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Osterie e taverne di ieri e di oggi – Trattoria “Il cacciatore”, Cerro Foppa

Dato che la caccia è una tra le più radicate e ardenti passioni degli uomini delle nostre contrade, era più che doveroso e ovvio dedicare una osteria al CACCIATORE: infatti, nel locale del Cerro , oltre a svagarsi bevendo qualche calice di vino, si commentava anche il resoconto della giornata di caccia, con racconti a volte conditi con episodi fasulli tanto per esaltare un magro bottino, o provocare l’invidia degli altri cacciatori.

Fu l’intraprendente Giuseppe PESENTI che, a pochi mesi dall’ordinazione sacerdotale (da allora fu soprannominato OL PRET) interruppe gli studi e agli inizi degli anni Sessanta aprì l’osteria. Grazie alla buona istruzione ricevuta in Seminario divenne anche consigliere comunale, portando le esigenze della frazione in municipio.

L’osteria era aperta principalmente il sabato e la domenica, ma se qualche viandante passava dal Cerro diretto verso Catremerio in giorni feriali trovava sempre aperta la porta per ristorarsi oppure, come capitava agli operai del BOINA che si fermavano a mangiare durante i lavori della messa in posa della linea elettrica, a volte si intrattenevano a vedere il Giro d’Italia alla televisione.

Ciò che offriva la trattoria erano le pietanze tipiche: un po’ di selvaggina, la polenta con salame o stracchino, casoncelli, buseca, gallina ripiena, coniglio in salmì, verdura di stagione del proprio orto; famose erano le patate dei Puch meravigliosi terrazzamenti coltivati anche a mais e a vite; per quanto riguarda i divertimenti, il gioco delle carte era il più praticato insieme alla morra e alla dama, e non mancava la musica con la fisarmonica che trascinava gli avventori in appassionati cori.

L’osteria fu teatro di episodi alquanto spassosi come quando il nipote del PRET lottò nell’osteria per accaparrarsi un panino col salame che il CECO CARNERA aveva destinato al suo affamato cane; siccome l’Enrico aveva pure lui fame, si buttò sotto il tavolo per contendersi la prelibata pagnotta.  I due si guardarono negli occhi e questa volta fu il cane che rimase a bocca asciutta, mentre Enrico divorò compiaciuto il panino.

Altro divertente episodio fu quando un burlone si travestì da parroco e inscenò delle confessioni, che terminavano con fragorose risate, dei protagonisti e poi degli spettatori venuti a conoscenza dei contenuti delle confidenze; oppure quando il VERDI inghiottì un lumaca cruda intera.

Bizzarro era quando gli emigranti rientrando a casa dalla stagione lavorativa passavano a salutare in osteria:talvolta capitava che non venissero  riconosciuti avendo la barba incolta, mentre quando erano partiti da casa per emigrare erano ben rasati.

Un particolare interessante: nelle abitazioni delle contrade del Cerro si organizzavano a rotazione, di sabato e di domenica, gare di morra e di carte , accompagnate da vino e cibo a volontà.

Quì si chiude il racconto di Oliviero, senza poi sapere le sorti del bar ed il motivo della sua chiusura.

 

APPUNTI RACCOLTI IN ORDINE SPARSO

  • La festa durava anche tre giorni tra vino canti liti e giochi il papà dell’Enrico se la godeva per tre giorni nella Osteria della Santina a mangiare e giocare
  • La foto era dei primi anni ‘50
  • Inizio attività primi anni ’60 aperto quasi sempre era come si fosse a casa propria al sabato e domenica si giocava a carte, mora, che tradizionalmente si svolgeva a rotazione nelle altre contrade del cerro
  • I funerali di Papa Giovanni XXIII visti alle scuole di Casoncelli dal nonno e le figlie, il nonno gli mancavano pochi mesi per diventare Sacerdote, inoltre era consigliere comunale.
  • Primi anni ’70 la chiusura con qualche strascico litigioso tra parenti per eredità, si effettuò qualche saltuario apertura di domenica con la mamma di Enrico
  • Il maiale la faceva da padrone come cibo
  • Gli emigranti porto di mare partivano senza barba per l’estero e rientravano con una fluenta barba e i figli facevano fatica a riconoscerli poi qualcuno si travestiva da parroco e inscenava delle confessioni con gli altri amici e il tutto finiva con fragorose risate
  • Il Verdi mangiò una lumaca
  • Lo zio Battista appese i denti del Ciapì su una pianta
  • Un pietra murale aveva scolpito la data ma fu riutilizzata per costruire una scala
Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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