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29 novembre 2001 – Muore George Harrison, il Beatle silenzioso

 

da wikipedia

George Harrison[2] (Liverpool, 25 febbraio 1943[3] – Los Angeles, 29 novembre 2001[4]) è stato un cantautore, polistrumentista, compositore, attore, produttore cinematografico e discografico britannico.

Dal 1960 al 1970 è stato il chitarrista solista e cantante del complesso musicale dei Beatles; dopo lo scioglimento del gruppo (il cui ultimo atto coincise, nel gennaio 1970, con la seduta di studio della canzone scritta da Harrison I Me Mine) ha intrapreso la carriera individuale, sia come musicista che come produttore musicale e cinematografico. Fu anche un fondatore e membro del gruppo dei Traveling Wilburys.

Durante gli anni trascorsi con i Beatles realizzò venticinque canzoni. Tutti gli album del gruppo da With the Beatles contenevano generalmente due o più brani di sua composizione; molto celebri sono i suoi brani composti negli ultimi anni del gruppo; While My Guitar Gently Weeps, Something e Here Comes the Sun. Dopo lo scioglimento del gruppo realizzò il suo primo album solista, contenente molti brani che non erano stati pubblicati negli ultimi album dei Beatles, All Things Must Pass;[5] in aggiunta al lavoro solista collaborò anche con Ringo Starr, Eric Clapton,[6] Jeff Lynne[7] e Tom Petty.

Harrison conobbe la cultura e la musica indiana nella seconda metà degli anni sessanta e ne divenne profondo estimatore; introdusse notevoli sonorità di origine indiana sia nei Beatles, sia nel lavoro solista. Assieme al musicista indiano Ravi Shankarorganizzò, nell’agosto 1971, il celebre The Concert for Bangladesh, primo concerto benefico nella storia della musica, in cui parteciparono anche Starr, Clapton, Shankar e Bob Dylan; in tale occasione si stava per realizzare una reunion dei Fab Four, ma John Lennon declinò l’invito poiché non si voleva la partecipazione della moglie Yoko Ono, mentre Paul McCartney rifiutò a causa della presenza di Allen Klein fra gli organizzatori.[8]

Dal 15 marzo 2004 il suo nome figura nella Rock’n’Roll Hall of Fame.[9]

Biografia

vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/George_Harrison

Gli ultimi anni (1998-2001)[

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Brainwashed.

George Harrison in India (1996)

Il meditativo Harrison, come di consueto, tra un progetto e l’altro non fece parlare molto di sé. Dopo l’Anthology dei Beatles, nel 1995lavorò alla compilazione di In Celebration, un box antologico di Ravi Shankar. Nelle note di copertina del cofanetto ebbe il privilegio di essere definito il vero padrino della world music. Lavorò poi alla produzione di Chants of India (1997), un nuovo album di studio del musicista indiano.

Nel 1998, da un’intervista concessa dallo stesso Harrison, si venne a sapere che il musicista aveva recentemente sofferto di un tumore alla gola provocato, a suo dire, dal fatto di aver ripreso a fumare. Fu uno spiacevole ostacolo, che per un periodo ne bloccò l’attività musicale. Harrison rincuorò comunque i suoi fan, dichiarandosi completamente guarito.

Il 30 dicembre 1999 il musicista subì un’aggressione da uno squilibrato, tale Michael Abram, introdottosi nella sua residenza inglese nel corso della notte sfondando una delle porte a vetro, pugnalandolo svariate volte al torace.[41] Fu salvato dalla moglie Olivia, che colpì l’aggressore sulla testa con un attizzatoio.

Nel 2000 Harrison curò personalmente la realizzazione di una edizione rimasterizzata del celebre album All Things Must Pass, pubblicata all’inizio del 2001, nella quale tra l’altro aggiunse My Sweet Lord 2000, una nuova versione di My Sweet Lord. Harrison annunciò inoltre l’imminente pubblicazione di un nuovo album unitamente ad un box antologico con nuove ristampe degli album del catalogo Dark Horse Records.

La morte

Le confortanti notizie sul suo stato di salute furono smentite quando, nel luglio del 2001, fu diffusa la notizia secondo cui il musicista aveva seguito in una clinica svizzera delle terapie a causa dell’insorgere di un tumore al cervello, sviluppatosi dopo il cancro secondario a un polmone.[42]

Il Gange, dove furono sparse le ceneri di George Harrison

George Harrison è morto di cancro all’età di 58 anni il 29 novembre 2001 a Los Angeles nella villa di Ringo Starr, a Beverly Hills. Il suo corpo è stato cremato, come da lui richiesto nelle sue ultime volontà, e le sue ceneri, raccolte in una scatola di cartone, sono state sparse nel sacro fiume indiano, il Gange, secondo la tradizione induista.[43] Alla notizia della morte, tanti fan si radunarono presso gli studi di Abbey Road, simbolo dell’epopea beatlesiana, per commemorarlo; la maggior parte di loro non era neanche nata quando i Beatles raggiunsero fama mondiale. In Italia la notizia del suo decesso arrivò solo il primo dicembre. La sua scomparsa ha suscitato commozione in tutto il mondo, compresi personaggi come Tony Blair, la Regina d’Inghilterra, gli amici di sempre Paul McCartney e Ringo Starrpiangendolo sapendo che la sua chitarra piangente (While My Guitar Gently Weeps) non avrebbe più suonato. Poco dopo la morte, la moglie Olivia rilasciò alla stampa la seguente dichiarazione: «Ha lasciato questo mondo come aveva vissuto: consapevole di Dio, senza paura della morte e in pace, circondato dalla famiglia e dagli amici»[senza fonte]. Spesso ripeteva: «Tutto può attendere, non la ricerca di Dio e amatevi l’un l’altro»[senza fonte].

« Nell’insieme non avrebbe proprio importanza se non avessimo mai fatto dischi o cantato una canzone. Non è importante quello. Quando muori avrai bisogno di una guida spirituale e di una conoscenza interiore che vada oltre i confini del mondo fisico. Con queste premesse direi che non ha molta importanza se sei il re di un paese, il sultano del Brunei o uno dei favolosi Beatles; conta quello che hai dentro. Alcune delle migliori canzoni che conosco sono quelle che non ho scritto ancora, e non ha neppure importanza se non le scriverò mai perché sono un niente se paragonate al grande quadro. »
(George Harrison[44])

L’ultimo album, Brainwashed, è stato pubblicato un anno dopo la morte e ha ottenuto ottime recensioni da parte della critica. Il disco raccoglie undici nuove canzoni e il remake di uno standard, Between the Devil and the Deep Blue Sea. Lasciato incompiuto da Harrison, il disco è stato successivamente completato da Jeff Lynne e dal figlio Dhani. La volontà di Harrison, per ammissione degli stessi Lynne e Dhani, era di pubblicare l’album come una raccolta di demo. Prima della morte, tra l’altro, Harrison (sempre assieme a Lynne) stava lavorando a un’antologia dei Traveling Wilburys.

Gli anni successivi

Contemporaneamente alla pubblicazione di Brainwashed, la moglie Olivia ed Eric Clapton hanno organizzato un concerto in tributo alla sua memoria, Concert for George, svoltosi alla Royal Albert Hall di Londra il 29 novembre 2002. La registrazione è stata pubblicata sull’album Concert for George (2003). All’evento hanno partecipato Ravi Shankar, Paul McCartney, Ringo Starr, Eric Clapton, Tom Petty, Jeff Lynne, Gary Brooker, Billy Preston, Albert Lee, Anoushka Shankar e il figlio Dhani. È spiccata la grande assenza di Bob Dylan.

All’inizio del 2004 è stato pubblicato il cofanetto The Dark Horse Years – 1976-1992, contenente le nuove ristampe degli album da Thirty-Three & 1/3 a Live in Japan, di cui Harrison aveva già parlato intorno al 2000. Tutti gli album del periodo (fuori catalogo da alcuni anni) sono stati quindi reimmessi sul mercato accompagnati da un interessante DVD con interviste inedite e divertenti video promozionali di alcune canzoni.

A ottobre 2005, infine, il concerto per il Bangladesh (album e film) è stato nuovamente pubblicato sia su doppio CD sia su DVD.

Nel settembre 2006 è stata pubblicata la versione rimasterizzata di Living in the Material World del 1973 (in versione normale e in formato deluxe).

Il 29 novembre 2006, a cinque anni esatti dalla scomparsa di George Harrison, Editori Riuniti (Collana Pensieri e Parole) pubblica Le Canzoni di George Harrison di Michelangelo Iossa, il primo libro italiano che analizza i testi di tutti i brani del canzoniere harrisoniano, dal periodo-Beatles sino alle produzioni postume.

Nell’ottobre del 2011 è stato rilasciato un documentario su George Harrison, diretto da Martin Scorsese, intitolato George Harrison: Living in the Material World.

Il 26 e 27 novembre 2011, a tre e due giorni di distanza dal decimo aniversario della morte, in concerto a Casalecchio (nei pressi di Bologna) e ad Assago (nei pressi di Milano), Paul McCartney ha ricordato George cantando Something.

Vita privata, relazioni e interessi personali

Relazioni personali

Pattie Boyd

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Pattie Boyd.

La casa in cui vissero George Harrison e Pattie Boyddal 1965 al 1970

George Harrison incontrò la modella Pattie Boyd durante le riprese di A Hard Day’s Night, film dei Beatles del 1964 in cui lei faceva la comparsa, e si innamorò immediatamente della ragazza, tanto che quando le regalò il suo autografo, scrisse sette baci sotto la propria firma. La prima cosa che le chiese fu se lei fosse intenzionata a sposarlo, ma ricevendo una risposta negativa preferì correggere la richiesta, invitandola a cena con lui. Nonostante lei avesse già un fidanzato, interruppe la relazione per poter uscire con George.

Pattie e George si fidanzarono e decisero di sposarsi solo due anni dopo. Il matrimonio avvenne il 21 gennaio del 1966: si trattò di una semplice cerimonia alla quale parteciparono le famiglie degli sposi e Paul McCartney (unico tra i Beatles ad essere rimasto in Inghilterra in quel mese). Nella stessa giornata, durante una conferenza stampa, i due affermarono di essere intenzionati ad avere una famiglia e dei figli, ma di voler aspettare ancora. La coppia partì per un viaggio di nozze a Barbados l’8 febbraio e trascorse la luna di miele sull’isola. Nel 1967 fu proprio Pattie a incoraggiare George a dedicarsi alla religione induista, da lui appena scoperta, e a supportarlo nella meditazione.

Nel 1969 George scrisse la canzone Something, nota come una tra le più grandi canzoni d’amore di sempre (giudicata la migliore da Frank Sinatra), dedicata probabilmente a Pattie, nonostante lui avesse confermato più volte che scrivendola aveva pensato a Krishna.

Tuttavia, nonostante la coppia fosse considerata “la coppia più bella e felice” nel mondo dello spettacolo, dopo vari anni d’amore cominciò una crisi. Nei primi anni settanta, mentre George cercava sé stesso mediante l’induismo e la sua musica, Pattie cominciò a sentirsi trascurata (ella stessa, nella sua autobiografia Wonderful Today, racconta che il marito aveva intrapreso una relazione segreta con Maureen Cox, all’epoca ancora moglie di Ringo Starr) e pochi anni dopo tutto arrivò al culmine.

Eric Clapton, da molti anni amico di George, era innamorato di Pattie già da un periodo e dopo vari tentativi la convinse a lasciare il marito e a fidanzarsi con lui. Nel 1974, così, Boyd lasciò George e andò a vivere con Eric Clapton; George non provò a fermarla ma la lasciò andare, perché aveva capito che la loro storia era terminata e che erano entrambi pronti per una nuova vita. Divorziarono il 9 giugno del 1977.

Tuttavia, George non provò rancore nei confronti dell’amico, Eric Clapton; anzi, egli fu presente al matrimonio di Clapton con Pattie Boyd e i musicisti rimasero molto uniti fino alla morte di Harrison, tanto che nel 1991, dopo che Clapton e la Boyd avevano divorziato, fecero ancora un tour insieme e che lo stesso Clapton suonò al Concert for George, a un anno dalla morte dell’amico. Fu lo stesso Clapton a organizzare il concerto.

Anche George e Pattie rimasero grandi amici per sempre e si frequentarono fino alla morte di lui.

Olivia Trinidad Arias

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Olivia Harrison.

Nel 1974, quando era solo (Pattie Boyd l’aveva lasciato, l’ultimo tour era stato molto difficile), George conobbe la segretaria dell’A&M Records, Olivia Arias, una ventiseienne di origine messicana, residente in California, con la quale cominciò a frequentarsi.

Divennero grandi amici, compagni di giornate e parlando insieme scoprirono di avere moltissime cose in comune. Si innamorarono e si fidanzarono.

Il 1º agosto del 1978 nacque il loro unico figlio, Dhani, e il 2 settembre dello stesso anno i due si sposano.

Nel 1999, il trentaseienne Michael Abram, affetto da schizofrenia, entrò nella casa di George, a Friar Park, con l’intento di ucciderlo. Lo accoltellò varie volte, e quando sembrava riuscire nel suo terribile intento, Olivia salvò la vita del marito, rompendo una lampada sulla testa dell’aggressore. Qualche secondo dopo, quando quello si accanì contro di lei, fu George, nonostante fosse privo di forze, a salvare la vita alla moglie, gettandosi sull’uomo e riuscendo a bloccarlo.

Olivia Harrison rimase accanto a George per sempre, fino alla fine.

Dal 2001, anno in cui George morì, Olivia Harrison si dedica alla musica del marito, alla ripubblicazione dei suoi dischi e ai progetti insieme agli altri Beatles, riguardanti la musica dei quattro leggendari musicisti. Tuttora è impegnata in questi progetti.

Rapporti con gli altri Beatles

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: George Harrison e i Beatles.

John Lennon

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: John Lennon.

Per i primi anni George ha sempre avuto una sorta di timore per John che era più grande di 3 anni, forte, talentuoso e deciso. I due avevano un buon rapporto anche se John considerò George come “un ragazzino con la chitarra taciturno” per troppi anni per sua stessa ammissione. John scrisse due canzoni nei Beatles (Do You Want to Know a Secret, da Please Please Me, 1963 e I’m Happy Just to Dance with You, da A Hard Day’s Night, 1964, ambedue con un piccolo contributo di McCartney) che cantò il solo Harrison[45][46]. George suonò in quasi tutti i brani lennoniani, con impegno[47] e talvolta innovazione (come l’aggiunta del sitar a Norwegian Wood),[48] mentre John varie volte non suonò nei brani del compagno.[47]

Una chitarra dobro, suonata da George nell’album Imagine di Lennon

Suonò la chitarra ed il dobro nell’album di Lennon Imagine (1971), dando un notevole contributo; chiese la partecipazione di Lennon al suo Concert for Bangladesh, a cui John non volle partecipare senza che fosse invitata anche Yoko Ono.[49] Si incontrarono ancora nel 1974 a New York, strimpellarono insieme qualcosa, probabilmente non si videro più di persona, anche se è stato ipotizzato un incontro nei primi mesi del 1976, sempre a N.Y., mentre Harrison promuoveva il suo album Thirty-Three & 1/3.[50]

Nel 1980 George scrisse il libro autobiografico I Me Mine, dove in effetti Lennon ha un ruolo assolutamente marginale; John si risentì e lo esplicitò alla stampa.[51][52] Dopo la morte di Lennon, avvenuta nel dicembre del 1980, George realizzò All Those Years Ago, un brano dedicato a John, anche se originariamente pensato per Ringo Starr[52] e già registrato dai due; alla registrazione, nel dicembre dell’anno seguente parteciparono anche Paul e Linda McCartney assieme a Denny Laine e venne adoperata la base ritmica incisa assieme al batterista, che infatti vi suona la batteria.[53]

Paul McCartney

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Paul McCartney.

Fu Paul a conoscere per primo George: i due giovanissimi studenti abitavano vicini e avevano solo 8 mesi di differenza (George era il più giovane). Paul insistette con John per far entrare George nella band, evidentemente già un chitarrista capace e solido. Negli anni seguenti George e Paul ebbero un buon rapporto e nel 1966, quando George sposò Pattie Boyd, il suo testimone di nozze fu proprio Paul. In quello stesso anno uscì il disco dei Beatles Revolver, nel quale l’apporto di McCartney alle canzoni di Harrison fu notevole (l’assolo di chitarra in Taxman e l’arrangiamento di I Want to Tell You). in seguito Paul e gli altri seguirono George in India ad un seminario di meditazione.

Tuttavia, McCartney era un grande accentratore di potere e attenzioni, e dava la precedenza alle proprie composizioni e ai propri elaborati arrangiamenti, catturando l’attenzione del produttore George Martin. Spesso i pochi pezzi di George che venivano ammessi alla registrazione erano trattati con sufficienza da Paul. La forte personalità di John, la famelica personalità di Paul e naturalmente il loro assoluto genio lasciavano davvero pochissimo spazio al “terzo incomodo”. La personalità di George nel 1968 era però ormai maturata, ed il suo talento come autore era cresciuto moltissimo. Le tensioni nella band crebbero anche per questo. Paul, pur avendo memorabili litigate con George, diede ai più celebri “brani Beatles” di Harrison notevoli contributi al basso, ai cori e all’arrangiamento complessivo.

Lo scioglimento dei Beatles li allontanò moltissimo. Si rividero in pochissime occasioni e non collaborarono più sino al 1994, in occasione della Beatles Anthology, quando si ritrovarono su tutto, ritornando amici come non mai. Paul e George trascorsero diverse ore insieme nel novembre del 2001.[54] La morte di George, avvenuta il 29 novembre, scosse profondamente Paul, che da quel momento in poi ha sempre onorato la memoria di George con innumerevoli manifestazioni di affetto e stima (Paul e la famiglia di George hanno un rapporto eccellente).

Ringo Starr

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Ringo Starr.

Tra Ringo e George il rapporto fu sempre più che ottimo. Entrambi erano la seconda metà dei Beatles, due caratteri perfettamente compatibili e pochissimo conflittuali. L’armonia tra George e Ringo si respira a pieni polmoni in tutto il periodo Beatles e anche successivamente. Sarebbero state numerosissime le collaborazioni tra i due outsider: Ringo avrebbe suonato spesso nei dischi di George e viceversa. George scrisse numerosi brani per i dischi di Ringo. Tutto questo non impedì a George di avere una relazione sentimentale con la moglie di Ringo, Maureen,[55] ma la solida amicizia fra i due musicisti consentì di superare le ovvie tensioni dovute al tradimento di Maureen.

Dopo la morte di George, Ringo ha scritto la bella Never Without You dedicata ad Harrison, coinvolgendo il comune amico Eric Clapton nell’assolo di chitarra. Durante le riprese di Living in the Material World, il film documentario di Martin Scorsese dedicato interamente a George, Ringo, ricordando l’amico, non è riuscito a trattenere le lacrime.

Interessi nella cultura indiana

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Soggiorno dei Beatles in India.

Sitar e musica indiana

Sitar

Durante il tour americano dei Beatles del 1965, David Crosby dei Byrds, introdusse Harrison alla musica classica indiana e alla musica del sitarista indiano Ravi Shankar. Comprò il suo primo sitar in un negozio di Londra chiamato “India Craft”; e suonò lo strumento nel primo brano dei Beatles con influenze stilistiche orientali, Norwegian Wood, nell’album Rubber Soul (1965). Nel giugno del 1966 incontrò Ravi Shankar, che in seguito suonò per John Lennon e Ringo Starr a casa di George. Dopo la fine dell’ultimo tour del gruppo, nell’agosto del 1966, George fece un viaggio in India, a settembre, per studiare il sitar, mentre gli altri Beatles si dedicavano ad altro. Nell’album realizzato dal gruppo nel 1966, Revolver, George introdusse notevoli elementi stilistici della musica tradizionale indiana. Dei tre brani composti interamente da lui, uno in particolare, Love You To, è registrato interamente con musicisti indiani, e Harrison suona il sitar. Altri brani in Revolver possiedono sonorità musicali tipiche della musica indiana, assai innovative per il periodo; Taxman, I’m Only Sleeping e Tomorrow Never Knows. Nel novembre del 1966 i Beatles iniziarono le registrazioni di Strawberry Fields Forever, brano di Lennon; George vi introdusse scale musicali discendenti ottenute con uno swarmandal, strumento cordofono indiano. Nell’album successivo, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, George compose Within You Without You, nel quale suona il sitar con altri suonatori indiani di tabla e tampura; in Lucy in the Sky with Diamonds George segue per una parte la voce di John con la chitarra, imitando lo strumento indiano detto sarangi.

« Lucy in the Sky with Diamonds mi piacque tantissimo. John ha sempre avuto un certo modo di andare oltre nelle sue canzoni. Mi piacevano soprattutto i suoni, perché ero riuscito a sovrapporre strumenti indiani su musica occidentale. Avevo scritto brani come Within You Without You, per cercare gli strumenti indiani; normalmente non avrebbe funzionato con una canzone occidentale come Lucy, che ha cambi di accordi e modulazioni, mentre le tamboura e i sitar rimangono sempre sulla stessa tonalità. Mi piaceva il modo in cui si inseriva il bordone di tamboura. E c’era un’altra cosa: nella musica indiana nei brani cantati si accompagnano con uno strumento chiamato sarangi che ha un suono simile alla voce umana e il vocalista e il sarangi sono più o meno all’unisono nell’esecuzione. Per Lucy ho pensato di sfruttare quest’idea ma, dato che non so suonare il sarangi, ho provato a renderlo con la chitarra. Nei middle eight si può sentire la chitarra che suona all’unisono con la voce di John. Stavo cercando di copiare la musica classica indiana. »
(George Harrison[56])

Dopo il viaggio dei Beatles in India al seguito del Maharishi Mahesh Yogi, all’inizio del 1968, per approfondire la meditazione trascendentale e la cultura indiana, il gruppo tornò a Londra; George registrò The Inner Light dove canta, con alcune parti insieme a Paul McCartney e John Lennon; la strumentazione è interamente affidata a musicisti indiani. In altri brani successivi vi saranno sonorità indiane o orientali, Dear Prudence e Across the Universe.

Spiritualità e visione del mondo

George, nato da una famiglia per metà cattolica e metà protestante, sino all’età di 23 anni non ha dato alcun peso o quasi alla religione e alla spiritualità in genere. Nel film Help!del 1965, sente per la prima volta lo strumento musicale “sitar”, queste sonorità lo affascinano a tal punto da volerne conoscere le origini e la storia. Scopre quindi il mondo orientale, quello indiano in particolare, rimanendone del tutto rapito nel senso migliore del termine. La filosofia orientale, la religione, l’approccio alla vita e a Dio in particolare di questo popolo lo coinvolgono totalmente, chiede ed ottiene dagli altri Beatles di trascorrere proprio in India vicino al fiume Gange, un periodo di meditazione.

Per tanti fu una moda, per George Harrison no, tutto il resto della sua vita fu per sua stessa dichiarazione: “una forte contraddizione”, tra la ricerca di Dio e la spiritualità e la “vita materiale”, fatta di lusso, castelli, auto da corsa e donne. George arriva alla conclusione che “Dio è tutto”, Dio è in ognuno di noi, la vita è assolutamente eterna ed anche in questo passaggio terreno il Divino può essere colto in pieno, capito e vissuto in maniera totale. Ammette, ormai maturo, che solo l’amore per il figlio lo tiene legato ancora alla vita terrena, che tutto può aspettare “tranne la ricerca costante di Dio”. La moglie, Olivia Arias, dirà che nel momento stesso in cui George morì era perfettamente consapevole dell’esistenza di Dio e che la stanza dove avvenne il trapasso si illuminò intensamente.

Strumentazione

Chitarre

  • 1956: Egmond (chitarra classica)
  • 1958: Hofner President (chitarra acustica)
  • 1959: Hofner Club 40 model 244
  • 1959: Resonet Futurama
  • 1961: 1957 Gretsch 6128 Duo Jet
  • 1962: 1962 Gibson J-160E
  • 1963: 1958-62 Gretsch 6131 Jet Fire Bird
  • 1963: 1962 Gretsch 6122 Country Gentleman
  • 1963: Maton Mastersound MS-500
  • 1963: 1963 Gretsch 6122 Country Gentleman
  • 1963: 1962-63 Gretsch 6119 Tennessee Rose
  • 1963: Jose Ramirez Guitarra de Estudio
  • 1963: 1962 Rickenbacker 425 Fire-glo
  • 1964: 1963 Rickenbacker 360/12 Fire-glo
  • 1965: 1965 Rickenbacker 360/12 Fire-glo
  • 1965: 1961 Fender Stratocaster ‘Rocky’
  • 1965: 1963-65 Gibson ES-345-TD
  • 1966: Epiphone E230TD(V) Casino
  • 1966: 1964 Gibson SG Standard
  • 1968: Gibson J-200
  • 1968: 1957 Gibson Les Paul Standard ‘Lucy’
  • 1968: 1968 Fender Telecaster Rosewood

Ricevette inoltre da Clapton una Gibson Les Paul (Black), dalla Grestch una 12-string electric. Ebbe un Vox Mando-Guitar V257 (mandolino 12-string guitar), un 1968 Fender Jazz Bass (basso 4-string), un Fender Bass VI (basso 6-string) ed un Burns Nu-Sonic bass (basso).

Discografia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Discografia di George Harrison.

Filmografia

Doppiatori italiani

Nelle sue apparizioni cinematografiche come attore, Harrison è stato quasi sempre doppiato dal doppiatore italiano Oreste Lionello ad eccezione del film d’animazione che è stato invece doppiato da Glauco Onorato.

Informazioni su diego80 (1826 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

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