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Osterie di ieri e di oggi – Trattoria il Cacciatore – S’Antonio Abbandonato

Inizia oggi un lunghissimo viaggio tra le osterie ed i bar del territorio val brembillese, da sempre luogo di ritrovo, ristoro e divertimento della comunità. Il paziente e certosino lavoro effettuato dal Gruppo Sentieri Amici della Storia gentilmente concesso a VBTV. Per i prossimi giorni, faremo un viaggio tra locande e taverne di tempo fa, ma anche ba e ristoranti aperti tuttora. Iniziamo da Sant’Antonio Abbandonato, con la mitica Trattoria del Cacciatore. Testi e foto fornitaci da Canal, nostro collaboratore che ringraziamo calorosamente.

 

L’osteria del Cacciatore a Sant’Antonio ha una lunga e interessante storia.

Prima degli anni ’60 la signora Orsola (“Ursola”) subentrò alla mamma Bitinì nella gestione dell’attività che comprendeva in un unico e angusto locale un’osteria, una privativa, una bottega di generi vari e una farmacia, proprio di fianco all’osteria del Sonzogni “Pencia” Vi trovavano miracolosamente posto frutta, verdura, biscotti, caramelle, materiale scolastico, sigarette, tabacco, vino, aspirine, citrati, magnesia: un prototipo di supermercato…

Il magazzino , o comunque ciò che non riusciva a trovare posto in bottega, stava negli spazi attorno al letto dove lei dormiva.

Se si considera che ai tempi Sant’Antonio era collegato al resto della vallata solo tramite mulattiere è difficile immaginarsi come questa signora riuscisse a rifornire sempre la sua bottega e inoltre risulta ben chiaro la grande e preziosa funzione svolta da questa attività in una frazione tanto isolata.

Quando i lavori in campagna non le lasciavano il tempo di cucinare, Orsola chiamava in aiuto la ragazzina che abitava di fianco (Maria), la quale si occupava personalmente della preparazione del pasto per i maestri della scuola elementare.

Le specialità della Orsola erano i “Caronsei” e come antipasto i funghi sott’olio di ogni specie, che andava personalmente a raccogliere, insieme alle cipolline sott’aceto.

Nel 1972 poi, quando Orsola decise di andare in pensione rilevò la sua attività la signora Pina.

Nonostante l’esigua popolazione di Sant’Antonio, la sua osteria era molto frequentata, specialmente nel fine settimana. Gli avventori però non erano solamente persone del posto ma venivano anche da Zogno, Brembilla, Cavaglia e Cerro .

 

Racconta Maria ,la figlia della signora Pina, che capitava anche che alcuni arrivassero il Venerdì sera all’osteria, qui bevevano e cantavano fino a notte fonda o anche oltre e poi, chi per stanchezza o per altre ragioni non riusciva a ritornare a casa si fermava all’osteria. Il giorno seguente arrivava di buon’ora il Romano “Murachet” a portare il pane con i suoi muli e Maria, quando apriva l’osteria vi trovava ancora addormentati i clienti della sera precedente. Il tempo si servire questi irriducibili frequentatori e poi Pina e le sue figlie si affrettavano a mettere il pane in sacchetti di carta che avrebbero poi consegnato alla gente del paese.

 

La domenica mattina, Maria si alzava , andava in osteria e vi trovava nuovamente le stesse persone di due sere prima; capitava addirittura che anche alzandosi il lunedì per andare a scuola trovasse ancora lì le stesse persone del venerdì sera, dei veri maratoneti di strabilianti sbronze che sfociavano spesso in litigi: ci se le dava di santa ragione fuori dall’osteria, per rientrare poi come non niente fosse successo.

Informazioni su diego80 (1946 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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