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Lombardia cantone svizzero? Sì, forse. Ma solo dal…2050

Mi ha destato molta curiosità un articolo letto nei giorni scorsi su una ipotetica annessione della Lombardia (assieme forse alla Valle d’Aosta) alla Svizzera, cambiando così i confini geografici dell’Europa. Ve la immaginate Val Brembilla che batte bandiera rosso crociata? Ma anche il Duomo di Milano, il Pirellone, la Certosa di Pavia, il teatro Ponchielli di Cremona, il lago di Como, il Palazzo Ducale di Mantova, il teatro Donizetti diventare elvetici? O Milan, Inter e Atalanta confrontarsi con Lugano, Basilea, Sion e Servette?

Non è fantasia, ma la proposta politica lanciata dal quotidiano Neue Zuercher Zeitung. Un’ipotesi fattibile solo dal 2050, quindi per 33 anni ce ne staremmo ancora belli tranquilli sotto bandiera italiana. Leggendo un articolo de L’Eco di Bergamo web di lunedì scorso,

Il progetto geopolitico a lungo termine (si fissa il 2050 come termine) è stato proposto dalla testata zurighese in un lungo articolo sul futuro della Confederazione. Ricordando come dal Congresso di Vienna del 1815 la nazione di Guglielmo Tell non subisca sostanziali cambi di confine e tenendo conto dell’equilibrio linguistico, si potrebbe pensare, nei prossimi trent’anni, a un ingrandimento inglobando regioni tedesche (Baden-Wuerttemberg), francesi (Savoia) e italiane anche in virtù dello sviluppo economico di tutta l’area che va appunto dalla Lombardia fino alla Germania.

L’argomento, ogni tanto, spunta. Cinque anni fa Ueli Maurer, ministro della Difesa della Confederazione, aveva affermato: «Annettere la Lombardia non sarebbe un problema: rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro Paese». Fu un terremoto con tanto di marcia indietro, precisazioni e scuse finali, ma a favore della proposta intanto avevano firmato 200mila persone. Due anni dopo, la docufiction “Operazione Lombardia” andata in onda sulla prima rete della televisione svizzera aveva riacceso il dibattito. C’è chi, scandalizzato, la considerava una ferita per l’onore nazionale («non moriremo svizzeri»), altri, invece, avrebbero fatto carte false per non essere più “taglian” (dispregiativo etnico ticinese) e diventare, finalmente, rossocrociati.

Quindi prendiamola più come un’idea bizzarra, nulla di più. Per ora non ci staccheremo di certo dalle nostre origini almeno per un bel pezzo, quindi prima di diventare potenziali cittadini svizzeri ne passerà ancora molta di acqua sotto i ponti. Non solo quelli di Sedrina, ma anche in quelli di tutta la regione. Di certo questo giornale svizzero avvierebbe una seccessione storica che neanche il buon Bossi riuscì, ma ovviamente si resta più sul campo fantascientifico che non altro. Ma voi che leggete, sareste soddisfatti un giorno di diventare cittadini svizzeri? O la mitica “Fratelli d’Italia” la fareste ancora risuonare volentieri?

Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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