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Sarà una bella società…

Sarà una bella società… fondata sulla libertà.

Prendo spunto dall’articolo scritto da Pier59 pochi giorni fa e dai commenti che ne sono scaturiti a riguardo il mitico negozio di dischi subito fuori la stazione autolinee per parlare di una canzone che probabilmente in tanti conoscono e hanno canticchiato, anche solo il ritornello : “Che colpa abbiamo noi”  dei Rokes.

Non si può certo dire sia stata una pietra miliare della canzone italiana ma, non saprei spiegarne il motivo, io a quella canzone associo istintivamente un periodo, una cultura, un’atmosfera magica. Una specie di età dell’oro. Innanzitutto il cantante David Norman Shapiro detto Shel. Inglese, ebreo, capelli lunghi, alto, dinoccolato e aria da hippy americano. Più che un rocker sembrava l’incarnazione di quell’incrocio di culture, di tradizioni e di ispirazioni che caratterizzarono gli anni ’60. Shel Shapiro aveva (e per certi versi ha tuttora) la faccia di uno di quegli incorreggibili discoli della provincia italiana ma con quella tremenda inflessione da maggiordomo inglese che ti costringe sognare, ad andare oltre il limite del campanile del paese e viaggiare con la mente verso i grandi spazi americani dai nomi mitologici. Lui era il nuovo, era la modernità era la beat generation. Poi il testo e la melodia. La musica sembra riflettere il testo e incrociarne le parole. E’ un motivo facile, chiaro che ricordi facilmente e quando Shapiro ha appena terminato di dire che  << vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai>> la musica si ferma per un istante, quasi a rimarcare la rottura rispetto alla tradizione, a quel mondo vecchio ormai. Un attimo dopo ironica ed evocativa arriva la domanda : << Ma che colpa abbiamo noi? >>

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In questa domanda, per me che non li ho vissuti, sono contenuti tutti gli anni sessanta. La voglia di capire, di essere protagonisti del proprio futuro, il desiderio di voltare pagina sta tutta in queste poche parole. E questa canzone fa scattare in me la memoria, condisce e amplifica gli avvenimenti, rafforza la percezione di quel passato così relativamente recente e intriso di mitologie. Questa canzone per me è uno dei manifesti di quell’epoca. A pensarci bene tutto quello che doveva avvenire è avvenuto lì, in quegli anni. Dai due Giovanni che hanno cambiato la religione e la politica. Il primo, il papà buono, con il suo Vaticano II ha tolto Dio dai tabernacoli e ha portato la Chiesa più vicino alle persone. Il secondo, John Kennedy, con qualche ombra ma ha fatto sperare davvero in un mondo migliore e più unito. Si è scesi in piazza in milioni per protestare contro una guerra assurda (come se ce ne fossero di giuste…) quella del Vietnam. Sono arrivati 4 ragazzi di Liverpool a svecchiare la musica ed il costume del 900 ed infine non è più stato solo un bellissimo sogno ma concreta realtà segnare il suolo lunare con l’impronta di uno stivale.

Un paio di generazioni hanno prodotto allora uno sforzo intellettuale fortissimo, si sono lasciati prendere dalla sensazione che «the times they are a-changing» e hanno vissuto con piena partecipazione l’ età del kennedismo, dei diritti civili, della “grande società”, ma anche della trasformazione del gusto, e l’ irruzione della musica nuova nell’ universo sonoro. Poi dopo, come disse Battiato, qualcuno si è rimesso la maglia perché i tempi stavano per cambiare. Ma che importa? Da allora credo ancora e sempre nelle parole di Shel Shapiro : Sarà una bella società.

La notte cade su di noi

la pioggia cade su di noi

la gente non sorride più

vediamo un mondo vecchio che

ci sta crollando addosso ormai

Ma che colpa abbiamo noi

Sarà una bella società

fondata sulla libertà

però spiegateci perché

se non pensiamo come voi

ci disprezzate, come mai

Ma che colpa abbiamo noi

 

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