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Le sabbie marziane – BergamoScienza 2016

Una sonda tutta italiana sbarca su Marte.

La mia passione per la fantascienza è passata dalle “Cronache Marziane” di Bradbury, alle “Sabbie di Marte” di Clarke e dalle avventure di Lucky Starr raccontate da Asimov.

Quindi diventa difficile non essere attratti da una conferenza che parla di Marte, il pianeta rosso, il più simile alla terra, il più “colonizzabile”.

Devo però essere onesto sono in fondo. La mia preparazione sull’argomento della serata è stata scarsa. Anzi, nulla.
Sono arrivato all’auditorium con un po’ di anticipo e le poche informazioni sulla sonda Schiaparelli le ho lette in sala, cercando sul web dal cellulare, poco prima del dibattito.

Cosa esattamente questa sonda è concepita e cosa andrà a fare l’ho però saputo ferfettamente dai due relatori e dal moderatore della serata. Stefano Debei; Francesca Ferri e Giovanni Caprara.

Innanzitutto la missione.

Chi soprassiede a tutto è l’ente spaziale europeo ESA. La sonda e tutti i sistemi di misura, comunicazione e funzionamento sono italiani. Il vettore è russo. Insomma un bel mix di internazionalità, come si conviene ormai in questi progetti di un certo impatto.

Il lancio è avvenuto alle 09.31 del 14 marzo 2016.

La sonda Schiaparelli si è separata dal vettore che rimarrà in orbita DOMENICA 16  OTTOBRE 2016 alle ore 16.42 ora italiana.
E il 19 OTTOBRE 2016 c’è stata la fase di DISCESA sulle sabbie marziane.

Non è la prima sonda che va su Marte, non è un “giocattolino” che scorrazza avanti e indietro sulla sua superficie, ma , molto banalmente anche se la cosa non ha niente di banale, un DISCO di circa 1,6 metri di diametro, che collasserà sulla superficie del pianeta rosso in un ben determinato punto e attiverà i suoi sensori per delle analisi.
Una parte della apparecchiatura stazionerà in orbita e avrà il compito di ricevere i dati dalla superficie e ritrasmetterli alla base sulla Terra.

La missione prevede tre principali attività:

La verifica e il collaudo effettivo delle tecnologie progettate per attraversare indenni l’atmosfera di Marte. Soluzioni tecniche con paracaduti e retrorazzi per impattare a “terra” senza far subire danni alle preziose strumentazioni a bordo.

Il particolare scudo termico e il sistema di avvicinamento saranno sottoposti a un monitoraggio che permetterà di ottimizzare la progettazione e lo sviluppo della fase del progetto che dovrebbe arrivare a destinazione nel 2020.

Durante gli 8 minuti della discesa la strumentazione denominata “Trace Gas Orbiter” eseguirà Il rilievo di dati dell’atmosfera di Marte.

Il tracciamento della sua orbita verrà monitorato è registrato anche da varie sonde già presenti sul pianeta, perché la collaborazione e l’integrazione dei dati è troppo importante per tutti gli attori già presenti sul pianeta.

La “conquista” di Marte non è una cosa fatta a caso ma segue una road-map tracciata da tutte le agenzie spaziali coinvolte.

Il “disco volante” avrà un forte impatto a terra.
Tanto che la sua struttura alveolare è progettata per schiantarsi e deformarsi in modo da preservare in questa ulteriore fase critica la parte tecnologica che ha trasportato.

Dopo questo “incidente controllato” entra in funzione la sonda Schiaparelli. Il suo compito è di eseguire misurazioni e analisi ambientali nel punto di impatto.

Non potrà spostarsi da lì, ma sarà in grado di raccogliere dati sulle “polveri marziane” che ne caratterizzano l’atmosfera.

Il periodo è il luogo di impatto sono una delle particolarità di questa missione. Sono in corso infatti sul pianeta le sue famose “tempeste globali” dove la SABBIA di Marte (scusate, ma io preferisco chiamarla così, vedi premessa dell’articolo) imperversa dappertutto. E solitamente FERMA le attività dei vari rover o sonde che sono stati sinora lanciati.

Si cercherà di capire qualcosa di più di questi fenomeni e di quelli denominati “dust devils” (diavoletti di polvere) Che sono analoghi ai nostri tornado ma hanno dimensioni ben più consistenti.

La situazione “meteo” avrà come possibile handicap l’impossibilità di avere immagini delle fasi di discesa e di permanenza al suolo delle sonde.

Questa attività durerà pochi giorni ma la sua particolarità potrà essere utile per la progettazione e la costruzione delle prossime sonde che andranno ad analizzare il pianeta dei Marziani.

La sonda che rimarrà in orbita, finita la missione Schiaparelli, verrà utilizzata per le trasmissioni con la terra anche delle prossime missioni e nel contempo effettuerà degli studi su l’atmosfera.

Perché la sonda ha questo nome? In onore a Giovanni Virgilio Schiaparelli, (1835-1910) l’astronomo italiano che per primo studiò i “canali” di Marte. E per primo diede loro questo nome.

Da queste sue osservazioni si scatenano una serie di ipotesi e speculazioni sulla presenza di acqua sul pianeta, sulla vita del pianeta e via discorrendo. I marziani esistono. Solo che non li abbiamo ancora incontrati!

sabbie marziane

Certo. Perché mai avremmo voglia di andare su Marte? Per cercare oro platino uranio palladio e rodio? E per farne cosa? Boh.

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3 Commenti su Le sabbie marziane – BergamoScienza 2016

  1. Il DISCO Volante ha avuto probabilmente un impatto più violento del dovuto.
    I retrorazzi si sono probabilmente spenti troppo presto. Ovvero sono rimasti accesi troppo poco!
    Ecco un commento del portavoce dell’Esa, Franco Bonacina
    “Per quanto la speranza sia sempre l’ultima a morire, c’è una speranza limitata di poter risentire il lander Schiaparelli”.
    Riguardo la possibilità che il lander Schiaparelli possa essersi schiantato su Marte, Bonacina aggiunge: “Difficile dire al momento che sia stato uno ‘schianto’, gli scienziati della missione stanno studiando una mole enorme di dati e le analisi sono in corso”.

  2. Grande Hieronymus! Che spettacolo! e che incredibile bellezza pensare che anche queste avventure apparentemente finite maluccio serviranno eccome per consentirci un giorno di arrivare in carne ed ossa su Marte! Lascitaeci sognare! non svegliateci!

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