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14 ottobre 1977 – Esce “Heroes”, il dodicesimo album di David Bowie

“Heroes”[1] è il titolo del dodicesimo album di David Bowie del 1977 ed è considerato il secondo della cosiddetta “trilogia berlinese” assieme a Low e Lodger.

“Heroes” sviluppa il sound di Low in una direzione maggiormente ottimista.[2] Dei tre album della trilogia berlinese, è quello che più si merita questo appellativo, essendo l’unico effettivamente registrato a Berlino. La title track dell’album è uno dei brani più celebri di tutta la carriera di Bowie, una classica storia d’amore contrastato in cui due amanti si incontrano sotto il muro di Berlino. L’album è considerato una delle opere migliori dell’artista, notevole anche per la partecipazione del chitarrista Robert Fripp che arrivò dagli Stati Uniti per registrare le sue parti in un giorno soltanto.[3] Si dice che John Lennon abbia detto durante la lavorazione del suo album Double Fantasy nel 1980, di avere l’ambizione di “riuscire a fare un disco buono tanto quanto “Heroes”.”[3][4] L’album venne nominato disco dell’anno da NME.

Produzione e stile

Registrato agli Hansa Tonstudio in quella che ai tempi era ancora Berlino Ovest, “Heroes” riflette lo zeitgeist dell’epoca della guerra fredda, simbolizzato dalla città divisa in due. Il co-produttore Tony Visconti considera l’album: «una delle mie ultime grandi avventure nel fare album. Lo studio di registrazione era a circa 500 metri dal muro. Le guardie rosse ci osservavano con un binocolo potente attraverso la finestra della nostra sala di controllo».[5] Bowie pagò ancora tributo alle sue influenze Krautrock: il titolo dell’album è un riferimento alla traccia Hero presente sull’album Neu! ’75 del gruppo tedesco Neu!,[6] mentre V-2 Schneider è ispirata al membro deiKraftwerk Florian Schneider.[7] E si noti che all’inizio del 1977, anche i Kraftwerk avevano citato Bowie nella title track del loro albumTrans-Europe Express.

Sebbene “Heroes” includa un certo numero di brani strumentali dall’atmosfera tetra e dark come Sense of Doubt e Neuköln, dopo l’introspezione malinconica di Low, il disco venne visto dalla critica come una dichiarazione artistica più positiva ed appassionata.[5][7] Ciò è evidente non solo in “Heroes” e nel rock d’apertura Beauty and the Beast(pubblicato come secondo singolo estratto dall’album nel gennaio 1978), ma anche nella rancorosa Joe the Lion, nella nevrotica Blackout, e nell’atmosferica The Secret Life of Arabia. Il testo di Joe the Lion, scritto e registrato “in meno di un’ora” secondo Visconti, è emblematico della natura spontanea delle registrazioni.[8]

Copertina

L’iconica foto di copertina venne scattata dal fotografo giapponese Masayoshi Sukita[9] e ispirata ai lavori dell’artista tedesco Erich Heckel, in particolare all’opera Roquairol, che servì da modello anche per la copertina dell’album The Idiot di Iggy Pop, a cui Bowie collaborò e che fu pubblicato lo stesso anno di “Heroes”.[10]

Pubblicazione e accoglienza

“Heroes” venne pubblicizzato dalla RCA con la celebre frase: “There’s Old Wave. There’s New Wave. And there’s David Bowie…” (“C’è la Old Wave. C’è la New Wave. E c’è David Bowie…”)[7] per sottolineare l’unicità della proposta di Bowie nel panorama musicale dell’epoca. Il disco ricevette un’accoglienza molto positiva da parte della critica,[3] Melody Maker e NME lo dichiararono entrambi “album dell’anno”.[4][11] “Heroes” si posizionò alla posizione numero 3 in classifica in Gran Bretagna rimanendo in classifica per 26 settimane, ma ebbe meno successo negli Stati Uniti dove si fermò alla posizione numero 35. In Italia raggiunse la posizione numero 17. In Europa riscosse un buon successo, grazie soprattutto alla title-track, di cui furono pubblicate persino una versione in lingua francese ed una in lingua tedesca.

Svariate tracce dell’album furono eseguite da Bowie in concerto nell’anno successivo alla pubblicazione dell’album, e incluse nell’LP Stage (1978). Philip Glass scrisse in onore all’opera di Bowie una sinfonia classica intitolata “Heroes” Symphony, basata sul disco, e seguito della precedente Low Symphony ispirata a Low. La title track è stata reinterpretata da numerosi artisti nel corso degli anni.

Tracce

  • Tutte le tracce, tranne quando diversamente specificato, sono scritte da Bowie.
Lato 1
1. Beauty and the Beast – 3:32

2. Joe the Lion – 3:05

3.”Heroes” (Bowie, Eno) – 6:07

4. Sons of the Silent Age – 3:15

5. Blackout – 3:50

    Lato 2

1. V-2 Schneider – 3:10

    2. Sense of Doubt – 3:57

3. Moss Garden (Bowie, Eno) – 5:03

4. Neuköln (Bowie, Eno) – 4:34

5. The Secret Life of Arabia (Bowie, Eno, Alomar) – 3:46

Formazione

  • David Bowie: voce, pianoforte, tastiere, chitarre, sassofoni, koto, cori
  • Carlos Alomar: chitarra
  • Dennis Davis: batteria
  • George Murray: basso elettrico
  • Brian Eno: sintetizzatori, tastiere, trattamenti di chitarra
  • Robert Fripp: chitarra solista
  • Tony Visconti, Antonia Maass: cori
Informazioni su diego80 (1831 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

1 Commento su 14 ottobre 1977 – Esce “Heroes”, il dodicesimo album di David Bowie

  1. Grande duca bianco. Mai banale. Sempre un passo avanti.

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