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Osterie e taverne di ieri e di oggi: Ristorante Regina/ Trattoria ristorante Fino, via Libertà

Nel 1946 la signora Regina e il marito Antonio Locatelli acquistarono lo stabile dell’osteria dalla famiglia Gamba “Boral”, la quale si era trasferita in Francia per lavoro, probabilmente non soddisfatta dai guadagni della trattoria, che infatti era chiusa ormai da parecchi anni.

I Locatelli decisero di provare a riaprire quell’antica osteria benché sapessero che non avrebbero potuto sostentare la famiglia solamente con gli incassi derivanti dalla nuova attività: infatti si era nel primissimo dopoguerra e la gente di Brembilla era economicamente allo stremo e non aveva certo molto denaro da sperperare a bere o a divertirsi. Così, almeno inizialmente, quasi tutta la famiglia continuò a lavorare alla ditta Scaglia (tranne la mamma Regina e la figlia Maria) per garantirsi un reddito costante.

Nel fine settimana però l’osteria si animava di un gran numero di uomini che trascorrevano ore e ore a giocare alla morra. In palio non c’era denaro ma un’abbondante porzione di polenta e cotechino abbrustolito. Ogni tavolo, ogni panca, ogni piccolo ripiano era utilizzato come tavolo da gioco, il fumo di tabacco trinciato e di sigaro toscano saturava le piccole stanze del locale mentre la stufa in mezzo alla sala cuoceva fino a notte fonda un numero imprecisato di marmitte di polenta; sulla stessa stufa venivano abbrustoliti anche i cotechini addolcendo quindi l’acre odore di fumo che riempiva l’osteria.

Regina e la figlia Maria non avevano nemmeno il tempo di ripulire il paiolo quando una polenta era finita perché subito da un altro tavolo si alzava imponente l’ennesima richiesta: «Regina, amò ona polenta, sobet!» e le due donne, in quattro e quattr’otto, preparavano quanto richiesto.

Probabilmente gli animi e gli stomaci, provati dai lunghi periodi di guerra, volevano rifarsi del tempo perduto. Non era proprio facile saziarli per bene…

All’esterno dell’osteria c’era anche un bel campo da bocce che richiamava, oltre ai giocatori, nutriti gruppi di persone che si assiepavano ai bordi per godersi le epiche sfide.

Vicino al campo da bocce c’era una grossa pianta di tiglio al quale d’inverno veniva appeso il maiale con cui erano preparati cotechini, salami e ogni altro taglio di carne.

Allora più di adesso, di quel maiale non veniva buttato proprio nulla, ogni parte aveva la propria dignità e il proprio utilizzo. Addirittura anche la coda era molto ambita dai giovanotti che litigavano tra loro per averla.

Il fortunato che riusciva a conquistarla la regalava alla morosa o alla ragazza che più gli piaceva, come gesto scherzoso o come semplicissimo pegno d’amore.

Quando il “galleggiante” aveva ormai raggiunto una discreto livello cominciavano cori e canti improvvisati che le pur pesanti giornate di lavoro non riuscivano a fiaccare o interrompere. Fino a notte fonda si cantava, si giocava a carte, ci si sfidava alla morra e purtroppo si litigava e in alcuni casi cominciavano a volare bicchieri e cazzotti.

Maria intuiva quando i clienti avevano raggiunto un discreto livello alcolico, allora nello scendere in cantina per prendere dei nuovi bottiglioni di vino, si fermava accanto al rubinetto travasava un po’ di vino e colmava il bottiglione con dell’acqua.

In questo modo riusciva, non sempre, a riportare le anime nervose a più miti consigli ed evitare così litigi e bicchieri in frantumi.

La sera del sabato bisognava anche preparare la trippa perché era consolidata abitudine la domenica mattina, al rientro dalla prima messa (ore 5 del mattino), fermarsi dalla Regina a bere un bicchiere di Marsala o meglio ancora a mangiare una scodella di trippa, magari con l’aggiunta di un po’ di vino rosso per renderla più saporita, versione gradita anche dalle donne.

L’osteria ha lavorato con ottimi risultati fino a dopo la metà degli anni ’50.

Poi il marito di Regina si ammalò e per poterlo seguire e accudire i figli decisero di sospendere l’attività e lasciarla temporaneamente in gestione di Antonietto Carminati e di sua moglie Maria, i quali la mandarono avanti per circa tre o quattro anni.

Poco dopo il figlio della signora Regina, Serafino (“Fino”), con sua moglie Giacomina riaprì l’attività della madre fondando il ristorante “Fino”, condotto ancora oggi dai nipoti della fondatrice. Tra le particolarità del ristorante il fatto di avere solo menù per il pranzo nei giorni festivi: la cena viene organizzata solo su prenotazione.  Da qualche anno il bar svolge anche la funzione di bed and breakfast, con possibilità di pernottamento e colazione nelle camere del piano superiore.

 

Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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