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Abbiamo solo compiuto il nostro dovere di cittadini.Chi era Salvo Parigi.

«Non siamo eroi: abbiamo solo compiuto il nostro dovere di cittadini, difendendo i valori di libertà e uguaglianza su cui si dovrebbe fondare la società civile».

Ma che significava diventare un partigiano? «Entrare nella clandestinità – ha raccontato Parigi – significava cancellare la propria identità sotto tutti gli aspetti. Si doveva vivere isolati perché si rappresentava un pericolo per le persone che ci aiutavano: se li avessero scoperti, sarebbero stati giustiziati. E il merito della Resistenza è anche di queste persone che ci aiutavano». «Nonostante fosse un periodo duro e difficile, in cui ci si alzava al mattino non sapendo se la sera stessa si sarebbe stati ancora vivi – ha proseguito Parigi –, è forse stato il periodo della mia vita lontano da ogni angoscia e paura. Avevamo la spinta ad andare avanti per la libertà, per far sì che nel nostro Paese si sviluppasse un vivere civile per tutti i cittadini, basato su una cultura del rispetto e dei diritti». E alla domanda di uno studente, su come si dovrebbero porre oggi i giovani di fronte ai recenti movimenti xenofobi, Parigi ha risposto: «Dev’esserci una ribellione, che non significa violenza. È importante unirsi su diversi fronti e riconquistare i valori importanti. Noi siamo alla fine della vita e con le nostre testimonianze ci auguriamo di aiutare voi giovani a essere parte attiva della società»

Queste le parole del partigiano Salvo Parigi nel 2012 agli studenti dell’istituto Secco Suardo.

Uomo di cultura, è importante ricordare il suo impegno, dopo la Liberazione, come fondatore della rivista «La Cittadella», esperienza a cui tenne sempre moltissimo. Il quindicinale, fondato da un gruppo di giovani antifascisti attivi nella lotta partigiana e animati da un forte desiderio di rinnovamento politico e morale del Paese, esce con il primo numero il 20 febbraio 1946. Responsabile unico risulta, fin dal principio, Salvo Parigi che ne assume anche la piena direzione col numero 18 del 5 novembre 1946, firmando una rivista a cui collaborano intellettuali importanti e che ha diverse rubriche: politica (seguita dal direttore Salvo Parigi e Dino Moretti), economica (con Valerio Barnaba), scientifica (curata da Gianni Parigi e Vico Rossi), filosofica (redatta da Mario Tassoni e Giacomo Zanga), infine l’area letteraria di Giulio Questi e Gian Carlo Pozzi e artistica nonché cinematografica con a capo Corrado Terzi e Carlo Felice Venegoni. Così Franco Fortini recensisce favorevolmente la rivista individuando nei redattori dei «compagni nella lotta per una nuova cultura» («Il Politecnico», n.35 (gen./mar. 1947), p.93): «Esce in una delle nostre più codine città: a Bergamo. È fatto, questo quindicinale, da giovani – almeno così ci sembra dal tono. “Che la filosofia dia ai suoi l’odio e la persecuzione del mondo!” quest’augurio che abbiamo
letto in una delle sue pagine, può dare l’idea del colore di questo foglio. I nomi – dal responsabile Salvo Parigi, a Mario Tassoni, Dino Moretti, ecc. – contano relativamente poco; importa una vivacità appena repressa da una volontà moralistica, una combattività molto tesa, senz’esser mai rumorosa, agitata da impulsi differenti, che possono essere ora di carattere sociale e politico in una libera ricreazione di motivi del Partito d’Azione e del Socialismo e ora piuttosto di un accento morale e religioso di timbro protestante. Questo anzi ci sembra l’elemento più vero di questa rivista. È infatti un luogo comune affermare che la provincia è, in Italia, luogo di fermenti e di decisioni morali; ma qui, leggendo le pagine di questo foglio che certo si pubblica con difficoltà, e con sacrificio personale dei suoi redattori e collaboratori, possiamo valutare l’importanza di una “decisione” simile, in una città appunto, come Bergamo, nota per il suo conformismo cattolico».

«La Cittadella» conclude la sua vicenda nel 1948, con un doppio fascicolo, uscito il 15-30 aprile. L’impegno di Salvo non si ferma qui. È attivo dalla fine degli anni ‘50 nelle file del Partito Socialista Italiano, nel quale milita per tutta la sua vita politica e della cui Federazione bergamasca è stato anche segretario negli anni ‘60.
Tra il 1961 e il 1962 viene chiamato a Roma, in qualità di tecnico, come componente della Commissione Nazionale per la nazionalizzazione dell’Energia Elettrica. Impegnato nelle istituzioni, più volte consigliere comunale a Bergamo dal 1960, diventa Assessore ai Lavori Pubblici nella giunta di centrosinistra ClauserPezzotta dal 1964 al 1969. Nel frattempo è anche consigliere provinciale. Nel 1970 viene eletto consigliere regionale, e quindi Assessore regionale all’Ambiente e Urbanistica fino al 1975; a lui si deve la legge regionale che istituisce i parchi regionali (era legatissimo e orgoglioso di questa legge e del Parco dei Colli, istituito nel 1977).  Nel 1975 viene rieletto in Regione e diventa Capogruppo del PSI.

Ma il suo pensiero primario è per l’ANPI: instancabile è il suo lavoro – fatto anche di una presenza sempre costante, pure negli ultimi anni, quando l’età e le condizioni fisiche avrebbero suggerito il riposo – per la promozione e la trasmissione della memoria della Resistenza, delle partigiane e dei partigiani. Nel 1968, insieme ad altri esponenti della Resistenza bergamasca tra cui Mario Invernicci, fonda l’ISREC di Bergamo di cui, fino ad oggi, sarà componente del Consiglio Direttivo. Insieme a Giuseppe Brighenti “Brach”, Eugenio Bruni e altri dà vita al Comitato Bergamasco Antifascista per la difesa delle istituzioni democratiche di cui è vicepresidente vicario fino al 2016.

Fondamentale, infine, la sua determinazione e il suo lavoro per la realizzazione alla Malga Lunga, nel 2012, del Museo-rifugio della Resistenza bergamasca dedicato alla 53^Brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”, progetto al quale dedica gli ultimi sforzi come Presidente Provinciale dell’ANPI.

 

 

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