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Mura di Bergamo patrimonio dell’UNESCO!

Mura di Bergamo patrimonio dell’UNESCO!

Mura di Bergamo patrimonio dell’UNESCO!

Una città ricca di storia aggiunge una perla, un trofeo che la nobilita ulteriormente elevandola al rango dei più prestigiosi e insigni siti mondiali celebrati e riconosciuti dall’ONU per monumenti, architetture, archeologie, testimonianze storico-culturali.

L’agenzia dell’ONU, la cui sigla indica l’  Organizzazione delle Nazioni Unite per la Scienza, l’Educazione la Cultura ha dato questo riconoscimento alla città di Bergamo, che si è spesa parecchio nel promuovere la sua candidatura coinvolgendo nell’iniziativa anche altre  città che conservano le testimonianze delle fortificazioni delle Repubblica di Venezia, città poste sul mare o nell’entroterra, allo stesso onore sono state pertanto promosse anche fortificazioni Veneziane di città come Peschiera del Garda, Palmanova del Friuli, Zara e Sebenico in Croazia e Cattaro nel Montenegro.

La storia delle mura Venete di Bergamo è storia tormentata sin dagli inizi.

Venezia aveva bisogno di consolidare il suo dominio su parte della Lombardia.

Bergamo costituiva un avamposto ideale a tale scopo. Sembra che la sua scelta fosse azzeccata anzitutto per il fatto di risultare in posizione elevata rispetto al contesto circostante, non troppo sul confine con il temuto e nemico Ducato di Milano alleato degli spagnoli, tale da risultare eccessivamente minaccioso e destabilizzante nei loro riguardi, ma nemmeno troppo lontano da esso, quindi poco dissuasivo nei loro confronti.

C’era poi da considerare che Bergamo era (ed è) alla confluenza delle valli, costituendone una specie di punto focale strategico.

Il pericolo che potesse venire poi una minaccia da nord, dai Grigioni svizzeri, la cosidetta terra delle Tre Leghe, allora teatro di aspre e turbolente lotte confessionali tra protestanti e cattolici, non era per nulla da sottovalutare; ogni tentativo di invasione di Lanzichenecchi o simili milizie mercenarie che passando dalla Valtellina costeggiasse il Lago di Como sponda lecchese, dato che era problematico cercare di passare attraverso il Passo San Marco, doveva inevitabilmente fare i conti con i baluardi ben fortificati di Bergamo.

La loro costruzione fu tribolata, dovendo comportare trasformazioni e sventramenti radicali di quella che fino al tempo era la trama della città medioevale di Bergamo.

Voleva dire tal volta abbattere non solo caseggiati fatiscenti ma anche chiese, monasteri e tutto quello che (al tempo) costituiva il patrimonio dell’architettura romanica o paleocristiana di Bergamo.

Ancora oggi a detta di alcuni a Bergamo, forse eccessivamente nostalgici, il serpentone massiccio delle mura con i suoi spalti, baluardi e altri spazi il cui termine militaresco mi sfugge, ricorda la vicenda di una devastazione, di una città con le mura viscontee mediovali sparite e cancellate dal ridisegno urbanistico delle “nuove” Mura Venete, non ancora ben metabolizzate, (non saprei quando lo sarebbero mai allora!) nel tessuto antico della Città, in questo senso in buona compagnia con il corpo imponente del Liceo Sarpi di epoca inizio ottocento che troneggia possente sullo sky line di Città Alta.

Lasciando perdere poi il più recente nuovo seminario, autentica “grana” come ebbe ad intitolare un libro  il sindaco  di Bergamo dell’epoca.

Ma tralasciando le esegesi dei conservatoristi più raffinati, questa è la Bergamo che ci è stata tramandata dai secoli passati.

La repubblica di Venezia potente e ricca di ogni mezzo con il suo Senato praticamente onnipotente, dispose e ordinò quanto doveva essere compiuto ai fini della sua difesa in terraferma e salvo poche eccezioni e qualche tentativo di corruzione riuscito, il progetto delle mura venne realizzato.

Il tempo e la storia decretarono di fatto che le belle mura di Bergamo non subirono mai un assedio.

Venezia più che contro Milano si spese nei secoli successivi sempre più in una guerra logorante e a tratti eroica contro i turchi che via via minacciavano e annettevano sempre più i suoi possedimenti nel mediterraneo orientale.

L’avvento dei francesi a fine settecento fece il resto e lo stendardo di San Marco ammainò definitivamente dal pennone del castello di San Vigilio nel 1797, raccolto dall’ultimo podestà che mestamente abbandonò la citta con il suo seguito, immagino prendendo la direzione oggi tracciata dalla Serenissima autostrada, nome grandemente evocativo.

Con l’Unesco le nostre mura, hanno trovato nuova gloria. Siamone pure orgogliosi suvvia!

Mi scuso per le imprecisioni storiche, mi auguro non siano strafalcioni, sono voluto andare a briglia sciolta, come i cavalli e le carrozze con contorno di soldati a cavallo armati di picche che immagino un tempo entrassero e uscissero dalle porte dopo i controlli delle guardie, direzione Venezia, con le loro fortune e miserie caricate a bordo.

(Pier 59)

1 Commento su Mura di Bergamo patrimonio dell’UNESCO!

  1. In effetti una parte del seminario è un discreto cazzotto al panorama… Inoltre mi dicono che quando città alta era un posto normale e non il bellissimo salotto che è ora , diciamo fino agli anni 60,ci viveva per buona parte gente non certo abbiente ed il panorama non era certo così aristocratico come lo è adesso.

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