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9 ottobre 1958 – Muore Eugenio Pacelli, Papa Pio XII

Papa Pio XII, detto Pastor Angelicus (in latino: Pius PP. XII, nato Eugenio Maria Giuseppe Pacelli; Roma, 2 marzo 1876 – Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958), è stato il 260º papa della Chiesa cattolica e 2º sovrano dello Stato della Città del Vaticano dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958.

Nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione, ha ricevuto il titolo di Servo di Dio. Nel 2009, a conclusione della seconda fase, ha ricevuto il titolo di Venerabile, che ne attesta l’eroicità delle virtù per la Chiesa. La causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù, che dal 2013 ha attivato un account twitter[1] e un sito internet ufficiale[2]. È stato il primo papa ad essere nato nell’Italia unita.

Biografia

Nascita e studi

Eugenio Pacelli all’età di 6 anni

Eugenio Maria Giuseppe Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell’avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920).

I titoli nobiliari della famiglia Pacelli (nobili romani, nobili di Acquapendente e di Sant’Angelo in Vado, concessi alla famiglia nel 1853 e 1858) erano conseguenza dei tempi della seconda Repubblica Romana (1848-1849). Quando il papa-re Pio IX si rifugiò a Gaeta, Marcantonio Pacelli (1804-1902) da Onano (Viterbo), nonno paterno di Eugenio, seguì il Papa nella cittadina laziale (allora parte del Regno delle Due Sicilie) e fu premiato con i titoli di principe e di marchese, sia per la sua fedeltà, sia per aver contrastato efficacemente, dopo la fine della Repubblica, nel ruolo di sostituto del ministro dell’interno, i liberali che si opponevano al governo papalino. Lo stesso Marcantonio fu, successivamente, tra i fondatori dell’Osservatore Romano (1861).

Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato “Ennio Quirino Visconti”, Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al 1899, studiò teologia alla Gregoriana presso cui si addottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato sacerdote nel 1899, precisamente il 2 aprile (domenica di Pasqua) dall’imposizione delle mani del vescovo Francesco di Paola Cassetta. Del 1902 è la laurea ingiurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile, sia in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l’avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929. Eugenio sentì sin da piccolo la “vocazione”: pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la messa. Determinante per la sua formazione fu l’influenza che ebbe, a partire dall’età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone, per molti anni precettore e mentore del futuro papa Pio XII, in seguito insignito da papa Benedetto XV della medaglia d’oro pontificia.

Carriera ecclesiastica

Eugenio Pacelli da giovane prete

La stipula del concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, di cui monsignor Pacelli fu artefice. In alto, il ritratto del Papaall’epoca regnante, Pio X.

Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all’epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano dipapa Pio X. Pacelli vide con favore l’introduzione del giuramento antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant’Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.

In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell’inizio della prima guerra mondiale, tuttavia non ci sono prove storiche fondate che facciano supporre che tale accordo fosse una delle cause delle tensioni con il confinante Impero austro-ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.

Il 13 maggio 1917 (lo stesso giorno in cui è avvenuta la prima apparizione della Madonna a Fatima), Benedetto XV lo ordinò vescovoelevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile con il titolo di arcivescovo di Sardi in partibus e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al “miracolo del sole”. Questa fu una delle cause della forte devozione di papa Pacelli nei confronti della Madonna di Fatima.[3] Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale doppia veste egli concluse i concordati con i due Länder: con la Baviera nel 1924, con la Prussia nel 1929.

Sempre nel 1929, l’11 febbraio, Mussolini e il cardinal Gasparri firmarono i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e di Francesco Pacelli. Contemporaneamente, dal 1920, fu il primo nunzio per l’intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Durante questi dodici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.

Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell’entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi[senza fonte] . Pacelli scriverà al riguardo:

« Sono dei veri e propri russi bolscevichi.[4] »

Cardinale e segretario di Stato

Stemma cardinalizio di Eugenio Pacelli

Il cardinale Pacelli in visita al Governatore di Roma (15 giugno 1932)

Eugenio Pacelli fu creato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930divenne segretario di Stato. Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità locali negoziò diversi concordati, tra i quali quelli con il Baden (Germania) nel 1932, l’Austria nel 1933 e la Jugoslavia nel 1935. Il più discusso tuttavia fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, ilReichskonkordat.

Foto della firma del Reichskonkordat. Da sinistra a destra: Monsignor Ludwig Kaas, il Vice-cancelliere tedesco Franz von Papen, il Sottosegretario ecclesiastico Giuseppe Pizzardo, il Cardinal Segretario di StatoEugenio Pacelli, Alfredo Ottaviani e il Segretario del Ministero degli Interni tedesco Rudolf Buttmann.

Questo concordato, che pure garantiva i diritti dei cattolici tedeschi, dava un ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista a pochi mesi dall’ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del centro (Zentrumspartei). Pacelli aveva ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti. Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell’accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato, ma il cancelliere avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.

In ogni caso il Reichskonkordat, nonostante le garanzie per la Chiesa (soppresse nell’Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939: la Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo (sono del 1936 le pressioni fatte anche dalla Chiesa verso Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo repubblicano filo-marxista in Spagna[5]) condusse Pio XI a stilare un’ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).

Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista – via che, del resto, cercherà di recuperare appena salirà al soglio pontificio[senza fonte] – mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.[6] Come segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l’altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pacelli fu tra i primi prelati a usare l’aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il “cardinale volante”.

Pontificato

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 1939.
Blasonatura dello stemma
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Di azzurro, alla colomba con la testa rivolta d’argento, imbeccante un ramoscello d’ulivo di verde e posata su un monte di tre cime d’argento, movente da una fascia di verde posta su un mare ondato al naturale.

Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne seguì. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità dell’operato con il precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa. In effetti Pacelli rappresentava un’ottima scelta politica in quanto era il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio. Pacelli fu il primo segretario di Stato dal 1667 (Clemente IX) e il secondo camerlengo (dopo Leone XIII) a venir eletto papa.

L’elezione e l’incoronazione di Pacelli ebbero un’accoglienza mista in Germania. Da parte della maggioranza della stampa tedesca, quella più vicina al partito nazista, giunsero commenti alquanto ostili: il Berliner Morgenpost scrisse che «l’elezione di Pacelli non è accolta favorevolmente in Germania poiché egli è sempre stato ostile al nazionalsocialismo»; la Frankfurter Zeitung scrisse che «molti dei suoi discorsi hanno dimostrato che non comprende del tutto le ragioni politiche e ideologiche che hanno iniziato la loro marcia vittoriosa in Germania».[7][8] Il giornale delle SS lo “Schwarze Korps” scrisse: “Il Nunzio e Cardinale Pacelli ci ha dimostrato scarsa comprensione,ed è per questa ragione che noi gli accordiamo poca fiducia. Pacelli ora Pio XII non seguirà sicuramente una strada diversa”[9]. Goebbels riporta nel suo Diario che Hitler aveva pensato all’abrogazione del concordato se Pacelli fosse stato eletto papa[10]. L'”Ufficio centrale per la sicurezza del Reich” (RSHA) descrisse l’elezione di Pacelli al soglio pontificio con accenti molto negativi: il nuovo papa veniva considerato un amico delle democrazie, che esultavano per la sua elezione (nel rapporto dell’RSHA veniva riferito il commento favorevole sul nuovo pontefice de «L’Humanité», l’organo ufficiale del Partito Comunista Francese) e si ricordava come Pacelli, da Segretario di Stato, si fosse fatto notare per i suoi attacchi al nazionalsocialismo[11].

D’altra parte l’elezione fu accolta favorevolmente negli ambienti diplomatici: il capo del Dipartimento degli Affari vaticani presso il Ministero degli affari esteri del Reich, il consigliere Du Moulin, redasse un memorandum piuttosto deformato [12] sulle tendenze politiche e sulla personalità del nuovo pontefice ove si descriveva il neo eletto come «molto amico della Germania». A Berlino ci si ricordò che Pacelli era stato il promotore del Concordato fra la Santa Sede e il Terzo Reich e che, quando le relazioni fra Chiesa e regime nazionalsocialista si erano fatte tese, l’atteggiamento del segretario di Stato era stato sempre – secondo i dispacci dell’ambasciatore Bergen – molto più conciliante di quello di Pio XI. Il giorno stesso della elezione del nuovo pontefice, il conte Ciano, ministro italiano degli affari esteri, annotava nel suo diario che alla vigilia Pignatti di Custoza, ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, gli aveva detto essere Pacelli il cardinale favorito dai tedeschi:[13]

« 2 marzo – Viaggio di ritorno. A Tarvisio ricevo la notizia dell’elezione alla tiara del cardinal Pacelli. Non mi sorprende: ricordo il colloquio ch’ebbi con lui il 10 febbraio. Fu molto conciliante. E pare che nel frattempo abbia anche notevolmente migliorate le relazioni con la Germania, al punto che Pignatti ha ieri riferito essere il Pacelli il cardinale favorito dai tedeschi. A tavola avevo detto a Edda ed ai miei collaboratori: “Il Papa sarà eletto entro oggi. È Pacelli, che assumerà il nome di Pio XII”. La realizzazione della mia previsione ha interessato tutti »
(Renzo De Felice (a cura di), Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, Milano, 1980, p. 259)

Pio XII sulla sedia gestatoria

Dopo la cerimonia dell’incoronazione, il 12 marzo, Ciano annotò, sempre nel suo diario: Mussolini “è contento dell’elezione di Pacelli. Si ripromette di fargli pervenire alcuni consigli circa quanto potrà fare per governare utilmente la Chiesa”.[14] Uno dei primi atti di Pio XII dopo la sua elezione fu, nell’aprile del 1939, quello di togliere dall’Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico di estrema destra – antisemita e anticomunista – Action française, che aveva molti simpatizzanti e seguaci cattolici; agli aderenti revocò, tra l’altro, anche l’interdizione dai sacramenti irrogata da Pio XI. Alcuni storici tendono a leggere questo episodio non tanto in chiave antisemita quanto pragmaticamente anticomunista, stante la necessità di favorire gruppi e aggregazioni che sapessero competere, quanto a organizzazione e rapidità di azione politica, con quelli di ispirazione marxista, la cui capacità di mobilitazione nelle Brigate Internazionali nella recente guerra civile spagnola era chiaramente emersa. Altri storici, comunque, sono del parere che il provvedimento sarebbe stato in linea con una minore riprovazione nei confronti del pregiudizio antisemita, in un periodo storico in cui anche l’Italia iniziava a dar concreta applicazione alle cosiddette leggi per la difesa della razza.[15]

Secondo la sociologa e storica francese Jeannine Verdès-Leroux, i discorsi antisemiti divulgati da l’Action française hanno contribuito «a rendere “possibile”, “accettabile” l’introduzione dello statuto degli ebrei nell’ottobre 1940;[16] l’assuefazione ai discorsi di Maurras e dei suoi accoliti – discorsi che si erano diffusi, avevano oltrepassato la cerchia degli adepti – ha attenuato, in qualche modo, il carattere mostruoso di quelle misure».[17]

Nella sua prima enciclica Summi Pontificatus (1939), Pio XII condannò in nome della pace ogni forma di totalitarismo, nel solco della dottrina della regalità di Cristo che era stata uno dei cardini del pontificato di Pio XI. Sempre nel 1939, proclamòsan Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena patroni d’Italia. Nel 1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima e consacrò nel 1942 il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre incontrò più volte suor Lucia e le ordinò di trascrivere i famosi segreti di Fatima diventando quindi il primo pontefice a conoscere il famoso terzo segreto, che ordinò però di far restare nascosto.[senza fonte]

La seconda guerra mondiale

« Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. »
(Dal discorso radiofonico del papa del 24 agosto 1939)
Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Rastrellamento del ghetto di Roma.

Papa Pio XII

Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava ad occupare molti territori europei, il Papa tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale con diverse iniziative, fra cui la più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: “Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra”. Tuttavia tali iniziative furono inutili. Il 1º settembre, la Germania invase la Polonia e il 3, Francia e Regno Unito risposero all’attacco: è la seconda guerra mondiale. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite e creò l’ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Cercò, inoltre, di distogliere il fascismo dall’idea di far entrare in guerra l’Italia, ma nonostante ciò il 10 giugno 1940 anche l’Italia entrò in guerra.

Vari e ripetuti furono gli appelli del Papa in favore della pace. Vanno ricordati in particolare i radiomessaggi natalizi di Pio XII del 1941, 1942 e 1943, in cui Pacelli delineò anche un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco fra le Nazioni e i popoli. Mussolini commentò il radiomessaggio del 1942 con sarcasmo: «Il Vicario di Dio – cioè il rappresentante in terra del regolatore dell’universo – non dovrebbe mai parlare: dovrebbe restare tra le nuvole. Questo è un discorso di luoghi comuni che potrebbe agevolmente essere fatto anche dal parroco di Predappio». Nel 1941 trasformò la Commissione delle Opere Pie, nata nel 1887, nell’Istituto per le Opere di Religione (IOR).

Durante l’occupazione nazista dell’Italia, dopo l’8 settembre, offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi al fatto che la Città del Vaticano era uno Stato sovrano. Non sempre i tedeschi rispettarono l’extra-territorialità di alcune altre aree a Roma di pertinenza della Santa Sede: nell’inverno del 1943 i tedeschi fecero irruzione nella basilica di San Paolo fuori le mura, dove arrestarono chi vi si era rifugiato, ed è stato scoperto di recente un piano segreto di Hitler che prevedeva l’occupazione del Vaticano e l’arresto di Pio XII, il quale secondo il dittatore nazista ostacolava i piani della Germania[18]. A questo proposito, per evitare che Hitler tenesse prigioniero il papa, Pio XII preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo Conclave a Lisbona. Secondo alcune fonti nel 1943, quando i tedeschi imposero agli ebrei romani di versare oro in cambio di un’effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d’oro richiesti[19], secondo la testimonianza di Ugo Foà, rabbino capo della comunità romana, il Vaticano fece sapere ufficiosamente che se non fosse stato raccolto abbastanza oro avrebbe prestato la differenza per raggiungere i 50 kg, ma non ce ne fu bisogno[20]. Durante il corso della guerra, nonostante le numerose informazioni ricevute Pio XII non condannò mai né si impegnò mai pubblicamente per fermare le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento. Secondo lo storico vaticanista Alberto Melloni, i tedeschi avrebbero poi organizzato il ratto degli ebrei romani proprio per fare un affronto a papa Pacelli[18].

«….e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali»: Pio XII in visita al quartiere San Lorenzo il 20 luglio 1943

Il 19 luglio 1943, dopo il violento bombardamento di San Lorenzo a Roma, si recò nei quartieri colpiti, uscita eccezionale del Pontefice dal Vaticano (allora il Papa usciva dal suo Stato in casi estremamente rari); l’episodio è ricordato da Francesco De Gregori nel brano musicale San Lorenzo. Durante la visita a San Lorenzo, papa Pacelli spalancò le braccia alla folla recitando il salmo De profundis. Dopo l’armistizio dell’8 settembre e la fuga dei Savoia dalla capitale, Pio XII dovette fronteggiare da solo l’occupazione nazista della città. Negli ultimi giorni di maggio del 1944, i tedeschi si preparavano alla fuga e avevano minato i ponti sul Tevere per impedire alle forze angloamericane di procedere nell’avanzata verso nord.

Pacelli ammonì: “Chiunque osi levare la mano contro Roma, si macchierà di matricidio”.[21] Tra gli altri interventi, documenti recentemente venuti alla luce testimoniano la sua difesa delle donne della Ciociaria e del basso Lazio contro le violenze dei soldati di passaggio.[22] Il 4 giugno 1944, dopo la Liberazione, ricevette in Vaticano i soldati alleati. La domenica successiva i romani si recarono in massa a Piazza San Pietro a salutare e a festeggiare il Papa, che, di fatto, era stata l’unica autorità, non solo religiosa, ma anche morale e politica, ad essere rimasta nella capitale nei mesi bui dell’occupazione nazista[23]. Per questo Pio XII fu anche soprannominato “Defensor civitatis”[24].

Il dopoguerra

Pio XII con un cardellino sulla mano

Il 18 febbraio 1946, a guerra finita, tenne il suo primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali: per la prima volta dopo secoli, il numero di cardinali italiani risultò inferiore a quello dei cardinali non italiani. Con la bolla Quotidie Nos dell’11 aprile 1946 definì lagerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica in Cina, la quale era oggetto della persecuzione da parte del regime comunista nato dalla rivoluzione cinese[25]; nell’enciclica Ad Sinarum Gentem[26] del 7 ottobre 1954 Pio XII si rivolse ai cattolici cinesi esortandoli a sopportare ogni persecuzione per rimanere fedeli alla legge divina.

Neutrale durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, dovette a guerra finita fronteggiare la nascita della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. In questo caso, però, il Papa non si mantenne sopra le parti ma si schierò decisamente contro il comunismo, di cui fu un fermo oppositore. Nelle elezioni politiche italiane del 1948 si schierò con determinazione a favore dellaDemocrazia Cristiana, favorendone la schiacciante vittoria, e appoggerà sempre con slancio questo partito anche se non condivise alcune scelte di Alcide De Gasperi, tra cui il rifiuto di quest’ultimo di collaborare con i partiti di destra. Nel 1949, dimostrò un certo interesse alle opere di carità – ricevette in visita il sacerdote Giulio Facibeni, noto per aver fondato l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa – e concesse “pro grazia” la laicizzazione a don Zeno Saltini, fondatore della comunità di Nomadelfia. Inoltre, impose al Sant’Uffizio di “lasciar stare padre Pio”.

Lo stesso anno 1949, con un atto clamoroso a livello mondiale, scomunicò i cristiani che si dichiaravano comunisti e, in seguito alle persecuzioni dei cristiani nell’Europa dell’Est, i capi di governo ad essi riferiti. Inoltre cercò di attivare contatti e di salvare i cattolici dalle deportazioni nei gulag sovietici, pur senza riuscirci. Ma in un mondo ancora segnato dalle ferite della guerra, intuì che, più che un papa politico, la gente aveva bisogno di un “pastore angelico che porta il suo gregge sulle vie della pace”. Con questi intenti, Pio XII proclamò il Giubileo del 1950, cui molti si dichiararono contrari. In tanti sostenevano che l’Italia, ancora distrutta dalla guerra, non era in grado di reggere ad una manifestazione di respiro mondiale.

Invece, il Giubileo, con il suo messaggio di riconciliazione, speranza e pace, fu un vero trionfo, con oltre un milione e mezzo di pellegrini e, tra l’altro, contribuì a far conoscere le bellezze italiane all’estero, favorendo i primi boom turistici. Durante il Giubileo, con la bolla Munificentissimus Deus, istituì il dogma dell’Assunzione di Maria, il 1º novembre, ricorrendo per l’unica volta in tutto il Novecento all’infallibilità papale. Inoltre, venendo incontro alle numerose richieste dei fedeli, proclamò santa Maria Goretti, sebbene fossero passati solo due anni dalla sua beatificazione (all’epoca il diritto canonico prevedeva che passassero almeno vent’anni).

Gli anni cinquanta

Pio XII negli anni cinquanta

Negli anni successivi, Pio XII, anche per il suo carattere schivo e introverso, ridusse all’osso l’organizzazione della Curia Romana (dal 1944 non nominò nessun nuovo Segretario di Stato). Tuttavia fu un papa particolarmente amato dalla gente: istituì l’Angelus domenicale dalla finestra di Piazza San Pietro e fu il primo papa le cui immagini vennero trasmesse in televisione (sul cui uso emise anche un’enciclica, la Miranda Prorsus). Grazie alla conoscenza di numerose lingue, fu uno dei primi a rivolgersi in lingua straniera ai pellegrini che venivano a Roma. Nel 1950 affermò, nella Humani Generis, la compatibilità tra fede cattolica ed evoluzionismo, nondimeno considerando l’evoluzione una teoria scientifica e non una realtà già dimostrata, e la necessità di doverose ulteriori chiarificazioni concettuali.

Nel 1951 in un discorso alle ostetriche offrì delle considerazioni contro i tentativi di procurare la sterilità nell’atto coniugale, ma ammise la liceità dei rapporti sessuali scegliendo per essi il periodo di sterilità naturale della donna.[27]

Inoltre, in molti discorsi ai giovani sposi, rilanciò il ruolo della famiglia e del matrimonio e indicò la Sacra Famiglia come modello di santitàper le famiglie. Venendo incontro alle richieste del mondo moderno autorizzò diversi provvedimenti, preludio delle riforme del Concilio Vaticano II: permise la celebrazione della Messa nelle ore serali, apportò modifiche alla lettura dei salmi nel breviario dei sacerdoti, riorganizzò l’ufficio del digiuno eucaristico riducendolo a tre ore per i cibi solidi, a un’ora per le bevande ed eliminandolo del tutto per l’acqua e i medicinali.

Consapevole dei benefici apportati dal progresso, ma anche dei pericoli insiti in esso, aggravati dall’instabilità della situazione internazionale dovuta alla guerra fredda, Pio XII era convinto che la vera pace avrebbe potuto scaturire solo da un nuovo ordine cristiano del mondo. Un tale ordine gli sembrava minacciato dalla perdita del senso di responsabilità individuale, schiacciato dalla massificazione sociale, in cui ognuno era come diventato una semplice ruota di organismi privi di consapevolezza, e in cui la libertà risultava dunque svuotata:

« È però un fatto doloroso che oggi non si stima e non si possiede più la vera libertà. […] Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana […] Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la purtroppo diffusa debolezza di un mondo che ama di chiamarsi con enfasi “il mondo libero”. Esso si illude e non conosce se stesso. »
(Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1951[28])

Nel 1953 tenne il suo secondo ed ultimo concistoro per la creazione di nuovi cardinali. In seguito rivolse la sua attenzione anche alle vicende dei cattolici ungheresi, colpiti dalla repressione militare successiva alla rivoluzione del 1956. Ai fatti dell’Ungheria dedicò, infatti, tre encicliche: la Luctuosissimi Eventus, la Laetamur Admodum e la Datis Nuperrime. La salute di Pio XII si aggravò durante la fine del decennio: fu afflitto per molto tempo da un singhiozzo continuo, dovuto forse ad una gastrite.

Già all’inizio del 1954 una malattia l’aveva portato in fin di vita ma sopravvisse. Secondo alcune testimonianze, nel dicembre di quell’anno avrebbe avuto un’apparizione di Cristoche lo avrebbe miracolosamente guarito.[29] Pare che papa Pacelli gli abbia chiesto di “portarlo via” («Voca me!»)[30] presumendo di trovarsi in punto di morte, ma Gesù non abbia dato risposta.[31] L’Osservatore Romano confermò la notizia dell’apparizione. Tra i suoi ultimi atti ufficiali, l’enciclica Fidei Donum (1957) con la quale invitò la Chiesa intera a riprendere lo slancio missionario soprattutto condividendo i sacerdoti con le giovani chiese. Il 3 maggio dello stesso anno, emana un significativo breve apostolico, con il quale nomina il martire san Sebastiano, patrono dei vigili urbani: “Che in Italia sono preposti al mantenimento dell’ordine pubblico”.

Concistori per la creazione di nuovi cardinali

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Pio XII.

Papa Pio XII durante il suo pontificato ha creato 56 cardinali nel corso di 2 distinti concistori.

La morte

Sepolcro di Pio XII nelle Grotte Vaticane

Pio XII morì a Castel Gandolfo alle 3:52 del 9 ottobre 1958 a seguito di un’ischemia circolatoria e di collasso polmonare, all’età di 82 anni. L’indomani, dopo l’imbalsamazione, praticata dall’archiatra Riccardo Galeazzi Lisi, si provvide a riportare la salma in Vaticano: allo scopo fu fatta richiesta al Comune di Roma di fornire una carrozza funebre con cavalli bianchi. Il Comune rispose di non disporre di tali mezzi, ma solo di un comune carro funebre motorizzato, che fu addobbato allo scopo con una sorta di baldacchino[32][33].

L’imbalsamazione del pontefice era tuttavia stata fatta secondo un metodo sperimentale brevettato dal medico Galeazzi Lisi: l’avvolgimento della salma dentro alcuni strati di cellophane insieme ad una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali. Tale metodo si rivelò però fallimentare dal momento che provocò una veloce decomposizione del cadavere con conseguenti problemi nel corso delle esequie, come lo svenimento di alcune guardie del picchetto d’onore a causa dei miasmi sprigionati dalla salma, la quale fu offerta per nove giorni su un alto catafalco all’omaggio dei fedeli nella Basilica di San Pietro[34]. Per la prima volta inoltre tale esposizione non avvenne nella cappella del Santissimo Sacramento, ma nella navata centrale, davanti all’altare maggiore, inaugurando una prassi che sarà seguita per tutti i pontefici successivi.

Per rimediare, venne convocato un gruppo di medici legali esperti nel campo dell’imbalsamazione per eseguire un nuovo trattamento conservativo con ovatta e formalina, volto a rallentare il processo di decadimento organico. Ma nonostante il nuovo intervento la situazione era ormai compromessa; perciò si rese necessaria la posa, sul volto del papa, di una maschera di cera (cerone miscelato a composti alcalini). Riccardo Galeazzi Lisi, inoltre, scattò una ventina di scabrose fotografie al papa agonizzante, vendendole poi ad alcuni giornali francesi. A causa di questa speculazione venne licenziato in tronco dal Collegio Cardinalizio e venne radiato dall’Ordine dei Medici per comportamento indegno. Il successore di Pio XII, papa Giovanni XXIII, lo bandì a vita dal Vaticano. Eugenio Pacelli è sepolto nelle Grotte Vaticane vicino alla tomba di Pietro, che egli contribuì a individuare.

Dopo la morte di Papa Pio XII, secondo ad alcuni gruppi di cattolici tradizionalisti in particolare al sedevacantismo o al Sedeprivazionismo, la sede pontificia è vacante o formalmente vacante.[35]

Informazioni su diego80 (1951 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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