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La Battaglia di Hastings

La battaglia che cambiò l'Inghilterra

La battaglia di Hastings è uno dei momenti chiave della storia, uno di quei momenti che con il proprio risultato va a modificare l’intero arco della storia, la storica battaglia tra normanni e anglosassoni per la conquista della corona d’Inghilterra, una battaglia destinata a cambiare la storia dell’Europa.
Ma facciamo qualche passo indietro e vediamo a come ci si è arrivati.

lo storico scontro tra normanni e sassoni per la corona d'Inghilterra.

LE CAUSE DEL CONFLITTO.
Come quasi tutte le guerre della storia medievale lo scontro nasce da una serie di congiure miste a rapporti di parentela più o meno forti, nel 1042 regnava su quella che oggi consideriamo l’Inghilterra Edoardo il confessore nato da madre normanna cresciuto alla corte del ducato di Normandia e cugino di Guglielmo duca di Normandia.
Edoardo era talmente legato alla sua origine normanna che giunse a nominare lo stesso duca Guglielmo erede al trono d’Inghilterra mandando, come ulteriore prova della sua volontà, il più alto esponente della nobiltà sassone in Normandia ovvero Aroldo Godwin che divenne vassallo dello stesso duca.
Le grandi casate sassoni pur mal sopportando Edoardo inizialmente non protestarono per questa scelta, tuttavia non tutto va sempre come crediamo e Guglielmo se ne rese presto conto.
Aroldo tornato in Inghilterra riuscì in maniera poco pulita a far cambiare le volontà del sovrano, ormai in punto di morte, a suo favore facendosi così nominare Re d’Inghilterra dal consiglio dei nobili sassoni.

VERSO LA BATTAGLIA.
Guglielmo saputo ciò agì immediatamente e decise di far valere i suoi diritti sulla corona inglese, sfruttando il fatto che il nuovo re inglese si trovò ad affrontare il re di Norvegia, il quale vantava precedenti accordi tra la corona danese e norvegese sulla successione al trono inglese con l’appoggio dall’acerrimo rivale di re Arnoldo ovvero suo fratello Tosing.
La posizione del re inglese non poteva essere più infelice, poteva aspettarsi un attacco in qualsiasi momento e da qualsiasi posizione perfino dall’interno.
Guglielmo nel mentre, ottenuto l’appoggio papale che gli garantiva un notevole flusso di uomini da tutta Europa, decise di attendere e aspettare che i suoi avversari si sarebbero eliminati o indeboliti a vicenda.

LA BATTAGLIA.
La strategia di Guglielmo si rivelò un successo, infatti mentre i suoi due nemici si davano battaglia a Stamforbridge egli sbarcò in Inghilterra prendendo Arnoldo di sorpresa e costringendolo a richiamare i soldati aveva congedato dopo il vittorioso scontro contro il re Norvegese e reclutare tutti gli uomini possibili per rimpiazzare le pesanti perdite e per andare a dar battaglia il più presto possibile.
La battaglia si svolse il 14 ottobre 1066 e fu una delle più lunghe della storia medievale, vide lo scontro tra due società differenti, quella feudale di Guglielmo contro la più antica idea del cittadino guerriero dell’esercito anglosassone.
Altra differenza stava nel fatto che seppur essendo un esercito potente anche con molte perdite l’esercito anglosassone non utilizzava la cavalleria a differenza di quello normanno.

LE 5 FASI DELLA BATTAGLIA
1. L’attacco di Guglielmo

L’attacco del duca fu preceduto da un fittissimo lancio di frecce da parte degli arcieri posti in prima fila, scoccato dal basso verso l’alto, ma questo causò pochissimi danni. Quindi le due ali si allargarono nel tentativo di aggirare il nemico ma viste le asperità del terreno l’avanzata risultò troppo lenta tanto che diventarono loro stessi oggetto del lancio nutrito di giavellotti ed asce da parte dei sassoni, gli scudi di legno cedevano sotto i violenti colpi e giavellotti ed asce penetravano le cotte.

2. Il contrattacco sassone

I sassoni quindi si mossero attaccando l’ala sinistra composta dai Bretoni, che, in preda al panico, fuggirono mettendo in crisi l’intero esercito normanno costretto a cedere terreno. Nel frattempo si stava diffondendo la falsa notizia che Guglielmo stesso era morto il che creò ancora più disordine nelle file normanne, ma proprio in quel momento così difficile il duca uscì da una mischia facendosi riconoscere e urlando…«guardatemi bene, sono ancora vivo, e per grazia di Dio sarò vincitore».

3 – 4. L’attacco di Guglielmo
Ma la situazione rimaneva critica, i normanni erano ormai posti in formazioni molto disordinate mentre i sassoni erano forti della loro posizione sopraelevata e mantenevano la piena compattezza e solidità dei ranghi. Fu proprio in questo momento che il duca normanno ebbe l’idea che diede la svolta alla battaglia, fece attuare una finta ritirata alle sue fanterie, che vennero puntualmente inseguite dai sassoni, nello spostarsi questi ultimi persero forse il loro più grande vantaggio ovvero la collina sulla quale non potevano essere attaccati dalle poderose cavallerie normanne, queste, non appena videro i sassoni “scesi” all’inseguimento dei fanti normanni caricarono a fondo falciando la fanteria sassone. La prima parte che cedette fu proprio l’ala destra dei fyrd, che in precedenza si era disunita dagli altri per attaccare i bretoni in fuga, in soccorso di questa arrivò proprio Aroldo, che fu colpito però quasi immediatamente in un occhio da una freccia spiovente. I sassoni erano ormai rimasti senza comandanti e quindi vennero annientati.

5. Dopo la battaglia

Il cadavere di Aroldo fu ritrovato dal suo rivale che lo denudò e lo massacrò, tanto da essere divenuto irriconoscibile, una sorte che a quanto pare era toccata a tutti i sassoni uccisi come mostra l’arazzo di Bayeux. Guglielmo portò il cadavere del comandante sassone al suo campo e più tardi lo fece seppellire sulla spiaggia.

INFLUENZA DALLA BATTAGLIA NELLA STORIA.
Il giorno di Natale Guglielmo fu incoronato re d’Inghilterra. Iniziò così un lungo periodo di dominazione dei normanni sull’isola, ma non solo, considerato il luogo di nascita dei conquistatori si può facilmente capire come fino al 1453 le storie di Francia ed Inghilterra siano rimaste intrecciate. Si era creata una situazione quantomeno particolare, i re inglesi infatti da adesso in poi erano padroni di terre da entrambi i lati della Manica, ma non solo, se da una parte erano re dall’altra, in quanto duchi di un territorio francese, erano vassalli e feudatari (quindi teoricamente “sudditi”) dello stesso re di Francia!

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