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Robert Miles è morto, ma l’epoca era già morta da tempo.

All’alba di mercoledì 10 maggio arriva la notizia della scomparsa di Robert Miles, a soli 48 anni ad Ibiza, dj che era svizzero di nascita (nato a Freulier, canton Neuchatel, il 3 novembre 1969) ma italiano di bandiera. Roberto Concina, questo il suo nome di battesimo, era infatti nato da emigranti friulani ed in Friuli si stabilì da giovane, iniziando la sua carriera come pianista e facendosi chiamare Roberto Milani. Da dj però inizia a riscuotere successo con la hit mondiale Children, nel 1996, una hit di genere dance progressive mediterranea (chiamata “dream progressive”), che diventa l’icona di quel periodo, assieme ad altri successi come “Moon’s Waterfalls” si Roland Brandt , “My dimension” del dj Panda o “Metropolis” del Dj Dado. Uno stile musicale che mescolava una melodia eseguita al pianoforte con sonorità e ritmiche con basso in levare che segnò il biennio 1996-1997 con uno stile trance made in Italy che ci contraddistinse. Miles realizzò cinque album, e pubblicò altri successi come Fable (follow up di Children uscito anche in versione cantata)e One o One. La stessa Children ancora oggi viene ripresa e citata in diverse salse, senza però perdere il gusto della versione originale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Miles  ecco quì per saperne un po’ di più.

 

Il periodo di Miles e degli altri deejays ci fa tornare ad un momento straordinario per la dance nostrana: all’epoca avevamo uno stile tutto nostro, clonando il sound di un artista che aveva avuto successo (Gigi D’Agostino ne fu l’artefice principale) e pubblicando diversi singoli di successo, con vari producers italiani che realizzavano anche più singoli con pseudonomi o sotto a progetti diversi. C’era inventiva, anche se si tendeva sempre a riprendere canzoni già esistenti o ad inserirle in altri contesti, ma era tutto rigorosamente di nostra matrice. Allora imperversava la Bliss Corporated di Gabry Ponte e Roberto Molinaro, che diede vita a vari progetti come i Da Blitz o gli Eiffel 65, c’erano Molella, Fargetta, Giorgio Prezioso, Graziano Fanelli, Max Castrezzato,  lo stesso D’Agostino, Roby Santini, Graziano Pegoraro e Vanni Giorgilli, solo per fare alcuni nomi, che monopolizzavano la scena dance con le loro produzioni o derivate ma che facevano ballare sempre, grazie a pezzi che si assomigliavano come stile: un buon cantato spinto da un ritornello ed un giro melodico, tanto da meritarsi l’appellativo di “italodance”, canzoni che andavano bene sia in pista che in radio. Un genere che ebbe un periodo di flessione sul finire el 2002, poi gli Eiffel 65 “sanremesi” rilanciarono il genere nella primavera successiva grazie all’immissione di brani cantati con la lingua italiana. Nell’autunno del 2004 questo filone fu destinato però ad esaurirsi definitivamente, a causa della scelta dei dj nostrani di adattarsi al nuovo suono electro che stava avanzando, di cui fu promotore in Italia Benny Benassi. Le canzoni di questo tipo furono sempre più in minoranza e l”italodance andò scomparendo forse definitivmente a metà 2006 con gli ultimi vagiti. I grandi nomi, come Gabry Ponte, Dj Ross, Molella e Prezioso, si adattarono al sound che veniva proposto dai dj’s europei, ed i nuovi idoli delle piste diventarono i francesi Roger Sanchez, Bob Sinclar, David Guetta e Martin Solveig, i tedeschi R.i.o.,  i nostri Alex Gaudino, Nicola Fasano, Samuele Sartini, Sergio Mauri e Nari & Milani (oltre che all’astro nascente Cristian Marchi), le nuove leve Laurent Wolf, Ian Carey e il rap misto dance di Pitbull, la caraibic dance di Bob Sinclar, RIO, Fasano, Lanfranchi & Marchesini/Desaparecidos e solo la parentesi dell’electro tedesca di Klaas, Fragma, Michael Mind e Spencer & Hill del biennio 2008/2009 provarono a dare spinta al genere, assieme alle novità rumene Inna, Alexandra Stan e Edard Maya, che durarono col successo costante fino al 2011. Proprio in quell’anno, un dj svedese, Avicii, arrivò in estate con un nuovo brano: Levels,

che ebbe un successo strepitoso e che finalmente ridiede melodia ed energia a pezzi divenuti troppo house commerciali: nacque la swedish dance, una sorta di euro trance più commerciale, dal quale paladini come Alesso, Swedish House Mafia, Basto e Jasper Forks portarono per tutto il 2012 questo tipo di sound, che andò poi a miscelarsi con nuove sonorità progressive house, (sound che ricordò strutturalmente la vecchia italodance) sottogenere dell’Electronic Dance Music (EDM), dal quale si convertirono deejays già noti come Antoine, Mike Candys, Calvin Harris, Afrojack, lo stesso Guetta, Dirty South ed Eric Prydz e pure deejays di estrazione trance come Testo, Hardwell, Armin Van Buuren, e nuove leve come Martin Garrix (al debutto come nuovo paladino della big room, una sorta di tecno commerciale), Zedd, Tom Swoon provarono a ridare linfa ad un genere che rifiorì almeno fio al 2016, quando le produzioni di questo stampo hanno lasciato posto a nuove sonorità più lente, deep e future house, con i vari Kygo, Sigala e Duke Dumont, otre che al rilancio della tradizionale house music. Tra italiani come Gabry Ponte, Benny Benassi, Cristian Marchi e gli emergenti Lush & Simon spiccano nuove leve come Dino Brown, Andry J, Panico, dj Jump & Jenny Dee, Merk & Kremont,e Shorty, il made in Italy torna a farsi sentire, dopo l’effimero ritorno di Magic Box e Te oundlovers nel 2013. Lungi però dal rappresentare di nuovo quell’epoca avviata con Children, che ci faceva distringuere dagli altri, che ci faceva sembrare unici al mondo.

Informazioni su diego80 (1943 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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