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Alex Zanardi, ovvero quando l’oro è più oro.

Nelle vicende umane può capitare che non sono le azioni o le gesta a dare lustro alle persone ma al contrario che siano le persone ad esaltare le gesta che compiono.

Mi riferisco al caso di Alex Zanardi al centro delle cronache per i risultati conseguiti alle “Paraolimpiadi” e tanti altri come lui meno noti.

Non è tanto una questione di piazzamenti, medaglie di un colore o di un altro ma di vicende umane vere e proprie.

Nelle olimpiadi “normali” tutto si svolge secondo un copione apparentemente ben noto: talento, doti fisiche, spirito di sacrificio, allenamenti ecc. e il tutto sembra contenersi nell’insieme o nella somma di queste virtù  che concorrono a generare gesta spettacolari tali da suscitare un’ ammirazione planetaria per autentici fenomeni “marziani” come  i vari Bolt, Phelps, o anche “solo” per una squadra nazionale di tre sconosciute arciere della Corea del Sud capaci in una serie di tiri di centrare ripetutamente un bersaglio di 10 cm. a settanta metri.

Lasciamo pure da parte ombre amare come il doping sempre incombente, una spada di Damocle appesa sopra ogni risultato fuori dall’ordinario.

Nell’ennesimo record frantumato, o le vittorie ripetute in gare massacranti, restano immortalate  le performance di qualcuno che sposta il limite umano sempre più oltre e sempre più verso il sovrumano.

Le olimpiadi per disabili, sembrano quasi un atto dovuto che il nostro comune sentimento di civiltà deve tributare a chi non ha mai avuto o più spesso ha perso le doti fisiche dei cosidetti “normali”, un prologo o una coda che segue le olimpiadi quasi a liberarci da un senso di colpa verso chi è sfortunato, tanto è vero che la visibilità sui media è molto ridotta passando via tra le notizie di ultima fila nei notiziari.

Quando poi protagonista di un evento diventa uno che si chiama Alex Zanardi, il velo di nebbia che avvolge la manifestazione allo stesso modo di come avvolge la condizione dell’essere disabili improvvisamente si dirada e nasce una storia epica raccontata e descritta con tutti i contorni umani del caso, entrano in gioco non solo le doti basiche del campione o dell’atleta di successo, ma anche aspetti estranei quali la volontà estrema di riscatto, di riprendersi dalla vita quello che la vita ti ha tolto in quello che era il tuo impegno sportivo o professionale abituale a seconda del caso.

Trovo che nel successo di uno come Alex Zanardi ci sia il vero record umano e sportivo, il limite si sposta un passo sempre oltre e sempre più verso il sovrumano, non importa il colore della medaglia, il tempo realizzato, gli allenamenti, il triciclo costruito su misura il casco o la tuta aerodinamica, qualcuno abituato alle dietrologie, parlerà malignamente di sponsor, di rientri economici e simili storie, non importa, non importa l’età ormai prossima ai cinquanta, le braccia iperallenate e grosse come mortadelle, il record sta nell’esserci nel competere ancora oltre e al di la di ogni Handicap.

A questa condizione si è cambiato più volte nome quasi si volesse così mitigarla, confonderla con il normale, passando da “handicappato”, a “disabile” a “diversamente abile”, ma secondo me chi vive questa condizione chiede solo di esserci al pari di chiunque indipendentemente dall’handicap, possibilmente con meno barriere architettoniche attorno, ecco se potessi coniare un termine userei “ultra abile” e non altro, quasi un riconoscimento un tributo di ammirazione da parte di chi come me, come noi è o si sente nella schiera privilegiata dei  “normali” ma a pensarci bene forse mai completamente.

(Pier59)

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1 Commento su Alex Zanardi, ovvero quando l’oro è più oro.

  1. La delicatezza, l’attenzione e la sensibilità verso questo tema si declina in vari modi e a volte. Mi chiedo per esempio se chi, anche nel nostro paese, parcheggia quotidianamente il camioncino nel parcheggio riservato ai disabili, oppure davanti al garage dei mezzi di soccorso oppure ancora davanti alle rampe di accesso per le carrozzine non abbia tutti i crismi e i requisiti per partecipare pure lui alle paralimpiadi.

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