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Osterie e taverne di ieri e di oggi – Severo “Barba”, Catremerio

Incastonato tra le pendici del Pizzo Cerro e protetto dai venti, Catremerio è un incantevole borghetto di montagna che fino a una trentina di anni fa, quando non c’era il Rifugio dei Lupi, rappresentava la meta per una gita a piedi da Brembilla; infatti dopo le fatiche della salita, sulla mulattiera ci si poteva rifocillare all’osteria del leggendario Severino Pesenti meglio conosciuto come BARBA DE CATREMER.

Le origini della trattoria risalgono presumibilmente alla fine dell‘800 circa; finora ci risulta sconosciuto il nome del fondatore ma con molta probabilità era un PESENTI CIAPI’che a sua volta passò la gestione al figlio PIETRO coniugato con ELISABETTA PESENTI che si dimostrò all’altezza dell’incarico anche quando, rimasta vedova con figli piccoli, si risposò con BONAVENTURA PESENTI, fratello del primo marito. Furono loro ad aggiungere anche una piccola bottega di alimentari e una “privativa” (rivendita di monopoli dello Stato);così la dinastia dei CIAPI poté proseguire l’attività avviata dagli avi, interrotta solamente per un breve periodo a favore di BORTOLO SONZOGNI che per gravi motivi di salute della moglie lasciò il posto al cognato SEVERO PESENTI, il leggendario BARBA DE CATREMER, figlio di ELISABETTA e BONAVENTURA PESENTI.

Personaggio carismatico, eclettico, generoso e arguto, non solo si prodigò per la propria famiglia e il proprio mestiere ma fu punto di riferimento per la comunità di Catremerio: cercava di risolvere controversie tra gli abitanti, oppure fungeva da sensale tra allevatori, nel negoziare gli animali; inoltre coadiuvava il parroco nelle faccende ecclesiali.  Ovviamente erano l’osteria e la bottega che lo impegnavano maggiormente… e poi chi non se lo ricorda giù e su per le mulattiere con i propri muli carichi di ogni genere di merce da distribuire nelle frazioni di Brembilla? Spesso andava dal medico per ritirare le ricette dei pazienti di Catremerio per poi prendere in farmacia i medicinali prescritti. che distribuiva con inappuntabile precisione.

Ma torniamo all’osteria, che restava sempre aperta e nella quale, nei giorni festivi, si poteva gustare la ruspante cucina della moglie DINA affiancata dalla cognata che si perfezionarono sotto i consigli del BEPO, un parente che faceva il cuoco in Piemonte.Le carni provenivano dai propri allevamenti, come pure i salumi, lo stracchino era frutto delle loro mani, le verdure di stagione coltivate nel vicino orto e per finire, grappa nostrana. Non mancavano poi gli svaghi per smaltire: si poteva scegliere tra le gare di bocce nel sottostante campo, il gioco della morra o una più tranquilla partita a carte; ciliegina sulla torta, l’allegra e trascinante musica della fisarmonica di qualche occasionale suonatore.

I pranzi per matrimoni, battesimi, comunioni e cresime erano cerimonie per le quali si sfoggiava un elegante servizio ai tavoli, assolto da cameriere della frazione.

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Di storie bizzarre da raccontare ce ne sarebbero a bizzeffe: i giocatori di morra che  tenevano puntati i coltelli sotto il tavolo, come monito a non barare, o un cliente che in inverno uscì dopo mezzanotte ubriaco per tornare a casa,ma cadde poco lontano dall’osteria e passò la notte nella neve; furono il SEVERO con il figlio BEPINO a trovarlo la mattina presto mezzo assiderato;  lo portarono a casa sua,  al Cerro; ma questi si ripresentò dal BARBA poco prima di mezzogiorno tutto sommato sobrio e vispo.

Se l’amico dell’uomo più fedele per antonomasia è il cane, per il Barba de Catremer si può dire che fossero i muli, da cui ottenne grandi soddisfazioni: il 27 aprile del 1955, infatti, fu a dorso di uno dei suoi muli che monsignor Giuseppe Piazzi giunse a Catremerio per una visita pastorale e, negli anni Settanta fu la fidata mula Mora che lo salvo da una morte certa. Infatti si era ferito gravemente al braccio con una motosega e sarebbe morto dissanguato se l’animale non fosse riuscito a portarlo in paese, a Brembilla, per le cure mediche.

 

Nel 1962, in pieno boom economico, arriva l’energia elettrica, subito dopo la televisione, che anticipa il telefono; quest’ultimo avvenimento scatena polemiche perché la linea all’inizio proveniva da Brembilla, poi venne quasi subito tagliata, per poi essere riallacciata da Zogno; infine il totale isolamento si conclude con il collegamento stradale prima da Zogno a metà degli anni ’70 e nel 1982 da Brembilla, mandando in “pensione” buona parte dei muli del BARBA affidando la conduzione dei “superstiti” al figlio BEPINO che li utilizzerà per trasportare la merce per il rifugio dei LUPI di Brembilla. Infine arriverà la chiusura prima dell’osteria, poi della bottega, per buona parte causata dall’eccessiva burocrazia fiscale che sarà letale per un piccolo esercizio commerciale di montagna, non considerando la sua funzione sociale per comunità isolate e spesso abitate da persone anziane.

 

Credit by Oliviero Carminati

Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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3 Commenti su Osterie e taverne di ieri e di oggi – Severo “Barba”, Catremerio

  1. Ma dai ma che storia! Non sapevo che ci fosse stata una bottega lassù!

  2. Ma dove era esattamente?

    • Ciao Elena, allora… Quando sei sul sagrato della chiesa di Catremerio se giri a destra e ti incammini sul selciato fai 30-40 metri ti trovi di fronte all’osteria del Barba de Catremer. Se non mi sbaglio se chiedi alla signora c’è ancora la vecchia bottega col mobile e gli armadietti dell’epoca. Un vero viaggio nel passato…

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