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Cantone – Leotta: il voyerismo in rete e le diverse interpretazioni

Due casi simili, ma con un esito diverso. Due casi in cui entra in gioca l’intimo, il privato, il più nascosto, che va alla luce senza essere voluto: uno sporco gioco di immagini rubate, di dignità messa a dura prova, ma soprattutto di privacy violata. Tiziana Cantone e Diletta Leotta sono due storie simili, a distanza di poco tempo una dall’altra, con due finali diversi. Ma entrambi i casi rappresentanti dello scarso pudore e delle inibizioni sfogate da chi nella vita non ha potuto toccare con mano materia prima che avrebbe permesso un approccio diverso alla vita, una miglior crescita sessuale e coerente. Una finita tragicamente, in suicidio, l’altra in una bolla di sapone, solo con un’arrabbiatura, perchè sì, in fondo sei un personaggio pubblico, sempre più famoso, in rapida ascesa, ed in fondo non possono essere due foto rubate a scalfire un successo sempre più costante.

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Tiziana Cantone, suicida a 31 anni dopo video hard finiti in rete.

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Diletta Leotta, giornalista di Sky, protagonista involontaria delle ricerche dei voyeur, con l’hacker che ha catturato le foto intime del suo cellulare e le ha diffuse in rete.

Ma ciò che è andato perduto, è la difesa della propria immagine. La violazione della privacy è pur sempre la violazione di un diritto, lo stesso quando si violano diritti d’autore o d’immagine. Impossessarsi di foto senza il consenso di chi le ha realizzate in ambito personale è come copiare una canzone senza pagarne i diritti, o vedere un evento in streaming, sfruttando il segnale rubato a chi paga e fa pagare per trasmettere. Oggi si vive nell’illegalità, un po’ per spese insostenibili per pagare la legalità, un po’ per scegliere sempre la via più breve senza “sporcarsi le mani” con la burocrazia. Ma se con i converter, i download selvaggi e gli streaming si violano diritti che si potrebbero e dovrebbero comprare, e molti lo fanno perchè “così fan tutti”, diffondere materiale privato senza la dovuta autorizzazione da parte del proprietario è più grave, perchè si lede tutto ciò che una persona ha di più caro: il proprio  diritto personale. Di casi di file rubati ce ne sono svariati nella storia: le intercettazioni telefoniche, i computer messi sotto controllo a livello d’indagine sconfinano nell’illegalità in quanto si lede il diritto personale delle vittime, anche se in questo caso serve per inchiodare i colpevoli e trovare la famosa “fragranza di reato”. Ma in questo caso, di fragranza c’è solo la poca sensibilità di chi ha diffuso in rete queste foto: la rete è un vero imbuto che tutto cattura e poco lascia andare, dove nei social network non c’è mai vera privacy e nelle chat ogni file condiviso viene salvato nei cloud anche dopo la cancellazione, dove le persone possono permettersi di creare falsi profili per insultarne altre godendo dell’immunità del falso; ed è così che involontariamente ci sono finite Tiziana Cantone (la sua storia quì)e Diletta Leotta (il suo caso quì). La prima dopo un giro perverso di video hard e giochi erotici che dovevano rimanere privati e privati non sono stati, la seconda per semplici foto un po’ spinte sul proprio smartphone, finite chissà come nel web, col record di guardoni pronti a catturare gli scatti rubati, anche chi magari non conosce nulla della Leotta, senza sapere che è una bella giornalista di Sky che si occupa di serie B. Due modi diversi, ma che hanno lanciato una problematica non da poco: in un mondo attuale fatto di grandi fratelli ed isole dei famosi, dove il voyerismo trionfa dilagante, è dura vivere nel privato in un mondo sempre più pubblico. Quando poi, come nel caso della Cantone, il limite viene oltrepassato, la dignità diventa vergogna ed anche la vita perde valore. Meditate gente, meditate.

 

Informazioni su diego80 (2292 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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2 Commenti su Cantone – Leotta: il voyerismo in rete e le diverse interpretazioni

  1. Bell’articolo Diego. Non sono d’accordo quando si parla di mancanza di pudore. Se in questi casi la mettiamo sul pudore secondo me finiamo su una strada sbagliata se non in un vicolo cieco. Pudore vuol dire tutto e vuol dire niente. Il senso del pudore cambia nel tempo e si modifica a seconda del paese o della cultura in cui viviamo. Nei due casi citati quello che secondo me li accomuna è l’idiozia e l’ignoranza di chi usa uno strumento bellissimo e potentissimo come la Rete senza saperne le regole e la tremendo forza di diffusione che possiede. Dovremmo organizzare qualcosa in proposito Direttore. Aiutare a far comprendere ai genitori specialmente quale strumento splendido ma potenzialmente pericolo lasciamo in mano ai nostri figli.

    • La mancanza di pudore era riferita agli stessi utenti della rete, coloro che proprio ne fanno un uso sbagliato. Basta vedere quanti guardoni su twitter hanno digitato “Hackerata Diletta Leotta”, pescando sui siti che avevano diffuso le immagini. O quanti oggi, per due chiappe, o poppe nude, o per qualche culo, andrebbero fino in capo al mondo. Per chi le ha postate direi più scarsa o nulla sensibilità.

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