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I tunnel delle meraviglie …e chi resta invece per strada…

Immaginarsi l’Europa senza le Alpi è impossibile, hanno da sempre rappresentato la separazione tra il nord e il sud, tra le civiltà del Mediterraneo e ciò che gli stava “sopra” ovvero il corpo vero e proprio del continente Europeo.

Le Alpi: una specie di arco naturale dalla Liguria all’Istria, come una lente il cui fuoco lo puoi collocare in Italia e attraverso cui è come godere una visuale che abbraccia un panorama che parte dalla Francia per arrivare fino ai Balcani.

Che sensazioni si provano nel superare un valico alpino?

Ognuno può rispondere a modo proprio, tante, diverse, difficilmente credo nessuna!

La stessa domanda può porsi riguardo all’attraversamento di un traforo di qualche chilometro come quelli che sparsi qua e la troviamo lungo la catena alpina, famosi e meno famosi quando lasciato un paesaggio fatto di verde e di colori, dopo l’immersione nel buio del ventre della montagna, si viene inghiottiti dal tunnel che sebbene illuminato ci spinge non senza apprensione a voler capire già da subito quando terminerà.

E aspettiamo, aspettiamo ansiosamente lo spuntare della luce dietro l’ultima curva, intanto ci accompagnano  come colonna sonora il rombo del motore della macchina e il fruscio intenso dell’aria riverberati dalle pareti della galleria e a intervalli precisi il crescere e poi il calare del rumore dei ventilatori del tunnel.

Questa sinfonia di rumori insolitamente coordinati da un direttore d’orchestra sconosciuto è sostenuta dall’ effetto intermittente, quasi psichedelico della fila di luci al soffitto della galleria e dal cadenzato comparire dei segnali illuminati indicanti: quelli rossi gli  “SOS” dei dispositivi antincendio, quelli verdi le direzioni di fuga o nelle gallerie più evolute le porte di uscita  verso le zone o i cunicoli protetti.

E’ incredibile come l’adrenalina salga sempre un po’ durante il percorso in galleria, mossa da tutto questo insieme di rumori, a cui si aggiunge anche l’effetto della velocità, la quale seppure limitata a 100/120 chilometri l’ora, a differenza di uno spazio aperto è amplificata dalla vicinanza delle pareti del tunnel.

Attraversare un lungo tunnel stradale, autostradale o ferroviario, un ambiente così poco naturale e molto artificiale, rappresenta in un certo senso senza magari rendersene conto una piccola sfida con se stessi e le proprie paure.

Non manca nel percorrerli l’ammirazione per questi capolavori di ingegneria, monumenti al progresso costruttivo,  sfide dell’uomo agli ostacoli della natura.

Sfide iniziate nell’ottocento con i grandi trafori ferroviari attraverso le Alpi: il Frejus, il Sempione, il Gottardo, lunghi in media più di 15 chilometri, costati un alto prezzo di vite umane, inevitabile epilogo per esaltare l’invenzione tecnologica dell’epoca, ovvero la ferrovia, quando ancora l’automobile era agli albori e la conseguente motorizzazione di massa ancora lontana.

Nel novecento la sfida si è trasferita dalla ferrovia alle autostrade, siamo via via diventati più “democratici” si è diffusa a macchia d’olio la “demo mobilità” l’auto o la moto per molti, se non per tutti, il trasporto su gomma molto più duttile e capillare della ferrovia,  sono nati quindi quasi in parallelo i trafori autostradali, le tecniche di perforazione sono andate  sempre più affinandosi, i costi economici e di vite umane sono calati di molto,  sono venute guerre terribili ma i grandi collegamenti non sono si sono interrotti, hanno miracolosamente resistito integri alle catastrofi del ventesimo secolo,  come sotto l’ala di una protezione divina.

Oggi si parla di megatunnel sottomarini o terrestri ormai lunghi 50/60 chilometri funzionanti o  freschi di inaugurazione, altri se ne prevedono, una corsa senza fine, accompagnata anche da dure contestazioni, ma se oggi siamo un po’ più europei lo dobbiamo a queste opere che hanno avvicinato popoli e ancora lo faranno sicuramente con più successo di una moneta zoppicante, che è un lusso ancora troppo alto per un’Europa, (alias Unione Europea), immatura in tante, troppe cose e non ancora al passo con le proprie ambizioni dovendone fare ancora molta di strada.

(Pier 59 continua…)

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