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Il Sant’Antonio Abbandonato (o quasi)

GS Sant’Antonio.

Siamo a Settembre inoltrato, è il periodo in cui tutte le attività del paese riprendono dopo la pausa estiva. La scuola, il lavoro, i progetti e i sogni che ciascuno ha nel cassetto ritrovano lo slancio dopo le molli ed appiccicose giornate agostane. Ma questo è anche il periodo in cui tutte le società sportive del paese si guardano in faccia e fanno la conta dei sopravvissuti ai cambi di lavoro, di casa, ai niet di mogli  e fidanzate. Se tutti questi fattori non hanno falcidiato irrimediabilmente squadre, gruppi e associazioni si comincia ad affrontare la seconda serie di problemi : i costi e le strutture. Prendiamo ad esempio il glorioso Gruppo Sportivo Sant’Antonio. Tanto per capirci questi sono quelli che con ogni meteo e con ogni temperatura accendono quegli abbaglianti fari che  da Brembilla vediamo brillare nelle sere da Settembre a Maggio.

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La storia.

Il gruppo sportivo è l’espressione di una squadra di calcio a 7 giocatori che dal lontano 1980 ad oggi ha calcato i peggiori e più impolverati campetti della periferia bergamasca. A S. Antonio, da buoni bergamaschi, sono abituati ad arrangiarsi e quindi visto che un campo da calcio regolamentare non esisteva si sono voltati indietro le maniche e se lo sono costruiti. Il terreno è stato donato da una signora originaria di quelle terre alte ed ora residente a Grumello, la manodopera è stata offerta dai giocatori stessi che, con l’aiuto morale e pratico del parroco di allora e dell’impresa Genini e del suo fondatore Sig. Ersilio Genini, hanno costruito un piccolo ma decorosissimo campetto da calcio a 7 giocatori. Gli spogliatoi, piccoli ed angusti, sono stati ricavati nei locali attigui alla chiesa e messi a disposizione dalla parrocchia. Gli stessi futuri calciatori della prima formazione del gruppo sportivo Sant’Antonio hanno procurato pali e reti, alte a sufficienza per impedire che i palloni arrivino direttamente a Zogno o a Camorone a seconda delle bizze del vento. Da allora centinaia di giocatori, brembillesi purosangue,oriundi e di importazione hanno fatto in modo che per 36 anni consecutivi l’aquila del Sant’Antonio (simbolo della società) si facesse onore su tutti i campi della provincia. Da quel 1980 molte la società è riuscita sempre, tramite gli aiuti del comune di Zogno, del comune di Brembilla e tramite autofinanziamenti, a sopravvivere, a gestire la manutenzione ordinaria e straordinaria del campo e delle strutture e ad organizzare eventi e manifestazioni sempre ben riuscite.

Oggi.

Oggi la situazione è purtroppo molto difficile. Quest’anno è venuta a mancare una fonte importante di autofinanziamento, il torneo estivo. Ormai i fasti degli anni 80-90 per questo tipo di manifestazioni sono purtroppo finiti ed è sempre più difficile riuscire a raggiungere un numero minimo di squadre partecipanti. Per la prima volta da oltre trent’anni anche il torneo di S. Antonio, uno dei più famosi e partecipati della Valle, non è sfuggito alla tremenda moria di atleti. Allo stesso modo la società si è prodigata in maniera eroica nel reclutare nuovi giocatori per l’incombente stagione calcistica. alla fine, proprio sul filo di lana si è riusciti a raggiungere il ragguardevole numero di 13 giocatori quasi tutti di Brembilla. Per scelte scellerate operate anni fa , il settore giovanile della brembillese, ha lasciato per strada un certo numero di giocatori che adesso fortunatamente vanno ad ingrossare le fila delle squadre a sette del paese. Oltre a queste difficoltà, come nelle migliori tragedie le sciagure non finiscono mai, si sono aggiunti i piccoli grandi problemi delle strutture ormai datate e prossime alla fatiscenza.

I problemi.

Gli spogliatoi. Sono da sempre piccoli ed angusti ma purtroppo a meno di costruire altri manufatti questi rimarranno così per ancora lunghi anni. Si può però renderli più accoglienti e più funzionali. Si pensi per esempio che le due docce non possono praticamente funzionare contemporaneamente perchè la portata non è sufficiente e l’impianto avrebbe bisogno di essere rifatto a causa dell’età. Il riscaldamento è affidato ad una stufetta elettrica che però a causa del soffitto molto alto di uno dei due spogliatoi non riesce a generare lo sperato tepore ma soltanto ad evitare il congelamento.

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Il Campo. Il terreno di gioco non è proprio un biliardo ma con le opportune fresature apportate settimanalmente dai volontari si riesce a mantenerlo ad uno stato accettabile. Le recinzione ed i fari invece avrebbero bisogno di essere sostituite le prime e di essere manutenuti i secondi.

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Ci sono soluzioni?

Di queste situazioni nel nostro paese e in quelli limitrofi ce ne sono a decine e purtroppo il colpevole per eccellenza che ci si sente ribadire in tutte le salse è il mostro chiamato “tagli ai finanziamenti”. E come negarlo? Abbiamo vie d’uscita? Nel caso specifico l’anno scorso sono state sostituite le panchine a bordo campo che erano in uno stato davvero impresentabile. Questi interventi però, seppur rappresentano boccate d’ossigeno importanti, non sono la soluzione. Le soluzioni sono rappresentate dal buon cuore della parrocchia, che potrebbe aiutare nella sistemazione degli spazi di sua proprietà, da un piano a lungo termine del comune che potrebbe tramite interventi piccoli,annuali ma costanti aiutare a non arrivare ai picchi di emergenza che abbiamo qui descritto.

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6 Commenti su Il Sant’Antonio Abbandonato (o quasi)

  1. Lunga vita al S. Antonio!

  2. Un articolo che ti tocca da vicino, vero Omar?

  3. Sopratutto le reti e i relativi pali di sostegno sono malmessi e certo non un bello spettacolo a vedersi!

  4. No davvero. Fra l’altro la zona del campo sportivo è una delle più suggestive della frazione. Ripetitori e antenne a parte da lì si può godere di un panorama mozzafiato, e tu Pietro lo sai bene, spesso lo sguardo può spaziare fino agli appennini e sembrano talmente vicini da poterli toccare. Per ragioni che a me non sono ben chiare S.Antonio e tanti dei suoi abitanti hanno sempre guardato molto verso il capoluogo vallare Zogno. Forse per i servizi arrivati prima da quella parte, la strada. Forse per i collegamenti, il pullman di linea dalla parte di Zogno è un punto di riferimento importante. Forse per gli ancestrali legami parentali che hanno sempre tenuto vivo un rapporto privilegiato con Zogno. Forse per la facilità dei collegamenti, durante il periodo invernale il passo fuoristante la chiesa sembra il confine fra il Messico e gli Stati Uniti. Dalla parte brembillese, forse per le pendenze maggiori e la meno felice esposizione al sole, la strada risulta spesso non ben pulita e ghiacciata, dalla parte zognese la situazione è di solito sempre migliore. Forse ancora per l’attenzione dello stesso comune di Zogno che, per quanto non direttamente interessato, aiuta con piccoli stanziamenti la società sportiva locale. C’è di peggio e di più urgente nella vita si dirà. Ed è vero. Ma le frazioni sopravvivono anche di queste minuscole realtà.

    • I collegamenti con Zogno permettono connessioni comode con le linee di trasporto pubblico della Valle Brembana le cui frequenze non sono minimamente paragonabili con quelle della nostra Val Brembilla. Chi mai volendo andare a Villa d’Almè, S. Pellegrino o Bergamo, da S. Antonio scenderebbe a Brembilla? Per il resto, visto l’argomento tirato in ballo riguardante la “storica” predilezione verso Zogno degli abitanti di S. Antonio rispetto a Brembilla, non è ne facile ne semplice trattarlo in tutti i suoi aspetti, io mi sento troppo di parte e non bene preparato, comunque quando salgo a S. Antonio da Brembilla non mi sento affatto di arrivare dal Mexico; spetta comunque a quelli di S. Antonio dire la loro in modo aperto.

  5. Sant’Antonio è il mio paese di nascita e al G.S. Sant’Antonio sono legato da una militanza ultraventennale. pensare che la squadra espressione di un paese tanto piccolo e scomodo da raggiungere sia quest’anno arrivata al 26° campionato CSI consecutivo è sorprendente e per me sempre motivo di orgoglio.
    negli ultimi anni abbiamo dovuto fare quasi sempre una lotta contro il tempo per raccogliere un numero di giocatori sufficienti ad affrontare una stagione.
    purtroppo un nucleo forte di ragazzi del paese non c’è da tempo, e a chi dobbiamo convincere a salire da fuori possiamo offrire ben poco oltre all’accoglienza, la passione e un panorama mozzafiato.
    abbiamo spogliatoi datati e soprattutto difficili da scaldare (il nostro) o troppo piccoli (quello per gli ospiti). e soprattutto si è costretti a lunghe code per la doccia, visto che aprire due rubinetti contemporaneamente significa avere getti deboli ed insufficienti.
    e questo è un grosso problema specie nei mesi invernali.
    il nostro piccolo campo ce lo teniamo stretto, e le nuove panchine sono state una bella novità.
    ma i fari sono quelli di vent’anni fa e sempre più spesso mollano il colpo alternativamente.
    non parliamo poi della recinzione, rattoppata ormai all’inverosimile.
    sono problemi che si ripetono ciclicamente durante le stagioni, e a cui dobbiamo rimediare attingendo alla povera cassa del gruppo sportivo (quando non alle tasche di qualcuno della società).
    come scritto nell’articolo i mancati introiti del torneo sono stati un colpo che sarà difficile assorbire, e nei prossimi mesi si farà sentire.
    ma nonostante tutto tra una decina di giorni saremo di nuovo in campo, comincerà una nuova avventura.
    e come sempre speriamo di portare degnamente il nome di Sant’Antonio in tutti i posti dove giocheremo.

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