ULTIM'ORA

Che aria tira a Brembilla…

Oggidì quando si sente parlare di energie rinnovabili il pensiero e le immagini volgono inevitabilmente al positivo, all’orizzonte pare spuntare l’Eden perduto, si immagina una manna che cade dal cielo, bella e inesauribile per un futuro sano, senza più bronchi irritati, metalli pesanti che si accumulano nell’organismo, odori puzzolenti di gas combusti, niente melma nei ruscelli, ecc. ecc.

Oltre al famoso protocollo di Kyoto, esiste una meno famosa ma forse  più comprensibile nella sua sintesi, risoluzione dell’Unione Europea del 2010, fatta per stabilire una strategia energetica che porti a conseguire entro il 2020 alcuni precisi obiettivi e cioè

  • abbattere l’emissione dei gas serra del 20% rispetto al livello del 1990,
  • ottenere il 20% dell’energia prodotta ricavandola da fonti rinnovabili,
  • aumentare del 20% dell’efficienza energetica (?!)

il cosidetto 20-20-20, chiaro nella sua sinteticità, almeno per i primi due punti.

Ci si arriverà a questi risultati? Forse si, almeno ad alcuni, il 2020 del resto è vicino.

Conviene spendersi per impiantare sistemi che producano energie rinnovabili a Brembilla per dei singoli privati?

La domanda non ha una facile risposta, occorre una buona conoscenza della materia per dirla giusta, poi il convenire o meno  è sempre molto influenzato anche da aspetti soggettivi, come la buona volontà sostenuta dalla sensibilità che ognuno ha verso un certo argomento.

Le possibilità al riguardo per produrre le cosidette energie pulite spaziano da:

  • impianti a pannelli fotovoltaici,
  • impianti eolici,
  • impianti di combustione di biomasse
  • impianti geotermici,

questo per elencare i più comuni.

Avendo personalmente sperimentato da ormai quasi quattro anni  il fotovoltaico con un mio piccolo impianto domestico favorito dalla posizione e dall’orientamento della falda del tetto di casa, che, posso dire goda grosso modo di almeno due ore di sole in più al giorno rispetto ad una collocazione in fondovalle, ho preso entusiasmo al punto da volere passare a qualcos’altro, tipo l’eolico.

Sarà il fascino del vento che muove i mulini d’Olanda, lascio perdere Don Chisciotte e le sue avventurose allucinazioni nella Mancia che è meglio, sarà che fin dall’antichità remota, civiltà come quella persiana usava piccoli mulini a vento per sollevare acqua dai pozzi, sarà  che queste macchine a vento mantengono un fascino di antico e perciò di collaudato a differenza di un asettico e un po’ troppo astronautico pannello fotovoltaico, insomma, romanticamente l’idea del mulino eolico non per sollevare acqua o per macinare ma per produrre qualche kilowatt di corrente da immettere in rete o consumare, mi piaceva parecchio!

Piaceva, piaceva, ma poi mi sono dovuto ricredere in quanto informandomi un pò qua e un pò la, scopro che per un impianto eolico fondamentale è valutare la persistenza del vento nella zona, come? In modo semplice, consultando un atlante dei venti, cosa di cui ignoravo l’esistenza; invece esiste consultabile in Internet uno studio statistico su scala nazionale che ha prodotto una mappatura della presenza e della velocità media annua dei venti in Italia e scopro che la val Padana e la Lombardia sono messe male a differenza delle zone costiere, appenniniche o dei crinali alpini.annual_mean_wind

Niente di nuovo si dirà, è chiaro che più si è in alto e senza ostacoli attorno e più il vento si sente, d’accordo,  giornate di vento teso o forte in un anno ce ne sono anche a Brembilla, ma non è quello che serve, perché un impianto per funzionare efficacemente deve trovare venti di bassa e media entità, ma il più possibile continui e Brembilla non ha queste caratteristiche, salvo salire sulle creste delle montagne attorno, ma non mi pare il caso.

Vento continuo quindi, o meglio una brezza di almeno 1,5 / 2 metri al secondo, a tal riguardo esiste la cosidetta scala di Beaufort che riportata in sintesi classifica i venti secondo la velocità  in:

 

  1. calma,               0,1 metro/secondo  (il fumo sale verticale)
  2. bava di vento, 1 metro/secondo  (il fumo dei camini prende direzione)
  3. brezza leggera, 2 metri/secondo (le bandiere si muovo)
  4. brezza terra,   4 metri/secondo (dispiega le bandiere leggere)
  5. vento moderato, 6 metri/secondo (solleva pezzi di carta)
  6. vento teso,   9 metri/secondo (gli arbusti con foglie ondeggiano)
  7. vento fresco, 12 metri/secondo (non si riesce ad usare ombrelli)
  8. vento forte,  15 metri/secondo (difficile camminare controvento)
  9. burrasca,    18 metri/secondo (si spezzano i rami)
  10. burrasca forte, 22 metri/secondo (smuove tegole dai tetti)
  11. tempesta,    28 metri/secondo  (sradicamento alberi)

(interessante no?)

Per chi avesse passione all’argomento e volesse tentare un piccolo impianto domestico a prezzi non proibitivi, esistono impianti di piccola taglia e di varia forma, da quelli classici a rotazione orizzontale a quelli più elaborati a rotazione verticale o a forma cilindrica, poco invasivi esteticamente.

Attenzione a dove si installano, possibilmente lontano da ostacoli quali gli alberi e non alla sommità di pareti verticali, meglio sul colmo di un tetto a falde che attenua le turbolenze sempre dannose per un buon funzionamento, poi elemento non di poco conto, tenere conto delle possibili rumorosità di funzionamento che per un impianto piccolo non dovrebbero essere eccessive ma meglio pensarci prima…e poi buon vento a tutti!

 

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: