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C’è chi dice no, Maldini dice noo…

L'ex capitano e bandiera dice no all'offerta di lavorare in società

Paolo Maldini

A.C. Milan

Un po’ dispiace, forse perché nel Milan Paolo Maldini è stato una leggenda, calciatore dalle grandi doti fisiche e tecniche, comportamento esemplare fuori e dentro al campo, insomma un campione a trecentosessanta gradi.

Forse, da tifoso rossonero e molto legato alla figura di Paolo Maldini (ho pure la maglia), dispiace perché ci si aspettava che Maldini accettasse senza ma e senza se ad un’offerta per entrare in società da direttore sportivo.

Dispiace anche perché oltre a Paolo come dirigente in un ruolo importante, direi quasi chiave, portava con sé anche la bandiera che è stato per il diavolo e tenere legata la famiglia Maldini ancora e ancora negli anni a venire… Un saluto a Cesare…

Probabilmente dispiace che questa gloriosa società sia stata venduta ad acquirenti esteri e il nome di Paolo Maldini avrebbe reso la cosa un po’ meno dolorosa (soldi o non soldi).

Potrei continuare e farvi scendere le lacrime, il mio cuore lo sta facendo, come all’ultima di Maldini a San Siro quando dei super geni hanno avuto il coraggio di fischiarlo.

Si sa, Maldini ha sempre avuto un’indipendenza di pensiero e ha sempre detto ciò che pensava.

Bè… Non mi resta che augurarti il meglio sperando che nel futuro ti possa unire ancora alla storia del nostro club.

Grazie… … … … Grazie cuore di drago; acciaio e seta…

 

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Vi lascio alle parole di Paolo Maldini pubblicate su fb:

“Il Milan è sempre stato per me un affare di cuore e passione, la mia storia, quella di mio padre e quella dei miei figli lo dimostrano e nessuno potrà cancellare questo nostro legame con i colori rossoneri. Proprio questo forte legame mi impone di essere attento, preciso e professionale nell’accettare l’incarico che mi è stato offerto; certo, sarebbe molto più facile seguire l’emozione della proposta e dire di si, senza pensare alle possibili conseguenze e partire a testa bassa in questa nuova avventura. Invece no, non posso, devo rispettare i valori che mi hanno accompagnato durante tutta la mia vita, devo rispettare i tanti tifosi che si sono negli anni  identificati in me per passione, volontà e serietà, devo rispettare il Milan e me stesso.

Vorrei chiarire alcuni concetti ai tifosi milanisti e a parte della stampa, che ha raccolto e raccontato delle notizie che spostano la sostanza della questione sull’aspetto economico, dimenticando l’importanza che io e la mia famiglia abbiamo dato al senso di appartenenza al Milan: la retribuzione è sempre stata una conseguenza dell’accordo, mai la causa. Queste notizie, tra l’altro, sono state suggerite da fonti “anonime” attraverso canali e persone che conosco da 30 anni, che mirano a screditare la mia persona per giustificare il mancato accordo. Non sono stato certo io a rompere il nostro patto di riservatezza.

Non ho avanzato richieste economiche, ho ribadito fin dal primo incontro che la definizione del ruolo fosse la chiave basilare di una possibile collaborazione. Come potrei quantificare una proposta quando non sono stabilite con chiarezza le responsabilità? Ho fatto presente che avrei dato tutto me stesso per un progetto serio che mi avesse visto in un ruolo importante, che non avrei mai accettato per essere utilizzato come “la semplice bandiera”. Lo ribadisco: il Milan per me è una scelta di cuore.

Non ho mai chiesto un ruolo “alla Galliani”, ovvero di Amministratore Delegato con pieni poteri. So quali sono le mie virtù, ma conosco ancora meglio i miei limiti; l’area di mia competenza deve essere quella sportiva.

Mi è stato proposto il ruolo di Direttore Tecnico, prima di me è  stato ingaggiato un Direttore Sportivo di fiducia dell’Amministratore Delegato, quindi, secondo l’organigramma societario che mi è stato presentato, avrei dovuto condividere qualsiasi progetto, acquisto o cessione di calciatore con il mio parigrado DS. A mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo, mi è stato detto dal Sig. Fassone che avrebbe deciso lui. Detto questo, non credo ci fossero le premesse per un team vincente. Io ho fatto parte di Squadre che hanno fatto la storia del calcio e so che per arrivare a quei risultati ci deve essere una grandissima sinergia tra tutte le componenti societarie, investimenti importanti e ruoli ben definiti. Le ultime stagioni del Milan con il doppio Amministratore Delegato e ruoli sovrapposti dovrebbero essere d’insegnamento. Naturalmente mi sarei dovuto prendere, agli occhi dei tifosi, della stampa e della proprietà, tutta la responsabilità della parte sportiva, con la possibilità di essere escluso da ogni potere esecutivo.

Non ho mai chiesto di avere un contatto diretto con la proprietà per bypassare l’Amministratore Delegato; ho espresso la volontà di sentire dal Sig. David Han Li, Direttore Esecutivo della Sino Europe Sports, che ho incontrato solo per pochi minuti, cosa si aspettassero da me; avrei voluto ascoltare dalla sua voce quali obiettivi si fossero prefissati e quali investimenti avessero intenzione di fare. Credo che questa sia una richiesta seria che ogni professionista abbia diritto di formulare al proprio datore di lavoro, specialmente quando si ha alle spalle un passato come il mio con il club, fatto di appartenenza e di credibilità.

Spero con queste poche righe di avere chiarito la mia posizione. Rimane l’amarezza di questi giorni per un sogno che è svanito e rimangono le polemiche strumentali che non mi hanno certo fatto piacere.

Io difendo il diritto delle persone a capo di Società importanti come il Milan di poter scegliere i propri collaboratori in base ai criteri a loro più idonei, anch’io farei la stessa cosa nella loro posizione, ma ribadisco anche che i miei valori e la mia indipendenza di pensiero saranno per me sempre più importanti di qualsiasi impiego”. 

Paolo Maldini

 

Informazioni su Author999 (31 Articoli)

Sono nato a Bergamo nel 1978; vivo a Brembilla con mia moglie e i miei due bellissimi bambini, dove sono cresciuto e dove lavoro come operaio. Sin da piccolo ho presentato una grande passione per la musica e dall’età di dodici anni ho iniziato a suonare il trombone a tiro, più tardi il basso elettrico. Questa mia passione si è poi, col tempo, arricchita da un’improvvisa ispirazione per la scrittura, che mi ha portato a condividere i pensieri, leggeri e pesanti e profondi che il buco nella mia anima ha portato a galla. Prima, però, benedico la pagina bianca che per prima ha sempre voluto, saputo e sempre saprà ascoltare i miei lamenti rimbombanti in labirinti di parole, amare ma dolci, basse ma alte, brevi ma infinite, nero su bianco ma coloratissime. Ha asciugato le lacrime della sofferenza.

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