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L’industria meccanica in Italia e le sue origini.

L’industria meccanica è parte importante dei progressi e dell’evoluzione dell’industria dell’era contemporanea dal 1800 in poi, interessanti nozioni di storia industriale ci descrivono in breve le origini di tale processo in Italia.

Nello sviluppo dell’industria meccanica l’impulso iniziale provenne da tecnici stranieri grazie anche alla moderna invenzione della locomotiva e al conseguente sviluppo della ferrovia: da William Robertson con un’industria a Torre Annunziata che precedette le Officine di Pietrarsa in provincia di Napoli,  prima fabbrica italiana di locomotive, rotaie e materiale rotabile, a Philip Taylor che a Sampierdarena (Genova) nel 1847 aprì, assieme a Fortunato Prandi, un’officina ferroviaria da cui nacque l’Ansaldo (1853).

Pietrarsa (NA): Uno dei padiglioni del vecchioopificio restaurato e trasformato in salone museale

A cavallo fra Otto e Novecento, nel momento del  decollo  industriale,  appartengono  alla
meccanica pesante le aziende tecnologicamente più avanzate, che fungono da vera e propria fucina di personale specializzato. Si segnalano, per crescita esponenziale e applicazioni tecnologiche, l’Ansaldo e la Breda.
La Franco Tosi di Legnano era in grado di produrre macchine a vapore competitive con quelle estere. Fra i costruttori di turbine deve essere ricordata la Riva & Monneret, che nel 1899 vince la gara per le forniture alla centrale sulle cascate del Niagara.
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Tra gli altri pionieri,Ercole  Marelli  ( 1867 – 1922 ),   formatosi   presso   il Tecnomasio Italiano, che inizia nel 1891 la sua attività con la produzione di “agitatori d’aria”, motori elettrici, accumulatori.
I macchinari per la principale industria del tempo, quella tessile, provenivano dall’estero. Fra le poche aziende italiane la Bonicalzi di Gallarate e laMarzoli di Palazzolo (Brescia), a cui si affiancò successivamente la Cantoni-Krumm.
Significativa, nel 1895, l’inaugurazio
ne presso il Politecnico di Milano di un laboratorio di meccanica applicata,  avviato nel 1893, per iniziativa di Cesare Saldini e di Giuseppe Ponzio, rispettivamente docenti di Tecnologie meccaniche e di Meccanica industriale, e con l’apporto finanziario e in macchinari di un gruppo di industriali, si allestisce il primo Laboratorio italiano di Meccanica applicata, sul modello dei laboratori delle scuole tecniche americane.
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Macchine utensili, dei primi del Novecento, recuperate da un’officina meccanica di Lumezzane (Brescia)
Le prime macchine utensili moderne furono il trapano ed iltornio. Uno sviluppo importante si ebbe con l’applicazione del vapore: il tornio a vapore di Maudslay (1800) concorse alla costruzione delle navi in ferro e delle locomotive. La fabbricazione industriale di macchine utensili si affermò a metà Ottocento negli Stati Uniti per rispondere alle esigenze dell’industria delle armi, avviando la produzione di massa in serie.  In   Italia   gli   sviluppi   furono  lenti,    anche  perché
tardarono ad imporsi i concetti   di    normalizzazione e di unificazione: venivano quindi realizzate macchine legate ad esigenze specifiche.
Sin  dall’Ottocento, specie in Piemonte e Lombardia, iniziò la produzione di torni, fresatrici, trapani, da parte della  Züst  a  Intra,  Pensottia Busto Arsizio, Franchi a Brescia.
I criteri di qualità, efficienza, unificazione furono dettati da enti sorti in Italia su modello americano (come, per esempio, l’American Standard Association) o internazionali (International Electrotecnical Association). Merita di essere ricordato l’Uni, sorto nel 1921 come Comitato per l’Unificazione dell’industria meccanica.
Sino all’introduzione del controllo numerico in Italia era nettamente prevalente la costruzione di macchine generiche semplici e poco costose, utilizzate in officine collegate ad aziende dei vari settori; più raro era il caso di macchine speciali, costruite su misura.Risultati immagini per uni 1921

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