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Il 30 maggio 1967 uscì “Cent’anni di solitudine”

Gabriel García Márquez

Cinquant’anni fa, il 30 maggio 1967, la Editorial Sudamericana di Buenos Aires pubblicò la prima edizione di Cent’anni di solitudine, il romanzo di Gabriel García Márquez che avrebbe cambiato la storia della letteratura del XX secolo, portando lo scrittore colombiano fino al riconoscimento del Premio Nobel, nel 1982. Le prime 8mila copie arrivarono nelle librerie pochi giorni dopo, il 5 giugno. Ci volle un anno perché la saga dei Buendia e del villaggio di Macondo uscisse in Italia per Feltrinelli, prezzo di copertina 3mila lire.

 

La Stampa recensì il libro il 29 agosto 1968 nella pagina “Cronache dei libri”, con un articolo intitolato “La convulsa realtà dell’America latina nel romanzo di uno scrittore colombiano”. «Cent’anni di solitudine intitola un suo denso romanzo lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez; ed è trasparente l’allusione ad un destino che, superando le vicende rappresentate (la storia della famiglia Buendia e, insieme, gli annali dell’immaginaria città di Macondo) tocca l’intero Sud America – scriveva Lorenzo Mondo-. Di qui il sapore di una lettura che, sigillata in un compatto e coerente tempo fantastico, consente tuttavia una fitta rete di scambi e corrispondenze con la più inquieta realtà contemporanea».

Innanzitutto è la storia della antica famiglia “centenaria” dei Buendía partendo da José Arcadio, fondatore del villaggio di Macondo, della moglie Úrsula Iguarán, di un eroe perdente, il colonnello Aureliano.
Ma è anche la storia di nascite prodigiose e “purezze inconcepibili” (ciò che accade a Remedios la Bella, amata dal Colonnello, dotata di capacità straordinarie come quella di levitare); delle scoperte scientifiche di José Arcadio desideroso di circumnavigare il globo da Macondo a Macondo; è la storia del villaggio-cittadina che in poche decine di anni arriverà alla dissoluzione.
Gli abitanti di Macondo cercano in ogni modo di riscattarsi dall’isolamento, di avere relazioni con il resto del mondo, l’altrove. Ma dall’universo che li circonda arrivano malattie, domini, sfruttamenti, sconvolgimenti e uomini e donne che nulla hanno a che vedere con gli abitanti locali e che stravolgeranno la storia della cittadina.
Di tutta la famiglia, una spiegazione verrà data solo ad Aureliano Babilonia, l’ultimo dei Buendía, che sarà in grado di decifrare le pergamene dello zingaro Melquíades nelle quali si trova, con cent’anni di anticipo, la fine di un paese e di una famiglia, perché “il futuro non esiste, né mai è esistito sotto il cielo di Macondo”.

Ecco qui l’articolo originale.

 

La Stampa 1967

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