifiutò il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiese che i 6000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che avrebbero potuto essere sfamati per un anno intero: “le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo”.

Gli ultimi anni di vita e la morte

Madre Teresa nel 1988.

A partire dalla fine degli anni ottanta, le sue condizioni peggiorarono: già affetta da artrite reumatoide, che la costrinse a un primo ricovero nel 1983, ebbe un infarto nel 1989, per la qual cosa le fu applicato un pacemaker. Si dimise da superiora dell’Ordine ma in seguito a un ballottaggio fu rieletta praticamente all’unanimità, contando solo qualche voto astenuto. Accettò il risultato e rimase alla guida della congregazione.

Nel 1991 si ammalò di polmonite, nel 1992 ebbe nuovi problemi cardiaci e l’anno successivo contrasse la malaria. Nell’aprile del 1996 Madre Teresa cadde e si ruppe la clavicola.

Il 13 marzo 1997 lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della carità, alla cui guida subentrò suor Nirmala Joshi. A marzo incontròpapa Giovanni Paolo II per l’ultima volta, prima di rientrare a Calcutta dove morì il 5 settembre seguente, all’età di 87 anni.

La sua scomparsa suscitò grande commozione nel mondo intero: l’India le riservò solenni funerali di stato, che videro un’enorme partecipazione popolare[16] e la presenza di importanti autorità del mondo intero. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Javier Pérez de Cuéllar, arrivò persino a dichiarare: “Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo.” Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan, disse inoltre che Madre Teresa era “un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi. La sua lunga vita di devozione alla cura dei poveri, dei malati e degli svantaggiati è stata uno dei più grandi esempi di servizio alla nostra umanità.”

Tomba di Madre Teresa nella casa madre di Calcutta

Madre Teresa è stata sepolta a Calcutta, presso la sede delle Missionarie della carità[17]. Sulla semplice tomba bianca è stato inciso un verso del Vangelo di Giovanni:

« Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. »   (Giovanni 15,12)

Il processo di canonizzazione

Con una deroga speciale Giovanni Paolo II fece aprire il processo di beatificazione a soli due anni dalla sua morte. La procedura si concluse nell’estate del 2003 e la proclamazione avvenne il 19 ottobre successivo.

L’arcidiocesi di Calcutta aprì il processo per la canonizzazione già nel 2005. Il 17 dicembre 2015 papa Francesco ha promulgato il decreto circa il miracolo attribuito all’intercessione della beata Teresa di Calcutta, ultimo passo richiesto per la sua canonizzazione[18] e nel concistoro del 15 marzo 2016 ha firmato il decreto di canonizzazione[19]. La canonizzazione è poi avvenuta il 4 settembre successivo[20].

Miracoli per la beatificazione e la canonizzazione

Il processo di beatificazione, primo passo verso la canonizzazione o santità, richiede la documentazione di un miracolo avvenuto per intercessione di Madre Teresa. Le segnalazioni ricevute sono migliaia[38], ma solo pochissime vengono ritenute rilevanti dalla Chiesa cattolica ai fini del processo di canonizzazione e passate quindi a un vaglio più approfondito. Per essere considerata miracolosa dalla Chiesa, una guarigione deve infatti essere da malattia grave, istantanea e senza alcuna spiegazione medica plausibile. Per la beatificazione è stata riconosciuta come miracolosa la guarigione di una donna di religione induista[39], Monica Besra. Per la canonizzazione è stata riconosciuta come miracolosa la guarigione di Marcilio Haddad Andrino, brasiliano[40][41][42].

Il caso Monica Besra

Nel 2002 il Vaticano ha riconosciuto come miracolosa la guarigione di una donna indiana, Monica Besra, originaria di un villaggio a nord di Calcutta. Nel 1998 la donna era malata ma, non potendo più sostenere le spese mediche, aveva chiesto di lasciare l’ospedale in cui era ricoverata e di essere accompagnata a un centro delle Missionarie della carità, presso Balurghat. La malattia non è ancora chiara: i medici le avevano infatti diagnosticato sia un tumore all’addome, sia una meningite tubercolare. Il 5 settembre la donna pregò con le suore e affermò di aver visto una fotografia di Madre Teresa e di essere rimasta colpita da un raggio di luce che proveniva dai suoi occhi. Nel pomeriggio, Monica Besra poggiò un piccolo medaglione di Madre Teresa sulla protuberanza che aveva sull’addome e continuò a pregare. La mattina successiva si sentì leggera ed eccitata: chiamò la donna che dormiva di fianco a lei per dirle che la protuberanza era scomparsa. Monica Besra, che è di fede induista, successivamente dichiarò: “Dio mi ha scelto come mezzo per mostrare alla gente l’enorme potere di cura di Madre Teresa, non solo attraverso le cure fisiche, ma attraverso i suoi miracoli”. Prima di prendere una decisione sulla vicenda, la Congregazione per le cause dei santi ha intervistato 113 persone e raccolto 35 000 pagine di documentazione, ascoltando anche le voci critiche[43]. Anche a seguito del riconoscimento, da parte della Congregazione, del carattere miracoloso di questa guarigione, Madre Teresa è stata ufficialmente beatificata da papa Giovanni Paolo II il 19 ottobre 2003 con il nome di “Beata Teresa di Calcutta”.

La vicenda è ancora oggetto di controversie. Il marito di Monica Besra affermò ad esempio che la guarigione non era dovuta a un miracolo, ma alle cure dei medici[44]. Divisioni si registrarono anche tra i medici che l’avevano curata: uno di loro sostenne che la guarigione era scientificamente inspiegabile, mentre per un altro la guarigione era dovuta a nove mesi di cure anti-tubercolosi.[45][46]. Un medico affermò inoltre di aver ricevuto pressioni da parte delle Missionarie della carità perché sostenesse che la guarigione fosse avvenuta per miracolo.[47] A seguito delle proteste dei razionalisti indiani, il governo del Bengala Occidentale organizzò una propria inchiesta sul presunto miracolo, secondo la quale Monica Besra aveva ricevuto continue e corrette cure antitubercolari, e una guarigione miracolosa era quindi da escludere.[48]

Madre Teresa alla Casa Bianca riceve daReagan la medaglia presidenziale della libertà

Riconoscimenti

In vita

L’attività svolta da Madre Teresa raccolse i primi riconoscimenti in Asia, dove nel 1962 ricevette sia il Premio Magsaysay sia il Padma Shri, la quarta onorificenza indiana. Il denaro ricevuto con il Magsaysay venne immediatamente utilizzato per l’apertura di una casa per bambini abbandonati ad Agra, nell’India settentrionale[49].

Nel decennio successivo Madre Teresa divenne nota anche nel resto del mondo e in particolare nei paesi occidentali, dove le vennero assegnati numerosi riconoscimenti (premi, lauree honoris causa, onorificenze), culminati con il Nobel per la Pace. Madre Teresa fu inoltre la seconda donna indiana, dopo Indira Gandhi, a ricevere la massima onorificenza del Paese, il Bharat Ratna[50]. La sua celebrità si estese rapidamente: ad esempio, a partire dagli anni Ottanta apparve per 18 volte nel sondaggio curato da Gallup sulle 10 persone più ammirate negli Stati Uniti[51].

Di seguito vengono elencati alcuni tra i principali riconoscimenti ricevuti.

AnnoRiconoscimento
1962Premio Magsaysay per la Pace e l’Intesa Internazionale
Onorificenza indiana Padma Shri
1971Premio della Pace papa Giovanni XXIII, assegnatole da papa Paolo VI
Premio Kennedy
1972Premio Templeton
1975Premio Internazionale Albert Schweitzer
1976Premio Ceres Medal della FAO per il contributo allo sviluppo sociale
1978Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli “per l’eccezionale abnegazione con la quale ha dedicato tutta la sua vita per soccorrere, in India e in altri paesi del mondo, le vittime della fame, della miseria e delle malattie, gli abbandonati e i morenti, tramutando in azione instancabile il suo amore per l’umanità sofferente.”
1979Premio Nobel per la Pace “per il lavoro compiuto nella lotta per vincere la povertà e la miseria, che costituiscono anche una minaccia per la pace”[52].
1980Bharat Ratna, la più alta onorificenza civile dell’India
1981Assegnazione della Legion d’Honneur di Haiti
1985Assegnazione della medaglia presidenziale della libertà degli Stati Uniti
1995Grand’Ordine della Regina Jelena, seconda onorificenza croata
1996Nomina a Cittadina Onoraria degli Stati Uniti e assegnazione della Medaglia d’Oro Congressuale

L’aeroporto Madre Teresa (Nënë Tereza) di Tirana.

Dopo la morte

Dopo la morte, l’operato di Madre Teresa è stato oggetto di riconoscimenti, soprattutto nei due paesi ai quali è più legata: l’India, nella quale ha operato, e l’Albania, la terra d’origine dei suoi genitori.

In particolare nel 2010, in occasione del centenario della nascita, il Governo Indiano ha coniato una moneta celebrativa da 5 rupie, in ricordo del denaro con il quale Madre Teresa cominciò la sua missione nello slum di Motijhil[53].

L’Albania celebra il 19 ottobre, giorno in cui è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II.

Rappresentazioni artistiche: film, musiche, animazione

La rencontre avec Jean-Paul II, (1997, acrylique 60 x 40 cm), Arnaud Courlet de Vregille, pittore francese.

Negli anni settanta Bino scrisse e incise la sua canzone più fortunata, Mama Leone, ma solo nel 1997 rivelò che era dedicata a Madre Teresa.

Nel 1997 è stato realizzato il film Madre Teresa (titolo originale: Mother Teresa: In the Name of God’s Poor), nel quale Kevin Connor dirige Geraldine Chaplin nei panni della beata.

L’anno successivo ha visto l’uscita dell’album musicale Musical Tribute to Mother Teresa contenente canzoni di diversi artisti americani, tra i quali José Feliciano e Dave Kelly.

Lo spettacolo Madre Teresa il musical, con musiche di Michele Paulicelli e testi di Piero Castellacci, ha debuttato nel 2002 a Roma ed è stato quindi per due anni in tour in Italia[54].

Nel 2003 è stata invece prodotta la miniserie televisiva Madre Teresa, diretta da Fabrizio Costa. L’attrice protagonista è Olivia Hussey; nel cast sono presenti anche Sebastiano Somma e Laura Morante.

In occasione del centenario della nascita, nel 2010, è stato inoltre prodotto il film di animazione Madre Teresa, diretto da Orlando Corradi e Jon Song Chol, con musiche di Luis Bacalov.

 

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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