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Allons enfants de la patrie…!

“Stati Uniti d’Europa”  SUE, bella denominazione sarebbe vero? Oppure perché non “Repubblica Federale d’Europa” RFE, suona meglio? Farebbe più bella mostra che ne so, alle Olimpiadi? Stampigliata sulle carte geografiche a caratteri cubitali con la R. in Spagna la F. a cavallo tra Francia e Germania e la E. sopra la Polonia: R.F.E., oppure S.U.E., come U.S.A. come un tempo U.R.S.S..

Eggià URSS! chi se la ricorda più ormai questa sigla, vallo a spiegare a chi è nato negli anni 90 o più oltre che un tempo neanche tanto lontano ad est c’era l’U.R.S.S., la cortina di ferro, tanto di ferro che di la immaginavi tutto fosse fatto di ferro, perfino i soldati nelle loro rigide divise con le stelle rosse sembravano ammantati di ferro, freddo e crudo ferro, come solo quei climi da steppa subartica popolata di orsi sapevano evocare, per non parlare poi dei carri armati, dei fucili, dei cannoni, dei missili, come potevi immaginarle queste cose se non di ferro, estratto dalle miniere nella profonda Siberia, l’industria cosa poteva produrre di la se non ferro, industria pesante fatta di sterminate fabbriche con altoforni e ciminiere, fumo e carbone per fondere il ferro e l’acciaio, del resto il nome forte di “Stalin” cosa vuol dire se non acciaio appunto. Le informazioni da la passavano poche, laconiche e formali, tanto che sembravano filtrate da rigide maglie di ferro; immagini grigie  di politici imbacuccati in cappotti dal collo di pelliccia e colbacco, volti inespressivi quasi imbalsamati che muovevano il braccio in un saluto che pareva mosso da un filo invisibile ispirato da uno spirito burattinaio.

Di contro al di qua della “cortina di ferro” che ce ne fregava di tanto ferro, roba da ridere, mica saremmo stati matti, il mercato la libera concorrenza ci avevano fatto scoprire la plastica, produzioni a go go, materiale miracoloso leggero e duttile, magicamente ricavato dal petrolio, quanta fatica in meno, quanta comodità, quanta leggerezza, altro che freddo e sporco ferro, la plastica dei barattoli, dei sacchetti, degli elettrodomestici, dei veicoli, quante cose si fanno con la plastica, perfino sulla Luna sembrava ci fossimo andati grazie alla plastica, quando invece il mondo oltrecortina sembrava fermatosi a metà strada tra Terra e Luna, battaglia persa a causa dello zavorrante ferro che tanto lontano non permetteva di arrivare.

Chissà se per quelli di la dalla cortina di ferro noi fossimo stati quelli oltre la cortina di plastica, perché no, avrebbero potuto pensarlo dopotutto.

Chi se la ricorda più la cortina di ferro, chi fugge più a est per trovare ragazze invaghite per i  Jeans e i giovani cresciuti a plastica e Rock & Roll, o fugge più ad ovest per trovare libertà e Rock & Roll.

Anche di la della vecchia cortina non immagini più un mondo fatto di ferro, non sai più nemmeno immaginarlo a dire il vero, cosi come non si riesce più a vedere o immaginare il mondo al di qua della vecchia cortina, non più mondo di plastica se non quella “Eco” forse, la cortina si è diluita e trasformata in un mare liquido che si chiama Mediterraneo, tutta diversa da quella di ferro, tanto è fluida, blanda,  terribilmente e tragicamente ingannatrice come e se non più delle sirene di Ulisse.

Ma questa è un’altra storia.

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