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Comuni della Bergamasca- Adrara San Rocco, Adrara San Martino, Monasterolo del Castello,

Adrara San Rocco
comune
Adrara San Rocco – StemmaAdrara San Rocco – Bandiera
Adrara San Rocco – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoTiziano Piccioli Cappelli (Lista Civica-Indipendenti) dal 06/06/2016
Territorio
Coordinate45°42′51″N 9°57′30″ECoordinate: 45°42′51″N 9°57′30″E (Mappa)
Altitudine431 m s.l.m.
Superficie9,23 km²
Abitanti838[1] (31-03-2016)
Densità90,79 ab./km²
Comuni confinantiAdrara San Martino, Fonteno, Monasterolo del Castello, Vigolo
Altre informazioni
Cod. postale24060
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016002
Cod. catastaleA058
TargaBG
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 682 GG[2]
Nome abitantisanrocchini
Patronosan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Adrara San Rocco
Adrara San Rocco
Posizione del comune di Adrara San Rocco nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Adrara San Rocco nella provincia di Bergamo

Adrara San Rocco (Dréra San Ròch in dialetto bergamasco[3][4]) è un comune italiano di 838 abitanti[1] della provincia di Bergamoin Lombardia. Il comune si trova a circa 22 chilometri ad est dal capoluogo orobico. Situato nella piccola valle che, percorsa dal torrente Guerna si dirama dall’alta Valcalepio fino a raggiungere i colli di San Fermo.
Il comune fa parte della Comunità Montana del Monte Bronzone e Basso Sebino.

Storia

La storia del paese ha un’origine abbastanza recente, risalente al Medioevo.

Sono infatti databili attorno all’anno 1000 i primi documenti che attestano l’esistenza del borgo di Adrara, non ancora diviso nelle due attuali entità.

In quegli anni l’intera provincia di Bergamo fu sconvolta dalle lotte fratricide tra le fazioni guelfa e ghibellina tanto che nella zona, precedentemente interessata soltanto da piccoli insediamenti abitativi sparsi, si verificò una notevole immigrazione di gruppi di persone in fuga che cercavano riparo in queste zone isolate e tranquille. Ben presto però la situazione si fece pesante anche qui, tanto che venne costruito un castello al fine di proteggere gli abitanti del borgo dalle incursioni. Numerose furono le battaglie, tra le quali si distinse il guelfo Giovanni Fermo degli Alessandrini, che riportò numerose vittorie nei confronti delle fazioni ghibelline dei vicini paesi di Villongo e della Val Cavallina.

Nel corso del XIV secolo il territorio passò sotto il dominio della famiglia dei Calepio, che prese possesso di quasi tutta l’omonima valle. Il secolo successivo vide l’arrivo della Repubblica di Venezia che pose definitivamente termine alle lotte di fazione. Fu un periodo di calma, in cui Adrara, ritrovò la tranquillità e vide rifiorire le attività economiche, con un conseguente incremento demografico.

Nuovi screzi intanto cominciavano a crearsi tra le due anime della popolazione, spinte questa volta da motivazioni territoriali: il borgo più a monte, raggruppato sotto la parrocchia di San Rocco, in contrapposizione con quello posto più a valle, riunito attorno alla chiesa di San Martino.

Quest’animo campanilistico portò, nel 1668, alla suddivisione del territorio di Adrara in due differenti entità: Adrara San Rocco ed Adrara San Martino. Tuttavia le questioni legate alla suddivisione del territorio trascinarono la questione per quasi un secolo, dato che la formalizzazione dell’avvenuta divisione è datata 1754, e si risolse con l’assegnazione dei cinque noni del territorio alla comunità di San Rocco, ed i restanti quattro noni a quella di San Martino.

Da San Martino a San Rocco

Durante la dominazione della Repubblica di Venezia avvenne la divisione tra i due comuni e fu piuttosto laboriosa e i problemi della divisione rimasero vivi nel ricordo dei cittadini per almeno due secoli, le vicende del borgo furono parallele a quelle di Adrara San Martino, dal momento che San Rocco passò, come il comune gemello, dalla dominazione veneta a quella austriaca.

Altrettanto laborioso fu promuovere a parrocchiale la Chiesa di San Rocco, processo che venne contrastato non solo dagli abitanti di Adrara San Martino ma anche da quelli della stessa San Rocco, che continuarono ostinatamente a considerarsi parrocchiani di San Martino.

I secoli successivi non si verificarono avvenimenti di rilievo per la comunità, che fu riguardata solo marginalmente dagli avvicendamenti tra la dominazione francese e quella austro-ungarica, fino all’avvento del Regno d’Italia nel 1859.

Il borgo di Adrara San Rocco

Appare all’improvviso appena dopo il Municipio c’è una stretta curva a gomito e ti trovi i piazza Giovanni XXIII. Le case, la piazza e il Municipio costituiscono il nucleo principale del paese, dominato dalla chiesa parrocchiale dedicata a San Rocco. Nella parte più antica alcuni edifici conservano ancora strutture tardomedioevali e rinascimentali.

Tra i personaggi originari del luogo si segnala Eugenio Donadoni che, nato a San Rocco nel 1870, è stato un famoso critico letterario, nonché autore di biografie di autori e poeti italiani.

Il territorio

Il territorio, inserito in un contesto naturalistico d’alto spessore, permette al paese di sfruttare la notevole ricettività turistica data dai colli di San Fermo, zona in cui si possono praticare numerosi sport tra cui mountain bike, trekking e parapendio, ma anche semplici scampagnate in cui degustare gli ottimi prodotti gastronomici tipici della zona.

Particolare interesse ricopre la chiesa parrocchiale che, dedicata a San Rocco, risale al 1539, sede dell’omonima parrocchia afferente al vicariato di Predore, diocesi di Bergamo. Ristrutturata nel corso del XVII e del XIX secolo, presenta all’esterno una lunga scalinata, ed all’interno alcuni affreschi, tra i quali spiccano Le piccole tele dei Misteri del Rosario nell’altare omonimo, dalla bottega di Francesco Capella. L’interno è stato rivalutato con la collocazione di vetrate realizzate nel 1971. Ignoti gli autori degli affreschi che decorano la volta e delle tele del coro e degli altari. Nel 1898 si rinnovò la pavimentazione, si procedette alla doratura e alla creazione delle eleganti ferriatine agli altari. Negli stessi anni Giuseppe Riva eseguì gli affreschi del Battesimo di Gesù, del Martirio di San Giovanni Nepomuceno e tutte le medaglie dei Santi negli altari laterali.Nel 1945 Vittorio e Agostino Manini abbellivano con simboli il Battistero. L’organo fu costruito dai Serassi nel 1921; poi rinnovato dai Piccinelli nel 1928. Nuovamente restaurato nel 1991-92. Il campanile sorse tra il 1770 e il 1777 e fu restaurato nel 1939. Dall’ottobre 2008 al novembre 2009 l’edificio e l’area del sagrato sono stati oggetto d’imponenti restauri ultimati con la riapertura avvenuta ad opera del Vescovo Mons. Beschi il 22 novembre 2009.

È inoltre presente il Santuario dei santi Faustino e Giovita, meglio conosciuto come santuario dei morti di Bondo. Edificato nel corso del XIV secolo, presenta al proprio interno opere di buon pregio. Le sue origini sono concordemente ritenute molto più antiche: alcune testimonianze rinvenute in occasione dei lavori di restauro del 1911 e confermate dai più recenti restauri del 2003-2005 ne attesterebbero la presenza già nel secolo XI, in pieno periodo romanico. All’interno sono presenti tracce di affreschi raffiguranti l’Addolorata, San Cristoforo, San Martino, mentre all’altare si ammirano tele dei Ss. Faustino e Giovita, l’Ecce homo e la Beata Vergine Maria del Buon Consiglio. Le tele sono del Cambianica allievo del Loverini. Le volte sono affrescate da Giacomo Belotti: gloria dei Ss. Faustino e Giovita, motivi allegorici e i Padri della Chiesa occidentale e orientale. Alle colonne i Ss. Pietro e Paolo. Lì, per sua volontà, si trova sepolto Mons. Angelo Martinelli nativo di Adrara San Rocco, collaboratore di Papa Giovanni quale Segretario nazionale di Propaganda Fidae. La chiesa è divenuta negli anni mèta frequente di pellegrini, portati lassù dalla fede e dalla tradizione che racconta di eventi miracolosi operati dagli antichi sepolti in quel luogo.

I vecchi sentieri del paese sono costellati da edicole votive, molte delle quali recentemente restaurate e riportate ad originaria bellezza: “santelle” che sono il frutto della devozione e della tradizione popolare.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[5]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 maggio 200129 maggio 2006Maria Teresa LatiniLista civicaSindaco
30 maggio 20065 giugno 2016Alfredo MossaliLista civicaSindaco

http://www.adrarasanrocco.com/  sito istituzionale

Adrara San Martino
comune
Adrara San Martino – StemmaAdrara San Martino – Bandiera
Adrara San Martino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoSergio Capoferri (lista civica) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°42′N 9°57′ECoordinate: 45°42′N 9°57′E (Mappa)
Altitudine355 m s.l.m.
Superficie12,61 km²
Abitanti2 229[1] (31-03-2016)
Densità176,76 ab./km²
FrazioniCollepiano, Costa
Comuni confinantiAdrara San Rocco, Berzo San Fermo, Foresto Sparso, Grone, Monasterolo del Castello, Sarnico, Viadanica, Vigolo, Villongo
Altre informazioni
Cod. postale24060
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016001
Cod. catastaleA057
TargaBG
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 574 GG[2]
Nome abitantiadraresi
Patronosan Martino di Tours
Giorno festivo11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Adrara San Martino
Adrara San Martino
Posizione del comune di Adrara San Martino nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Adrara San Martino nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Adrara San Martino (Dréra San Martì in dialetto bergamasco[3][4]) è un comune italiano di 2.229 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nell’omonima piccola valle che, percorsa dal torrente Guerna si dirama dall’alta Valcalepio fino a raggiungere i colli di San Fermo, dista circa 31 chilometri ad est dal capoluogo orobico.

Il comune fa parte della Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi.

Storia

La storia del paese ha un’origine abbastanza recente, risalente al Medioevo.

Sono infatti databili attorno all’anno 1000 i primi documenti che attestano l’esistenza del borgo di Adrara, non ancora diviso nelle due attuali entità.

In quegli anni l’intera provincia di Bergamo fu sconvolta dalle lotte fratricide tra le fazioni guelfa e ghibellina tanto che nella zona, precedentemente interessata soltanto da piccoli insediamenti abitativi sparsi, si verificò una notevole immigrazione di gruppi di persone in fuga che cercavano riparo in queste zone isolate e tranquille. Ben presto però la situazione si fece pesante anche qui, tanto che venne costruito un castello al fine di proteggere gli abitanti del borgo dalle incursioni.

Numerose furono le battaglie, tra le quali si distinse il guelfo Giovanni Fermo degli Alessandrini, che riportò numerose vittorie nei confronti delle fazioni ghibelline dei vicini paesi di Villongo e della Val Cavallina.

Nel corso del XIV secolo il territorio passò sotto il dominio della famiglia dei Calepio, che prese possesso di quasi tutta l’omonima valle. Il secolo successivo vide l’arrivo della Repubblica di Venezia che pose definitivamente termine alle lotte di fazione. Fu un periodo di calma, in cui Adrara ritrovò la tranquillità e vide rifiorire le attività economiche, con un conseguente incremento demografico.

Nuovi screzi intanto cominciavano a crearsi tra le due anime della popolazione, spinte questa volta da motivazioni territoriali: il borgo più a monte, raggruppato sotto la parrocchia di San Rocco, in contrapposizione con quello posto più a valle, riunito attorno alla chiesa di San Martino.

Quest’animo campanilistico portò, nel 1668, alla suddivisione del territorio di Adrara in due differenti entità: Adrara San Rocco ed Adrara San Martino. Tuttavia le questioni legate alla suddivisione del territorio trascinarono la questione per quasi un secolo, dato che la formalizzazione dell’avvenuta divisione è datata 1754, e si risolse con l’assegnazione dei quattro noni del territorio alla comunità di San Rocco, ed i restanti cinque noni a quella di San Martino. I secoli successivi non si verificarono avvenimenti di rilievo per la comunità, che fu riguardata solo marginalmente dagli avvicendamenti tra la dominazione francese e quella austro-ungarica, fino all’avvento del Regno d’Italia nel 1859.

Tra i personaggi originari del luogo si segnala il cardinale Guglielmo Longo degli Alessandri, alto prelato che operò in vaticanoed anche presso la sede papale di Avignone; Giuseppe Bresciani, un notaio che partecipò alla spedizione dei Mille, che le cronache riportano ferito negli scontri a Calatafimi, appena dopo lo sbarco in Sicilia e Eugenio Donadoni (1870-1924), poeta e critico letterario.

Il comune faceva parte del comprensorio della Comunità Montana del Monte Bronzone e Basso Sebino accorpata nel 2009 alla Comunità Montana dei Laghi Bergamaschi.

Il territorio

Uno degli edifici di maggior importanza è la chiesa parrocchiale dedicata a San Martino di Tours. Edificata in pietra bianca nel corso del XV secolo e ristrutturata in modo significativo tre secoli più tardi, custodisce opere pittoriche di Giovanni Carnovali, di Francesco Coghetti e di Giacomo Trecourt. L’altare dell’Immacolata Concezione è opera progettata nel biennio 1839-1840dall’architetto Ferdinando Crivelli e realizzata nel 1844. La chiesa è sede della parrocchia di San Martino Vescovo, San Carlo Borromeo e Natività di Maria Santissima, afferente al vicariato di Predore, diocesi di Bergamo, in cui sono confluite le parrocchie soppresse di San Carlo Borromeo di Collepiano e della Natività di Maria Santissima di Costa d’Adrara (decreto Vescovo di Bergamo 20 novembre 1986). Interessante è il campanile, sempre del XV secolo, con finestre a forma di ogiva.

Un altro edificio sacro di rilievo è il santuario dell’Assunta di monte Oliveto. Edificato in luogo di una piccola cappella votiva nel 1630in seguito all’epidemia di peste di manzoniana memoria, si trova su versante orografico opposto rispetto al paese, e conserva numerosi ex voto, dei quali alcuni di pregevole fattura.

Sono inoltre presenti il complesso di Sant’Alessandro ed il castello medievale. Il primo è originario dell’XI secolo e si presenta in stile romanico, con affreschi del XIV secolo; mentre del secondo, posto sulle pendici del monte Ducone, rimangono le rovine.

Blasonatura stemma

D’argento alla croce di Sant’Andrea d’azzurro, caricata del castello torricellato di un pezzo centrale, merlato di tre alla guelfa. Ornamenti esteriori di Comune.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[5]

Persone legate ad Adrara San Martino

  • Roberta Petrelluzzi (1944), conduttrice televisiva, regista, biologa ed ex ricercatrice universitaria
  • Silvestro Bellini (1929-2016), disegnatore del celebre bambolotto Cicciobello

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 20047 giugno 2009Lorenzo MussinelliLista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaSergio CapoferriLista civicaSindaco

http://www.adrarasm.bg.it/  sito istituzionale

Monasterolo del Castello
comune
Monasterolo del Castello – StemmaMonasterolo del Castello – Bandiera
Monasterolo del Castello – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoMaurizio Trussardi (lista civicaGente e paese) dal 14-6-2004
Territorio
Coordinate45°46′N 9°56′ECoordinate: 45°46′N 9°56′E (Mappa)
Altitudine365 m s.l.m.
Superficie8,75 km²
Abitanti1 119[1] (31-12-2010)
Densità127,89 ab./km²
Comuni confinantiAdrara San Martino, Adrara San Rocco, Casazza, Endine Gaiano, Fonteno, Grone, Ranzanico, Spinone al Lago
Altre informazioni
Cod. postale24060
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016137
Cod. catastaleF328
TargaBG
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 588 GG[2]
Nome abitantimonasterolesi
Patronosanta Maria Assunta
Giorno festivo15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Monasterolo del Castello
Monasterolo del Castello
Posizione del comune di Monasterolo del Castello nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Monasterolo del Castello nella provincia di Bergamo

Monasterolo del Castello (Monastaröl in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 1.099 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Il paese si trova sulla sinistra orografica del Lago di Endine, in val Cavallina, a circa 30 chilometri dal capoluogo orobico.

È meta turistica, dato che può offrire al visitatore la pratica di attività sportive quali pesca, escursioni in barca a remi sul lago, windsurf e trekking. Numerose sono le possibilità di svago, tra cui spiagge ed un centro sportivo-turistico, ed i rinomati ristoranti disseminati lungo il litorale lacustre.

Geografia fisica

Territorio

Il territorio è variegato in quanto è sia pianeggiante, sia collinare, sia montuoso. Presenta un lago (Lago di Endine) da cui nasce il fiume Cherio e sono presenti piccoli corsi d’acqua e cascate, provenienti dalla montagna, le cui acque si gettano nel lago.

Clima

Dal punto di vista del clima, Monasterolo, per la vicinanza del lago e del bosco che creano un microclima, è una zona molto umida e piovosa in autunno, fredda e umida in inverno; d’estate è fresca, piovosa e ventilata la sera.

Stori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Lombardia.
Le origini del nome
Il nome del paese deriva dalla costruzione posta su una piccola collina morenica poco distante dall’attuale centro abitato.

Situato nel punto in cui il fiume Cherio nasce dal Lago di Endine, l’edificio sembra risalire al X secolo, periodo in cui era adibito a monastero benedettino. Già in quel periodo, documenti attestavano l’esistenza di un nucleo abitativo, denominato Castromonasteriolo, nei pressi del monastero.

Distrutto in epoca medievale dall’esercito imperiale di Federico I detto il Barbarossa, fu riedificato dalla famiglia ghibellina dei Suardiverso il XIII – XIV secolo con funzioni difensive. Due secoli più tardi, nel XVI secolo, venne ristrutturato ed utilizzato come residenza signorile. Oggi il castello, di proprietà privata, viene utilizzato per banchetti e ricevimenti.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Salvatore (Monasterolo del Castello).

Da annotare infine la chiesa parrocchiale del paese, dedicata a San Salvatore, originaria del XIII secolo. Ricostruita nel XVIII secolo, presenta al proprio esterno le varie stazioni della Via Crucis, eseguite in mosaico dal pittore Trento Longaretti per conto della ditta Peresson di Milano, e la Trasfigurazione, olio su tela eseguito da Domenico Carpinoni. L’altare maggiore in marmo è attribuito allo scultore Bartolomeo Manni di Rovio.

Architetture militari

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Castello di Monasterolo.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[4]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 2004in caricaMaurizio TrussardiLista civicaGente e paeseSindaco

 

Bibliografia

  • Luigi Angelini, La famiglia bergamasca dei Manni marmorari intarsiatori, in La Rivista di Bergamo, prima parte, ottobre 1960, 5-11; seconda parte, novembre 1960, 5-14.
  • Luigi Pagnoni, Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bergamo. Appunti di storia e di arte, Edizione Il Conventino, Bergamo 1974.
  • Piervaleriano Angelini, La famiglia Manni di Rovio. La scultura decorativa e l’arte della tarsia marmorea in terra bergamasca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell’arte, nella cultura, nell’economia dal ‘500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 158-165.

Galleria d’immagini

Informazioni su diego80 (1978 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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