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2017 ANNO CRITICO PER L’EUROPA

il 2017 si preannuncia un anno critico per l'unione Europea

Se pensavate che questo 2016 avesse riservato grandi sorprese, dalla Brexit alla vittoria contro ogni pronostico di Trump negli Stati Uniti, preparatevi al 2017 che ci aspetta.
Infatti, nell’anno che sta per arrivare, ci troveremo di fronte a elezioni cruciali per il destino dell’Europa e capiremo quanto i movimenti anti-europeisti siano potenti e quanto le loro idee e programmi siano forti davanti alla sfida della storia.
Per capire come si è arrivati a ciò bisogna iniziare a pensare che in questo periodo le democrazie occidentali, che sembrano sfasciarsi di fronte all’ondata di nuovi e popolarissimi movimenti guidati da leader carismatici impregnati di neo-nazionalismo, si presentano come nemiche dell’ordine costituito elevandosi a unico faro di speranza per l’Occidente.
Con ciò non si sta affermando che le democrazie siano finite poiché le persone vanno comunque a votare e scelgono quello che loro pensano sia la parte migliore.
Ad essere è in crisi è il sistema democratico, il quale dovrebbe essere un sistema inclusivo ovvero in cui tutti dovrebbero sentirsi rappresentati; l’aspetto fondamentale dovrebbe essere il dialogo e cercare di trovare una mediazione ma purtroppo tutto ciò si sta perdendo: gli schieramenti si stanno estremizzando sempre di più e le opinioni polarizzandosi, finendo per darsi battaglia su qualunque cosa.
Questo è il vero problema poichè alla fine la parte che vince si sentirà autorizzata a odiare chi verrà sconfitto e, viceversa, chi perderà si sentirà in diritto di protestare e a snobbare chi ha vinto portando quindi il conflitto dalla politica all’interno della società, minandone le basi e l’unità.
Tutto ciò porta alla radicalizzazione del voto che non si basa più sui fatti ma sulle dichiarazioni fatte dal capo di un certo schieramento il quale, pur raccontando moltissime fandonie, sarà comunque creduto dalle persone, sentendosi in diritto di etichettare chiunque cerchi di far ragionare sui fatti e non su dichiarazioni casuali come nemico, idiota o servo di qualche “potere forte”.
In Europa ciò sta avvenendo in maniera sempre più forte e si rafforza ogni qual volta una certa fascia di politici decide di ignorare i vari campanelli d’allarme che arrivano dalla popolazione e questo caso si è ben visto negli USA dove Trump, ergendosi come unica vera voce e unico vero leader capace di ascoltare ma soprattutto risolvere i problemi di quella classe media che da tempo dava forti segni di sofferenza, è riuscito a vincere in modo netto e forte anche con un programma totalmente campato in aria e con forti lacune, aggiudicandosi stati che dagli anni 80 erano democratici.
Alla luce di ciò, questo 2017 potrà essere un anno di svolta per l’UE contando anche due elezioni cruciali per l’Europa quelle francesi e quelli tedesche.
Iniziando dalla Francia, dove il Front National è sempre meno indicato come terza incognita ma sta prendendo sempre più piede giocando anche sulle paure riguardanti il terrorismo islamico, l’afflusso dei migranti e lo stallo dell’economia imponendosi davanti alla crisi totale che avvolge i socialisti e il centro destra francese che nelle prime primarie della sua storia ha visto la vittoria di François Fillon fiero sostenitore di Putin e che vede di buon occhio un ripresa delle relazioni amichevoli tra Francia e Russia.
Mentre tra i socialisti sembra sia pronto a correre l’attuale premier Manuel Valls dopo la rinuncia a ripresentarsi dell’attuale presidente Hollande, primo presidente della quinta repubblica che decide di non ripresentarsi.
In Germania, invece, troviamo Angela Merkel pronta a lanciarsi nel suo quarto mandato ma con più incognite che certezze soprattutto dopo le ultime elezioni regionali che han visto anche qui un’ondata di voti per Alternativa per la Germania (AfD) sempre in crescita dal 2013. Movimento nel quale è racchiuso tutto lo spirito anti-europeista tedesco nonché forti correnti estremiste per quanto riguarda temi su immigrazione, omosessuali e aborto.
Infine i socialdemocratici, controcorrente, sembrano decisi a sostenere Martin Schulz il quale ha rinunciato al terzo mandato da presidente del Parlamento Europeo per gettarsi nella politica tedesca.
Infine il 4 dicembre, mentre noi voteremo per il tanto discusso referendum costituzionale, gli austriaci voteranno per le loro presidenziali tra il verde Alexander Van der Bellen e l’ultranazionalista Norbert Hofer, anche lui forte anti-europeista il quale ha dichiarato alla BBC che anche se l’Ue è importante per l’Austria, egli voleva “un’ Unione Europea migliore”. Hofer ha più volte affermato che un voto per lui non vuol dire un voto per l’uscita dell’Austria dalla Ue ma che comunque in caso di sua vittoria spingerà molto per un referendum sull’appartenenza alla UE.
Il primo stato ad avere elezioni in questo 2017 sarà l’Olanda; qui, il Partito della Libertà di Geert Wilders (partito estremista, in questo momento molto avanti nei sondaggi) propone l’uscita dell’Olanda dell’UE. Seppur l’unica sua esperienza di governo si sia tramutata in un disastro totale con relativa perdita di fiducia da parte della popolazione, questo è riuscito negli ultimi anni a rilanciarsi mettendosi a capo del malcontento generale e a cavalcarne l’onda ritornando in cima ai sondaggi e in caso di una sua conferma potrà costringere gli altri partiti a dover negoziare con lui da un punto di forza.
Il sentimento anti europeo si sta sempre più rafforzando non solo nei paesi principali ma anche verso Est (come nel caso della vittoria del partito filo russo in Bulgaria e in Moldavia che allontana quest’ultima da un avvicinamento con l’UE).
Nessuno sa veramente come andranno le cose ma le previsioni indicano tempi molto turbolenti all’orizzonte.

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