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Osterie e taverne di ieri e di oggi: Sotto il Portico, gradinata Lupi – #1

Tra i locali aperti al pubblico di Brembilla, ha sempre avuto un ruolo di vitale importanza l’osteria comunemente chiamata “sotto il Portico” che nel corso degli anni ha cambiato diverse volte gestione e denominazione, situata in via Gradinata Lupi, una delle due gradinate che dal sagrato della chiesa porta alla confluenza per via Carminati, avviandoci alla strada per Laxolo. In questa prima parte, ci incentreremo sulle prime gestioni, fino a quella più duratura e redditizia: quella del “Saina”. Nel prossimo appuntamento chiuderemo con le gestioni degli anni ’90-Duemila, fino all’ultimo. ‘Baires Pub, gestione proseguita fino a metà gennaio 2017. Tra i nomi più gettonati, quello più noto è “La terrazza”, avendo il locale un ampio terrazzo che fungeva da bar esterno nelle giornate calde.

Ma ora spazio alla ricerca di Oliviero con le prime gestioni: Pino dell’Officina, Pesenti e appunto, Saina.

Pino dell’Officina

Alla fine degli anni ’30 il giovane GIUSEPPE (Pino) SALVI con la moglie CATERINA LOCATELLI, e con una buona dose di coraggio e intraprendenza, decidono di rilevare un’osteria che in precedenza era gestita dalla famiglia VALCESCHINI (proveniente da Cavaglia), ma di proprietà dei Rinaldi (Bernarde). In un periodo di economia stagnante, accompagnato da una forte emigrazione verso l’estero, di soldi ne giravano pochi; tuttavia grazie alla caparbietà e alla creatività dei proprietari il locale attirò sempre più clienti. Il fattore trainante era il pranzo di lavoro che veniva servito agli operai delle fabbriche.

La lista delle vivande in tavola comprendeva i piatti tipici di una cucina ruspante: gli immancabili casoncelli, il risotto, la gallina ripiena, il coniglio, la buseca, il minestrone, pane e salame, polenta e casöla, mentre tra le bevande, oltre al vino, c’erano il vermouth e il marsala che venivano forniti dalla ditta GHISALBERTI di Sedrina.

L’osteria si animava maggiormente nei giorni festivi, quando scendevano anche gli abitanti delle frazioni, in particolare dal Cerro e da Sant’Antonio e a dare più allegria e brio, oltre al vino, c’era la fisarmonica.

Nel periodo della Seconda guerra mondiale la tranquilla attività dell’osteria fu funestata dal tentativo delle truppe di occupazione di incendiare il locale perché si sospettava che fornisse da mangiare ai partigiani. La minaccia fu sventata quando mamma Caterina dimostrò che il marito Pino era prigioniero di guerra in Germania e così l’osteria passò dalla minaccia di un fuoco incendiario al fuoco più docile e produttivo dei fornelli della cucina. Nell’adiacente campo di bocce si ritornò a giocare rasserenanti, magari bevendo qualche bicchiere in più per festeggiare lo scampato pericolo.

Finita la guerra e tornato in patria papà Pino, la famiglia crebbe e, non bastando più il guadagno del locale, a malincuore si decise di cedere l’attività verso la fine del 1953.

Osteria del Portico di Pesenti Ignazio

Verso la fine del 1953 ANNA FORCELLA, moglie di IGNAZIO PESENTI, insieme alla figlia ROSANNA subentrò a GIUSEPPE SALVI (PINO DE L’OFFICINA) nella conduzione dell’osteria, mantenendo lo stesso tipo di servizio: nei giorni feriali apertura solo per il pranzo, dal momento che si presentavano soprattutto lavoratori, mentre nei giorni festivi, apertura per l’intera giornata; l’osteria era anche fornita di alcune camere dove qualche volta alloggiavano rappresentanti di commercio.

Il menu ricalcava i piatti tipici locali con qualche azzardo, come quando a un matrimonio fu servito un piatto con il finocchio, fino allora quasi sconosciuto, suscitando stupore e curiosità tra gli invitati.

Tra le bevande la parte del leone la faceva il vino, a cui seguivano spuma, gassosa, vermouth, marsala, birra,.tutti forniti da un unico distributore, Normanni di San Pellegrino, che consegnava con cadenze basate sui consueti consumi del locale.

Nella bella stagione, il punto di maggior attrazione era il campo di bocce, dove si alternavano incessantemente squadre di giocatori; come premio per la vittoria di una partita di solito c’era ol cales de i ovvero il “calice di vino” o un sanguis traduzione in dialetto del… sandwich.

Molte sono le storie da raccontare, avvenute nel locale e qui ci limitiamo a raccontarne una: nei primi anni ’60, durante uno sciopero alla ditta SCAGLIA, alcuni operai si fermarono nell’osteria e accompagnati dalla musica di un giradischi iniziarono a ballare. Della combriccola dei manifestanti faceva parte anche una giovane lavoratrice che ballava con grande allegria. A un certo punto si presenta il padre della ragazza e, furente, la trascina fuori dal locale malmenaldola pesantemente per l’innocente svago che si era presa.

Superfluo è poi accennare alle beghe abbastanza frequenti tra giocatori di carte o morra che raramente finivano con scazzottate.

La figlia ANNA MARIA raccontava che le tasse venivano calcolate o con sistema forfettario, o in base alla fatturazione della merce acquistata. Per pagarle e ci si rivolgeva al daziere, incaricato della riscossione e non era infrequente vedersi arrivare una lettera esattoriale per scaduto  pagamento, segno che il daziere non aveva fatto a pieno il proprio lavoro; un’altra normativa rigida era relativa alla tabella degli orari di apertura, da rispettare con scrupolo.

Dopo quasi nove anni la trattoria cesserà l’attività: fattore principale l’insufficiente guadagno, anche se non sono da escludere l’importanza e la necessità di accudire i figli piccoli.

Osteria del Portico – Saina

Situata nell’antica contrada della Scalinata, in origine si chiamava Osteria del Portico proprio perché per raggiungerla bisognava passare sotto a un ampio portico in pietra.

Nei circa vent’anni di apertura (tra il 1965 e primi anni ’80) Giuseppe Musitelli, detto Saina, la animò con il gioco delle bocce, organizzando dei gremiti e avvincenti tornei che a volte richiamavano giocatori provenienti da altre provincie lombarde. Le sfide avvenivano nel campo dell’osteria, fiancheggiato da una pergola di glicine che si concludeva con un berceau, un gradevole angolino sotto il quale c’erano sempre persone sedute a bere, o a vedere le partite.

Giuseppe “Saina” con due suoi avventori

L’apice del successo dell’osteria fu raggiunto quando si formò una nutrita e competitiva squadra di giocatori tesserati alla Federazione gioco bocce che partecipò anche a delle competizioni nazionali.

Giuseppe (Saina) poteva contare sulla collaborazione dell’arguta e brillante moglie Maria Carminati (Masera), sempre con la battuta pronta e pungente, e poi delle figlie Viviana, Bruna e Angioletta che, non appena l’età lo consentiva, si alternavano al servizio del bancone e dei giochi che offriva l’osteria. Oltre alle bocce, grande successo aveva anche il bigliardo, dove schiere di giovanotti si sfidavano sia a coppie sia singolarmente, così pure come il calciobalilla.

Mario FORCELLA al biliardo del bar del SAINA

Mario FORCELLA con amico al biliardo del SAINA

L’osteria aveva anche una cabina pubblica da cui si poteva telefonare.

Informazioni su diego80 (1908 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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