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11 novembre 2016. La morte di Leonard Cohen, mister Hallelujah

Le circostanze della sua scomparsa sono al momento misteriose, così come la data effettiva della sua scomparsa, che la wikipedia italiana attribuisce già a lunedì scorso, 7 novembre, citando l’Washington Post, che ne attribuisce la data della morte appunto a quattro giorni fa.  Noi abbiamo provato a ricostruire grosso modo la biografia di questo artista canadese. Usando silo l’incipit di wikipedia (che non ritiene neutrale la voce), diciamo che

Leonard Norman Cohen (Montréal, 21 settembre1934[1] – Los Angeles, 7 novembre2016[2][3]) è stato un cantautore, poeta, scrittore e compositorecanadese.

Uno dei cantautori più celebri, influenti e apprezzati della storia della musica,[4][5] nelle sue opere esplora temi come la religione, l’isolamento e la sessualità, ripiegando spesso sull’individuo. Vincitore di numerosi premi e onorificenze, è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame, nella Canadian Songwriters Hall of Fame e nella Canadian Music Hall of Fame. È inoltre stato insignito del titolo di Compagno dell’Ordine del Canada, la più alta onorificenza concessa dal Canada. Nel 2011, ricevette il Premio Principe delle Asturie per la letteratura.

Ma la biografia migliore, semplice ed immediata, la troviamo nel sito di repubblica.it. Eccone dei passaggi.

L’ANNUS horribilis della musica si è portato via un altro massimo cantore della cultura popolare. Dopo David Bowie, dopo Prince, se n’è andato a 82 anni Mister “Hallelujah”, il canadese Leonard Cohen, cantautore, poeta, romanziere, uno degli artisti più influenti del nostro tempo. Dall’amore fino alla politica, dal sesso alla religione, nelle sue canzoni e nei suoi racconti Cohen ha esplorato ogni aspetto della vita, con una sensibilità letteraria pari se non superiore a quella del premio Nobel Bob Dylan.

Una prima parte della vita Cohen l’ha vissuta nel segno degli eccessi, mentre la seconda è stata caratterizzata da una ricerca spirituale che lo ha portato a isolarsi per quasi 15 anni, trascorsi per gran parte in un tempio buddista sul Mount Baldy in California, un’assenza terminata solo con il ritorno sulle scene nel 2008, salutato da un successo che è continuato inarrestabile e ha portato Cohen in giro per il mondo in teatri puntualmente stracolmi di pubblico adorante.

“È con profonda tristezza che diamo notizia della morte del poeta, compositore e artista leggendario Leonard Cohen”, ha scritto il suo agente sulla pagina Facebook ufficiale. “Abbiamo perduto uno dei visionari più profilici e rispettati del mondo della musica”, ha aggiunto indicando che la cerimonia funebre si svolgerà a Los Angeles in una data ancora da stabilire. Soltanto pochi mesi fa – era la prima settimana di agosto – Cohen aveva dovuto dire addio a Marianne Ihlen, la donna incontrata negli anni Sessanta sull’isola greca di Hydra e che gli aveva ispirato canzoni come So long, Marianne e Bird on wire: “Ti ho sempre amata per la tua bellezza e per la tua saggezza – furono le sue parole – ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica, amore infinito. Ci vediamo lungo la strada”.

Nato nel 1934 alla periferia di Montreal in una famiglia medio borghese di origini ebraiche, Cohen arrivò tardi alla musica, intorno ai trent’anni, dopo la pubblicazione di diversi romanzi e raccolte di poesie, come la seconda The spice box of earth, che divenne un successo internazionale, e il romanzo Beautiful Losers che nel 1966 ottenne grande successo di critica. Coetaneo di Elvis Presley (aveva un anno di più) Cohen aveva fino ad allora suonato solo un po’ di country. Fu la cantautrice folk Judy Collins a convincerlo a scrivere canzoni e a esibirsi dal vivo e fu lei a voler interpretare due delle sue prime composizioni: Suzanne, che divenne subito un grande successo radiofonico ed è ancora oggi uno dei pezzi più noti del repertorio di Cohen, e Dress rehearsal rag. Il suo primo concerto Cohen lo tenne al Newport folk festival nel 1967 e nelle prime apparizioni televisive che seguirono suonava canzoni e recitava le sue poesie, quasi a voler riaffermare la doppia veste in cui era percepito dal pubblico al suo esordio discografico.

Un cantautore a cui si aprivano le porte dei grandi raduni rock, come il festival dell’isola di Wight, nel 1970, in cui suonò Suzanne con la chitarra di fronte a 600 mila spettatori, anche se i suoi primi album, a cominciare da Songs of Leonard Cohen (1967), sono segnati da una fortissima malinconia, tanto da essere definito “il poeta laureato in pessimismo”. Ciò non ha impedito ai suoi lavori di ottenere grande successo, soprattutto tra il pubblico colto e tra gli studenti universitari. I suoi primi album sono caratterizzati da suono scarno, quasi minimalista: Songs from a room (1969) con la stupenda Bird on the wire più volte ripresa nel corso della sua carriera e (anche se meno) il terzo Songs of love and hate (1971), mentre più tardi, con il cambio di rotta grazie alla collaborazione con Phil Spector per Death of a ladies’ man del 1977, il disco più controverso della sua carriera, Cohen abbraccerà il jazz e gli stilemi etnici della musica mediterranea e orientale, retaggio della sua lunga permanenza da scrittore nell’isola greca di Hydra, ai tempi delle sue sperimentazioni lisergiche a base di Lsd.

Tra libri a tema religioso come The book of mercy, album caratterizzati da spiritualità e sensualità come Various positions, film scritti, diretti e musicati come I am a hotel, colonne sonore pluripremiate come quella per Night magic, Cohen attraverserà gli anni Ottanta mantenendo il suo doppio profilo di scrittore e musicista, un intellettuale capace di stupire ancora il suo pubblico con un album di musica elettronica come I’m your mandell’88 e di influenzare generazioni future di musicisti come dimostra l’omaggio I’m your fan che tanti colleghi gli resero nel 1991 e a cui parteciparono tra gli altri i Rem, Nick Cave e John Cale. Riemergerà dall’esperienza buddista nel centro zen di Mount Baldy con l’ispirato album The new song pubblicato nel 2001, ma dovrà fare presto i conti con le brutture terrene con la causa avviata contro il suo vecchio manager, accusato di avergli sottratto 5 milioni di dollari mentre era nel ritiro buddista e di averlo lasciato sul lastrico.

Cinque decenni dopo la sua apparizione sulle scene, prima come scrittore e poeta e poi come cantore della natura umana, Cohen era ancora una delle figure più carismatiche, tra le più vitali e amate della sua generazione. Ci mancheranno la sua voce profonda, le sue canzoni e la magia dei suoi concerti, il suo aspetto signorile e l’eleganza sul palco, la grazia con cui interpretava le canzoni, il rispetto che nutriva per il pubblico e che dimostrava sempre per i suoi musicisti.

Informazioni su diego80 (1904 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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1 Commento su 11 novembre 2016. La morte di Leonard Cohen, mister Hallelujah

  1. Questo è il mio commento: Uno dei cantautori più celebri, influenti e apprezzati della storia della musica… Tu vai, la tua musica resa con noi! Leonard Cohen buon viaggio.

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