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Osterie e taverne di ieri di oggi: Osteria del Ponte (Jolanda), via Roma

La scelta del nome di un’osteria o di un’altra attività spesso era suggerita dalla vicinanza con un edificio o una struttura di uso pubblico (stazione, posta, pesa, ponte, mulino, forno ecc.), dunque non fu difficile per FRANCESCO CARMINATI dare il nome alla sua osteria, visto che si trovava adiacente al più importante ponte del paese, a pochi metri dal bivio per Laxolo..

L’intraprendente FRANCESCO, nato attorno al 1860, proveniva dalla contrada Rissuoli di Blello e all’inizio del ‘900 apre l’Osteria del Ponte con la moglie DOMENICA MUSITELLI di LERA. Tuttavia, poco dopo, per motivi ignoti, emigra negli Stati Uniti per ben tre volte in pochi anni, spingendosi fino in Messico e a Porto Rico. In un’occasione porta con sé tutta la famiglia, ma al porto di Genova non gli permettono di imbarcarsi, così è costretto a tornare a Brembilla.

Dato che il marito si trovava in America, il sostentamento della famiglia gravava sulle spalle della moglie che, oltre alla trattoria, gestiva anche una “privativa”, cioè una tabaccheria, nella quale si vendevano un po’ di cancelleria per la scuola e i giornali, che giungevano in treno fino ai Ponti e poi in pullman a Brembilla. La tabaccheria le era stata ceduta da un invalido di guerra di Azzano San Paolo, che aveva cessato la gestione per motivi di salute, e che riscosse un modesto affitto fino alla sua morte.

L’impegno maggiore era però l’osteria: sulla stufa c’erano sempre delle pentole fumanti, le “pignatte”, che spandevano vapori e odori invitanti come quello della polenta, della gallina bollita, del coniglio, del maiale e delle verdure dell’orto di famiglia; a volte capitava che si barattassero dei prodotti, per esempio un pezzo di carne in cambio della farina di un mulino in paese. Per la fornitura del vino e dei liquori, Francesco, provvisto di botti, si rivolgeva a dei produttori nel Pavese

Osteria del Ponte, Anni ’20

Questa intensa attività, fu bruscamente interrotto il 28 luglio del 1944 quando la casa fu incendiata da una rappresaglia dei fascisti per vendicare un attentato dinamitardo dei partigiani. La famiglia si trasferì in affitto in un appartamento di Lorenzo Pesenti, di fianco alla farmacia, mentre osteria, edicola e tabaccheria furono ospitate dai proprietari del forno vicino alla pesa pubblica, finche non furono ripristinati i locali originari.

Purtroppo, appena dopo la guerra, morirà prima Domenica, già avanti con gli anni, e poco tempo dopo il marito Francesco. L’attività fu portata avanti dalla figlia Jolanda, classe 1919,l’unica sopravvissuta di tre gemelle, che se la cavava egregiamente limitando il servizio dell’osteria alle bevande, ma riuscendo a mantenere l’affezionata clientela che apprezzava la sua ospitalità e cortesia. Era abbastanza frequente che qualcuno si sedesse a tavola per mangiarsi un frugale pasto portato da casa. Spesso scoppiavano discussioni sulle trattative per la compravendita di terreni e boschi o perché qualcuno era alticcio,e Jolanda dimostrava una efficace risolutezza per smorzare le tensioni.

Le persone di una certa età ricordano il suo caffè fatto con il pignatì e solo successivamente con la moka. A fornire vini e liquori all’inizio era la ditta Ghisalberti di Sedrina, poi il Gotti di Sotto Camorone. Memorabile era la fermezza di Jolanda nel respingere la richiesta dei minorenni che volevano acquistare giornaletti osceni nella sua edicola.

Il legame con la sua osteria era molto forte tanto che mantenne l’attività di vendita dei giornali fino a pochi anni dalla sua morte, avvenuta nel 2008.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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