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Osterie e taverne di ieri e di oggi: Osteria dei Luigiù – Cabonadino, Laxolo

La scritta sul muro VENDITA DI VINO BUONO nella contrada CABONADINO a LAXOLO, segnalava la presenza di una taverna, che in un registro del comune di Brembilla del 1830, conferma la presenza di un osteria condotta da un Moretti, poi verso la fine dell’800 la gestione passerà nelle Mani di LUIGI GERVASONI, (LUIGIU’) nato verso il 1840 e ANGELA MORETTI (PLIFITE), classe 1846, forse una discendente dei primi proprietari dell’osteria.

Chi scendeva da Berbenno per prendere il treno ai Ponti di Sedrina o viceversa vi faceva una sosta per rifocillarsi; qui si poteva sempre disnà con pane, salame o stracchino nostrani per chi aveva fretta, oppure sfamarsi con più calma con minestroni con verdura dell’orto, la buseca, minestra di latte, riso e zucca, polenta con coniglio, gallina ripiena bollita, il tutto accompagnato da vino abbondante. Si veniva accolti in due salette dal soffitto a volta (detto silter) e fornite di 4-5 tavoli, che, una volta liberati dalle stoviglie, si trasformavano per il gioco delle carte, morra e dama, passatempi a esclusivo beneficio degli uomini, così come il campo di bocce proprio davanti all’osteria.

Nel menu il maiale non poteva mancare, anche perché il “norcino” era della famiglia: si trattava del nipote ALESSANDRO che a detta di molti preparava dei prelibati e insuperabili salumi.

Altra attività che si svolgeva spesso in alcune osterie era la contrattazione nella compravendita degli animali e il ruolo del sensale lo assolveva quasi sempre il proprietario del locale che doveva a volte mediare trattative estenuanti e litigiose.

Alla domenica pomeriggio dopo la funzione religiosa detta duttrina qualche compagnia di giovanotti andava nell’osteria e si faceva cucinare la gallina ripiena, divorandola in un baleno.

Il parroco frequentava l’osteria ed era piuttosto un burlone, soprattutto quando giocava a carte che a volte nascondeva nella manica per poter vincere.

La Plifite serviva minestre di verdura e quella di latte e riso e zucca ma era conosciuta per Il suo elisir di lunga vita composto da bicchier di vino caffè e il miracoloso “BOFETÙ’”, un tipo di pane.

Per concludere non possiamo fare a meno di ricordare l’eccezionale figura dell’ostessa ANGELA MORETTI “PLIFITE”che morì nel 1949 all’età di 103 anni. Quando le chiesero quale fosse il suo elisir di lunga vita lei rispose: “Due uova sbattute, un quarto di vino e un bofetù (cioè una pagnotta) e arrivo a mezzogiorno senza accorgermi”.

 

Credit Oliviero Carminati

Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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