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Musicassetta: quanto ci manchi?

Di varie forme e colori, ma sempre affascinanti: quegli involucri di plastica trasparente o semi trasparente con due rocchetti circolari con dentatura centrali che venivano inseriti in un mangianastri: solo il “fascino” di vedere scorrere quel mastro magnetico nelle testine che dava quel senso unico della riproduzione musicale. E poi le cassette vergini, quelle da registrare, che potevi cancellare e reincidere diverse volte, anche se spezzavi le linguette per la protezione dalle cancellazioni accidentali (erano nella parte superiore della cassetta, bastava coprirle con nastro adesivo). Le musicassette hanno costituito un supporto indispensabili per le registrazioni e le riproduzioni di musica e conversazioni, pur con le limitazioni della moderna musica, che invece ci viene fornita quasi senza difetti ed imperfezioni, ma soprattutto possiamo ascoltare la musica quando e come vogliamo. Se ora, acquistando un cd o un lettore mp3, per scegliere la canzone preferita basta portarsi col lettore all’inizio della traccia preferita, con la musicasetta originale (quella cioè che veniva direttamente dalla casa discografica dell’artista), ma anche quelle pirata (prodotte da terzi, spesso senza la fedeltà della cassetta originale, risparmiando qualche lira..) quasi sempre la si ascoltava per intero, mentre per saltare da un pezzo all’altro erano necessari i tasti di avanzamento o indietreggiamento veloce, costringendoci il più delle volte, a fare continui salti per trovare il brano giusto (lasciando anche solchi incredibili nella bobina del nastro avvolto, che invece era uniforme in caso di riproduzione continua, grazie all’effetto delle pellicole trasparenti che separavano il nastro dall’involucro della cassetta).

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Alcune cassette vergini, quelle cioè acquistate in commercio vuote. Alcune avevano già l’etichetta su cui scrivere artista e titolo di ciò che si registrava, mentre quelle completamente trasparenti (di ultima generazione) avevano le etichette adesive da apporre dove si voleva)

Ma il fascino di queste cassette, erano anche i foderi in cui venivano vendute: quelle originali riportavano spesso la riproduzione della copertina dell’album, i titoli e spesso i testi con i crediti finali ( e le cassette originali, per sfuggire alla pirateria, spesso venivano prodotte di colore diverso al normale grigio trasparente) o in PE (le cassette in PET giunsero dopo). Quelle vergini contenevano una griglia per mettere i titoli delle canzone e, con l’avvento delle cassette trasparenti in PET, anche le etichette adesive da apporre sulla cassetta, personalizzandole come più piaceva.

E quante volte noi abbiamo infilato una biro sferica della Bic nelle rocchette per avvolgere manualmente il nastro, specie dopo una fuoriuscita dalla guida o causa riavvolgimento difettoso? (la causa della fuoriuscita era dovuta da un avvolgimento irregolare della bobina che spesso causava un malfiunzionamento della riproduzione, dovuta a deterioramento delle parti della cassetta)? Sembrava che la Bic prodicese le penne a sfera appositamente per poter essere infilate nei rocchetti delle cassette audio!

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Una musicassetta col nastro fuoruscito. In molti casi la cassetta era da gettare, in quanto difficilmente il nastro tornava nella posizione d’origine, attorcigliandosi ed invertendosi, spesso portando a spezzarsi.

Storia

Una musicassetta con la propria custodia

La musicassetta fu immessa sul mercato nel 1963 dalla Philips[1]. In origine era costituita da una certa quantità di nastro magnetico BASF racchiusa in un guscio protettivo in materiale plastico. Il numero di tracce registrabili sul nastro dipendeva dalle testine del registratore adoperato.

Con i primi modelli monofonici era possibile registrare una traccia per ogni senso di scorrimento: una registrabile e riproducibile come lato “A”, l’altra come lato “B” capovolgendo la cassetta nel lettore, in modo analogo a quanto avviene con i dischi in vinile. In seguito si passò alla stereofonia con due tracce per lato e si ebbero anche modelli semiprofessionali a quattro tracce per un solo lato, con cui operare registrazioni multitraccia. Negli stessi anni furono sviluppati altri sistemi a cartuccia di nastro (come lo Stereo-8), ma la musicassetta si affermò col supporto della Philips denominato Compact Cassette e lanciato sul mercato nello stesso 1963.

La produzione di massa cominciò nel 1965 ad Hannover in Germania e contestualmente le case discografiche pubblicarono album sia su disco in vinile che su musicassetta, iniziando la vendita di nastri preregistrati.

La diffusione della musicassetta fu enorme, per diversi fattori: maneggevolezza (racchiude in poco spazio una quantità considerevole di tracce audio), versatilità (può essere usata sia in ambito musicale, sia per registrazioni private, come interviste, dettature e registrazione di messaggi vocali), facilità d’utilizzo (sia per la riproduzione che per la registrazione), economicità e facilità di duplicazione.

Inizialmente il cambio dal lato “A” al lato “B” avveniva manualmente, estraendo la cassetta dal lettore e capovolgendola. In seguito si diffusero riproduttori con doppia testina, in grado di invertire automaticamente la direzione di scorrimento e di lettura del nastro alla fine della riproduzione di ciascun lato (funzione di autoreverse).

In breve tempo la musicassetta divenne il supporto preferito per la registrazione di musica e per la riproduzione in auto, relegando il concorrente Stereo-8 a prodotto di nicchia. A lungo, musicassetta e disco in vinile furono gli unici supporti con diffusione capillare. Un’ulteriore spinta alla diffusione della musicassetta venne dal Walkman Sony, messo in commercio nel 1979, che consentiva l’ascolto di musica ovunque con l’uso delle cuffie audio.

La qualità del nastro magnetico si è evoluta nel corso degli anni per soddisfare le più svariate esigenze: al nastro “normale” (tipo I, al ferro) fu affiancato il nastro al cromo (tipo II), dalle performance migliori, al quale in seguito si aggiunsero quello al “ferrocromo” (tipo III) e il nastro “metal” (tipo IV), particolarmente apprezzato dagli audiofili. Per le riproduzione di cassette di tipo II, III e IV spesso erano necessarie testine ottimizzate, visto che il nastro era di colore più scuro, dal marrone a nero cupo e molte testine adatte solo al biossido di ferro, spesso lasciavano registrazioni imperfette su cromo e metal, con assenza totale di toni bassi, o con registrazione precedente ancora udibile in caso di cancellazione)

La comparsa del CD audio nei primi anni ottanta non scalfì la diffusione della musicassetta per l’uso domestico. Sebbene il CD audio, in quanto supporto digitale, garantisse una migliore conservazione delle registrazioni e, generalmente, una miglior qualità di riproduzione, tanto da relegare la musicassetta a un ruolo di secondo piano nell’industria discografica, la musicassetta consentiva una facilità di registrazione allora impossibile per i CD all’utenza domestica (i primi masterizzatori per uso privato si diffusero negli anni novanta).

A partire dagli anni novanta, la diffusione massiva dei masterizzatori ha spinto la maggior parte dei consumatori ad adottare i CD audio per la registrazione musicale, favorendo la diffusione dei lettori anche nel settore delle autoradio. Negli anni 2000 la maggior parte delle case discografiche cessò la produzione di musicassette preregistrate (salvo rare eccezioni[2][3]), mentre quelle vergini furono ancora prodotte per qualche anno da un ristretto numero di produttori (TDK, Sony, Maxell e Basf con il marchio Emtec a partire dal 2000), sebbene con un’offerta limitata in qualità (i nastri metal uscirono di produzione già dagli anni novanta) e durata della registrazione (C46, C60, C90 e C120 erano ancora facilmente reperibili, più rari i formati C50, C54, C70, C74 e C100).

Le musicassette vergini sono state prodotte in massa fino ai primi anni 2010 e sopravvivono tra i cultori dell’analogico grazie a piattaforme di e-commerce come Ebay e a qualche azienda che continua a produrre nastri vergini in quantità limitate.

Funzionamento

Struttura interna di una musicassetta.

Il nastro viene raccolto su due bobine; rispetto al lato che si ascolta (o si registra), la bobina di destra è dedicata al riavvolgimento del nastro, mentre quella di sinistra contiene il nastro da svolgere. Il nastro è saldamente attaccato alle due bobine tramite appositi spinotti di fissaggio, che garantiscono che il nastro non si distacchi dalle bobine in caso di avvolgimento veloce o di trazione prolungata dopo la terminazione del nastro. Generalmente, per non danneggiare le parti di nastro che si trovano alle estremità (e per sfruttare pienamente la superficie registrabile), il nastro non è direttamente attaccato alle bobine, ma possiede dei brevi prolungamenti di plastica connessi a loro volta alle bobine[4].

Una volta che la musicassetta viene inserita in un lettore, il nastro viene fatto scorrere su di una testina, la quale viene a contatto con il nastro grazie a un’apertura centrale sul lato inferiore della cassetta. La testina riceve il segnale magnetico impresso sul nastro e lo converte in un segnale elettrico che dà origine al suono. Per far sì che il nastro aderisca alla testina, le musicassette sono dotate di una spugnetta che permette il contatto durante il trascinamento, senza peraltro danneggiare il nastro. Un’altra apertura, posta più a sinistra, permette la registrazione del nastro per mezzo di un’altra testina; in questo modo, un nastro può essere registrato e, subito dopo, riprodotto[4].

Il trascinamento avviene a una velocità costante di 4,76 cm/s (1 + 7/8 pollici al secondo), grazie alla rotazione di un piedino metallico, denominato capstan, che viene a contatto con il nastro grazie a un foro trasversale in cui il capstan va ad entrare. L’aderenza tra il capstan e il nastro è assicurata da un rullo pressore, ricoperto di gomma, che assicura il trascinamento e che va a premere il nastro sul capstan grazie ad un’apertura posta sulla destra del lato inferiore della cassetta. Diversamente dalle cassette dello Stereo-8, il rullo non è parte integrante della cassetta, ma si trova direttamente nel lettore[4].

Ad assicurare l’allineamento del nastro con il sistema di testine, capstan e rullo pressore, abbiamo delle guide; due di queste si trovano direttamente nella cassetta, alle estremità del lato inferiore, mentre due fori trasversali permettono l’inserimento di due guide dell’apparecchio[4].

Il nastro, generalmente, possiede quattro piste longitudinali in cui viene registrato il suono, due per lato; per ciascuna facciata, abbiamo una pista per il canale sinistro ed una per il canale destro (che si fondono in un’unica pista per le registrazioni monofoniche). Esistono altresì sistemi di registrazione professionali che consentono la registrazione (e la riproduzione) di più di due piste audio sullo stesso lato.

Contrariamente a quanto si può pensare, le piste registrate e/o riprodotte per il lato A si trovano dalla parte opposta rispetto a quello che viene mostrato come lato A durante l’uso della cassetta; di conseguenza, quando ascoltiamo o registriamo il lato A, la parte di nastro rivolta verso di noi è quella del lato B e viceversa.

Per evitare che la rotazione delle bobine crei troppo rumore sfregando sull’involucro, e per facilitare il riavvolgimento/svolgimento del nastro, l’involucro della cassetta è dotato all’interno di due foglietti anti-attrito di materiale plastico, che hanno anche lo scopo di permettere che le bobine siano avvolte in modo ordinato[4].

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schema delle testine di un mangianastri

Protezione dalla cancellazione

La cassetta è provvista di un meccanismo di protezione dalla scrittura, attivabile o meno, per prevenire la cancellazione accidentale di quanto già registrato. Per ogni facciata, sul lato superiore del contenitore, è presente una linguetta di plastica; tale linguetta può essere rimossa, aprendo così un piccolo foro. Un sensore del registratore (o più semplicemente una piccola levetta meccanica) rileva la presenza di questo foro e, tramite un accorgimento meccanico o collegandosi a un dispositivo elettronico, inibisce la funzione di registrazione. Per proteggere dalla cancellazione il lato corrente occorre liberare il foro in alto a sinistra (osservando la cassetta in modo da avere l’apertura del nastro in basso).

La funzione di protezione può comunque essere rimossa, su cassette già protette, coprendo nuovamente il foro, ad esempio con del nastro adesivo, analogamente alle VHS (che però, avendo un solo lato, hanno anche un solo foro).

Durata della riproduzione

Musicassette differenti per durata di registrazione

Compact Cassetta

La lunghezza del nastro è normalmente misurata in minuti, che indicavano la durata complessiva della riproduzione considerando entrambi i lati. I formati più diffusi erano C46 (23 minuti per lato), C60 (30 minuti per lato), C70, C74, C90, C100 e C120, ma sono stati prodotti anche nastri di altri formati (C30, C40, C50, C54, C64, C80, C84, C94, C105 e C110).

Lo spessore del nastro varia a seconda della lunghezza dello stesso, con il risultato che i nastri più lunghi sono anche più sottili per consentire alla cassetta di contenere interamente la bobina, e per non affaticare eccessivamente il capstan nel compito di trascinare il nastro. Nelle C46 e nelle C60 lo spessore è di 15-16 µm, mentre nelle C70 e C90 questo si riduce a 10-11 µm, che diventano 9 µm nelle C120. Chiaramente, in quest’ultimo caso il nastro risulta molto più fragile e necessita di una maggior cura; inoltre, il ridotto spessore tende di per sé a pregiudicare la qualità del suono registrato, salvo l’adozione di particolari accorgimenti nella produzione che rendono affidabili anche i nastri più sottili (per questo motivo, i nastri da 120 minuti erano spesso quelli con il maggior rapporto prezzo/lunghezza)[4].

Riducendo ulteriormente lo spessore del nastro, sono stati prodotti nastri ancora più sottili, arrivando fino a 180 minuti di spazio totale. Raramente però si sono trovate in commercio cassette della durata maggiore di 120 minuti; tra le eccezioni degne di nota prodotte in tempi relativamente recenti abbiamo i modelli AE 150 (Tipo I)[5], CDing1 150 (Tipo I) e CDing2 150 (Tipo II)[6] della TDK, le CDix I 150 (Tipo I) della Sony[7] e le UR 150 (Tipo I) della Maxell.

Nel periodo 1972-1982 la TDK ha messo in commercio anche dei nastri da 180 minuti (TDK D-C180), di tipo I; tale nastro era particolarmente fragile e sottile, al punto da risultare trasparente. Non di rado si sono avuti problemi con questo tipo di cassetta, che andavano dalla difficoltà nello scorrimento veloce alla migrazione magnetica tra spire adiacenti di una bobina, passando per la più facile deformazione del nastro, che era anche più soggetto a rimanere incastrato nel meccanismo di trascinamento dello stesso. In virtù di questi problemi e del fatto che la qualità del suono registrato era pesantemente condizionata, le C180 sono state presto ritirate dal mercato e rappresentano oggi dei veri tesori tra i collezionisti[8]. Nastri ancora più lunghi, fino a 240 minuti, sono stati progettati ma mai messi in commercio[9][10][11].

Sono state prodotte anche cassette di durata inferiore a 30 minuti (C10, C15 e C20), sia per usi musicali, sia per uso informatico. Formati ancora più piccoli erano usati per contenere jingle, spot pubblicitari e brevi messaggi (come quelli dei risponditori automatici); in questi casi venivano spesso usate cassette a ciclo continuo, la cui durata era misurata in secondi e spesso era di un minuto. Tali cassette possono essere riprodotte per un tempo indefinito, poiché il nastro è sistemato a formare un anello, e una volta raggiunto il punto finale del contenuto registrato si riprende la riproduzione dal punto iniziale.

Tipologia dei supporti magnetici installati

In commercio esistevano, per ogni tipologia di durata della registrazione (C46, C60, C90, C120, etc.), quattro tipi di nastro magnetico. In ordine di qualità di resa e di prezzo, almeno per le case produttrici più diffuse sul mercato tra il 1970 ed il 1980 (Sony, TDK, Maxell, BASF, Philips), erano commercializzati i nastri con cui le cassette vengono ancora oggi suddivise, secondo quattro tipi unificati di nastro:

  • IEC I – ossido di ferro (tipo I – FeO2);
  • IEC II – biossido di cromo (tipo II – CrO2);
  • IEC III – ferrocromo (tipo III – Fe / Cr);
  • IEC IV – ferro puro (tipo IV – “Metal”).

Esempio di fori usati per la rilevazione automatica del tipo di nastro. Dall’alto verso il basso:
1) cassetta di tipo I (normal), con solo gli intagli di protezione dalla scrittura (qui coperti dalle linguette);
2) cassetta di tipo II (cromo), con due intagli accanto a quelli di protezione dalla scrittura;
3) cassetta di tipo IV (metal), con gli intagli del tipo II più un altro paio al centro;
4) altra cassetta di tipo IV, le cui linguette di protezione dalla scrittura sono state rimosse: ciò significa che la cassetta non può essere registrata.

Il tipo I, detto anche nastro normale, fu il primo tipo di nastro introdotto; è quello più economico e dalle caratteristiche meno performanti, ma rimane comunque più versatile, essendo adatto a tutti gli usi; è un nastro con un basso rapporto segnale-rumore e una buona modulazione sia dei toni alti che di quelli bassi[4].

Il tipo II, indicato anche come “nastro al cromo” e riconoscibile dalla colorazione più scura, venne introdotto nel 1970 allo scopo di garantire una migliore qualità del suono registrato. Inizialmente si trattava di nastri al biossido di cromo, mentre a partire dalla metà degli anni settanta vennero prodotti nastri di tipo II al cobalto e ossido di ferro. Rispetto al tipo I si ha una migliore modulazione degli acuti, ma è più carente sui toni bassi. Risulta particolarmente indicato per la registrazione da fonti digitali come cd ed mp3[4][12].

Il tipo III fu introdotto negli anni settanta per unire i vantaggi dei tipi I e II, attraverso una composizione del nastro intermedia tra quelli normali e quelli al cromo. Dotato di una buona risposta sia sugli alti che sui bassi, non introduceva però grosse migliorie rispetto al tipo II ed è stato prodotto fino ai primi anni ottanta, quando fu soppiantato dal nastro di tipo IV[4][13].

Il tipo IV, detto anche “Metal”, rappresenta il tipo di nastro più pregiato. Introdotto nel 1979, è dotato di una ottima modulazione degli acuti. Si trattava del nastro più costoso, oltre che più performante, benché nelle prime versioni tendesse a sporcare maggiormente le testine. È stato prodotto fino agli anni novanta, quando i progressi ottenuti nella lavorazione dei nastri di tipo I e II hanno reso minimo il divario con il tipo IV. È comunque ancora ricercato tra gli appassionati di musica su nastro per le sue qualità[4][14].

Ad eccezione del tipo III, la tipologia di nastro è desumibile anche da alcuni fori posti sul lato superiore della cassetta: il nastro tipo II presenta infatti due fori accanto alle linguette usate per prevenire le registrazioni accidentali; le cassette di tipo IV presentano due ulteriori fori al centro del lato superiore. Le cassette di tipo I, invece, non presentano fori aggiuntivi. L’uso di questi fori è stato introdotto per consentire la rilevazione automatica del tipo di nastro da parte dei registratori e dei riproduttori di cassette, in sostituzione degli appositi selettori manuali del tipo di nastro presenti sugli apparecchi fino agli anni ottanta.

Applicazioni

Audio

La musicassetta fu inizialmente concepita per l’uso nei dittafoni, per i quali la fedeltà della riproduzione non era particolarmente critica, ma presto, grazie alla sua praticità e compattezza, divenne uno strumento popolare anche per l’ascolto di musica preregistrata. Dalla metà degli anni settanta la qualità del nastro fu nettamente e progressivamente migliorata passando da supporti magnetici realizzati esclusivamente prima con ferro o ferrite a supporti con cromo, ferricromo e successivamente in una lega metallica appositamente studiata (cassette metal).

Sotto il profilo della qualità di riproduzione, il limite della musicassetta era rappresentato dalla ridotta velocità di scorrimento del nastro pari a soli 4,75 centimetri al secondo. Tale ridotta velocità consentiva la registrazione di un normale programma musicale (ad esempio un intero LP o una sinfonia) su un tratto di nastro relativamente breve, permettendo le ridotte dimensioni della cassetta. La ridotta velocità di scorrimento non era solo la causa del rumore di fondo (il caratteristico “fruscio” delle cassette) ma era anche un limite nella riproduzione dei suoni più acuti dello spettro sonoro.

Con il miglioramento del supporto magnetico e la concomitante produzione di sempre più sofisticati apparecchi per la registrazione e riproduzione di compact cassette, la musicassetta riuscì a ridurre la differenza qualitativa rispetto alle classiche e costose bobine singole, quantomeno negli impianti Hi-fi domestici; inoltre la cassetta rappresentava il modo più conveniente e agevole per ascoltare musica al di fuori dell’ambiente domestico, principalmente in automobile. Tra le tecnologie introdotte nei registratori per migliorare la qualità audio vanno ricordati i sistemi di riduzione rumore (Dolby B/C/S, DBX e DNL) e quelli per l’aumento della dinamica (HX Pro, DYNEQ, ADRES e HIGH COM). Nella gara ingaggiata dai costruttori di lettori di cassette per produrre sempre migliori apparecchiature Hi-fi, vale la pena di ricordare il Nakamichi 1000 del 1973, noto per la qualità cristallina del suono riprodotto con audio cassette.

A partire dal 1979, con l’introduzione del Walkman prodotto da Sony, un riproduttore portatile particolarmente diffuso, la popolarità della musicassetta aumentò ulteriormente, per poi diminuire di colpo prima con l’avvento dei CD masterizzabili e lettori CD portatili, e in seguito a causa della diffusione della musica in formato MP3 e dei relativi lettori.

Registrazione dati

Un home computer Commodore (Plus-4) dotato di registratore datassette

Molti home computer degli anni settanta e ottanta hanno utilizzato la musicassetta come supporto di memoria di massa per la registrazione dei dati: tra di essi ad esempio il Commodore 64, che era dotato di un registratore denominato datassette, lo ZX Spectrum e lo standard MSX. Le ragioni fondamentali di questa scelta tecnologica erano legate al basso costo del supporto e dei relativi dispositivi (al tempo già largamente diffusi).

Nella maggioranza dei casi la musicassetta veniva registrata con dispositivi analoghi a quelli utilizzati in campo audio o con normali registratori connessi al computer, utilizzando una tecnica di modulazione denominata FSK. La quantità di dati che la maggior parte dei micro computer poteva registrare su un lato di una “C90” era di circa 500 kByte, per l’epoca una quantità enorme, a prezzo però di una scarsa affidabilità del supporto (gli errori di lettura, specie se si utilizzavano algoritmi di compressione, come il famoso “turbo tape” del Commodore 64, erano piuttosto frequenti).

L’utilizzo delle musicassette come memorie di massa per i computer casalinghi cessò nel giro di pochi anni con la diffusione dei lettori di floppy disk alla fine degli anni ottanta.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

Contatto: WebsiteFacebook

2 Commenti su Musicassetta: quanto ci manchi?

  1. Ho ancora a casa una radio con dupplicatore di cassette audio. Con l’opzione di COPIA VELOCE.

  2. Gli apparecchi di riferimento sono i tre testine, doppio capstan, con almeno due motori e senza autoreverse. Saluti!

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