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Luoghi dell’anima: Sussia.

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Esistono luoghi che pur avesam_5233ndo segni tangibili e tracce cospicue di presenza o di permanenza umana, sono luoghi isolati d’elezione.

Questo senso di solitudine appartata la percepisci da subito la prima volta che ci arrivi, o se li conosci dalla più tenera infanzia, si rinnova e la ritrovi ogni volta che vi fai ritorno. Sussia, luogo sospeso in un tempo indefinito, tra abbandono, ricordi, segni di un passato di presenza umana non ancora cancellati, un luogo per pochi, troppo nascosto, che comunque ti attira e se ti capita di andarci una volta di sicuro non sarà l’ultima.

Sparso com’è sulle pendici alte del blocco montagnoso che allungandosi da Sant’Antonio Abbandonato arriva al Castel Regina e poi verso il Foldone e più oltre ancora, si distende sul versante che guarda San Pellegrino del cui comune fa parte; esposizione la sua piuttosto in ombra e non felicissima riguardo al sole che comunque fa subito capolino dal primo spuntare dell’alba per poi tramontare dietro il crinale stendendo ombre di una sera precoce già nel pomeriggio.
Luogo che ti disorienta portandoti fuori oltre che dal tempo anche dal tuo spazio normale,
come chi abitando sul versante sinistro della Val Brembilla, ce l’ha dietro la schiena e gli basta
scollinare sopra Crosnello e d’incanto trovarsi girato in un nuovo spazio
dove il sole nasce dove non pensi e tramonta quando ancora non te lo aspetti.
Difficile descriverne il sapore che si mischia, si alimenta, si confonde con ricordi personali di
un’infanzia lontana, di pascoli d’estati popolate di mucche, di giacigli nel fienile alla luce di
candele appoggiate alle travi del tetto, di risvegli annunciati dalla luce che filtra dalle fessure
di muri grezzi, pasti frugali di pane raffermo, polente, minestre condite con il “paruc” consumati nel piccolo cucinino attaccato alla stalla, scorta d’acqua raccolta nelle piccole sorgenti vicino gli abbeveratoi, fumo sparpagliato di un fuoco acceso nell’angolo. Ogni stalla un nome di qualche famiglia e qualcuno c’era sempre con quattro, cinque, otto capi a se-
conda dei casi, a pascolare nella bella stagione, e poi un poco più in alto le baite per gli animali, che pure esse avevano un nome o soprannome di famiglia a distinguerle indicandone la proprietà.
Luogo vasto e sparpagliato fatto di stalle e piccole abitazioni attaccate, ormai già all’epoca disabitate, a rappresentare l’insieme di questa insolita forma di insediamento c’era e c’è la chiesetta di San Michele stile tardo settecento, sobrio e dignitoso, con il piccolo campanile, forse chissà in tempi antichi anche una piccola scuola attaccata o forse solo l’abitazione del parroco, parroco di molti anni fa che appassionato di caccia veniva raccontato che nei mesi di agosto e settembre, celebrasse messa molto presto per potersi poi dedicare al suo svago.
Luogo permeato da vicende di vita raccontate da chi non c’è più, fatte di lavori nel bosco a cuocere carbone da portare a spalla a San Pellegrino, di capanni di caccia, di roccoli, di turisti della città in soggiorno termale che sporadicamente facevano capolino chiedendo ove fosse la casa natale della guida alpina Baroni, nativo di Sussia e tra i fondatori del CAI di Bergamo.
Una modesta strada forestale oggi la raggiunge, un minimo e necessario cordone ombelicale che la
collega al fondovalle, chissà se nel tempo questo luogo tornerà a vivere come nel suo neanche troppo lontano passato, non per tutti e per tutte le stagioni, una sola stagione basta a tenerlo vivo nella sua quieta solitudine.
(Pier59)

1 Commento su Luoghi dell’anima: Sussia.

  1. Buongiorno Pier59. Voglio esprimerle i miei complimenti e i miei ringraziamenti più sinceri.
    Il suo racconto ha saputo emozionarmi. Le sue parole mi hanno svelato i colori, gli odori e immagini vivide di questo luogo che non conosco ma che grazie al suo brano mi sembra già bellissimo e familiare.

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