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Pensa ad un mondo ideale

Quando la vita quotidiana si assopisce si accende l'utopia, l'ideale.

Pensa ad un mondo ideale, in cui si potesse tornare all’origine della nostra natura,
ad un mondo senza proprietà privata, sulle cose o sulle persone.
Pensa ad un mondo dove si potesse godere della libertà che per diritto di nascita
abbiamo ricevuto e che questa non venisse sacrificata appunto in nome di quella
proprietà privata e di quelle etichette, che ci attaccano in fronte le persone che
sostengono di amarci
Pensa se si potesse esprimere amore per amore, in piena gioia e se si potessero
provare tutti i sentimenti senza alcuna remora, manifestando se stessi nel
linguaggio, nei gesti e nelle modalità che ci appartengono meglio.
Pensa se qualcuno iniziasse davvero a comprendere che l’amore porta amore, che
nulla toglie, ma solo arricchisce; che provare un sentimento così profondo per più
d’un’anima non implichi un out out oppure una distruzione di qualcosa.
Pensa ad un mondo nel quale poter “essere” senza condizioni o maschere, senza la
recita di una parte che per altro non abbiamo scelto, ma che ci hanno affidato,
copione alla mano, aspettandosi da noi la migliore delle interpretazioni.
Pensa all’accettazione di qualsiasi stato d’animo, pensa all’astensione dal giudizio,
all’annullamento dei moniti minacciosi, dei subdoli ricatti morali.

leone-agnello
Pensa all’assenza di gelosia, a tornare bambini e poter scegliere sempre con chi
giocare, rinnovando ogni giorno l’invito, come quei piccoli cavalieri sanno fare.
Pensa se l’unico tradimento o l’unica fedeltà da rispettare fosse solo quella verso se
stessi.
Pensa a quante risate!
Pensa se si potessero esprimere tutte le fantasie, quelle d’amore e pure le
mostruose, accogliendole come parti del duale che abita in noi, semplicemente.
Pensa se ci potessimo augurare gli uni gli altri:” Fai tutto ciò che ti rende felice,
anche se questo non implica che io ne sia protagonista, per me sarà pura estasi”.
Pensa a quanta gioia, a quanta arte vivremmo, pensa quanta ispirazione.
Immagina che ci fosse qualcuno così pazzo da poterlo volere questo mondo.
Pensa a questo tizio, come uno che tale messaggio lo voglia estendere.
Pensa all’impegno, alla fatica o all’incomprensione alla quale andrebbe incontro.
Ora guardami, sono qua.
Imperterrita ed ostinata a credere all’utopia.

Daniela Curnis 2016

utopia

2 Commenti su Pensa ad un mondo ideale

  1. Scriverò probabilmente di getto senza molto ragionare ma forse per questo senza grandi infingimenti.
    Come ti ho detto, cara amica, così mi sembra la maniera più adatta di rivolgermi a te questa sera, ho preso un bicchiere da meditazione ed ho aperto un bianco. Mi piace il vino. Mi piace aprirlo,annusarlo,guardarlo di traverso attraverso il cristallo del bicchiere mio. Mi piace aprirlo perché mi sembra di liberare un’anima costretta in uno spazio non suo. Angusto. Uno spazio compresso,modellato, fatto per esprimere il meglio dell’anima sua secondo il prisma deformante del gusto mio. Mi piace giocare a guardarlo attraverso il
    bicchiere per cercare di scovare dove sta la cosa che a me piace così tanto in lui. Il mio gioco però si conclude sempre portando alla bocca il bicchiere. Solo così riesco a scoprirne il segreto. Il suo tesoro non lo vedo, sta nascosto dentro.
    Il vino che ho aperto è un bianco del Trentino. Sono andato con due amici a trovare il produttore, abbiamo chiacchierato con lui, ci ha raccontato di credere nella natura, nella sua complessa semplicità e nel credere di poter lasciar fare parte del lavoro alla natura stessa. E’ un bianco misterioso. E’ difficile, complesso, dal colore indecifrabile. Lo chiamerei color di lontananza. Rimanda a qualcosa che esiste ma di non capito, di non percepito con i sensi.

    Questa serata avrebbe dovuto essere dedicata al lavoro. Solo in casa, mente sgombra dai pensieri e giù a portarmi avanti nelle cose in cui mi dicono essere capace. E invece no. La vita è così, non la conduciamo noi con la razionalità e la millenaria cultura che inconsapevolmente ci portiamo dietro. Basta una parola,
    un’emozione provata, la parola di un’amica per far crollare in un istante il castello di certezze in cui pensavamo di poterci crogiolare.

    Aspetta, prima devo concludere il volo di Pindaro attorno al vino. Bacco mi regala,oltre al piacere sensuale, un leggero stordimento che mi consente di togliermi le molte maschere che mi porto addosso e di non pensare continuamente al fatto che quello che scrivo e dico è banale e poco interessante. Questa leggera estasi non è una fuga è un lasciar riemergere chi sono davvero. O almeno così a me sembra.

    Ho letto la tua lettera cara amica. L’ho riletta e poi letta nuovamente. Credo che a volte ci sono momenti,istanti in cui possiamo vedere chiaramente dei collegamenti, delle affinità, delle sensibilità che nello sciatto trambusto della vita quotidiana non riusciamo ad afferrare. Credo di averti capito, credo di sentire il tuo stesso sentire. Non so se riuscirò ad esprimere quel che voglio dire ma ci proverò al meglio che posso. Dicevo prima di averti letto più volte. Il motivo è stato quello di cercare di lasciarmi suggestionare dal significato delle tue parole. Ne è scaturito un sogno confuso e umido, intriso di immagini e rimandi ad
    altre immagini e situazioni. Innanzitutto l’immagine della maschera che hai evocato e di tutte le sovrastrutture sociali e culturali che ci costringono a fingere di essere ciò che ci hanno insegnato ad essere e ci impediscono di esprimere ciò che veramente siamo. Voglio partire da questa considerazione che mi è scaturita leggendoti. Io non ho molta fede, anzi direi ahimè che ne ho molto poca. E qui la prima riflessione.

    Molto e molto poca. Non ci avevo mai badato. Per noi sono due concetti semplici, evidenti, ma con “molto poca” noi diciamo un’assurdità secondo la logica della non contraddizione. Credo sia stato Aristotele ad enunciare questo principio fondante per la nostra cultura. “Molto poca” contiene il tutto ed il niente.

    Contemporaneamente. Eppure per noi è normale. Strano no? Ecco allora che comincio a capire ancor meglio quello che mi dici. Non c’è contraddizione, non c’è sottrazione di bene nell’amare una donna,un uomo, due uomini contemporaneamente etc. Senza le maschere e le leggi di ordine superiore torniamo a parlare semplicemente di amore. L’ho presa un po’ alla larga ammetto ma voglio cercare di esprimere tutto quello che mi ha suscitato la tua lettera. Dicevo prima che non ho molta fede ma in ossequio ad una delle molte maschere che, con leggerezza per ora, porto cerco di frequentare la Messa quando posso.

    Nemmeno a farlo apposta la scorsa Domenica il Vangelo, parlando del regno dei cieli, diceva così :
    Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
    la pantera si sdraierà accanto al capretto;
    il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
    e un fanciullo li guiderà.

    La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
    si sdraieranno insieme i loro piccoli.
    Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
    Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
    il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
    Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
    in tutto il mio santo monte,
    perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare.

    Per chi ha fede questo si è tradotto, secondo la spiegazione del sacerdote, nella chiara immagine che nel regno dei cieli tutte le creature saranno liberate dei codici che li hanno guidati in Terra ed agiranno solamente secondo la loro vera ed originale natura. Quindi al momento direi Daniela – Benpensanti 1-0.

    Seconda Riflessione :

    Pensa ad un mondo nel quale poter “essere” senza condizioni o maschere, senza la
    recita di una parte che per altro non abbiamo scelto, ma che ci hanno affidato,
    copione alla mano, aspettandosi da noi la migliore delle interpretazioni.

    Pensa all’accettazione di qualsiasi stato d’animo, pensa all’astensione dal giudizio,
    all’annullamento dei moniti minacciosi, dei subdoli ricatti morali.
    Pensa all’assenza di gelosia, a tornare bambini e poter scegliere sempre con chi
    giocare, rinnovando ogni giorno l’invito, come quei piccoli cavalieri sanno fare.

    Pensa se l’unico tradimento o l’unica fedeltà da rispettare fosse solo quella verso sestessi.

    Pensa a quante risate!

    Subito ho pensato a due libri :

    Il primo è un romanzo semisconosciuto degli anni 30(non sono per niente un’amante dei romanzi ma te lo
    presto volentieri se lo vuoi), si chiama Orizzonte Perduto.

    Tratta del leggendario monastero tibetano di Shangri-La. In questo monastero da tempo immemorabile si conduce una vita dedita allo studio delle arti, allo studio della filosofia e alla conduzione di una vita all’insegna della moderazione. La parola chiave del libro è moderazione. A Shangri-La i monaci possono, nel rispetto del principio i moderazione, godere dei piaceri della tavola, della cultura ed anche perché no della
    carne e delle passioni. Insieme alla moderazione l’altra regola è il divieto di giudicare. Seguendo queste linee guida i monaci possono vivere diverse centinaia d’anni esprimendo le loro primordiali inclinazioni.

    Il secondo libro che mi hai inconsapevolmente suggerito è “L’Antologia di Spoon River”.
    In questo libro, a parer mio meraviglioso, i defunti di un paesino (Spoon River appunto) raccontano (da
    morti) la loro vita, i loro rimpianti e i loro desideri nascosti.
    Ricordo in particolare uno di questi episodi. Il defunto in questione è sconsolato e disperato dal fatto che i
    suoi cari sulla sua tomba hanno fatto mettere un veliero con le vele raccolte attorno agli alberi. L’epitaffio fatto apporre dai familiari dice più o meno così : finalmente ora troverai riposo nel tuo meritato porto di tranquillità. Il morto si dispera per non essere mai stato capito. Lui, in vita, avrebbe voluto spiegare le vele e uscire in mare aperto a combattere contro i marosi ed invece per codardia è sempre rimasto in rada al sicuro con le vele ammainate. La sua considerazione finale è tragica. Non sono mai stato capito da vivo ma
    neppure da porto potrò assecondare la mia vera natura.

    Allo scadere del primo tempo Daniela – Benpensanti 3-0.

    Infine una mia considerazione personale cara amica. La tua lettera è emozionante perché vera. Il germoglio non è geloso perché vede sua madre, la pianta, piena di altri mille germogli. Una madre con 3 figli non ama meno i propri figli di una che ne ha uno solo. L’amore non è per definizione tra maschio e femmina.

    L’amore è amore. L’amore non ha regole e definizioni. L’amore è. Le fantasie e le passioni non sono ragionate e razionali. Sono l’espressione di ciò che siamo. E ciò che siamo in quel momento. Io non sono uguale a quello che ero io 10 anni fa e non sarò uguale nell’aspetto e nei pensieri a quello che sarò tra 10 anni ancora. Il voler sottomettere tutto a riti, consuetudini e tradizioni vuol dire, a mio parere, dipingere tutto e tutti di un color verde marino compatto e diffuso. Basta però un pazzo che illumina da vicino il desolante panorama per tornare a vedere colori brillanti e immagini vere.

  2. Dunque.
    Credo che John Lennon potrebbe imparare molto dalla tua riflessione, riscrivendo imagine ed ampliandola.
    I tuoi spunti ahimè, ad oggi, risultano purtroppo più relativi ad un modo distopico che utopico. Perché l’utopia di un mondo siffatto è stata sostituita dalla distopia della vacuità, della superficialità e della condanna al etichetta. Per forza e per sempre.
    Gran donna. Gran donna davvero. Cervello ed anima. Da tenere in una teca ad imperitura contemplazione.

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