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Papa Francesco 80 – Buon compleanno Bergoglio!

Sono ottanta, Papa Francesco. E per una cifra tonda così tonda ci vuole un regalo speciale. O almeno delle intenzioni buone, in modo che questa ricorrenza possa essere vissuta co la pace e la tranquillità da lui sempre chieste nelle sue omelie e nei suoi Angelus domenicali. Il Papa “che viene da una terra lontana”, da quel Sudamerica e da quel paese patria di tango e campionissimi del calcio. Ecco, dal sito www.papafrancesco.net alcune tra le sue massime.

tratto da: http://www.frasicelebri.net/autori/papa_francesco/

Non cediamo al pessimismo a quell’’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno.
Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio.
Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
Buona domenica e buon pranzo!
Una volta venne da me una signora anziana, molto umile, le dissi: “nonna – da noi le signore anziane si chiamano cosi – nonna, vuole confessarsi?” “Si, mi rispose lei.” Le chiesi: “Lei è convinta del perdono del Signore?” e lei: ” Sono certa, perchè Dio perdona tutto.” Allora le chiesi: “Come fa a essere cosi sicura?” e lei: “Se Dio non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe.”
Non dobbiamo avere paura della bontà e neanche della tenerezza.
Il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore.
Per favore, siate custodi della creazione, dell’altro, dell’ambiente.
Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma: Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo.
Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore.
Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.
Fratelli e sorelle, buongiorno. Dopo il primo incontro di mercoledì scorso oggi posso rivolgere di nuovo mio saluto a tutti e sono felice di farlo di domenica, il giorno del Signore è bello per i cristiani parlarci e salutarci di domenica e oggi lo facciamo in una piazza che grazie ai media ha le dimensioni del mondo.
Non devo scandalizzarmi, perché la Chiesa è mia madre: devo guardare ai peccati e alle mancanze come guarderei ai peccati e alle mancanze di mia mamma. E quando io mi ricordo di lei, mi ricordo innanzitutto di tante cose belle e buone che ha compiuto, non tanto delle mancanze o dei suoi difetti. Una madre si difende con il cuore pieno d’amore, prima che con la parole. Mi chiedo se nel cuore di molti che entrano in questa dinamica degli scandali ci sia l’amore per la Chiesa.
I cardinali non sono gli agenti di una ONG, ma sono servitori del Signore, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, che è Colui che fa la vera differenza tra i carismi, e che allo stesso tempo nella Chiesa li conduce all’unità. Il cardinale deve entrare nella dinamica della differenza dei carismi e allo stesso tempo guardare all’unità.
Il nostro cuore si edifica sulla memoria di quegli uomini e quelle donne che ci hanno fatto avvicinare a sorgenti di vita e di speranza a cui potranno attingere anche quelli che ci seguiranno. È la memoria dell’eredità ricevuta che dobbiamo, a nostra volta, trasmettere ai nostri figli.
Se c’è un prete pedofilo è perchè porta in sè la perversione prima di essere ordinato. E sopprimere il celibato non curerebbe tale perversione. O la si ha o non la si ha.
Così, per grazia, si può perseverare nel cammino, fino alla fine: l’uomo-bambino si abbandona fra le braccia di Gesù mentre chiede che passi questo calice, e viene preso e portato in braccio, con le mani giunte e gli occhi aperti. Lasciandosi sorprendere ancora una volta, per il dono più grande.
Vorrei che tutti noi, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.
Ancora una volta si vuole limitare o eliminare il valore supremo della vita e ignorare i diritti dei bimbi a nascere. L’aborto non è mai una soluzione. Quando si parla di una madre incinta, parliamo di due vite: entrambe devono essere preservate e rispettate perché la vita è un valore assoluto.
La vecchiaia è la sede della sapienza della vita.
Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco: come Francesco da Assisi, uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato.
Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Benedetto XVI in questi anni di pontificato ha rinvigorito la Chiesa col suo magistero, la sua umiltà e la sua mitezza. Il ministero petrino ha avuto in lui interprete sapiente e umile. A lui è destinata una imperitura e affettuosa riconoscenza. Benedetto XVI ha acceso nei nostri cuori una fiamma che continuerà ad ardere.
Non cediamo al pessimismo. Non passiamo a quella amarezza che il diavolo ci porge ogni giorno.
Se la Chiesa segue il suo Signore, esce da sé stessa, con coraggio e misericordia: non rimane chiusa nella propria autoreferenzialità.
I sacramenti sono per la vita degli uomini e delle donne così come sono.
Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo… Ma siamo qui.
Guardare la nostra gente non per come dovrebbe essere ma per com’è e vedere cosa è necessario.
In un mondo che non riusciamo a interessare con le parole che noi diciamo, solo la Sua presenza che ci ama e che ci salva può interessare. Il fervore apostolico si rinnova perché testimoni di Colui che ci ha amato per primo.
Come indurisce il cuore la coscienza isolata!
Le nostre certezze possono diventare un muro, un carcere che imprigiona lo Spirito Santo.
Il coraggio apostolico è seminare. Seminare la Parola. Renderla a quel lui e a quella lei per i quali è data. Dare loro la bellezza del Vangelo, lo stupore dell’incontro con Gesù… e lasciare che sia lo Spirito Santo a fare il resto.
Uscire da sé stessi è uscire anche dal recinto dell’orto dei propri convincimenti considerati inamovibili se questi rischiano di diventare un ostacolo, se chiudono l’orizzonte che è di Dio.
I preti clericalizzano i laici e i laici ci pregano di essere clericalizzati.
Il restare, il rimanere fedeli implica un’uscita. Proprio se si rimane nel Signore si esce da sé stessi. Paradossalmente proprio perché si rimane, proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli, come i tradizionalisti o i fondamentalisti, alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita.
Solo lo Spirito può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione.
Colui che isola la sua coscienza dal cammino del popolo di Dio non conosce l’allegria dello Spirito Santo che sostiene la speranza.
I sacramenti sono gesti del Signore. Non sono prestazioni o territori di conquista di preti o vescovi.
Nella Chiesa l’armonia la fa lo Spirito Santo.
A volte le lacrime sono gli occhiali per vedere Gesù.
«Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!»

Alcune delle sue massime e delle sue citazioni sono state riportate da questo sito, ma sicuramente tanto avrà ancora detto e fatto, in questi ormai quattro anni di pontificato. Un pastore semplice ed umile, che nel marzo 2013, dopo la rinuncia di papa benedetto XVI prese le redini di una Chiesa in difficoltà, visti gli scandali e le nefandezze che uscivano ogni giorno, e che ha cercato, usando ordine e disciplina, di sistemare. Non è cosa facile nè indolore, ma siamo certi che Francesco saprà gestire ed amministrare al meglio la situazione, anche per tutto il tempo che gli resterà da governare. E allora auguri Santo Padre. Ottant’anni, ma possono essere anche di meno, se lo spirito e la volontà che hai sempre messo in tutto sapranno sostenerti ancora per altri anni a venire. Tocca alla Chiesa che tu rappresenti cercare di tracciare e seguire una via che porti sempre al bene, e non alle tentazioni. Aiutato dal Padre, dai fedeli, ma soprattutto dalla tua incredibile voglia di fare.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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