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Osterie e taverne di ieri e di oggi – Milesi, “Carimbèl”, Cavaglia

 

La famiglia Milesi, emigrata come tante altre in Francia, decise, tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta di costruirsi pian piano, con i pochi denari faticosamente accantonati all’estero, una casa a Cavaglia, vicino alla chiesa.

Inizialmente la affittarono in modo da racimolare qualche altro soldino per terminare la costruzione poi, verso la fine degli anni Trenta, la famiglia rientrò in Italia per stabilirsi definitivamente a Cavaglia.

La famiglia di Pierina e Giuseppe, come buona parte dei brembillesi, non conduceva certo una vita agiata ma con una mucca, un maiale, qualche gallina e ciò che l’orto gli dava riusciva ad andare dignitosamente avanti.

Per poter completare i lavori di costruzione della casa, i Milesi decisero anche di provare a trasformare la cucina e la stanza a essa attigua in una osteria.

L’esperimento ebbe subito un buon successo. L’arredamento non era certo di lusso ma la cordialità, il vino buono e la stufa nel mezzo della sala che riscaldava le fredde sere d’inverno faceva dell’Osteria Milesi (poi conosciuta come Osteria del Carimbel ) un punto di riferimento per tutta la frazione di Cavaglia e non solo.

Infatti spesso passavano per la bellissima contrada mercanti di animali (per lo più mucche), di stoffa e altre mercanzie che trovavano dal Carimbel un posto dove poter mangiare, bere un bicchiere di vino e un alloggio per passare la notte.

In verità l’osteria non disponeva di camere extra-lusso, con servizio in camera e biancheria profumata, però era sempre disponibile un caldo giaciglio nella stalla.

Inoltre, durante i giorni di festa, squadre di giovani e meno giovani salivano a Cavaglia da tutta Brembilla per stare in compagnia, giocando a carte, a morra, bevendo vino e fumando velenosissime sigarette senza filtro.

La signora Pierina preparava per i suoi clienti poveri ma gustosissimi piatti della tradizione locale: casoncelli, galline ripiene, qualche salume e a fine pasto un bel caffè “col pignatì”.

I clienti erano talmente entusiasti della cucina della signora Pierina che spesso a tarda ora (anche ben oltre mezzanotte ) dopo aver lautamente mangiato e bevuto chiedevano a Pierina di preparare ancora della polenta con i cotechini.

Le bevande che venivano offerte ai clienti venivano portate a Cavaglia a spalle direttamente dalla signora Pierina e dai suoi familiari.

Infatti, vista la mancanza di strade carrozzabili, era impossibile per i corrieri arrivare fin lassù. Allora i “Carimbei” scendevano al consorzio in paese con lo zaino vuoto e facevano ritorno a casa con un po’ di spesa e magari una piccola damigiana di vino legata sulla schiena o con qualche bottiglia di Vermouth, di grappa, di rabarbaro o di vin santo.

A volte alla piccola Dina (la figlia della signora Pierina) toccava l’ingrato compito, quando “il carburante” scarseggiava, di partire di corsa da Cavaglia e scendere a Brembilla per acquistare da bere e poi ritornare in fretta con lo zaino pieno all’osteria.

L’osteria non aveva orari, infatti quando i clienti arrivavano dal Carimbel e iniziavano a giocare,a bere e a fumare perdevano il senso del tempo e così le ore passavano e passavano e la notte lasciava il posto all’alba e l’alba al tramonto e così si andava avanti anche per due o tre giorni.

La signora Pierina e la figlia Dina riposavano brevi mezz’ore aggrappate alle sedie in attesa che il cliente di turno tornasse a tuonare : “Dina, amò ù liter “ oppure :”Pierina, amò n’po’ de polenta “.

Di lì a qualche anno i figli maggiori di Pierina si sposarono e ciascuno andò per la sua strada e mise su la propria famiglia.

Rimase con lei il figlio minore, Luigi.

Luigi, un uomo buono, dall’aria gentile e un po’ malinconica, aveva da sempre avuto una grande passione per la musica e per la fisarmonica in particolare. Non aveva mai frequentato né scuole di musica né tanto meno lezioni private, aveva imparato i primi rudimenti sullo strumento semplicemente ascoltando la radio.

Aveva davvero una capacità innata di ascoltare e tradurre in musica ciò che sentiva, per esempio se a volte non conosceva un certo pezzo chiedeva a qualcuno di canticchiarlo e immediatamente trovava chissà dove l’armonia giusta per accompagnarlo.

Nei giorni di festa, e non solo, nei dintorni dell’osteria del Carimbel si sentivano dolci le note della sua fisarmonica e le voci, a volte belle e intonate a volte sguaiate, dei tanti avventori che andavano da Pierina e Luigi a bere.

Aveva sul viso i segni delle sue lunghe e tormentate battaglie e sconfitte con la vita, non era un chiacchierone, o quantomeno non dava immediata confidenza a chi non conosceva bene. Non era neppure però scontroso o musone, aveva piuttosto l’innata capacità di farti sentire a tuo agio anche senza parlarti. Davvero quando si andava da lui bastava un bicchiere di vino e la sua fisarmonica per chiudere, seppur temporaneamente, i problemi di tutti i giorni fuori dalla porta.

Condusse l’osteria insieme alla madre fino al 1990 , anno in cui la signora Pierina morì e poi proseguì da solo fino all’anno 2010, quando a fine agosto anche lui venne a mancare .

Anche quando rimase da solo non perse mai la passione per la fisarmonica. Quando Luigi inforcava il suo strumento non c’era da scherzare, per lui era una cosa seria. Quando lui suonava, se qualcuno voleva bere si doveva arrangiare oppure qualcuno dei clienti, suo amico, lo sostituiva nello sbrigare i doveri dell’oste mentre lui poteva così continuare con la sua fisa a divertire e consolare tutti i presenti.

 

credit by Oliviero Carminati.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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2 Commenti su Osterie e taverne di ieri e di oggi – Milesi, “Carimbèl”, Cavaglia

  1. oliviero carminati // 16 febbraio 2017 a 14:43 // Rispondi

    Sul “CARIMBEL” ci sarebbe da fare un film, magari proporlo al regista bergamasco Ermanno OLMI

  2. Davvero quando si andava da lui bastava un bicchiere di vino e la sua fisarmonica per chiudere, seppur temporaneamente, i problemi di tutti i giorni fuori dalla porta.
    Magari più d’un bicchiere…
    Mitico davvero.

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