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Caporal Maggiore Alpino Giosuè Brumana: bentornato a casa

Dopo più di 70 anni, finalmente a casa

Caporal Maggiore Alpino Giosuè Brumana! PRESENTE!
Caporal Maggiore Alpino Giosuè Brumana! Bentornato a casa.

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Era partito da Costa Valle Imagna con la divisa degli alpini, per combattere per la sua nazione. Era la seconda guerra mondiale.
E come lui anche i suoi fratelli. Ma loro sono tornati vivi. Provati, ma vivi.

Lui invece no. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, è stato internato in un campo di prigionia in Austria, a Linz. E li nel 1945 ha terminato la sua vita terrena.

Dal images/treccani.it

Da images/treccani.it

Classe 1923, a 21 anni, non vittima di un campo di battaglia, ma di un campo di prigionia. Come tanti altri nostri soldati

Sino a pochi anni fa la sua tomba era fatta da una croce con sopra un solo numero.

Poi, finalmente, un nome, un cognome, un grado, un paese di origine, un luogo dove tornare.
E da quel momento la lotta contro la burocrazia per riportarlo in Italia, nella sua valle, nel suo paese, nel cimitero che accoglie gli altri suoi paesani morti per la patria.

Giosuè Brumana

La camera ardente è stata allestita nei locali del Municipio.
Dalla quale oggi 5 novembre 2016 alle ore 14:30 è partito il corteo, prima in chiesa per la celebrazione dell’Eucarestia, e poi sino al cimitero, nella cappella dedicata ai caduti di tutte guerre.
Presenti alla cerimonia, il Sindaco Umberto Mazzoleni, il capo gruppo dell’ANA Matteo Brumana, il Presidente Sezionale dell’Ana Carlo Macalli con il suo staff, il Vice Presidente Nazionale dell’ANA Giorgio Sonzogni, l’Associazione Nazionale dei Caduti e Dispersi in Guerra, le autorità Militari, le autorità Civili e numerosi rappresentanti delle Associazioni d’Arma locali: Bersaglieri, Fanti, Avieri, Paracadutisti e tanti altri. Ovviamente, tante penne nere.

E i parenti stretti. E tutto il paese.

La cerimonia religiosa è stata officiata dal Tenente Alpino don Flavio Riva.

Nella sua omelia ha parlato di come, da questi sacrifici sia nata la società come la stiamo vivendo adesso.
Sacrifici di ragazzi che, chiamati alle armi, non si sono sottratti al loro dovere. Hanno servito e basta.

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I familiari terminata la guerra hanno aspettato con fiducia.
Una volta maturata la consapevolezza che il loro Giosuè non era tra i sopravvissuti hanno cercato di capire dove riposava il suo corpo.

E’ stato doveroso riportarlo a casa, è stato doveroso dedicargli gli onori Militari.
E’ stato importante accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, nella sua terra natale, in mezzo alla sua gente.
Di fronte alle sue montagne, nella sua valle. Nella chiesa dove è stato battezzato, nelle strade dove è cresciuto.
Davanti alla Statua della Madonna della Cornabusa.
In mezzo a chi ancora si ricorda di lui.

Tutti i soldati partiti per il fronte hanno avuto la speranza e il desiderio di tornare a casa.
Tutti avevano la visione che la guerra terminasse e avrebbero potuto tornare alla loro la vita di prima.

Giosuè è stato portato a casa per rendere evidente e tutti il valore del suo sacrificio.
Per ricordare alle nuove generazioni il valore di un sacrificio estremo. In nome di un ideale a volte quasi dato per scontato: la libertà.
Per ricordare tutti quelli che non hanno potuto tornare.

E tra quelli che sono tornati? Quanti ragazzi con la mente sconvolta dagli orrori della guerra?
Contenti di essere scampati alla morte, ma condizionati nei loro ricordi dalle brutture viste e sofferte?

E’ così che popolazione di Costa Imagna ha commemorato la giornata del IV novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Salutando un giovane alpino, non della Prima ma della Seconda Guerra Mondiale, tornato a casa dopo tanti anni.

Nel campo di Linz (come da altri campi) quanti altri nostri soldati sono stati tenuti prigionieri?

Una persona a me cara era internata proprio lì, a Linz.
Di questa cosa ne abbiamo accennato solamente una volta, quando per lavoro siamo passati da Lienz, un po’ più vicino a noi ma un nome molto simile.
Una mia domanda, poche sue parole. Bastate per non tornare mai più sull’argomento.
Bastate a farci tornare a casa su un’altra strada, anche se più lunga!

E poi.

Quante sono ancora le croci senza un nome?
Quante sono le anime disperse in terra straniera senza neanche una croce a ricordare dove riposano?

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