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Osterie e taverne di ieri e di oggi – Osteria della Santina, Cerro Foppa

Siamo nella metà degli anni ’20, quando Santina Carminati (classe 1903) si arrischia ad aprire una trattoria al Cerro Foppa, probabilmente per avere un discreto guadagno da aggiungere a quello esiguo dell’attività contadina.

Nelle tre stanze con circa una decina di tavoli, tutti i giorni trovavano ristoro viandanti che passavano da o per Catremerio e Sant’Antonio: oltre che con l’immancabile calice di vino (le damigiane arrivavano a spalla da Brembilla) o con pane, salame o stracchino, ci si poteva rifocillare con una scodella di minestra o di buseca. Nelle feste più importanti il menu era arricchito dalla gallina ripiena e polenta, mentre il caffè fatto con il pignatì si trovava sempre. L’unico strumento musicale che allietava i clienti era l’armonica a bocca, il cosiddetto urghinì.

La trattoria era frequentata esclusivamente da uomini e raramente le donne vi entravano, perché, secondo la morale cattolica di allora, era considerata un luogo peccaminoso; perciò si accontentavano di restare fuori dalla porta ad aspettare.

I passatempi più comuni erano il gioco delle carte, la mora e le bocce, fatte di legno e arrotondate con la roncola. Non esisteva un vero e proprio campo, ma si giocava sul risol davanti all’osteria.

Poco prima della Seconda guerra mondiale l’osteria chiuderà quasi completamente, tranne poche e rare occasioni.

Una curiosità: le contrade del Cerro potevano vantare di avere ben due norcini: Pietro Pesenti “Lombard” e Matteo Pesenti dei Testi.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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