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Il primo volo nello spazio

Cosa si prova la prima volta che si va in orbita intorno alla Terra

La prima volta in orbita, il primo volo nello spazio.
Ecco cosa si prova!

“Provai una meravigliosa sensazione di euforia. Il momento che avevo tanto atteso era finalmente giunto. Mi trovavo nello spazio! …

Lontana mille chilometri, la Terra era ancora molto grossa… e offriva uno spettacolo alquanto deludente.
Spiegabile, del resto: avevo già visto centinaia e centinaia di fotografie e di film presi da razzi in volo, e così mi era mancata la sorpresa.
Notai le inevitabili fasce mobili di nubi nella loro lenta marcia intorno al mondo.
Al centro del disco le separazioni tra terra e mare erano nettamente delimitate, e si potevano scorgere anche mille dettagli minuti, ma verso l’orizzonte ogni cosa si perdeva in una fitta foschia.

terra dallo spazio

Persino entro il cono di visuale chiarissima che si apriva, luminoso, verticalmente sotto di me, quasi tutto era sfuocato e perciò privo di senso.

Certo un meteorologo si sarebbe abbandonato a trasporti di gioia nel contemplare l’animata massa di vapori che si snodava là in basso…

Mi stancai presto di frugare con gli occhi in cerca di città e altre opere dell’uomo. Era umiliante constatare come tanti millenni di civiltà non avessero prodotto alcun mutamento degno di rilievo nel panorama sottostante.

Di lì a poco mi misi a cercare le stelle, ma provai una seconda delusione. Certo ce n’erano a centinaia, ma pallide e come spente, smorti fantasmi delle accecanti miriadi che lui si era aspettato di vedere.

La colpa era da imputare al vetro scuro del finestrino: volendo attenuare la luce del sole avevano derubato le stelle del loro fulgore.

“La sensazione di essere sospeso a mezz’aria, di potersi sospingere da una parete all’altra col semplice impulso di un dito, questo, sì, era meraviglioso come avevo immaginato, benché lo spazio fosse un po’ troppo angusto per tentare esperienze audaci. … la nausea spaziale era diventata solo un vago ricordo del passato, la mancanza di peso costituiva uno stato fisico delizioso, fatato. Ne fui molto contento.”

Potrebbero sembrare le parole di Jurij Gagarin, il primo uomo tornato vivo da una missione spaziale. Un po’ di complottismo? SI, decisamente

Invece queste parole sono state scritte 10 anni prima.

Chi le ha dette è Martin Gibson, chi le ha scritte è Arthur C. Clarke.
E le ha scritte nel suo libro “Le sabbie di Marte“. Era il 1951.
Gagarin ha effettuato la sua missione il 12 aprile 1961.
clarke

Oggi le missioni spaziali hanno come obiettivo lo sbarco su Marte.
Ma noi, se leggiamo questo libro, l’altro libro di Bradbury, “Cronache marziane”, su Marte ci siamo già stati. Più di una volta. Ci siamo stati e siamo tornati.

Clarke nei suoi viaggi ha spiegato anni fa come si deve fare. Si esce dall’orbita terrestre con un vettore specifico.
Ci si ferma su una delle stazioni spaziali in orbita intorno alla terra. Nel libro è la stazione spaziale Uno. Da lì si cambia mezzo. Si fa un giro di rincorsa sfruttando la gravità terrestre ma non si va dritti verso Marte.
Si fa tappa su uno dei suoi due satelliti artificiali: Fobos e Deimos.
Tempo stimato? 3 mesi.

Né più né meno come Esa, Nasa, Russi, Cinesi stanno progettando. Solo che loro ci dicono che tra l’andata e il ritorno di vogliono 2 anni.

Una volta ancora ci troviamo di fronte a fanta-SCIENZA. La fantasia anticipa la realtà. E la scienza insegue i sogni.

Il libro di Clarke ha avuto anche l’onore di essere il libro Numero 1 di URANIA, la collana editoriale italiana di fanta-SCIENZA. Il primo numero è stato pubblicato il 10 ottobre 1952. E la serie continua ad essere pubblicata anche oggi.

sabbie marteSolo che inizialmente era stampato 1 libro ogni 10 giorni.
A partire dal 2004 la pubblicazione è invece mensile.

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matematica, fisica, meccanica tradizionale, meccanica quantistica, relatività, scienza, libri, fumetti, film, musica.
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