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Amatrice, un dramma e il desiderio di rinascita che deve essere concreto e di tutti.

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Parlare ancora di terremoto in questo anno 2016 che lentamente sta avviandosi alla fine, non è mai di troppo se non altro per tenere vivo un tema che merita di non essere accantonato, questo anche a costo di apparire ripetitivi, o di scadere nel banale e nello scontato; se poi per qualche motivo si è consumata una esperienza diretta sui luoghi degli eventi c’è un motivo in più per farlo anche a rischio di mischiare l’emotività o la personale soggettività nel descrivere le cose.

Sono stato coinvolto come già successe nel caso del terremoto in Emilia del 2012, a dare un personale contributo di supporto su invito della categoria professionale dei Geometri Liberi Professionisti per un periodo di volontariato di una settimana da trascorrere nei centri operativi comunali della zona interessata dal sisma, periodo che si è svolto dal 2 al 9 novembre nel comune di Amatrice.

Devo dire è stato un tempo di lavoro intenso e molto faticoso, più di quanto mi aspettassi, vuoi per i disagi, il tempo inclemente e la situazione di nuova emergenza riscontrata immediatamente dopo le ultime rovinose scosse del 26 e 30 ottobre che di fatto hanno incrementato i danni alle cose e alla popolazione determinando l’azzeramento del lavoro di censimento dei danni precedenti e comportando di dovere organizzare nuove uscite e sopralluoghi agli edifici per poi raccogliere e catalogare i nuovi dati aggiornati sull’agibilità delle abitazioni.

Pur avendo svolto il servizio negli uffici del Centro Operativo Comunale, uffici ospitati in prefabbricati e in tendoni riscaldati, dopo il passaggio di consegne dalla squadra di colleghi del turno precedente, ho avuto modo di constatare l’enormità del dramma che ha colpito una comunità di montagna come quella di Amatrice collocata al limite settentrionale della provincia di Rieti al confine con Marche, Abruzzo e Umbria, comune non popolatissimo ma vasto e distribuito su quasi settanta frazioni oltre al centro capoluogo con tante seconde case di turisti e villeggianti.

Con l’ausilio di mappe digitali del Sistema Informativo Territoriale e l’utilizzo del un nuovo software “Erikus” appositamente predisposto per queste emergenze, per una settimana assieme a nove altri colleghi, frazione per frazione si è fatto un vaglio, stampando per ogni edificio fogli di dati e indirizzi necessari per il controllo di agibilità che veniva poi effettuato da altri tecnici.

E’ stato particolarmente impressionante vedere la “zona rossa” del centro di Amatrice completamente rasa al suolo, senza più una fisionomia di centro urbano, ridotta a cumuli di macerie da cui si vedevano spuntare unicamente campanili spezzati e chiese sventrate.

Il sistema degli aiuti è ancora ben presente, con vari corpi e unità, dai Vigili del Fuoco, alla Protezione Civile, ad altri corpi: Esercito, Alpini, Aeronautica, Carabinieri, Polizia, Guardia Forestale, Guardia di Finanza, Polizie Municipali, Ordine di Malta ecc., (mi scuso se dimentico qualcuno), ci si organizza per preparare spazi  ai prefabbricati per l’imminente inverno, insomma si spera per il meglio, anche se la gente è stanca e provata.

Abbiamo lasciato Amatrice, sostituiti da una nuova squadra di colleghi giunta due giorni prima, in una bella giornata di sole con le cime dei monti vicini imbiancate di neve, è stato un po’ complicato raggiungere la vicina Statale Salaria per poi fare la valle del Tronto e raggiungere Ascoli e poi l’Autostrada Adriatica, in quanto si è dovuti passare per una ripida strada d’emergenza sterrata attraverso i boschi con gli inconvenienti del caso, ma alla fine tutto è andato per il meglio.

Lungo la Salaria, per un pezzo,  altri segni di devastazione, cigli e pendii smossi o franati, borghi di case crollate,vecchie case  isolate o cascinali sventrati.

Sinceramente non immaginavo fossero luoghi tanto isolati  e lontani dai capoluoghi, segnati da lunghe vallate dall’aspetto abbastanzabrullo e  selvaggio, almeno per chi li vede la prima volta; alcuni colleghi torneranno per un secondo periodo di servizio, io non credo lo farò, comunque la speranza intima è quella di tornarci magari tra qualche anno e vedere che Amatrice rinasce e rivive a dispetto di ogni terremoto, e siccome una volta in più ho avuto conferma di quanto sia vero il detto che “tutto il mondo è paese” perché per chi è di provincia e di montagna in ogni provincia o montagna si sa riconoscere e in ogni frazione che si chiami Saletta, Collegentilesco, Forcelle, Torrita o Rillosi ecc. è come ci trovasse un po’ i nomi delle frazioni dei luoghi dove ha sempre vissuto.

(Pier59)

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