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Donald Trump, davvero un male per l’America?

Così l’America ha scelto. Donald Trump sarà il 45° presidente degli Stati Uniti, che succederà a a Barack Obama, il primo presidente nero degli Usa, rimasto in carica per gli ultimi otto anni. Una vittoria quasi sorprendente, perchè il popolo americano (Italia, ti ricordi cosa sia la democrazia?) ha sconfessato tutti i sondaggi che davano Hillary Clinton vincitrice. Invece il repubblicano Trump ha battuto la democratica Hillary, che non sarà così il primo presidente donna, nè la prima ex first lady a salire sul trono.

 

Ma perchè da molti Trump può essere così avverso? Trump ha impostato la sua campagna elettorale su posizioni populiste e conservatrici: in particolare, le sue dichiarazioni in favore del libero utilizzo delle armi da fuoco hanno suscitato aspre polemiche, così come la sua proposta di istituire una moratoria sull’immigrazione delle persone di religione islamica. (cit. wikipedia) Insomma, il fatto che possa essere definito un “guerrafondaio” è quasi palese.

Ma per alcuni, come Andrea Scanzi di Ilfattoquotidiano.it l’elezione di Trump può avere diversi vantaggi, elencando un decalogo che diffida anche a credere a tutto ciò che ci viene descritto dal giornalismo:

1. Larga parte del giornalismo ha un’unica funzione: dirvi che morirete tutti, per giunta tra mille tormenti, se perderanno quelli per cui loro tifano. Cameron, Renzi, Clinton. E’ successo con la Brexit, sta accadendo con Trump. Figuriamoci. Le vostre e nostre vite scorreranno come prima, né più né meno. Vale, per la cronaca, anche per il referendum del 4 dicembre. Questo clima da “o noi o l’apocalisse” ha davvero frantumato le palle.

2.Donald Trump sarà un presidente orrendo per quattro anni (magari meno, chi lo sa). Negli Stati Uniti è già successo e succederà ancora.

3. Tra i presidenti orrendi c’è anche quello che secondo molti espertoni italiani era stato un fenomeno amato da tutti, ovvero Obama. Infatti è stato così fenomenale che, pur di non avere un altro “democratico” dopo 8 anni di Barack, gli americani hanno votato Trump.

4. Dice: “Vedrai adesso le guerre che farà Trump”. Bah. In termini di politica estera, Hillary Clinton sarebbe stata egualmente disastrosa. Anzi, forse lei avrebbe fatto pure peggio.

5. Trump combinerà disastri autentici non tanto fuori, ma in casa sua. Sarà nella politica interna che darà il peggio di sé. E i primi a pagarne le conseguenze saranno quelli che lo hanno eletto. Mal voluto non è mai troppo (cit).

6. Per decenni gli americani ci hanno preso per il culo dicendo che “noi eravamo quelli di Berlusconi”. Be’, adesso lo faremo noi ricordando che “loro sono quelli di Trump” (lo so, noi adesso siamo “quelli di Renzi”, che è pure peggio, ma non fate i precisini proprio adesso).

7. Gaber e Luporini non hanno avuto mai torto. Neanche quando volevano. Nel 1976 scrissero: “Non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura non li ha mai intaccati”. Appunto.

8. Hillary Clinton era e resta invotabile. Insopportabile, equivoca, fastidiosamente eccessiva e costantemente ridanciana. Espressione peggiore dei poteri forti peggiori. Un disastro che poteva esaltare giusto Bon Jovi. “Eh, ma era la meno peggio”, direte ancora voi sorseggiando Ginger Ale mentre leggete Cazzullo. Può essere, ma ha qui ragione Alessandro Robecchi: “Usa, il posto dove si dimostra che la politica del ‘meno peggio’ apre le porte al peggissimo”.

9. Scegliere tra Clinton e Trump era come scegliere tra Renzi e Berlusconi. O, se preferite, tra la Picierno e Razzi. Gli Stati Uniti avrebbero perso comunque. E infatti hanno perso. Hillary era l’iniezione letale silenziosa, Donald la bomba atomica: come sempre, gli americani hanno scelto il finale più esagerato e fanfarone. Sono fatti così. “Tu chi avresti votato?”, mi domanderete provocatoriamente. Facile: Bernie Sanders. Un po’ perché mi piace e un po’ perché piace a Rosario Dawson.

10. Anche sulla vicenda Trump, larga parte del giornalismo pensoso ha dimostrato di essere completamente scollegata dal reale, reputando “impossibile” ciò che per loro era moralmente inconcepibile: ovvero la vittoria di un buzzurro come Trump. La sua elezione è un’altra mazzata per le vedove inconsolabili del menopeggismo. Più si arrabbiano perché a “sinistra” non si fanno bastare gli improponibili Renzi e le Clinton, e più gli elettori danno loro torto. Non ne beccano una. A tal proposito, una cosa buona nella vittoria di Trump c’è: la reazione di Zucconi. E’ davvero una sagoma in queste ore. Idolo Vittorio: mille di questi giorni.

Tornando a noi, ecco un breve spaccato wikipediano della vita di D.T.

 

Donald John Trump (IPA: [ˈdɑnəld ʤɑn trʌmp]; New York, 14 giugno 1946) è un imprenditore, personaggio televisivo e politicostatunitense, presidente eletto degli Stati Uniti d’America.

È figlio di Fred Trump, un facoltoso investitore immobiliare di New York, da cui è stato fortemente influenzato nel proposito di intraprendere una carriera nel medesimo settore. Ha frequentato la Wharton School of the University of Pennsylvania, lavorando allo stesso tempo nell’azienda paterna, la «Elizabeth Trump & Son», di cui divenne socio dopo essersi laureato nel 1968; tre anni più tardi rilevò in prima persona la gestione della compagnia, ribattezzandola «Trump Organization».

Le sue strategie aggressive di brand management, il suo stile di vita e i suoi modi diretti hanno contribuito a renderlo un personaggio celebre, status accresciuto dalla popolarità del programma televisivo The Apprentice, da lui stesso prodotto e condottofra il 2004 e il 2015. È annoverato alla 405ª posizione nella lista delle persone più ricche del mondo stilata da Forbes nel 2015, con un patrimonio stimato in 4,1 miliardi di dollari.

Dopo aver concorso senza successo alle primarie del Partito riformista per le elezioni presidenziali del 2000, aderì dapprima al Partito Democratico e poi al Partito Repubblicano.[2] Nel 2016 ha preso parte alle primarie repubblicane in previsione delle elezioni presidenziali del medesimo anno, ottenendo il maggior numero di delegati e diventando quindi il candidato del partito. Trump ha impostato la sua campagna elettorale su posizioni populiste e conservatrici: in particolare, le sue dichiarazioni in favore del libero utilizzo delle armi da fuoco hanno suscitato aspre polemiche, così come la sua proposta di istituire una moratoria sull’immigrazionedelle persone di religione islamica.[3]

Alle elezioni dell’8 novembre 2016, ha sconfitto la candidata democratica Hillary Clinton ed è stato designato quale presidente elettoin pectore, avendo conseguito la maggioranza del collegio elettorale che il 19 dicembre 2016 nominerà formalmente il nuovo capo di Stato; il suo insediamento alla Casa Bianca come 45º presidente è previsto per il 20 gennaio 2017, alla scadenza del secondo mandato di Barack Obama.[4]

Donald Trump ha cinque figli e si è sposato tre volte:

  • con Ivana Marie Zelníčková (Trump), con cui è stato sposato dal 7 aprile 1977 all’8 giugno 1992, da cui ha avuto tre figli:
    • Donald John Trump, Jr. (n. 31 dicembre 1977), sposato dal 12 novembre 2005 con Vanessa Haydon
    • Ivanka Marie Trump (n. 30 ottobre 1981), sposata dal 25 ottobre 2009 con Jared Kushner
    • Eric Frederic Trump (n. 6 gennaio 1984), sposato dall’8 novembre 2014 con Lara Yunaska
  • con Marla Maples, con cui è stato sposato dal 19 dicembre 1993 all’8 giugno 1999, da cui ha avuto una figlia:
    • Tiffany Trump (n. 13 ottobre 1993)
  • con Melania Knauss[5], sua attuale consorte, dal 22 gennaio 2005[6], da cui ha avuto l’ultimo figlio:
    • Barron William Trump (n. 20 marzo 2006).

 

Il 16 giugno 2015, Trump annuncia formalmente la propria candidatura alle presidenziali del 2016 con un evento a New York, nella sua Trump Tower, introdotto dalla figlia Ivanka: attacca il presidente Obama, il pericolo crescente rappresentato dal terrorismo islamico e la forza economica della Cina, affermando che l’America ha bisogno di un vero leader per ritornare grande[15][16]. Secondo Trump, le Amministrazioni Obama e Bush hanno permesso il declino economico della classe media americana, imputando inoltre all’élite del partito repubblicano di averla tradita conducendo un’opposizione inefficace al Congresso, dove il GOP detiene la maggioranza assoluta. Make America Great Again è appunto il motto della sua campagna elettorale. Trump ha criticato spesso gli accordi commerciali stipulati dagli USA con altri stati, ai quali ascrive in particolare il declino del settore manifatturiero e della perdita di posti di lavoro a vantaggio di paesi a basso costo di manodopera. Trump si è detto contrario alla ratifica del TTIP.

Nei caucus in Iowa del 1º febbraio 2016 Trump si colloca al secondo posto col 24% di voti; il 9 febbraio, nel New Hampshire ottiene la prima vittoria col 35,3% di voti; il 20 febbraio consegue il 32,5% di voti vincendo le primarie della South Carolina. Il 23 febbraio segue la netta vittoria ai caucus del Nevada, col 45,9%. Nel Supermartedì del 1º marzo, dove votano 11 stati, Trump si aggiudica 7 primarie: Alabama, Georgia, Tennessee, Arkansas, Virginia, Vermont, Massachusetts. Nel secondo Supermartedì dell’8 marzo, vince le primarie in Mississippi (47,3%), Michigan (36,5%) e i caucus alle Hawaii (42,4%) mentre arriva secondo ai caucus in Idaho (28,1%).

Il 26 maggio, Trump si aggiudica ufficialmente le primarie repubblicane, conquistando i delegati necessari per la nomination alla Casa Bianca.[17] Donald Trump è il candidato più votato della storia del Partito Repubblicano con 13 milioni e 406 mila voti, battendo il precedente record di Bush che nelle primarie del 2000 aveva ottenuto 12 milioni di voti.[18]

Televisione

Trump con Dennis Rodman, durante la partecipazione di Rodman a The Celebrity Apprentice

Dal 2004 Donald Trump si è reso noto al grande pubblico televisivo americano e internazionale, anche per il successo del suo reality showtelevisivo The Apprentice (da cui è stato ricavato lo spin-off The Celebrity Apprentice): la versione americana è trasmessa in Italia dai canali Sky, e nel 2012 ha avuto una sua versione italiana trasmessa da Cielo e Sky Uno, dove il boss era Flavio Briatore e nella quale Trump è apparso nei promo e all’ultima puntata della seconda edizione. Dopo alcune sue affermazioni polemiche sugli immigrati, la NBC annuncia nel 2015 che il programma continuerà senza Trump, di cui è diventata famosa la frase: «You’re fired!» (“sei licenziato!”).

Appassionato di wrestling da lungo tempo, Trump è amico del proprietario della WWE (World Wrestling Entertainment) Vince McMahon. Ospitò due edizioni di WrestleMania al Trump Plaza e partecipò anche a qualche show in veste di ospite.[19] Apparve tra il pubblico a WrestleMania VII, e venne intervistato da Jesse Ventura a bordo ring durante WrestleMania XX.[20] In tempi recenti, è stato impegnato per qualche tempo in un feudcon lo stesso Vince McMahon, culminato in un match a WrestleMania 23, il 1º aprile 2007. Al match non presero direttamente parte né McMahon né Trump, bensì due atleti scelti come loro rappresentanti, Bobby Lashley per Trump e Umaga per McMahon; a vincere la così ribattezzata Battle of Billionaires fu Lashley in rappresentanza di Donald Trump. Il match fu definito anche Hair vs. Hair poiché il perdente avrebbe dovuto tagliarsi a zero la chioma, e infatti McMahon si ritrovò senza capelli. Ad arbitrare la contesa fu “Stone Cold” Steve Austin. Il 25 febbraio 2013 il sito ufficiale della WWE ha ufficializzato l’ingresso di Trump nella WWE Hall of Fame.

Cinema

La stella di Donald Trump sulla Hollywood Walk of Fame

Donald Trump ha avuto dei camei nei seguenti film e telefilm:

  • I fantasmi non possono farlo (Ghosts Can’t Do It), regia di John Derek (1989)
  • Mamma, ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York (1992)
  • Piccole canaglie (1994)
  • Willy, il principe di Bel-Air serie TV, episodio 4×25 (1994)
  • Funny Money – Come fare i soldi senza lavorare (The Associate), regia di Donald Petrie (1996)
  • La tata – serie TV, episodio 4×04 (1996)
  • Susan – serie TV, episodio 1×22 (1997)
  • The Drew Carey show – serie TV, episodio 2×24 (1997)
  • Celebrity, regia di Woody Allen (1998)
  • Spin City – serie TV, episodio 2×14 (1998)
  • Sex and the City – serie TV, episodio 2×08 (1999)
  • Zoolander, regia di Ben Stiller (2001)
  • Two Weeks Notice – Due settimane per innamorarsi (2002)

Blog

Il 16 dicembre 2009, dal suo popolare blog personale, Donald Trump commenta l’avvenuta condanna in primo grado della cittadina americana Amanda Knox a 26 anni di reclusione per il diretto coinvolgimento nel brutale omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher a Perugia. Egli si proclama convinto dell’innocenza della ragazza e definisce il processo italiano e il suo esito un’inquietante ingiustizia. Per tale motivo si fa promotore di un’iniziativa presso i suoi connazionali americani affinché boicottino l’Italia fintantoché questa non abbia fatto la cosa giusta, liberando Amanda, sostenendo inoltre che dovrebbe essere il pubblico ministero del processo a dover essere imprigionato al posto suo.[21]

I Birthers

Donald Trump fa parte dei cosiddetti birthers, coloro che sostengono che Barack Obama sarebbe nato in Kenya,[22] malgrado egli sia nato a Honolulu, quindi in territorio americano. Essi affermano che Obama non abbia mai presentato pubblicamente il proprio certificato di nascita originale, nonostante l’obbligo previsto dalla legge, e che di conseguenza la sua elezione alla Casa Bianca sia frutto di una cospirazione anti-americana.

La vicenda, iniziatasi nell’autunno 2007, dopo aver diviso l’opinione pubblica americana in due fazioni contrapposte, ovvero i sostenitori dei birthers (tra cui Donald Trump e molti politici del Partito Repubblicano con relativi sostenitori) e i loro oppositori, ha avuto conclusione il 27 aprile 2011 con la pubblicazione sul sito della Casa Bianca di un comunicato ufficiale allegante la scansione del certificato di nascita originale di Obama, che ne conferma la nascita in territorio statunitense.[23]

A proposito della teoria esposta dai cosiddetti birthers sulla (presunta) ineleggibilità (per violazione della cosiddetta clausola costituzionale di nascita[24]) di Barack Obama alla carica di presidente degli Stati Uniti, il 28 marzo 2011 Trump ha dichiarato:

(EN)« It took me one hour to get my birth certificate. It’s inconceivable that, after four years of questioning, the president (Obama) still hasn’t produced his birth certificate. »(IT)« Ho impiegato un’ora per avere il mio certificato. È inconcepibile che dopo quattro anni di interrogativi il presidente (Obama) non abbia ancora mostrato il suo. »

Nella cultura di massa

Nel film Ritorno al futuro – Parte II, il personaggio di Biff Tannen miliardario del 1985 alternativo sarebbe ispirato a Donald Trump.[25] La pellicola Gremlins 2 – La nuova stirpe si svolge invece quasi interamente all’interno della “Clamp Enterprises”, il cui proprietario, il multimiliardario Daniel Clamp, è una trasparente parodia del magnate americano, nonché dell’imprenditore Ted Turner.[26]

Donald Trump è stato protagonista di una storia della serie a fumetti Martin Mystère, in particolare della storia pubblicata nell’Almanacco del Mistero 1990 intitolata Condominium, ovvero come Donald Trump salvò la terra. In questa storia il protagonista, sfrattato di casa, si rivolge a un’agenzia immobiliare che si rivela essere gestita da extraterrestri che vogliono conquistare la Terra, ma l’intervento del miliardario Trump salva la situazione in quanto diventa loro socio.[27]

Una parodia di Donald Trump è apparsa nel secondo episodio della diciannovesima stagione della serie animata satirica South Park, andata in onda il 23 settembre 2015, nella quale impersonava il primo ministro canadese.[28].

Informazioni su diego80 (1905 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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