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La tragica alluvione del 13-16 ottobre 2000 in Piemonte

da 3bmeteo – Edoardo Ferrara

13-16 Ottobre 2000, alluvione in Piemonte, 23 morti e 11 dispersi – L’evento alluvionale interessà principalmente il Po e tutti i suoi affluenti, che esondarono in più punti soprattutto su Piemonte e Valle d’Aosta, ma con marginale interessamento anche di Lombardia e Liguria. In particolare sul Piemonte oltre alll’elevato numero di vittime si contarono circa 40.000 sfollati. Le piogge furono particolarmente abbondanti nelle valli Chisone, Lanzo, Orco e Soana, nonchè nelle valli del Verbano-Cusio-Ossola. Alle precipitazioni troppo abbondanti si aggiunse il grave effetto di fusione della neve presente anche in alta montagna ( caduta pochi giorni prima fino alle quote medie ), dovuta ad una imponente sciroccata che relegò la neve oltre i 2900-3000m, con pioggia battente più sotto.

Castellamonte, frazione Spineto, ore 13, 15-10-2000. Foto Andrea Miola

Alluvione che colpì in pieno anche la Valle d’Aosta, con diverse frane e dissesti idrogeoloci; le vittime accertate furono 17, con 4 dispersi, mentre si contarono circa 5.000 abitanti costretti a lasciare le abitazioni. Il Sud Italia nel frattempo raggiunse valori termici praticamente estivi, con punte di 30°C.

La configurazione sinottica di allora – In quei giorni una stretta saccatura nord atlantica si gettò sul Mediterraneo occidentale, pilotando una intensa perturbazione sul Nordovest. Il fronte tuttavia venne bloccato nella sua evoluzione verso levante da un anticiclone stazionario sui Balcani, causando la persistenza delle piogge sulle regioni del Nordovest. I fenomeni vennero esasperati inoltre da un teso flusso sciroccale, richiamato da una depressione quasi stazionaria in formazione tra Golfo del Leone e Provenza. La particolare orografia del Piemonte fece si che le piogge trovassero notevole vigore a ridosso delle pedemontane, contestualmente ad un sensibile rialzo della quota neve indotta dai venti di Scirocco.

Locana, SS460 presso Bottegotto, 17-10-2000. Foto Andrea Miola

da meteolive.it

Nell’ultimo ventennio fu sicuramente l’evento alluvionale più grave dopo quello tragico del 1994.Un fatale concatenamento di eventi che ha visto coinvolte in un drammatico effetto domino meteorologia, geologia, idrologia e urbanistica.

Tutto nacque dallo sviluppo di un’onda sinottica di tipo depressionario proiettata con il suo asse principale dal nord Atlantico fin sulle Isole Britanniche. Il 12 ottobre il Regno Unito divenne il quartier generale del profondo vortice, ribattezzato poi con il soave nome di Josephine. A breve però la componente discendente della corrente a getto sopravvento all’asse della saccatura, provocò l’allungamento della lingua depressionaria sul cuore della Penisola Iberica e ancor più fin sull’entroterra algerino.

Dall’altra parte del sacco, in direzione dell’Italia, prese vita un intenso letto di correnti meridionali a curvatura ciclonica entro le quali si inseriva un primo sistema frontale carico d’acqua. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Lo sviluppo di due minimi secondari, uno sottovento ai Pirenei per via dei flussi nord-occidentali in subentro dall’Atlantico, e l’altro sottovento all’Atlante per via dei richiamo meridionale nord-africano porto all’ulteriore approfondimento del vortice e al suo trafserimento in pieno Mediterraneo.

Le correnti sull’Italia ruotarono a Scirocco e sospinsero verso le nostre regioni di nord-ovest enormi quantitativi di energia sotto forma di calore latente (umidità) e sensibile (rialzo delle temperature). L’energia venne costretta a sprigionarsi in blocco in seguito al processo di sbarramento orografico imposto dall’impatto contro il versante padano delle Alpi occidentali.

Ecco che il giorno 13 ottobre il Piemonte e la bassa Valle d’Aosta finirono sotto una colonna di precipitazioni ininterrotta e di una intensità impressionante. La situazione dal punto di vista del carico idrico dei terreni divenne rapidamente insostenibile, anche in virtù del fatto che la pioggia cadeva fino a quote prossime ai 3500 metri. Fiumi e torrenti giunsero già nel pomeriggio di quel giorno al collasso. La perturbazione, continuamente alimentata da nuovi apporti umidi da sud-est, rimaneva bloccata sul posto fino a 15 ottobre a causa della resistenza opposta dalla risalita di un promontorio anticiclonico subtropicale sui Balcani.

I suoli montani cedettero in numerosi settori causando frane anche devastanti. Tra le vallate piemontesi maggiormente colpite dall’evento alluvionale ricordiamo la valle dell’Orco, le valli di Lanzo, la val Soana, la valle di Susa. Straripati tra gli altri i fiumi Stura, Sangone, Dora Riparia, Sesia. Tra le vallate valdostane segnaliamo quella di Cogne (oltre 450mm di pioggia i 72 ore) e quella del Lys (320mm).

La struttura depressionaria rimase sul posto fino al 16 ottobre esaurendo lentamente e sempre sulle stesse zone il suo potenziale fino all’ultima goccia. Solo a fine evento le torbide acque dei fiumi si colorarono di azzurro. Tutti tirarono un sospiro di sollievo: subentrarono le prime infiltrazioni di aria fredda e in montagna la quota neve calo rapidamente fin verso i 1500 metri. Era la fine, questa la volta la fine dell’incubo.

Informazioni su diego80 (1979 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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