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La vita della terra non è solo questione di verdi o verde.

Il bene territorio, quanto vale lo sforzo di mantenerlo e conservarlo?

La domanda è banale in apparenza ma può determinare una sfilza di risposte non tanto sul “Si” o sul “No” ma sul  “Come e in che modo”  e quindi toccare una grande quantità di aspetti e tematiche.

Anzitutto a partire dal fatto che per territorio si intende l’ambiente che ci ospita

e in cui viviamo, non solo quello naturale e poco contaminato dalla presenza

dell’uomo, o come si dice appunto con termine tecnico: poco antropizzato, ma anche

quello molto antropizzato, oggetto di trasformazione,  in cui cioè l’uomo ha lasciato tracce evidenti e durature della sua presenza, per risiedervi, lavorarci o svolgervi tutte quelle attività ed occupazioni che fanno parte del suo vivere.

Il territorio presenta poi le sue varie componenti che non sono solo quelle strettamente relazionate alla terra, al suolo alle sue forme alla sua qualità, ma include anche le acque, che siano paludi, ruscelli, fiumi, laghi ecc.; include anche l’elemento aria o clima con i suoi aspetti meteorologici di precipitazioni, temperature, umidità, venti, l’esposizione al sole ecc.; include le specie e le presenze botaniche e della fauna e via dicendo un elenco lungo di cose che non si finirebbe mai.

Potremmo poi fare riferimento all’evoluzione storica di un territorio su lunga scala se riferita alla geologia o a scala più breve se riferita alla presenza dell’uomo alla sua secolare evoluzione civile e sociale.

Parlare di territorio è come parlare della vita, in quanto la vita materiale non può mai prescindere o slegarsi da esso, non si vive astrattamente fuori dallo spazio ma in un insieme continuo e collegato di luoghi e distanze, niente è più materiale e concreto dell’ambiente in cui si vive, ci si

Interroga talvolta sul senso del vivere senza rendersi conto che mancandoci l’esperienza dello spazio in cui siamo calati dalla nascita alla morte, forse sapremmo dare a questa domanda risposte diverse, forse nuove o forse ancora nessuna risposta.

Per cui tornando alla domanda di partenza si potrebbe rispondere che è da temerari se non da stupidi non avere a cuore la conservazione del territorio, partendo dalla dimensione personale e privata del giardino di casa fino a quella planetaria della Foresta Amazzonica tanto per fare degli esempi.

Peggio ancora sarebbe la stupidità e l’insensatezza di un atteggiamento basato sul fatto che, tanto la Natura sa rigenerarsi sempre anche nei riguardi dei cattivi comportamenti o delle negligenze umane riguardo l’ambiente, si spera che questa non sia mai la risposta alla domanda che ci si pone.

Esiste tuttavia una dialettica accesa sul grado di influenza dei comportamenti umani rispetto agli equilibri naturali, tra chi ne minimizza gli effetti e chi invece li ritiene sommamente responsabili di cambiamenti, calamità o catastrofi.

Valutando il fatto che la sensibilità ambientalista ed ecologista si è notevolmente diffusa e sviluppata negli ultimi decenni e sempre più lo sta facendo, che esistono leggi sempre più stringenti che trattano e regolano le tematiche ambientali; in Italia è vigente addirittura un Testo Unico di norme sull’ambiente che tratta in pratica ogni aspetto di impatto ambientale dell’attività umana, dalla terra all’acqua all’aria, ai rifiuti ecc. e che inoltre esistono accordi planetari sulla riduzione dell’inquinamento soprattutto per l’aria e i cosidetti mutamenti climatici, c’è da chiedersi se tutto questo sforzo ha un senso o addirittura se sia sufficiente allo scopo; ha senso imporsi standard rigidi in Europa o in occidente quando paesi emergenti fanno come gli è più comodo senza eccessivi scrupoli? Oppure ha senso che il mondo sviluppato avendo risorse da impiegare allo scopo pretenda che anche paesi che a stento cercano di uscire dalla povertà e darsi un tenore di vita dignitoso abbiano a sobbarcarsi oneri per loro eccessivamente pesanti riguardo la tutela ambientale?

Sono questioni che avranno sempre più rilevanza, delicate nel loro insieme e di grosso impatto politico nei rapporti internazionali al pari ormai di storici interessi quali petrolio ecc..

Questioni che possono scatenare conflitti per la spartizione di risorse come l’acqua, possono determinare migrazioni di popolazioni come di fatto avviene. Con il termine ormai inflazionato di “globalizzazione” si vuole indicare anche che ormai nessun fenomeno resta sconosciuto e nascosto, gli eccessi o i cattivi comportamenti riguardo l’ambiente di una comunità la più nascosta e remota vengono alla luce prima o poi e le conseguenze dirette o indirette le paga il mondo nella sua globalità.

E per favore non si dia sempre la colpa ai verdi di tutte le rotture di scatole che ci toccano e che richiedono qualche cambiamento di abitudine da parte di tutti, si le scatole i verdi le hanno rotte e ancora le rompono, ma questo dovrebbe importare poco rispetto alla consapevolezza che il mondo in cui si vive non è dei verdi ma di tutti.

(Pier59)

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