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Osterie e taverne di ieri e di oggi – Osteria alpina Tadia, Castignola

Più comunemente conosciuta come osteria del Tadia, in realtà questo locale fu aperto, verso la fine dell’Ottocento nella contrada di Castignola, da una donna. Si chiamava Taddea Tasca Fusilli ed era nata attorno alla metà dell’Ottocento e adottata ancora piccolissima da una famiglia Gervasoni di Sant’Antonio.

 

L’osteria venne chiamata Alpina in virtù della stupenda posizione di Sant’Antonio Abbandonato che offre un ampio panorama sulla pianura e sulle montagne bergamasche.

A quanto ci è stato raccontato, Taddea era dotata di carisma e fermezza nel bloccare le risse al loro nascere: infatti gestire un’osteria in una piccola comunità non era tanto facile in quei tempi, quando le donne spesso erano emarginate e sottomesse. Ma per favorire un buon rapporto con chi bazzicava l’osteria bastava avere del vino da versare nei calici e tutto filava liscio.

A età avanzata, Taddea passò la gestione alla figlia Palmina che, in accordo con il marito Andrea Pesenti, cedette nel 1949 mobilia e licenza al nipote Giovanni Pesenti detto “Tadia” nato nel 1902. Nella nuova casa trovò posto anche la nuova osteria e buona parte della sua gestione gravava sulle spalle della moglie Anna Gervasoni.

L’entusiasmo per la nuova sede munita di sette, otto tavoli e un banco, spinse Tadia a migliorare l’offerta delle pietanze da servire ai clienti: oltre alla buseca c’erano bolliti, casoncelli, pastasciutte, salumi fatti con la carne dei propri maiali dai norcini Michelù di Sussia e un Parmesà di Sant’Antonio. Non potevano mancare le galline ripiene e le uova e poi i conigli allevati nel cortile adiacente.

Come in tutte le osterie del tempo, i tavoli non servivano solo per mangiare, ma anche per giocare a carte e a morra.

Negli anni Cinquanta Tadia costruì anche un campo da bocce che era preso d’assalto da numerosi giocatori, specialmente nei giorni di festa; per dare un pizzico di allegria in più veniva chiamato a suonare la fisarmonica Martino Pesenti di Catremerio, che a detta di molti se la cavava egregiamente.

Negli anni Sessanta l’osteria funzionò anche come pensione e le tre camere da letto ospitavano gli operai che costruirono la linea elettrica.

Non mancarono anche in questo locale gli instancabili e irriducibili avventori che vi rimanevano ininterrottamente per tre o quattro giorni, quasi sempre svegli, grazie alla potenza del vino, che come tutte le bevande e gli altri alimenti veniva portato con i muli dal Murachet di Magnavacche.

Quando il “Tadia” morì nel 1979 prese in mano la gestione dell’osteria la nuora Andreina Pesenti, dimostrando buone capacità e passione per la cucina al punto che negli anni Ottanta fu costruita una taverna adiacente il campo di bocce, con l’arredamento costruito dall’estroso marito Giampietro.

L’osteria chiuderà nel 1996 con la morte di Andreina.

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Credit by Omar Gregis

Informazioni su diego80 (1946 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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