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pobi-pobiiiiiiiii: La corriera delle quattro e mezza!

Bergamo, città fin troppo sconosciuta nell’infanzia di uno che dagli angoli defilati della Valle Brembilla, al più vedeva il centro del paese, la scuola, la chiesa, i compagni e poco altro.

Di Bergamo a quel tempo conoscevi poche cose, rari erano i viaggi in città, ma tra queste la stazione autolinee ti diventava familiare: una infilata di pensiline dal vistoso effetto prospettico fatto di pilastri allineati, aggetti e archi in cemento armato, opera rimarchevole di stile razionalista degli anni cinquanta e dall’immagine futurista collegata inevitabilmente a un’idea moderna di viaggio e di  spostamento fatti in modi sempre più veloci e comodi, alquanto pregevole e all’ avanguardia per una città come Bergamo.

La  pensilina n. 2 quella di partenza dei pullman Autoservizi F.lli Locatelli che facevano spola sulla linea Bergamo-Peghera come oggi più o meno, per i ritardatari dell’ultimo minuto biglietti staccati direttamente sul bus dall’autista, lunghi come una fattura del ristorante, color verdognolo, giallo pallido, azzurrino, rosa a seconda dei casi e delle specie, c’era anche l’opzione biglietto di andata e ritorno con sconto (oggi si dice corsa doppia), l’autista-bigliettaio a motore ormai acceso e vibrante per l’imminente partenza o in casi estremi a partenza già avviata, apriva la sua borsa piena di monete tintinnanti per incassare, estraeva il blocchetto e con la pinzetta punzonava con vari …“clic” ….“clac”  i biglietti, puntando: ora, partenza, destinazione, prezzo.

C’era qualcosa di rituale in questa operazione fatta di colpi secchi con la pinzetta che sputava coriandolini di carta, vedersi fare il biglietto di viaggio aveva l’effetto di un salvacondotto, una sorta di lasciapassare che ti dava diritto a godere di uno status temporaneo in cui grazie al biglietto punzonato, oltre a viaggiare godendoti il panorama, eri garantito e protetto contro tutto e tutti, nessuno ti avrebbe insidiato durante il tragitto sicuro nel tuo bozzolo fatto di lamiere, sedili di similpelle, tendine e vetrate vibranti ai bassi regimi del motore della corriera.

Quei biglietti una volta seduti li guardavi scorrendo l’elenco delle fermate, più o meno: Borgo Santa Caterina, poi Valtesse, Ponte Secco…Villa d’Almè, Botta di Sedrina…e poi via via sempre più familiari: Sottocamorone, Magnavacche, Brembilla Ponte, Brembilla Centro, Cadelfoglia, Foppacalda….Gerosa, Bura, Peghera.

Ad ogni fermata corrispondeva una tariffa £. 50, 100, 150, 200…e cosi via man mano il tragitto si faceva lungo.

Finito il viaggio li tenevi per un pezzo i biglietti, come fossero cimeli, ci giocavi e con la fantasia ripetevi il viaggio compiuto, dalla foratura fino alla discesa della fermata diMagnavacche… Brembilla Ponte…. Brembilla Centro…Cadelfoglia… aspettando di fare ancora un altro viaggio.

Di acqua ne è passata sotto i ponti, la corriera è un nome sempre meno familiare soppiantato dai più moderni bus, autobus, i biglietti sono tesserini di cartone, che non trovi più “a bordo”, ti devi rivolgere alle “rivendite autorizzate”, che se sono chiuse sono cavoli tuoi, dovevi pensarci prima delle sette di sera e prevedere l’imprevedibile per la mattina dopo per non restare a piedi.

La punzonatura con la pinzetta dell’autista è sostituita dalla macchinetta “obliteratrice” dal rumore metallico di un robot che vorrebbe anche mangiarti le unghie se potesse, le corriere fracassone con i clacson a doppia tonalità che si annunciavano strombazzanti da sottocamorone fino alla costa bassa e oltre “pobi-pobiiii” non si sentono più, i bus sgusciano anonimi e silenziosi sulla strada, schivi e un pò tenebrosi.

C’era molta dignità nel viaggiare in corriera una volta, oggi a meno che tu non sia studente è visto dai più quasi come una cosa da poveri sfigati; la vecchia stazione autolinee di Bergamo è stata mezza rifatta con edifici stile 21° secolo, perdendo quel sapore un po’ neorealista da viaggiatori con fagotti e valigie  di cartone, ci siamo adeguati al “turismo europeo” da Bed & Breakfast e turisti stranieri ne girano, ci lamentiamo anche di essere poco europei e ancora troppo italiani, che peccato!

non continua…

(Pier59)

2 Commenti su pobi-pobiiiiiiiii: La corriera delle quattro e mezza!

  1. Ricordo la vecchia stazione delle autolinee di Bergamo come una struttura bellissima, funzionale, efficiente, un bel biglietto da visita per la nostra città.
    La pensilina n° 2, la “nostra pensilina”, era per me un orgoglio: ritenevo un grande onore per Brembilla il fatto che quella della linea Bergamo-Brembilla-Peghera fosse seconda solo alla numero 1, quella destinata all’Autostradale per Milano.
    Bella dunque la stazione. Si entrava in un grande atrio, a sinistra il Bar Rondini, di fronte la biglietteria, alle pareti i tabelloni con linee e orari di partenza e di arrivo. Uscendo dall’ingresso posteriore si incontrava a destra il deposito bagagli e due scale che scendevano al sotterraneo, una per l’albergo diurno, che offriva ai viaggiatori i servizi di barba, capelli e doccia, e l’altra per la sala d’attesa, usata soprattutto d’inverno, quando le basse temperature rendevano poco salubre aspettare la partenza sulle panchine delle pensiline.
    Da lì verso destra partiva il grande viale d’arrivo delle corriere da cui si staccavano le 24 (?) pensiline per le partenze
    Verso sinistra, dalla parte del Piazzale degli Alpini (allora ancora ben frequentato) la zona commerciale. Una dozzina di negozi capaci di soddisfare quasi tutte le possibili esigenze dei viaggiatori: il fotografo, la parrucchiera, il negozio di calzature, quello di abbigliamento e così via. Ma il mio negozio preferito era il primo, quello dei dischi. Dovete capirmi: erano i primi anni sessanta, ero un adolescente ed era esploso il fenomeno dei “complessi”, dei Beatles e dei loro colleghi stranieri (Rolling Stones, Kinks, Yardbirds, Hollies, Beach Boys, Monkeys…..) e italiani (Rokes, Equipe 84, ……..) e il negozio di dischi era per noi come un tempio. Si vendevano quasi solo dischi in vinile a 45 giri, perché i 33 giri (o LP) erano troppo costosi e troppo grandi per infilarli nei nostri “mangiadischi” portatili a pila.
    Così quando il sabato sera arrivavo in treno da Verona, dove ho studiato per ben sette anni in collegio, acquistavo il mio biglietto per Brembilla e poi mi piazzavo davanti al negozio e ascoltavo la “mia” musica, stando attento alle novità appena uscite.
    Altri altoparlanti informavano invece sulle partenze. Lì ho imparato i nomi di tutti i paesi della bergamasca. Indimenticabile quella voce e quell’inflessione: “in partenza dalla pensilina 2 la corriera per Borgo Santa Caterina, Valtesse, Ramera, Almè, Villa d’Almè, Botta, Sedrina, Brembilla, Gerosa, Peghera”.
    (Giovanni47)

  2. Eh si, i negozietti tutti in fila con le vetrinette ad angolo a formare una linea spezzettata, un piccolo bazar allungato, disposti in modo che li potevi vedere tutti in prospettiva da quello in cima (forse il secondo) il più frequentato ai tempi delle superiori, quando mi prendevo spesso la focaccia o un dolce di castagne. Negozietti finiti piano piano in declino purtroppo.

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